L’Avvento è il Tempo della Speranza Teologale. Ruggero Sangalli.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Ruggero Sangalli, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul tempo liturgico che stiamo vivendo. Buona lettura e diffusione.

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L’Avvento è il tempo della speranza teologale 

L’attendere e l’aspettare sono azioni che “tendono a” e “guardano a”. Al centro della scena non sta il soggetto che guarda e tende, ma Chi genera l’azione. L’effetto di questa centralità è di orientare la vita verso di Lui già adesso! L’aspettare e l’attesa modellano e forgiano il presente, preparando nel modo migliore l’incontro con Chi viene.

La virtù divina (quindi un dono di Dio) educa l’agire di chi tende all’Atteso e guarda verso l’Atteso. La speranza attiene al vedere, allo sguardo di insieme sulla vita. La speranza-virtù non c’entra con la speranza-passione: la seconda è un sentire incombere il futuro ed augurarsi di cavarsela o di aver fortuna. Come quando ci sono un’opportunità o una minaccia che in qualche modo sentiamo estranee, pur inevitabili. Invece nel “guardare a” e nel “tendere a”, la speranza diventa un dono di cui beneficiare immediatamente.

Chi spera non dispera: la disperazione è un peccato grave, perché toglie la speranza-virtù e della passione lascia solo la paura o il fastidio, incapace di azioni che guardino oltre il nostro naso. Siamo in un tempo di molte porte in faccia per chi vive la fede cristiana, ma l’attesa tenendo lo sguardo verso Chi viene riesce a scaldare i cuori riuniti in sala d’aspetto! Una sala che risuona di cori melodiosi, di pietà vicendevole, di preghiera silenziosa e di sguardi pieni di tutto e non di vuoto.

Ma se invece l’atteso dicesse: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”, che cosa è ad allontanare pericolosamente il cuore dal centro? Lo sguardo sviato, deviato, che non è teso all’incontro anche parlandone distrattamente, mentre si chiacchiera del più e del meno, in attesa del prossimo treno, uno vale l’altro… in Giappone e in Svizzera sono puntuali, qui sempre in ritardo… e gli scioperi, il governo… la gamba che duole, le tasse da pagare, il freddo…

Per convertire lo sguardo bisogna pregare perché il cuore torni a guardare la luce del volto che sta per arrivare. Sperando di quel dono e non delle nostre passioni. Attorno a noi c’è un quadro desolante, come quello descritto dai vangeli di inizio di Avvento. Non possiamo sapere tanto di quello che accadde allora, ma oggi è palese che c’è qualcuno che ha il potere di volere che sia così. In venti secoli la capacità di manipolare le menti ha compiuto passi da gigante e il potere anticristiano sa come usare l’informazione e la propaganda per seminare sconforto o vendere falsissime speranze.  

Siamo in guerra contro i nostri stessi sistemi, perché l’obiettivo è quello di creare infelicità e incertezza affinché la popolazione mondiale accetti un “nuovo” modo di governare, globale, con sollievo più che con rassegnazione o dispiacere.

Per prima cosa ti fanno studiare in modo che ci si pensi solo come dicono loro. Si comincia con la bufala dell’evoluzione, si racconta la storia in un certo modo, l’unico, per arrivare a sancire “diritti” come l’aborto o l’eutanasia. La scuola in ogni ordine e grado è intrisa di ideologia, che attinge alla prodigalità di certi “enti di beneficenza” che rendono ricco il piatto di chi tace e/o acconsente. Gli insegnanti non insegnano più a pensare. Difendono bugie e se ne fanno loro portavoce, senza un minimo di critica, anzi criminalizzando ogni dissenso. Per non parlare dei sindacati, a loro volta assai “ricettivi” nei confronti di chi li blandisce.

L’establishment coordina come deve pensare “la scienza”: Big Pharma compra i pareri dei luminari e copre più dei due terzi dei bilanci delle agenzie regolatorie, che poi condizionano gli ordini professionali, espellendo i resistenti. L’assistenza sanitaria protocollata fa pesare “gli sprechi” per vite “indegne di essere vissute” e chiama “carità” o “pietà” il sopprimerle. Però ti costringe a “curarti” e se non ti “curi” a modo loro, senza badare a spese, sei un pericolo pubblico. Prima però ti fanno mangiare (e respirare) in modo tale che tu ti possa ammalare in modo cronico, dipendendo da “loro”. Ti insegnano ad essere “bio”, ma sei più pieno di additivi chimici di un reagentario!

Se c’è il sole caldo è colpa tua. Se piove forte è colpa tua. Se muore una foca in Alaska è colpa tua. Se affonda una barca in mare è colpa tua. Persino pagare in contanti è malvisto, perchè saresti un evasore! Tu sei una colpa a te stesso: devi cambiare e devi fare come ti dicono “loro”. Le istituzioni sono una “farsa malata”, al soldo di una casta che pare intoccabile e soprattutto in grado di condizionare il pensiero. Anche la magistratura pare essere del tutto refrattaria a spendersi nel lavoro di inchiesta. Ahimè, la stessa santa Chiesa ha subito una potente infiltrazione, culminata nel disastro di cui sperimentiamo le conseguenze. Siamo diventati così liberi che non c’è mai stata così tanta censura: forse perchè è solo la Verità a rendere liberi e a quella Verità si preferisce il bestemmiarla e il dileggiarla: è diventata una moda, molto tollerata.  

Ci vogliono depressi per darci le loro pozioni magiche di tiramisù: l’aiutino chimico che ti instupidisce del tutto… Tanto c’è già l’AI, l’intelligenza artificiale, il tuo cervello diventa sempre più un optional. Quando saremo abbastanza disperati ci inviteranno in una delle loro celle per l’eutanasia. Saremo iscritti al suicidio assistito e poi alla cremazione per essere dispersi. La propaganda insiste molto sul suicidio assistito legalizzato in tutto il mondo. Nessuna coincidenza. L’intelligenza artificiale è adattissima alla depressione artificiale. Che è poi la disperazione artificiale, perseguita scientificamente. Poche persone oscenamente ricche, corrotte e stupide possono governare il mondo da sole, consegnandosi a Satana e capaci di agire in una sorta di realtà parallela: al loro delirio serve la nostra disperazione. 

Ecco l’Avvento di Cristo, incarnato nella speranza: non possono farlo. Noi siamo Suoi e guardiamo a Lui. Se speriamo di questa speranza, che è un dono di Dio, non possono farci fare quello che vogliono e anche la croce pesa di meno.  

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2 commenti su “L’Avvento è il Tempo della Speranza Teologale. Ruggero Sangalli.”

  1. Fantasma di Flambeau

    In mezzo alle rovine gli uomini vuoti con il visore 3D e il sorriso di chi paga per pitturare le staccionate altrui.
    https://thementalcoach.it/blog-life-mind/2023/11/24/la-staccionata-di-tom-sawyer/ Il Roveto Ardente dei “motivatori”.
    Mentre i pochi fuori dalla Matrix vagano ciascuno miope a sé fra dubbi amletici e geremiadi alle pietre.

    Il 17 gennaio 1943 il fronte del Don crollò sotto l’offensiva sovietica e iniziò una disperata ritirata di 14 giorni nelle condizioni climatiche e belliche più estreme che esercito abbia mai affrontato. A Nikolaevka la Divisione alpina Tridentina sfondò definitivamente e a caro prezzo l’accerchiamento portando fuori i superstiti dell’Armir. Verso casa e la resa dei conti con il regime che li aveva mandati al macello. Gli alpini erano l’unico reparto combattente reclutato su base strettamente territoriale ovvero etnica. Se la parola non diventa parolaccia quando applicata agli autoctoni d’Italia.

    Obiezioni. Del parente cresciuto a Pannella e Repubblica: “ma” i nazionalismi hanno portato alle guerre. Impresa peggio che disperata, rimediare alla confusione voluta e propalata dai manuali assimilando le caricature scioviniste dell’amore per la propria terra agli imperialismi. Prima legge del conflitto: piccoli abbrivi piccole guerre, grandi abbrivi grandi guerre, abbrivi imperiali guerre mondiali; invertendo i fattori è ancora più chiaro. Del figlio spirituale di Berlusconi e di un’Erasmus vagabonda: “ma” siamo tutti cittadini del mondo. Se riesci, vallo a dire al deficiente (europeo dell’est, per la cronaca) calzato e munito di bici dalla Caritas per cui i tuoi marciapiedi, strade e piste ciclabili pari sono e che si scusa sciorinandoti addosso il vocabolario imparato in omaggio al Bel e Accogliente Paese. Poi sentiremo cosa viene dalle pance tolleranti appena ricevono un buffetto dalla realtà. Sub: “ma” i deficienti/delinquenti/violentatori/ecc. sono anche italianissimi. A Gaza un popolo ha resistito due anni all’inferno. Immagina (pariolini & alieni ospiti esentati) il tuo presepe multietnico dopo due settimane senza luce, acqua, gas e internet; indi ricerca, anche su wikipedia, “blackout New York 1977” e “Los Angeles 1992”. Del progressista che vuol progredire l’umanità tirandola per i lacci ideali a prescindere da ciò che sta sotto le scarpe del qui e ora: “ma” noi siamo quelli dell’internazionalismo degli oppressi. La sottile differenza tra ignavia e fedeltà alla linea se le natiche e la poltrona sono le stesse. Dei benefattori del mondo con la bontà degli altri: “ma” il Vangelo. Chissà com’è, i novatori per cui il vero Messia si è incartato nel 1962, e il Vangelo è un’emozione fra le vocali “i” e “o”, sono lestissimi a paludarsi d’autorità millenaria e interpretazioni fondamentaliste quando devono abbindolare il gregge sulla tavola del padrone. Ma l’oppio dei popoli era meglio del rosmarino sugli arrosti.

    https://www.youtube.com/watch?v=Euw14CHp5GM
    Qual è l’unico simbolo comunitario sopravvissuto ancora capace di dire qualcosa a cuore e cervello anche oltre le partite della nazionale?
    Qual è la materia di cui siamo fatti, alla quale ci aggrappiamo quando arrivano le prove e le narrazioni svaporano come chiacchiere al vento, quella da cui si parte e si riparte sempre? Sul Palatino c’erano famiglie e capanne. Su Vaticano e Quirinale lupi e altre bestie.

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