Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione di quanto sta accadendo in Iran. Buona lettura e diffusione.
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Il primo è questo post di Lavinia Marchetti su Facebook:
Quando la rete collassa, la contabilità dei morti diventa il terreno di guerra psicologica preferito da chi vuole bombardare un paese e prepara l’attacco da mesi, anni. Prima svalutando la moneta, poi fomentando le proteste, poi armando le proteste, aspettando la reazione dell’esercito per poi dire che l’esercito sta uccidendo migliaia di persone e infine bombardare come previsto fin dall’inizio. Sono scene già viste. Considerando peraltro che l’Iran è in totale blackout le notizie vengono da Iran International…Nel 2018 il Guardian pubblicò un’inchiesta in cui descriveva la testata come sostenuta tramite una struttura societaria opaca e collegata a interessi sauditi, con conseguenze evidenti sulla percezione della sua indipendenza editoriale. Questo stesso filone viene ripreso a distanza di anni da altri media, compreso Haaretz, che richiama esplicitamente quella rivelazione del Guardian. In parallelo, in Australia ABC riporta che Teheran ha accusato Riyadh di finanziare Iran International, e segnala anche il contesto di minacce e pressioni sulla redazione. Quindi davanti a questi numeri essere cauti. Rispetto al tweet di Trump invece si può dire solo una cosa: Come Volevasi Dimostrare.

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Poi c’è questo commento sempre pubblicato su Facebook:
Scopro sconcertato che in Iran sono morti 12.000 manifestanti.
Sono moltissime vittime!
Quindi cerco la fonte: Iran International.
Oddio, quindi un emittente persiano può comunicare questi dati?
Cerco.
Ho scoperto delle cose su Iran International. Ho scoperto che ha sede a Londra, ed è di proprietà di Volant Media UK Ltd, proprietaria di varie emittenti tra cui Afghanistan International.
Volant Media UK Ltd è stata fondata da Adel Abdulkarim Alabdulkarim, e ha sviluppato un passivo di circa un miliardo di sterline dalla fondazione.
Non vengono registrati sponsor o finanziamenti pubblicitario di alcun tipo. Se non dal governo americano.
Ora, non sono un giornalista, e queste cose le ho scoperte con google.
Perché nessun giornalista ha verificato questa fonte?
Lo chiedo perché a più di due anni dall’olocausto di Gaza, ancora si dubitano le morti accertati da decine di fonti indipendenti, mentre a pochi minuti dalla notizia data da un’emittente di controguerriglia mediatica si dà subito credito.
E.J.Pilia
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E infine questo mini-studio di Lavinia Marchetti sulla strategia della destabilizzazione:

𝗔𝗡𝗔𝗧𝗢𝗠𝗜𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗦𝗧𝗔𝗕𝗜𝗟𝗜𝗭𝗭𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘. 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗚𝗟𝗜 𝗨𝗦𝗔 (𝗘 𝗜𝗦𝗥𝗔𝗘𝗟𝗘) 𝗔𝗕𝗕𝗔𝗧𝗧𝗢𝗡𝗢 𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗠𝗔𝗧𝗜𝗖𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗜 𝗦𝗚𝗥𝗔𝗗𝗜𝗧𝗜.
𝗦𝗔𝗣𝗘𝗧𝗘 𝗖𝗢𝗠’È 𝗙𝗜𝗡𝗜𝗧𝗔 𝗡𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗟𝗧𝗥𝗜 𝗣𝗔𝗘𝗦𝗜 𝗜𝗡 𝗖𝗨𝗜 𝗚𝗟𝗜 𝗨𝗦𝗔 𝗛𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗡𝗨𝗧𝗢 𝗟𝗘 𝗥𝗜𝗩𝗢𝗟𝗧𝗘?
Vale la pena guardare gli esiti, perché i finali raccontano più delle intenzioni dichiarate. Prendiamo i principali esiti, tralasciando l’Ucraina di cui non abbiamo l’esito, anche se lo possiamo intuire. In Afghanistan il ritiro americano del 2021 ha consegnato Kabul ai talebani, con un ritorno integrale dell’Emirato e un Paese lasciato a una promessa evaporata. In Iraq l’invasione del 2003 ha dissolto lo Stato e ha alimentato anni di guerra settaria, fino al salto di scala che ha portato alla stagione dello Stato islamico. In Libia l’intervento del 2011 ha rovesciato Gheddafi e ha lasciato una lunga deriva di milizie e frammentazione, con istituzioni spezzate e una pace sempre rinviata. In Siria, dopo anni di guerra e interventi per procura, oggi una parte del territorio vede autorità legate a Hay’at Tahrir al Sham, guidata da Ahmed al Sharaa, già quadro di al Qaeda, ripulito a parole e presentato come interlocutore. Il copione si chiude spesso così, ovvero i protettori esterni cambiano priorità, ottengono ciò per cui hanno destabilizzato il paese e poi si dileguano. Restano rovine. Rese dei conti coi rivoltosi e un paese distrutto che conta centinaia di migliaia di morti.
Il punto utile, per chi legge i fatti senza entusiasmo infantile, sta nel ritmo. Sempre uguale. E anche nella metodologia scientifica.
Le crisi che infiammano simultaneamente l’Iran e il Venezuela non sono contingenze storiche isolate, né mere espressioni di un dissenso interno che raggiunge il punto di rottura. Esse rappresentano, piuttosto, le più recenti e violente manifestazioni di una strategia geopolitica ricorrente e meticolosamente applicata dagli Stati Uniti (in compagnia del Mossad e del MI6). Esiste un consolidato playbook statunitense per la destabilizzazione e il rovesciamento di governi non allineati, un copione che si svela con una precisione quasi scientifica a chiunque osservi oltre il velo della propaganda umanitaria.
In Iran, le proteste, germogliate dal fertile terreno del malcontento economico e dell’inflazione galoppante, sono state rapidamente assorbite e trasfigurate in una rivolta politica che invoca la fine del sistema teocratico. Mentre il regime risponde con la repressione e il blocco della rete, chiudendo il Paese in un cono d’ombra informativo, da Washington giunge la voce inequivocabile di Donald Trump, archetipo della retorica interventista: “L’Iran sta cercando la libertà forse mai come prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare !!!”. Questo “aiuto” non è certo disinteressato, semmai il segnale di un’ingerenza che attende solo il pretesto morale per manifestarsi pienamente e destabilizzare il Medio Oriente a tutto vantaggio di Israele che fa le veci degli USA in quella parte di mondo.
Parallelamente, in Venezuela, il velo si squarcia rivelando la cruda matrice economica che sottende l’intera operazione. L’obiettivo, dichiarato senza infingimenti dallo stesso Trump, è che siano le aziende statunitensi a gestire il petrolio venezuelano, estromettendo gli investimenti e l’influenza di Cina e Russia. La cattura del presidente Maduro non è certo l’epilogo di una lotta per la democrazia, semmai l’atto culminante di un’acquisizione ostile su scala nazionale, dove il vero trofeo è il controllo delle più grandi riserve di greggio del pianeta.
Il modello lo abbiamo visto tante, troppe volte, la Storia ci dà questo vantaggio: poter osservare gli schemi: Iran 1953, Guatemala 1954, Congo 1960, Brasile 1964, Indonesia 1965, Grecia 1967, Cile 1973, Uruguay 1973, Argentina 1976, Afghanistan 1979, Nicaragua 1981, Grenada 1983, Panama 1989, Haiti 1991, Serbia 2000, Georgia 2003, Ucraina 2004, Haiti 2004, Honduras 2009, Libia 2011, Siria 2011, Ucraina 2014, Bolivia 2019, poi ancora Ucraina, ancora Siria, Venezuela e ancora Iran…
𝗟𝗢 𝗦𝗖𝗛𝗘𝗠𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗦𝗧𝗔𝗕𝗜𝗟𝗜𝗭𝗭𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘, 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗦𝗜 𝗙𝗔?
𝟭 – 𝗗𝗘𝗟𝗘𝗚𝗜𝗧𝗧𝗜𝗠𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗙𝗔𝗕𝗕𝗥𝗜𝗖𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗘𝗡𝗦𝗢
Questa fase iniziale mira a costruire il presupposto morale per l’intervento. Le proteste in Iran ne sono un esempio da manuale: nate da legittime rivendicazioni economiche, vengono immediatamente assorbite in una narrazione politica, amplificata dai media occidentali, che le inquadra come un’epica lotta per la “libertà” contro una “tirannia”. Le dichiarazioni ufficiali, come il tweet di Trump, non fanno che cementare questa cornice, trasformando un complesso problema interno in una semplice dicotomia tra bene e male, preparando l’opinione pubblica internazionale ad accettare, se non a invocare, un’ingerenza esterna.
𝟮 – 𝗙𝗢𝗥𝗔𝗚𝗚𝗜𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗢𝗣𝗣𝗢𝗦𝗜𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗙𝗢𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗩𝗢𝗟𝗧𝗔
Una volta stabilita la narrazione, si passa al sostegno materiale. Questo non avviene necessariamente tramite l’invio di armi, ma attraverso strumenti più sofisticati e asimmetrici. La valutazione dell’intelligence statunitense di introdurre clandestinamente in Iran terminali Starlink per aggirare il blocco di Internet è la prova lampante di questa tattica. Fornire ai manifestanti una rete di comunicazione indipendente e non censurabile è un atto strategico di enorme portata, che alimenta la capacità organizzativa della rivolta e garantisce che il flusso di informazioni continui a essere orientato secondo gli interessi esterni.
𝟯 – 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘𝗖𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗖𝗔 𝗘 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗡𝗚𝗢𝗟𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢
Il caso del Venezuela illustra perfettamente la centralità della dimensione economica. Le sanzioni e la pressione diplomatica sono solo una parte dell’equazione. La vera leva è il controllo degli investimenti e l’accesso ai mercati. Le parole del CEO di Exxon sono lapidarie: le Big Oil statunitensi pretendono “cambiamenti piuttosto significativi” nel sistema politico ed economico venezuelano prima di tornare a investire. Il cambio di regime non è una mera aspirazione ideologica; è una precondizione contrattuale per l’accesso alle immense risorse petrolifere del Paese, legando indissolubilmente il destino politico di una nazione agli interessi delle corporation straniere.
𝟰 – 𝗟’𝗢𝗣𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔𝗥𝗘: 𝗗𝗔𝗟𝗟’𝗜𝗡𝗖𝗨𝗥𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗔𝗟𝗟’𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗩𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗜𝗥𝗘𝗧𝗧𝗢
Quando le fasi precedenti non sortiscono l’effetto desiderato, o per accelerare il processo, l’opzione militare viene posta sul tavolo. Non si tratta sempre di un’invasione su larga scala. Può assumere la forma di un’operazione mirata, come quella che ha portato alla cattura di Maduro, o di una minaccia credibile che paralizza l’avversario. Le discussioni preliminari in seno all’amministrazione USA, riportate dal Wall Street Journal, su un possibile attacco aereo contro l’Iran dimostrano che l’uso della forza rimane sempre l’argomento ultimo, la conclusione logica di una sequenza che mira al rovesciamento a ogni costo.
Questa complessa architettura di intervento non potrebbe funzionare senza una rete di attori e strumenti specifici, che operano nell’ombra o in piena luce, per tradurre la strategia in azione.
𝗜𝗟 𝗥𝗨𝗢𝗟𝗢 𝗣𝗔𝗥𝗔𝗟𝗟𝗘𝗟𝗢 𝗗𝗜 𝗜𝗦𝗥𝗔𝗘𝗟𝗘 𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗢𝗦𝗦𝗔𝗗
In Medio Oriente, questo modello trova la sua massima espressione nell’alleanza strategica tra Stati Uniti e Israele. Quest’ultimo non agisce solo come partner politico, ma come un vero e proprio braccio operativo, le cui agenzie di intelligence completano e potenziano l’azione americana. L’ipotesi di introdurre clandestinamente terminali Starlink in Iran, ad esempio, non è un’operazione che verrebbe condotta unicamente dalla CIA; le fonti di intelligence indicano chiaramente che una simile azione «sarebbe coordinata con il Mossad, che possiede infrastrutture e agenti in Iran». Questa simbiosi operativa è talmente evidente che la percezione dell’ingerenza da parte dello Stato bersaglio diventa a sua volta parte del conflitto. Quando Teheran accusa «Israele e quelli che ha definito gruppi terroristici per i disordini», non sta semplicemente agitando uno spauracchio propagandistico, ma risponde a una minaccia che riconosce come reale, identificando la firma del suo principale avversario regionale dietro le quinte delle proteste interne.
Il potere imperiale contemporaneo è dunque intrinsecamente “ibrido”, parola che oggi è molto in auge. Unisce la potenza di fuoco della propaganda globale alla precisione dell’intelligence alleata, mescolando la narrazione della “libertà” con la coercizione segreta. Questa macchina complessa, tuttavia, non agisce nel vuoto, ma persegue un fine ultimo ben preciso, la cui realizzazione avrebbe conseguenze irreversibili per l’intera regione.
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5 commenti su “Iran, 12.000 Morti. Fonte? Una Molto Sospetta…Anatomia della Destabilizzazione. Lavinia Marchetti.”
Ma come, Tosatti? Trump non era colui che avrebbe evitato ogni guerra, ogni intervento militare fuori dai confini USA, che avrebbe riportato a casa tutti i soldati americani, il principe di una nuova era?
Siete proprio dei creduloni!
Però lei e i suoi amichetti fondamentalisti potreste anche fare un po’ di autocritica, almeno su questo, forza!
Ben risorto, BP…mi citi un mio scritto in cui dico quello che lei mi attribuisce.
Provi a leggere qui, per esempio. Certo, non l’ ha scritto lei, ma non leggo sue prese di distanze da quel fenomeno fondamentalista di Adinolfi.
https://marcotosatti.com/2025/03/04/stanotte-discorso-storico-di-trump-mettete-la-sveglia-alle-03-00-von-der-leyen-le-mancano-i-baffetti-ma-il-resto/
Caro, come potrà vedere spesso pubblico articoli e opinioni che non coincidono con le mie, ma comunque sempre rispettabili. Si chiama libertà di giudizio, e nel mio infinitesimale piccolo, di stampa. Quello che i giornali che lei predilige ormai non fanno più. E infatti sempre meno gente li legge.
Copione sempre uguale… finale di commedia… pardon tragedia… sempre gioioso per fessi che abboccano… vero Ucraina?…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
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