Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo ricordo di un teologo cattolico scomparso pochi giorni fa. Buona lettura e condivisione.
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“La teologia cattolica perde una delle sue voci più autorevoli e più libere. Peter Hünermann è morto il 21 dicembre 2025 a Erligheim, nel Baden-Württemberg, all’età di 96 anni. Con lui scompare non solo un grande studioso del Concilio Vaticano II, ma anche un intellettuale che non ebbe timore di misurarsi criticamente con le scelte della Chiesa del suo tempo”.
È questo uno dei tanti commenti che si stanno leggendo in questi giorni in merito alla morte dell’ esimio teologo ultra progressista, grande contestatore del pontificato di Giovanni Paolo II e grande avversario di Joseph Ratzinger, sia quando era Prefetto della Dottrina della Fede che quando è diventato papa.
Grande sostenitore di Bergoglio, e stato però critico con quello che riteneva lo scarso coraggio dell’ ex pontefice di spingere l’acceleratore sul pulsante delle riforme che per lui consistevano nel cambiare la morale cattolica, nello scardinare la gerarchia, nel demolire secoli di tradizioni.
Voleva una Chiesa dinamica, ossia aperta al mondo e per questo si batteva per il riconoscimento delle unioni gay accusando la Chiesa bergogliana di agire con troppa prudenza, di non concedere le benedizioni alle persone dello stesso sesso e protestando contro il Dicastero della Dottrina della Fede.
Sosteneva l’ordinazione diaconale delle donne e riteneva che tutte le encicliche sulla sessualità, da Paolo VI a Benedetto XVI, non avessero alcuna attinenza con la rivelazione e con le sacre scritture, ma fossero soltanto il prodotto di posizioni ideologiche e conservatrici.
Per lui la dottrina doveva essere “in cammino” e non ‘ingessata” il che tradotto voleva dire che doveva uniformarsi al mondo, omologarsi al pensiero unico e alla modernità. Non sopportava la gerarchia cattolica e vedeva nel cammino sinodale un percorso verso una Chiesa “democratica” non più romanocentrica, ma libera di autodeterminarsi a livello di conferenze nazionali, decidendo la pastorale e l’organizzazione stessa del clero in totale autonomia da Roma.
Un teologo ostinatamente contro, che fu anche causa di conflitti fra Benedetto XVI e Francesco, come quando il papa emerito rifiutò di scrivere un commento sui volumi inerenti la teologia di papa Francesco proprio perché contenenti contributi del discusso teologo tedesco.
E Benedetto ci tenne ad evidenziare l’astio e la malignità che spinsero Hünermann a criticare in maniera spesso virulenta sia Wojtyla che lo stesso Ratzinger. Un teologo che oggi viene elogiato come grande esponente della cultura cattolica quando invece, al pari di Hans Kung, può essere chiaramente annoverato fra i teologi di una cattolicità deformata in chiave filo luterana, priva di ortodossia e imbevuta di liberalismo.
Più che un eminente interprete del Concilio Vaticano II, Hünermann merita di essere incluso nella schiera di coloro che hanno contribuito a distruggere il messaggio conciliare, contaminandolo di ideologie laiciste e mondane.
Uno dei più importanti propalatori degli errori conciliari e della distorta interpretazione dell’ermeneutica conciliare, lascia dunque questo mondo, fra le lacrime di chi sogna una Chiesa sempre meno cattolica e sempre più mondana e mondialista, e lascia un patrimonio di posizioni che continueranno a nuocere gravemente alla fede e alle coscienze.
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5 commenti su “Scompare Peter Hünermann, Teologo Iper-Progressista. Americo Mascarucci.”
In una parola: un eretico, come Hans Kung.
Scusi la mia ignoranza, ma è stato scomunicato?
Condivido totalmente la sua analisi…..grazie per il prezioso contributo e auguri di un buon 2026
È vero: dopo la morte di Peter Hünermann, si leggono numerosi interventi che lo celebrano come grande voce “libera” della teologia cattolica. Proprio per questo è giusto offrire un discernimento serio, dal punto di vista di un cattolico fedele.
È indubbio che Hünermann sia stato uno studioso del Concilio Vaticano II. Ma studiare il Concilio non equivale a interpretarlo correttamente. La sua lettura si è spesso collocata nell’orizzonte della rottura con la Tradizione, più che in quello della continuità viva della fede cattolica.
La sua idea di una dottrina “in cammino” si è tradotta, nei fatti, nella richiesta di un adeguamento della Chiesa alla modernità, soprattutto sul piano della morale sessuale, dell’ecclesiologia e del sacerdozio. Il rifiuto delle encicliche di Giovanni Paolo II e la contrapposizione a Joseph Ratzinger non furono accidentali, ma rivelatrici di una diversa concezione della Rivelazione, ridotta a prodotto storico e quindi rivedibile.
Anche la sua visione di una Chiesa “democratica”, svincolata dal primato romano, trasformava la sinodalità in una parlamentarizzazione della verità, estranea all’ecclesiologia cattolica. Il suo favore verso il pontificato di Papa Francesco, unito alla delusione per la mancata attuazione di riforme dottrinali radicali, conferma che l’agenda di Hünermann andava ben oltre la pastorale.
Il paragone con Hans Küng non è polemico ma storico: entrambi incarnano una teologia che ha misurato la fede con i criteri del mondo, anziché misurare il mondo con il Vangelo.
Per questo, più che un autentico interprete del Vaticano II, Hünermann va riconosciuto come uno dei principali sostenitori di una lettura ideologica del Concilio, che ne ha indebolito il messaggio. La sua eredità va dunque discernita, non celebrata.
Alla persona si deve preghiera;
alle idee, verità;
alla Chiesa, fedeltà.
Quando progresso vuol dire inaridire!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
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