La Lettera del Papa a Repubblica. Ma di Quale Verità Parliamo? Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

 

Carissimi StilumCuriali, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla lettera che papa Leone ha inviato a Repubblica per i cinquant’anni dalla fondazione del giornale. Buona lettura e diffusione.

§§§

 

Compito del Papa, come dolce pastorello, è confermare nella fede il suo gregge, cercare le pecorelle smarrite e trovare il sentiero del cuore di ognuna per portarla, nella carità e nell’umiltà, alla conversione. Solo nella conversione nel ritorno al Signore – è questo l’insegnamento di sempre  della nostra stupenda fede – troviamo la vera pace e anche la Via, la Verità e la Vita. Mmm, e allora perché il nostro Pontefice ha scritto a Repubblica complimentandosi con loro e invitandoli a cercare la verità? Quale verità, mi domando, se a Repubblica (per anni una granitica realtà liberal che non considerava proprio chi la pensava in maniera diversa), a tutto credono tranne che al Signore?

Proprio mentre mi arrovello su questo (dicendomi che forse il Pontefice ha scritto solo una lettera convenzionale, suvvia Benedetta, non prendertela troppo…), mi viene in mente che il Bergoglio, suo predecessore, s’intrattenne  a lungo con il fondatore di Repubblica e, dalle loro chiacchiere, ne uscirono di cotte e di crude. Sempre però controfirmate dalla garanzia Repubblica.

E d’un tratto ricordo la superbia, che teneva per mano le sue due figliole, l’invidia e la gelosia, delle “signorine grandi firme”  che fecero quasi piangere una collega di un piccolo giornale locale. Ma andiamo con ordine. Dunque Corrado, sì, il presentatore tv, organizzò una piccola  corrida per giornalisti in un localino romano. Scendo per continuare, mi par che il capoverso sia lungo abbastanza.

Le perfide, quando la giornalista di cui ho accennato regalò loro una bella sevillana (sarebbe una danza tradizionale flamenca), esplosero in un buuuu prolungato e lanciarono quel che avevano sottomano. La poverina, con una smorfia di dolore in viso, corse in camerino a cambiarsi e io lì la raggiunsi, da collega a collega. Quasi piangeva quando, d’un tratto, udimmo un picchiare all’uscio. Era Corrado che, avvicinandosi alla ballerina, le sussurrò: “Lei è stata la più brava, sono soltanto invidiose, non se ne curi”.

Poi ci lasciò lì nel sorriso ritrovato.

Quale verità può trovare chi ha il cuore indurito?

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17 commenti su “La Lettera del Papa a Repubblica. Ma di Quale Verità Parliamo? Benedetta De Vito.”

  1. La Signora di tutti i popoli

    “Dagli inganni, dalla cattiva informazione e dalla manipolazione delle coscienze, salvaci o Signore”- Falsa orazione di Bergoglio (27.3.20)
    Benedetta, onesta giornalista, aldiĺa dell’informazione sui fatti narrati, nel suo articolo non ha espresso giudizi personali ma si è limitata a far emergere cosa o chi sta dietro a quei fatti, per farne capire i mezzi e gli scopi. Sta ai lettori saperli cogliere.
    Dal titolo di testa: “Di quale Verità parliamo?” Il lettore capisce che qualcuno (che -dicitur- essere papa) dimostra di non sapere cosa sia la “verità” e si chiede a sua volta: “di quale papa parliamo, se non sa cosa sia la verità”?
    Non un addetto del supermercato ma un vero papa, se dal suo trono parla di “verità” o della sua ricerca, non può che riferirsi al Verbo di Dio, che ha per nome: “Verità” e ne ha fatto il Suo Essere.
    Ma se non si trattasse di papa legittimo? Senza attributi divini, ma di un tizio della coop che crede che gli attribuiti siano i rognoni in offerta nello scaffale frigo? Allora quella verità citata a sproposito assume un ruolo di marketing: se ne può fare commercio, una offerta speciale per Carnevale.
    Gli attributi di un vero papa invece sono le Grazie attribuite dal Munus di Cristo, garantite da Dio alla sua legittima investitura: non permettono errori ad un pontefice, neanche volontari, sull’essenza morale della verità.
    Dunque Prevost NON può essere un papa vero, poichè non dice cose vere ma avalla cinque porchi decenni di notizie manipolate o false da un quotidiano come Repubblica, organo ateo del Partito Comunista. Vero è che alle bugie diaboliche Prevost ci sta abituando: vedi l’Udienza Gen. del 24.9.25, crassa menzogna antipapale che inganna in vita la gente, alla faccia della giustizia divina. Prevost dice che le anime dannate in eterno della Geenna sono comunque assolte dal Cristo che le porta alla Salvezza, come fece pei giusti liberati dal Limbo, quando scese negli Inferi (e non nell’Inferno).
    Peggio di Bergoglio, Prevost dice in modo subdolo, satanico, che l’Inferno è vuoto, inutile come gli inutili “attributi” di carne pendula, che non ne fanno certo un papa, ma un vecchio maschio.
    Lc 22: “Simone, Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”. Sì, dice bene Benedetta: il papa conferma nella fede… solo se è un papa vero!
    Alcuni oggi si spacciano per papi e dicono di “confermare nella fede” e tanti furbi (o sciocchi) loro seguaci ripetono come un mantra che il loro guru li “conferma”! Ammesso che si abbia questa ipocrita intenzione, non è la volontà che conta ma la promessa profetica del Cristo che solo il papa lecitamente eletto ed i suoi vescovi possano suscitare lo Spirito Santo e portare ad effetto evangelizzazioni, conversioni e rafforzare la fede. Non è un uomo qualsiasi che decide, ma lo Spirito che procede dal Padre e procede dal Figlio che ha consacrato Pietro Suo Vicario in terra e al quale ha ordinato: “pasci le mie pecorelle”.
    Da cosa si rileva la “confermazione” nella fede delle anime, a parte la volontà di aderirvi di queste?
    Non da parole, da gesti, da liturgie antiche o da ipocrite intenzioni di un falso papa. No! Solo dai frutti di fede in termini di santità e poi di salvezza.
    Un albero malato può dar frutti buoni?
    Un falso papa (nato da un conclave di falsi cardinali nominati da un precedente falso papa) senza Munus non può generare frutti buoni, ma marci, i quali se mancano delle sette grazie dello Spirito, piuttosto sono bacati dai sette peccati capitali.
    Un falso papa (e tanti fedeli ciechi volontari che come lui fanno finta di nulla) istituzionalizza solo una parodia dei sacramenti, mai una valida Comunione Ecclesiale fra Dio e i fedeli, non santifica la Messa, non fa discendere il S.Spirito sulla particola e lascia digiuno chi se ne nutre inutilmente.
    Solo un falso papa, che è la quint’essenza della menzogna, può invocare la ricerca di una verità bugiarda divenendo così pappa e ciccia col Mainstream della falsa comunicazione e dell’inganno!

    1. Don Pietro Paolo

      Signora,

      la sua non è più una posizione teologica: è un copione logoro, recitato meccanicamente da anni, che oggi non convince quasi più nessuno. Non perché manchi di aggressività – quella abbonda – ma perché il meccanismo propagandistico su cui si regge è ormai collassato.

      Lei continua a ripetere la stessa litania: “falso papa”, “falso conclave”, “falsi cardinali”, “sacramenti invalidi”, “Chiesa senza Spirito”. Ma questa narrazione ha un problema fatale: annienta la Chiesa che dice di voler salvare. Secondo lei, da anni Cristo avrebbe smesso di agire nella sua Chiesa, lo Spirito Santo sarebbe assente, l’Eucaristia non santificherebbe più e i fedeli sarebbero nutriti di vuoto.
      Questa non è fede cattolica. È negazione pratica delle promesse di Cristo.

      E soprattutto: questa storia non regge più perché è legata a un nome preciso, che lei evita accuratamente di pronunciare ma da cui tutto dipende: Alessandro Minutella.
      Un uomo che si è progressivamente rivelato non come “voce profetica”, ma come capo di un circuito autoreferenziale, incapace di stare nella Chiesa, incapace di obbedienza, incapace di comunione, e sempre più chiuso in una retorica apocalittica che vive solo della propria eco.

      La prova? È sotto gli occhi di tutti:
      – nessun riconoscimento ecclesiale;
      – nessuna fecondità reale;
      – nessuna crescita nella carità;
      – solo isolamento, radicalizzazione, rancore;
      – e un linguaggio sempre più isterico, volgare, caricaturale.

      Lei parla di “frutti”. Ma quali frutti?
      Dove sono le conversioni? Dove la pace? Dove la santità che non sia narcisismo spirituale?
      Un albero che produce solo sospetto, disprezzo, odio e ossessione non è un albero evangelico, per quanto si copra di parole come “verità”, “munus”, “tradizione”.

      Il punto decisivo è questo – e qui cade tutta la vostra costruzione:
      la Chiesa che lei descrive non esiste.
      Esiste solo nella vostra narrazione, perché nella realtà:
      – i sacramenti continuano a santificare;
      – lo Spirito continua ad agire;
      – la fede continua a essere trasmessa;
      – la Chiesa, ferita ma viva, continua il suo cammino.

      E mentre questo accade, la vostra propaganda non produce più adesione, ma solo fastidio e incredulità. È diventata prevedibile, ripetitiva, autoreferenziale. Non converte, non persuade, non edifica.
      Fa solo rumore.

      Lei può continuare a gridare “falso papa” quanto vuole.
      Ma la storia è andata avanti.
      La Chiesa è andata avanti.
      E il personaggio a cui ha legato la sua fede si è rivelato per quello che è: non un custode della Tradizione, ma il sintomo di una deriva settaria che ha scambiato la comunione con il controllo e la verità con l’ossessione.

      Questo è il motivo per cui oggi le vostre parole non scandalizzano più.
      Semplicemente non contano più.

    2. La Signora di tutti i popoli

      Vorrei dal caro Tosatti avere la possibilità di spiegare perchè il dire la verità non può essere assimilato mai alla recita di un copione. Direi piuttosto che una farsa ben più vecchia viene recitata dal prete generico medio, che con acredine qui mi interpella e dimentica che nomina il nome di un eretico nella Preghiera Eucaristica. Questo sì che è un copione logoro di 13 anni! Una recita è il ruolo svolto con una menzogna da guitti in talare, per passare una domenica con una fiction in chiesa
      “un copione logoro, recitato meccanicamente da anni, che oggi non convince quasi più”? Caro amico, sappia che quel “quasi” però ricompensa chi dice la verità.
      Non posso mi creda nascondere la verità, caro don Pietro Paolo : se per Dio questi anni sono un battito di ciglia è evidente che devo perseverare ancora a lungo, però per lei sin dall’inizio questi anni sono pesanti poichè, in ogni loro istante, le ricorderanno la grave offesa ad un Dio buono di chi celebra messa con un antipapa, un estraneo alla Chiesa. Questo infatti è un così grave scisma che non consente la incorporazione alla Comunione Ecclesiale dei ministri e dei fedeli e li priva -con ingiustizia inaudita- della Comunione Sacramentale col Signore.
      Che grande responsabilità è uccidere le anime, don Pietro Paolo! Atterrisce me e perchè non lei? L’iniquità è un mistero.
      Spiace, ma per timor di Dio non posso nascondere la verità, perchè non è vera la subdola, diabolica e mortale affermazione di Prevost che all’Udienza Generale del 24.9.25 attestò che il Cristo verrà a prelevare dalla Geenna i peccatori dannati per l’eternità. Dunque io mi asterrò dal tacere per la salvezza anche di una sola anima fra i lettori e mi asterrò dal mentire per non esserle compagna nella morte eterna.

      Pieno appoggio a Benedetta che ha denunciato un falso papa prono al potenti del Mondo.
      ——

      1. Don Pietro Paolo

        Signora,

        lei rivendica il dire la verità. Bene.
        Allora cominciamo da una verità elementare, che precede tutte le sue invettive: la verità non si proclama contro la Chiesa, ma nella Chiesa. Quando la “verità” diventa criterio per scomunicare, giudicare intenzioni, dichiarare scismi e distribuire condanne eterne, non è più verità cristiana: è autogiustificazione ideologica.

        Lei accusa il “prete medio” di recitare un copione.
        Ma il copione più logoro è proprio quello che lei interpreta da anni:
        – il sacerdote che celebra è un guitto,
        – il Papa è un antipapa,
        – la Chiesa è scismatica,
        – solo pochi “resistenti” dicono la verità.

        È una sceneggiatura vecchia quanto le eresie: io sono nella luce, gli altri nelle tenebre. Sempre la stessa.

        Lei afferma che nominare il Papa nella Preghiera eucaristica sarebbe nominare “un eretico”.
        Sa che cosa significa, in termini reali, ciò che dice?
        Significa accusare l’intera Chiesa universale di essere uscita dalla comunione,
        significa dichiarare inermi milioni di fedeli,
        significa sostenere che Cristo ha abbandonato la sua Chiesa.

        Questo non è “timor di Dio”.
        È presunzione teologica allo stato puro.

        Lei parla con disinvoltura di:
        – “uccidere le anime”,
        – “morte eterna”,
        – “Geenna”,
        – “grave offesa a Dio”,

        attribuendo tutto questo a me, sacerdote, solo perché celebro in comunione con la Chiesa cattolica visibile.
        Si rende conto della gravità?
        Chi si arroga il diritto di distribuire sentenze escatologiche non è un profeta: è qualcuno che ha perso il senso del limite.

        Quanto alla frase attribuita a Prevost, la sua lettura è scorretta e tendenziosa.
        La Chiesa non ha mai insegnato – né insegna – una salvezza automatica, ma nemmeno autorizza la trasformazione del giudizio divino in clava ideologica. Lei confonde misericordia con negazione della giustizia, e poi accusa gli altri di farlo.

        Infine, lei dice: “non posso tacere per la salvezza anche di una sola anima”.
        Le rispondo senza giri di parole: non si salvano le anime separandole dalla Chiesa, né insinuando che i sacramenti celebrati da milioni di sacerdoti siano nulli o mortiferi.
        Questa non è carità. È scisma mascherato da zelo.

        Lei non è chiamata a “perseverare contro”, ma – se davvero teme Dio – a rientrare nell’umiltà della fede cattolica, che non si fonda su rivelazioni private, letture selettive e condanne a cascata, ma sulla promessa di Cristo alla sua Chiesa.

        La verità non ha bisogno di urlatori solitari.
        Ha bisogno di fedeltà, non di crociate personali.

        Questo è quanto.

        1. Per favore don PP, va bene che sei pagato a cottimo per ogni risposta, ma cerca di imbroccarne una giusta ogni tanto, perchè il tuo compito è sembrare convincente e non sempre in mala fede!

  2. Don Pietr Paolo

    Cara Benedetta,
    Mi permetta di dirglielo con franchezza e senza alcuna acrimonia: la sua mi pare una polemica adolescenziale, nel senso più semplice del termine. Quel bisogno di dover dire qualcosa su tutto, anche quando un Papa compie un gesto ordinario, formale o semplicemente pastorale, come scrivere una lettera a un giornale.

    Il compito del Papa è certo quello di confermare nella fede, richiamare alla conversione e guidare il gregge. Ma questo non significa che ogni sua parola debba essere una predica, né che ogni gesto debba essere rivolto esclusivamente a chi già crede. Scrivere a Repubblica non è un atto di magistero, non è un’adesione ideologica, non è un riconoscimento dottrinale: è un gesto di presenza, di interlocuzione minima, di rispetto istituzionale.

    Chiedersi “quale verità possono cercare se non credono nel Signore” è una domanda che rischia di chiudere ciò che il Papa, legittimamente, lascia aperto. La verità non è posseduta una volta per tutte nemmeno da chi crede; la fede stessa è un cammino. Se così non fosse, nessuno di noi avrebbe più bisogno di conversione.

    Il racconto delle meschinità giornalistiche, delle invidie e delle crudeltà tra colleghi dice molto del mondo, ma poco del gesto del Papa. Mescolare i due piani significa caricare una semplice lettera di un peso simbolico che non ha. E soprattutto significa attribuire al Pontefice intenzioni che non gli appartengono.

    Non tutto è segno, non tutto è strategia, non tutto è compromesso. A volte un Papa scrive a un giornale perché è il Papa di tutti, non solo di chi lo approva o lo comprende. Pretendere che ogni sua parola sia un atto di conversione immediata dell’interlocutore significa fraintendere la pazienza evangelica e trasformare la vigilanza in sospetto.

    La Chiesa annuncia Cristo, certo. Ma non lo fa sempre nello stesso modo, né con le stesse parole. E non spetta a noi stabilire dove e come una parola possa germogliare. Anche questo è affidarsi allo Spirito.

    1. Don PP, tu difendi la verità di Repubblica, ma grazie a Dio il giornalismo della Benedetta è così puro, onesto e amante di Dio che ti vince e ti azzittisce.
      Grazie Benedetta.

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Fritz – si fa per dire,

        mi dispiace deluderti, ma hai letto (o hai voluto leggere) l’esatto contrario di ciò che ho scritto.

        Io non “difendo la verità di Repubblica”, me ne guarderei bene. Ho detto una cosa molto semplice: una lettera a un giornale non è magistero, non è adesione ideologica, non è canonizzazione di una redazione. È un gesto istituzionale e pastorale. Caricarlo di significati che non ha è il modo migliore per fare propaganda, non discernimento.

        Quanto a Benedetta: può essere onesta quanto vuoi, e glielo riconosco senza difficoltà. Ma l’onestà personale non rende automaticamente corretta ogni interpretazione, né autorizza a trasformare ogni gesto del Papa in una “prova” contro il Papa. Se ogni volta che il Pontefice esce dai binari del vostro schema scatta il riflesso “traditore/complice”, non siete vigilanti: siete prigionieri di una lente deformante.

        Infine, quella scenetta del “ti vince e ti azzittisce” è rivelatrice. Tu non stai cercando la verità, stai cercando un vincitore e uno sconfitto, come allo stadio. Ma la fede cattolica non è tifo, e un confronto non si vince a colpi di applausi del gruppo o a forza di slogan.

        Se vuoi discutere, fallo nel merito di ciò che ho scritto.
        Se invece ti interessa solo sbraitare, allora sì: in quel caso mi “azzerisci” tu… perché io non scendo nel fango.

  3. D’altra parte se uno cercasse la Verità con cuore sincero non potrebbe giungere che ad un approdo, l’incontro con la Verità vera, cioè Gesù Cristo. Spero questo sia l’auspicio sotteso all’invito del Papa. Personalmente auspico che quando si usa questa “formula”, si aggiunga sempre un riferimento alla disposizione del cuore, che fa tutta la differenza.

  4. D’altra parte su uno cercasse la verità con cuore sincero non potrebbe avere che un approdo. Spero questo sia l’auspicio sotteso all’invito del Papa. Personalmente auspico che quando si usa questa “formula”, si aggiunga sempre un riferimento alla disposizione del cuore, che fa tutta la differenza

  5. ” e allora perché il nostro Pontefice ha scritto a Repubblica complimentandosi con loro e invitandoli a cercare la verità ? ” secondo me la frase e’ bivalente. Sappiamo benissimo che i repubblichini ( dal titolo del giornale ) hanno una loro granitica ” verita’ ” figlia del pensiero unico che alla fine e’ un unico pensiero. Essa puo’ essere interpretata da amici e nemici a proprio vantaggio. Un colpo al cerchio e uno alla botte ?

  6. E’ banale dirlo, ma non è inutile ripeterlo: “le verità, meglio le notizie irrilevanti e/o divertenti ricevono migliore accoglienza di quelle urticanti”. Teniamoci gli auguri del papa, anche se a voler esser pignoli sarebbe interessante leggere il testo completo del messaggio, e prepariamoci con serenità ed insieme con realismo agli eventi futuri.

  7. Ascoltate p. Gebhard, vero sacerdote di Santa Romana Chiesa: https://t.me/c/1885815145/3784
    quando, il giorno dopo le sue invalide elezioni, spiega che per la legge canonica
    Prevost non è il successore dell’ultimo Pietro Benedetto XVI. ( visto che dalla sua morte nessun cardinale ha ancora dichiararo la LEGITTIMA SEDE APOSTOLICA VACANTE ed indetto il Valido Conclave per eleggere il suo legittimo successore).

    PREVOST è il successore dell’antipapa eretico luterano Bergoglio, stabiliti entrambi illegittimamente da cardinali scismatici o massoni in due “INVALIDI CONCLAVI” , onde raggiungere lo stesso iniquo obiettivo di distruggere Cristo e la sua Chiesa Cattolica, attraverso una dottrina contraria a quella di Cristo.

    Cara Benedetta, Scusa la franchezza, ma credimi, nella mia difficile situazione di mamma di sei figli tutti lontani dalla fede, sono davvero ai limiti dopo 5 anni che cerco disperatamente senza trovarli sacerdoti fedeli a Cristo e al Suo ultimo Vicario BXVI che celebrino l’eucaristia valida NON più in comunione con la falsa chiesa massonica di Jmb-Prevost. (Ecc. de Eucharistia n 39 S.GPII – Il Primato ddel Successore di Pietro nella Chiesa n. 11 di Ratzinger).
    Grazie che mi avete permesso di gridare forte: SINE DOMINICO NON POSSUMUS!
    S. O. S.

    1. Don Pietro Paolo

      Gabriella, non le pare che è giunto il tempo di smetterla con queste farneticazioni avallate anche da questo fantomatico p. Gebhard?

      1. D. Pier Paolo, grazie per la sua “COMPASSIONE” e le false accuse rivolte a me e a tutti i veri cristiani che in questo blog testimoniano la loro fedeltà a Gesù Cristo e al suo ultimo vicario BXVI che mai ha abdicato, ed esprimono giustamente il loro diritto di trovare dei veri pastori che, per amore delle anime, accettano l’emarginazione e il martirio, pur di assolvere il loro dovere di celebrare VALIDAMENTE la S. Eucaristia in comunione con la S. Romana Chiesa e non più con la chiesa massonica al potere in vaticano dal 2013.
        Che Dio la perdoni d. P. P. anche per il suo continuo disprezzo contro i veri Pastori di s Romana Chiesa come p. Gebhard, d. Robert, d. Pavel, d. Brogi che, fedeli a Cristo e al Suo Vangelo, sono usciti dalla chiesa massonica ai vertici, per ricostituire la Vera Chiesa Spirituale di Cristo costretta a celebrare nelle case dei fedeli.
        In questo ottimo video, (che esorto caldamente tutti a diffondere sopratutto ai cardinali pre 2013), d. Brogi mette in guardia i sacerdoti e i fedeli dagli iniqui obiettivi della chiesa “SINODALE” che niente ha a che fare con la chiesa CATTOLICA.
        Da ascoltare sopratutto verso la fine:
        https://youtu.be/XcthLK4G9SE?si=GxitxsLPGKbaO8UY

        PS: Ringrazio i responsabili per avermi permesso di rispondere a don Pier Paolo.

        1. Don Pietro Paolo

          Una vera cattolica non risponderebbe con assurde dottrine e si atterrebbe a quanto Gesù Cristo, il Signore, il mio Signore ha detto della sua Chiesa fondata su Pietro, vescovo di Roma e Papa: “le porte degli inferi non prevarranno mai su di Essa”. Tutto quello che dicono questi preti, i suoi preti, usciti dall’”ovile” di Cristo, sono solo farneticazioni.

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