Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Arrendersi All’Evidenza, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione un articolo nello spirito natalizio, che ci riporta però a un periodo oscuro – secondo me il più oscuro – vissuto dal nostro Stato repubblicano, quello in cui la corruzione e la falsità sono state spacciate per scienza, con l’avallo del custode della Costituzione e con menzogne (“non ti vaccini, ti ammali, muori”, cit. Mario Draghi) per conculcare libertà fondamentali. Buona lettura e condivisione.
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I Magi studiavano le stelle e seguendone una arrivarono presso l’abitazione di Giuseppe e Maria, con il piccolo Gesù.
Il loro viaggio non era giustificato solo da un interesse astronomico, ma dalla consapevolezza che avrebbero potuto omaggiare dei loro doni il creatore stesso dell’universo cosmo. Andarono a dirlo persino al re terreno del luogo che, insospettitosi, volle conoscere bene tutta la faccenda, perché pure lui voleva adorare il neonato. Gesù stava a qualche chilometro dal palazzo reale, dopo essere nato in una mangiatoia. I Magi andarono davvero da una stella a una stalla. Ma la mangiatoia che scoprirono da Erode (non a Betlemme, casa del pane) era da incubo.
Questo abbrivio natalizio vorrebbe prendere spunto dalla volontà di saperne di più dei Magi, per ritornare a una storia meno edificante, più recente, in cui l’oro è circolato sui conti correnti, la mirra ha unto simbolicamente molte salme e l’incenso ha profumato il fumo sparso dai suoi venditori. Beato chi ha avuto l’immunità di gregge e pastori adoranti tra gli angeli custodi.
Vorrei tornare a parlare dei tamponi molecolari (antesignani dei “rapidi” subentrati successivamente), che hanno etichettato le persone come “positive” o “negative”: miliardi di questi test sono stati eseguiti ovunque generando il responso fatale: i positivi al test erano infetti, con tutto quel che segue dai lock down ai green pass.
Proviamo a seguire la stella per vedere se arriviamo ad incontrare la Verità, sospettando che Erode faccia sempre il furbo, ma questa volta abbia sempre saputo tutto.
La virologia moderna si basa su metodi diagnostici indiretti, in particolare la reazione a catena della polimerasi (PCR), agendo diversamente dall’isolamento diretto del virus secondo i postulati di Koch, pur modernamente rivisitati. Esistono una trentina di manuali d’uso proposti dai diversi produttori di test PCR e in tutti si trova la medesima avvertenza: solo per uso di ricerca (RUO), non per scopi diagnostici. Le istruzioni per i test RT-PCR per il SARS-CoV-2 esplicitano che essi non sono adatti per diagnosticare l’infezione da SARS-CoV-2.
I Magi parlottano tra loro… Eppure la diagnosi è proprio ciò che è avvenuto! Così continuano ad andare nella direzione loro indicata dalla stella. La reazione a catena della polimerasi non è in grado di distinguere tra particelle virali e detriti cellulari. Kary Mullis, premio Nobel per la Chimica nel 1993 perché inventore della PCR, ha detto e ripetuto che non è in grado di diagnosticare un’infezione: “la PCR non ti dice che sei malato. Questi test non sono in grado di rilevare virus liberi e infettivi“. Lo dice l’inventore del test. Milioni di persone sono state diagnosticate positive su basi inconsistenti. La PCR, reazione a catena della polimerasi, amplifica il segnale della presenza di un materiale genetico. Prende minuscoli frammenti di RNA o DNA e li replica attraverso cicli successivi fino a ottenere un segnale sufficiente da rilevare. Ogni ciclo raddoppia la quantità di materiale genetico effettivamente presente. Eseguendo un numero sufficiente di cicli, è possibile vedere qualsiasi cosa. Il “Ct” (o Cq) indica il numero di moltiplicazioni per 2 volte. Nel caso del Covid i laboratori hanno amplificato anche a Ct/Cq oltre il 40.
Il valore Cq, chiamato soglia del ciclo (Ct), è il numero di cicli di amplificazione necessari prima che un test PCR rilevi un segnale. Più cicli si eseguono, più materiale genetico si amplifica e maggiore è la probabilità di ottenere un risultato positivo. Le linee guida MIQE (Informazioni minime per la pubblicazione di esperimenti di PCR quantitativa in tempo reale) affermano chiaramente: I valori di Cq superiori a 40 sono sospetti a causa della bassa efficienza implicita e generalmente non dovrebbero essere segnalati.
Molti test PCR per il COVID-19 sono stati eseguiti con valori di Cq pari a 40, 42 o addirittura 45. Il protocollo Drosten, che è diventato la base per circa il 70% dei test PCR in tutto il mondo, utilizzava un Cq pari a 45. In quasi tutti i casi chi ha ricevuto diagnosi di positività non sa con quale Ct sia stato condotto il test. L’epidemiologo di Harvard Michael Mina ha dichiarato che avrebbe fissato il limite di Cq a 30 o anche meno. Ai valori di Cq/Ct comunemente utilizzati negli Stati Uniti, fino al 90% delle persone risultate positive al test non era portatore di alcun virus, comunque a livelli così bassi da non poter infettare nessuno. Ma l’opinione pubblica non ha mai saputo nulla dei valori di Ct/Cq. I risultati dei test venivano semplicemente “positivi” o “negativi”. L’Istituto Robert Koch in Germania, interrogato a questo proposito, non è stato in grado di fornire dati su quali valori di Cq venissero utilizzati nella pratica per determinare i test positivi.
Oh bella, si dicono i Magi, arrivati dalle parti di Gerusalemme: questo non è un dettaglio tecnico di poco conto. A un Cq di 35 si potrebbe avere 1000 volte (2 alla decima = 1024 = circa 10 alla terza) meno materiale genetico rispetto a un Cq di 25. A un Cq di 45, si rilevano quantità infinitesimali di materiale genetico che potrebbe provenire da qualsiasi parte: vecchie infezioni, frammenti virali morti, contaminazione o normali processi cellulari. Manipolando la soglia di Cq, le autorità potrebbero effettivamente attivare o disattivare l’allarmismo a piacimento. Abbassando la soglia, i casi scompaiono. Aumentandola, i casi esplodono, senza alcun cambiamento nella prevalenza effettiva della malattia.
Carichi di oro, incenso e mirra, gli studiosi giungono da Erode e sono curiosi capire perché hanno incontrato un sacco di gente che fa il tampone, costretta dal Re, per avere il lasciapassare per lavorare e persino per pregare. Vogliono capire bene la faccenda dei numeretti, perché coi numeretti si fanno tornare i conti ognuno come gli pare.
Chiamano qualche esperto di queste materie e questi spiegano che nel processo di conversione da RNA a DNA che precede i test PCR, per i virus a RNA c’è un problema: la quantità di DNA ottenuta da materiale sorgente di RNA identico, può variare di un fattore dieci. Il processo di trasformazione è ampiamente riconosciuto come inefficiente e variabile. Significa che lo stesso campione, testato due volte, può produrre risultati molto diversi prima ancora che inizi l’effettiva amplificazione tramite PCR. La PCR rileva delle sequenze genetiche. Non determina, e non può farlo, se tali sequenze provengano da particelle virali intatte e infettive o da detriti cellulari, particelle virali morte o contaminazione.
Il protocollo del test PCR di Drosten (utilizzato globalmente) non è un test quantitativo. Se si tratta di RT-PCR in tempo reale nella maggior parte dei casi si tratta di un rilevamento limitato alla rilevazione qualitativa. Quindi i test non possono misurare la carica virale. Non riescono a distinguere tra virus infettivo e detriti genetici. Non hanno un gold standard per la validazione. E i produttori dichiarano esplicitamente che non sono a scopo diagnostico. Il protocollo Drosten è stato sviluppato senza alcun isolato virale disponibile. Il team di Drosten ha progettato il test della PCR basandosi su sequenze genetiche provenienti da un database, sequenze assemblate in silico, non estratte da un virus isolato reale. Come ha scritto il medico Thomas Cowan nell’ottobre 2020, è come affermare di aver trovato un unicorno perché si è trovato quello che si ritiene possa essere un pezzo di zoccolo, un pelo di coda e un frammento di corno, per poi usare un computer per ricreare l’unicorno e affermare che il modello computerizzato è quello autentico.
Il team di revisione ha inoltre evidenziato conflitti di interesse. Due autori dell’articolo di Drosten, Christian Drosten e Chantal Reusken, erano membri del comitato editoriale di Eurosurveillance. L’articolo è stato pubblicato in tempi record, accettato entro un giorno dalla presentazione. Almeno quattro autori avevano legami finanziari con aziende che producevano test PCR basati sul protocollo. I primer utilizzati nel test (le brevi sequenze genetiche progettate per corrispondere al virus bersaglio) rappresentano lo 0,07% del presunto genoma del SARS-CoV-2.
Il Dr. Scoglio ha paragonato questo risultato alla ricerca di una specifica poesia d’amore sconosciuta in un database di 28 miliardi di poesie usando solo 17 caratteri: “amore mio, mi manchi”. Le probabilità di trovare la poesia specifica cercata e non un’altra, sono prossime allo zero.
Gli esperti delle scritture e i Magi se la intendono proprio bene, mentre Erode si sente a disagio telefonando a Davos: “ci stanno sgamando!” Kary Mullis, l’inventore, capì che la PCR poteva rilevare praticamente qualsiasi cosa se si eseguivano abbastanza cicli (Ct abbastanza elevati da amplificare a dismisura il segnale). Senza l’isolamento del virus e un’adeguata convalida, i risultati della PCR erano solo rumore molecolare. L’establishment globale ha ignorato questo avvertimento ed anzi ha costruito l’intera diagnostica basandosi proprio su ciò che Mullis riteneva assurdo.
Senza sintomi specifici non c’è modo di sapere cosa significhi effettivamente un test PCR “positivo”. Si stanno testando sequenze genetiche che potrebbero derivare da un virus, da detriti cellulari, da contaminazione, da qualsiasi altra cosa, e poi si utilizza la presenza di tali sequenze per diagnosticare una malattia che non ha una definizione clinica specifica. Non secondo i postulati di Koch. E poi le descrizioni dei test RT-qPCR per SARS-CoV-2 affermano che si tratta di test qualitativi. Invece la “q” in “qPCR” sta per quantitativo, cioè il test dovrebbe misurare la quantità di una sostanza presente. Ma i produttori ammettono che si tratta di test qualitativi: possono solo dire se una sostanza è presente o assente, non in che quantità. Per causare una malattia, un paziente avrebbe bisogno di milioni o miliardi di particelle virali in replicazione attiva nell’organismo. Pochi frammenti di materiale genetico, particelle virali morte o detriti cellulari non faranno ammalare nessuno.
Il re Erode adesso è agitato. Gli rode soprattutto che i Magi stiano cercando uno che è proprio l’antitesi della quantità e qualità di frottole propalate alla gente. Allora chiede ai Magi di fargli sapere dov’è, se lo dovessero trovare.
I Magi, avvertiti in sogno, poi raggiunsero la famigliola, lasciarono là i doni, ma se ne tornarono felici per un’altra strada.
AAE
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4 commenti su “I Re Magi, e la Colossale Truffa dei Tamponi Molecolari (Non Diagnostici…). Arrendersi all’Evidenza.”
Ottimo l’ articolo, mi si consenta dal basso della mia ignoranza di porre una domanda, non all’ articolista naturalmente, la lascio lì sospesa per chiunque abbia conoscenze sull’argomento: come si fa’ a rilevare un virus, coperto da segreto militare, quindi la cui sequenza genica presumo ignota ?
Più tamponi per… Totti!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Un dettaglio non trascurabile, Kari Mullis è stato ammazzato nel 2019
E anche Scoglio, poco fa, ha dichiarato di essere stato avvelenato
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