Proteina Spike, Siero mRNA. Criminale Usare Terapia Saltando Fasi di Sviluppo. Mauro De Mauro.

Marco Tosatti. Mauro

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Mauro De Mauro, a cui va il nostro grazie. Le sue conclusioni, se ricordiamo bene, sono simili a quelle a cui è giunta Alexandra Henrion Caude, una grande esperta franco-britannica di mRNA. Buona lettura e diffusione.

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LA PROTEINA SPIKE e vaccini mRNA
Negli ultimi anni si è parlato molto di vaccini mRNA. Ma a livello di divulgazione pubblica si è mostrata solo una fessura della porta, quella più semplificata, più rassicurante, più “comfort” per le persone.
Osservando però la questione da una prospettiva biologica più profonda, il quadro diventa più complesso, meno lineare e più difficile da accettare. Non perché sia sbagliato, ma perché la biologia raramente è pulita, definitiva o priva di conseguenze.
Ciò che è mancato è un discorso biologico capace di tenere insieme due aspetti fondamentali: l’intelligenza della strategia scientifica e le conseguenze biologiche reali che possono manifestarsi e persistere nel tempo.
Nella comunicazione pubblica si è parlato quasi esclusivamente del primo punto, cioè della buona strategia per indurre una risposta immunitaria contro il virus SARS-CoV-2. Molto meno, invece, si è parlato in modo chiaro e accessibile di ciò che può accadere dopo, nel tempo, all’interno dell’organismo.
Questo testo è un’analisi biologica, basata su conoscenze scientifiche consolidate e su osservazioni cliniche e sperimentali tuttora in corso, con l’obiettivo di fornire consapevolezza.
Una strategia intelligente per creare l’immunità
Dal punto di vista concettuale, i vaccini mRNA rappresentano una strategia per creare immunità, attraverso una nuova tecnologia che segue processi biologici differenti rispetto ai vaccini tradizionali.
L’idea è semplice:
Non esporre l’organismo al virus intero, ma a una sua componente chiave (la proteina Spike), in un momento controllato, con una stimolazione mirata del sistema immunitario.
Un’immagine utile è questa: affrontare il virus naturale è come trovarsi davanti a un esercito numeroso e imprevedibile, che può arrivare in qualsiasi momento, anche quando l’organismo è già sotto stress o non nelle condizioni ideali per reagire.
Il vaccino mRNA, invece, è come affrontare pochi soldati selezionati in un contesto controllato secondo la narrativa diffusa dalla propaganda.
Esiste però una differenza sostanziale, proprio per le caratteristiche di questa tecnologia: mentre il virus arriva dall’esterno, con il vaccino mRNA lo stimolo biologico nasce dall’interno, perché sono le cellule dell’organismo a produrre la proteina.
Questo approccio riduce in modo significativo lo stress biologico iniziale necessario per indurre l’immunità. Il razionale è corretto ed è importante dirlo chiaramente: la scienza, in questa fase, non ha agito in modo ingenuo.
Dove iniziano i limiti: non dell’immunità, ma della tecnologia mai davvero sviluppata fino alla fine.
Le industrie farmaceutiche con la paura della morte fanno accettare una rapida introduzione di una pratica non davvero testata.
Il punto critico non riguarda lo scopo immunitario, che è lo stesso, ma la tecnologia utilizzata per raggiungerlo.
Ed è qui che nasce la vera differenza.
Sia i vaccini tradizionali sia i vaccini mRNA hanno lo stesso obiettivo finale: insegnare al sistema immunitario a riconoscere una parte del virus.
Ma lo fanno attraverso processi biologici completamente diversi, perché si basano su tecnologie diverse.
VACCINI TRADIZIONALI:
Viene introdotta dall’esterno una proteina (o una parte inattivata del virus).
Il sistema immunitario la riconosce, reagisce, sviluppa memoria immunitaria e il processo biologico si conclude lì.
VACCINI mRNA:
Non viene introdotta la proteina.
Viene introdotta l’informazione genetica che istruisce alcune cellule a produrre internamente la proteina Spike.
In questo caso, quindi, il corpo non riceve solo il bersaglio, ma partecipa attivamente alla sua produzione.
Il bersaglio immunologico è lo stesso, ma il percorso biologico è profondamente diverso.
La proteina Spike: perché non è biologicamente “neutra”
Dire che una molecola è biologicamente neutra significa che, una volta presente nel corpo, non ha interazioni rilevanti e non provoca effetti biologici potenzialmente dannosi.
In questo caso, però, la proteina Spike non è una molecola biologicamente neutra.
La proteina Spike prodotta dalle cellule in risposta alla tecnologia mRNA è strutturalmente molto simile alla proteina Spike del virus.
Questa somiglianza è voluta, perché serve al sistema immunitario per riconoscere il bersaglio.
Ma proprio per questo motivo non è una proteina “innocua”: una struttura simile comporta anche una potenzialità biologica simile, inclusa la capacità di interagire con i sistemi del corpo in modo non neutro.
È importante capirlo in modo semplice: una molecola biologica agisce in base alla sua struttura, non in base a chi la produce.
Il fatto che una proteina venga prodotta dal nostro corpo non la rende automaticamente un alleato.
Per questo la proteina Spike può:
– avere un’attività pro-infiammatoria
– interagire con il sistema immunitario
– influenzare meccanismi vascolari ed endoteliali, inclusa la coagulazione
Il punto centrale:
L’obiettivo immunitario è stato centrato.
Il limite della tecnologia non è la risposta immunitaria in sé, ma ciò che accade dopo.
Nel momento in cui si induce il corpo a produrre una proteina biologicamente attiva, il controllo sul processo non riguarda più solo il bersaglio, ma anche le modalità e gli effetti della sua produzione.
Lo stress biologico aumenta con la costanza nel tempo
Questo non implica automaticamente un danno, ma in una condizione in cui persiste uno stress biologico l’organismo tende progressivamente a diventare più vulnerabile, più fragile e meno resiliente.
Un esempio semplice aiuta a comprenderlo: una persona accumula quotidianamente stress e affaticamento, ma il riposo notturno permette normalmente di compensarlo. Se però il sonno viene ridotto o compromesso, il giorno successivo si parte già da una condizione di stress più elevata e lo stress accumulato viene percepito come più pesante e meno recuperabile.
La produzione di Spike indotta dall’mRNA è limitata e transitoria nella maggioranza dei casi, ma avviene in un organismo composto da miliardi di cellule e in un sistema estremamente sensibile agli equilibri biologici. In assenza di una piena compensazione biologica, lo stress tende quindi ad assumere una dinamica cumulativa e anche molto pericolosa.
Immunità non significa fine del processo biologico
Un altro punto chiave: l’acquisizione dell’immunità non coincide necessariamente con la cessazione immediata di ogni stimolo biologico.
Per un certo periodo, l’organismo può continuare a gestire una produzione interna di Spike, mantenendo una parte del sistema biologico in uno stato di attivazione funzionale.
Da questa condizione possono derivare diversi percorsi biologici, oggi oggetto di studio.
Tre possibili strade osservate che possono portare a effetti avversi
1) Stress biologico persistente
È la condizione più frequentemente osservata. Non si riscontrano danni strutturali evidenti, ma un’attivazione cronica a bassa intensità e, alla base, un consumo continuo di risorse biologiche. Questo consumo può manifestarsi in modo concreto in molte persone che riferiscono, ad esempio: “da quando ho fatto il vaccino mi sento più stanco”, “faccio più fatica a recuperare le energie”, “la mia performance fisica o cognitiva non è più quella di prima”. Si tratta di segnalazioni compatibili con una ridotta capacità di compensazione biologica, che si traduce in stanchezza persistente, minore efficienza e ridotta capacità di recupero. Non è necessariamente una patologia conclamata, ma uno stato di stress biologico prolungato.
2) Danno innescato, poi autonomo
In alcuni casi, la proteina Spike può agire come evento scatenante. Anche dopo la cessazione della produzione, il danno iniziale può persistere, diventare cronico o innescare effetti a cascata, come accade in una struttura che perde un elemento portante.
3) Produzione persistente di Spike
È la condizione più rara ma anche la più complessa. In alcune persone, la presenza o l’espressione dell’antigene può protrarsi più a lungo del previsto, con accumulo progressivo di stress biologico, aumento della fragilità e maggiore probabilità che emerga una vulnerabilità latente.
No, non si ferma alla spalla per capirci e non dura qualche giorno. Molte ricerche ormai dimostrano che la spike continua ad essere prodotta ed è diffusa ovunque nel corpo del vaccinato
Conclusione:
La strategia mRNA ha avuto un razionale valido, ma non è biologicamente irrilevante. Comprenderne i limiti non significa negare la scienza, ma applicarla in modo completo e maturo.
Non si potevano saltare le fasi del suo sviluppo.
E’ stato un gesto CRIMINALE diffondere queste terapie a tutti sapendo che il Sars Cov 2, poteva essere curato, COME AVVIENE OGGI SENZA NESSUNO SCANDALO con farmaci che abbiamo nella cassettiera di qualunque farmacia!!!
CARI PROVAX la consapevolezza permette di riconoscere ciò che può essere ancora in corso, ridurre lo stress biologico dove possibile e supportare l’organismo. Ignorare questi aspetti non li elimina; comprenderli, invece, offre margine di gestione.
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3 commenti su “Proteina Spike, Siero mRNA. Criminale Usare Terapia Saltando Fasi di Sviluppo. Mauro De Mauro.”

  1. arrendersi all'evidenza

    Per aggiungere carne al fuoco del dibattito sollecitato dall’articolo di Mauro De Mauro proposto da Stilum Curiae.

    Uno studio del 2022 su Frontiers in Virology dichiara che una sequenza della proteina spike del famigerato coronavirus ricalca al 100% una sequenza di RNA messaggero modificato (mmRNA) brevettata da Moderna nel 2016.

    https://www.frontiersin.org/journals/virology/articles/10.3389/fviro.2022.834808/full

    La sequenza genica che è stata brevettata da Moderna, ottenuta in laboratorio mediante studi sul guadagno di funzione, fa parte di un gene umano di riparazione del DNA (MSH3).

    Questa stessa sequenza la si trova esattamente nel sito di scissione della furina del coronavirus SARS-CoV-2, proprio nella proteina spike, ovvero la porzione del virus che consente l’accesso alle cellule umane.

    Secondo i ricercatori la possibilità che il SARS-CoV-2 abbia acquisito casualmente questo sito di scissione della furina attraverso l’evoluzione naturale è di 1 su 300 miliardi. Detto in termini più espliciti, di naturale, per questo specifico aspetto del coronavirus (la proteina spike) sul quale si è poi sviluppata la produzione di “vaccini” mRNA, c’è poco.

    Depositando il brevetto, Moderna motivava la domanda dichiarando che la sequenza è stata modificata “per la produzione di proteine e peptidi correlati all’oncologia”. Infatti in un’intervista del 2022, addirittura il CEO di Moderna Stéphane Bancel ha ipotizzato che la pandemia di COVID-19 potrebbe essere dovuta a una “fuga di dati” in laboratorio, ossia una creazione di laboratorio, in qualche modo sfuggita ai confini del laboratorio.

    https://www.globalresearch.ca/moderna-patented-key-covid-spike-protein-sequence-2016/5773172
    (se ne parla al minuto 8 circa)

    La coincidenza tra la sequenza presente nella proteina spike e il brevetto del 2016 lo fa pensare, visto che poi già nel 2020 era disponibile un vaccino mRNA basato sul ruolo della proteina spike nel contagio.

    Quella brevettata da Moderna è una sequenza di 19 nucleotidi di un gene umano chiamato MSH3, che è un gene di riparazione del DNA. I nucleotidi codificano l’istruzione per specifici amminoacidi. Il gene MSH3 interagisce con la parte del sistema immunitario coinvolto nella lotta contro il cancro, riparando le cellule danneggiate.

    Gli scienziati che hanno pubblicato l’articolo su Frontiers in Virology hanno cercato in tutti i database virali e batterici corrispondenze con il sito di scissione della furina brevettato da Moderna, e il SARS-CoV-2 è l’unico agente patogeno che presenta questa sequenza. È una corrispondenza assoluta: identica al 100%. E hanno concluso che “l’assenza di CTCCTCGGCGGGCACGTAG da qualsiasi genoma eucariotico o virale nel database BLAST rende la ricombinazione in un ospite intermedio una spiegazione improbabile per la sua presenza nel SARS-CoV-2.”

    Più prosaicamente, è estremamente improbabile che la sequenza sia una zoonosi naturale (dal pipistrello…). I ricercatori hanno scritto che “la ricombinazione in un ospite intermedio è una spiegazione improbabile”.
    Il punto cruciale è che è noto che l’inserimento di un sito di scissione della furina sulla proteina spike di un virus lo renderà più infettivo.

    Un’ipotesi avanzata nell’articolo è che il codice corrispondente potrebbe essere stato introdotto nel genoma del SARS-CoV-2 attraverso cellule umane infette che esprimono il gene MSH3. La domanda, quindi, è: come e quando ciò è accaduto?
    Ed è stato un incidente oppure qualcosa di diverso, con molti ad essere d’accordo nel farlo succedere?
    Se il SARS-CoV-2 fosse stato creato dall’uomo, perché avrebbero dovuto usare questo particolare codice?

    Nell’articolo di Frontiers of Virology si dice che è stato dimostrato che la sequenza MSH3 in questione causa la riparazione degli appaiamenti errati nel DNA, e una riparazione difettosa del danno genetico può portare a diverse malattie, tra cui il cancro.
    Ma la sovraespressione di MSH3 gioca un ruolo anche in virologia:

    “è noto che la sovraespressione di MSH3 interferisce con la riparazione dei mismatch… che ha importanza virologica. L’induzione di un deficit nella riparazione dei mismatch del DNA determina la permissività dell’infezione da virus dell’influenza A (IAV) nelle cellule respiratorie umane e un aumento della patogenicità. Il deficit nella riparazione dei mismatch può prolungare la diffusione del SARS-CoV-2… Un mRNA ottimizzato per i codoni umani che codifica una proteina omologa al 100% all’MSH3 umano potrebbe, nel corso della ricerca virale, indurre inavvertitamente o intenzionalmente una carenza di riparazione degli appaiamenti errati in una linea cellulare umana, il che aumenterebbe la suscettibilità all’infezione virale simile alla SARS.”

    È interessante notare che Moderna non ha immesso sul mercato alcun prodotto mRNA di successo prima che la pandemia di COVID-19 consentisse (a Moderna e altri) di aggirare i normali requisiti normativi.

    Dobbiamo credere che gli scienziati siano riusciti a mettere a punto a tempo di record un’iniezione di mRNA sicura ed efficace contro il SARS-CoV-2, dichiarato causa della pandemia nel 2020?
    Un virus che, guarda caso, contiene proprio uno dei suoi componenti brevettati?
    E dobbiamo credere che l’iniezione induca l’organismo, tramite una sequenza modificata ad arte, a introdurre una proteina che non solo innesca risposta immunitaria, ma la confonde per tempi e organi in cui agisce?

    Il Dott. Fauci, uno dei principali promotori della tecnologia mRNA come sostituto dei vaccini tradizionali, ha avuto qualcosa a che fare con l’improvviso “successo” di Moderna?
    Sembra proprio di sì.
    Il National Institutes of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), un ramo del National Institutes of Health (NIH), ha finanziato e co-sviluppato il vaccino contro il COVID-19 di Moderna ed era collegato a Wuhan

    Dopo il rilascio del vaccino mRNA contro il COVID, alcuni medici hanno espresso preoccupazione circa la possibilità che le iniezioni possano scatenare il cancro, in gran parte a causa del loro impatto negativo sulla funzione immunitaria. Questo potrebbe non avere nulla a che fare specificamente con la sequenza MSH3 brevettata da Moderna, poiché il codice RNA nel vaccino non è identico al codice RNA del virus vero e proprio. L’RNA nel vaccino è stato geneticamente modificato ancora una volta per resistere alla degradazione e garantire la creazione di copie abbondanti della proteina spike.

    Il collegamento con il cancro post-iniezione sembra essere correlato alla downregulation del recettore Toll-like 4 (TLR4), coinvolto sia nelle infezioni che nel cancro. In un articolo dell’ottobre 2021, la Dott.ssa Nicole Delépine, oncologa pediatrica francese, ha discusso le segnalazioni di un’impennata di casi di cancro post-iniezione.
    Ecco che cosa disse: “Diversi mesi fa, abbiamo espresso almeno “riserve teoriche” sulla vaccinazione di pazienti oncologici o ex pazienti guariti, a causa del meccanismo di base dell’iniezione genica sull’immunità. Diversi genetisti avevano anche espresso preoccupazione per la possibile interferenza tra cellule tumorali attive o dormienti e l’attività della terapia genica, in particolare sui linfociti. Sono passati mesi e la frenesia dei vaccini si è amplificata… e sembrano esserci tre situazioni: 1-Comparsa di un cancro rapidamente dopo l’iniezione (da due settimane a qualche mese) e molto progressiva, in una persona che in precedenza era priva di patologie cancerogene note. 2-Ricomparsa del cancro in un paziente in remissione completa da diversi mesi o anni. 3-L’evoluzione rapida, addirittura esplosiva, di un cancro non ancora controllato.

    Anche altri componenti chiave del SARS-CoV-2 sono stati brevettati.

    Finora il mainstream non ha voluto approfondire questa storia.

  2. Grazie mille sig Marco per il suo blog, senza il quale questo articolo non sarebbero letti da nessuno

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