Guerra, Propaganda, Regole d’Ingaggio e Dottrina della Chiesa. Giovanni Lazzaretti.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il prof. Giovanni Lazzaretti, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni, e linee guida per analizzare e capire quello che stiamo vivendo. Buona lettura.

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Taglio Laser

22 novembre 2025, Santa Cecilia

28 novembre 2025, San Giacomo della Marca

29 novembre 2025, Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione

30 novembre 2025, Sant’Andrea

 

Regole d’ingaggio e Dottrina della Chiesa

 

GIANANDREA GAIANI A SAN MARTINO IN RIO

Le statistiche vanno interpretate, ma presentano comunque dei dati di partenza inequivocabili(1).

Gianandrea Gaiani è venuto 4 volte a parlare a San Martino in Rio al Circolo Maritain: sull’Ucraina, sulle conseguenze della guerra di Libia e della caduta di Gheddafi, sulla NATO, su “Analisi del mondo in guerra”.

Ha quindi raggiunto il ristretto gruppo di relatori che hanno totalizzato 4 presenze(2).

Superare le votazioni del Maritain è un po’ difficoltoso, data la mole delle proposte presenti: la prima volta Gaiani si è piazzato 4° su 45 proposte, poi 1° su 73 proposte, ancora 1° su 58 proposte, e infine 1° su 51 proposte.

Ogni votazione del Maritain è fatta di 3 turni di voto, quindi Gaiani si è sottoposto a 12 votazioni totali: 1 volta ha ottenuto la maggioranza semplice (5 voti su 9), 6 volte la quasi unanimità (8 voti su 9), 5 volte l’unanimità (9 su 9).

Vista la statistica, un’interpretazione è necessaria.

Da parte mia la sintetizzo così: «Un tempo complesso e doloroso ha trovato l’interprete giusto per San Martino in Rio». Competente, chiaro, e con la sensazione di essere “uno di noi” (anche a tavola con Gaiani si sta benissimo).

Che cosa porta Gaiani con le sue conferenze?

Credo che porti la cosa più semplice e più importante: ci fa uscire dalla propaganda.

 

EVOLUZIONE DELLA PROPAGANDA

Ho 70 anni, sono nato più o meno come la TV in Italia. Non ci sono dubbi che la TV da subito abbia prodotto anche propaganda. Però c’è modo e modo.

Nella cosiddetta “prima repubblica” gli spazi dedicati ai politici erano limitati, c’erano Tribuna Politica e Tribuna Elettorale, non esistevano i bla bla televisivi (iniziava Maurizio Costanzo nel 1976 con “Bontà loro”, in seconda serata).

C’erano soprattutto i punti di ritrovo: bar, canoniche, sezioni di partito (in ordine alfabetico), dove avvenivano le discussioni faccia a faccia tra persone, e dove potevi trovare qualcuno che ne sapeva più di te, per esperienza o per le letture fatte. Potevi, insomma, imparare qualcosa.

Arrivati alla seconda repubblica il bla bla televisivo diventa onnipresente e al contempo i luoghi di discussione si affievoliscono o scompaiono. E se ogni giorno, ogni sera, si deve dire qualcosa dallo schermo, è molto probabile che il bla bla diventi una semplice “polarizzazione degli slogan”.

In altre parole: fissato l’argomento, visti gli ospiti in TV, sai già grosso modo le banalità che diranno, in apparente “dibattito” tra loro.

Tutti banali? Non sono tutti banali. Ma sono troppo poche le parole intelligenti per scalfire il continuo rumore di fondo che parla e riparla senza dire nulla.

Questo nella seconda repubblica “normale”.

Poi, dal 2020, arrivano i macro-eventi: covid, Ucraina, guerra di Gaza. La narrazione si fa così pervasiva da richiedere proprio l’allontanamento fisico dalla TV, per tornare a ragionare per conto proprio: i dati infatti ci sono, basta cercarli con pazienza; e i dati uniti all’uso della logica fanno un buon antidoto alla narrazione di propaganda.

Propaganda che può anche presentarsi come due narrazioni antagoniste: i pro Israele e i ProPal hanno creato due narrazioni di propaganda, nessuna delle quali coglie l’essenziale sul problema della Terra Santa.

 

ANTIDOTO ALLA NARRAZIONE DOMINANTE

Di fronte alle narrazioni pervasive fa molto bene ascoltare una narrazione alternativa, alla quale sia concesso di esprimersi con ampio lasso di tempo a disposizione, e senza interruzioni.

Gaiani è capace di farlo, e quindi ci riconduce ai parametri essenziali della guerra. Ne ricordo qualcuno, in ordine sparso.

  • La Federazione Russa è un paese enorme, con risorse praticamente illimitate, con migliaia di chilometri di confini da difendere, con una densità di popolazione bassissima, con armi nucleari in abbondanza. Non ha alcun interesse ad invadere alcunché, perché non avrebbe alcuna possibilità di tenere sotto controllo zone con popolazione avversa. Tutte le operazioni militari dell’era di Putin(3)sono operazioni di confine in zone a maggioranza russa/russofona/russofila.
  • L’espansione della NATO verso est è una cosa talmente evidente e talmente provocatoria per il popolo russo da non richiedere commenti.
  • Il riarmo europeo, se proprio uno ci tiene a farlo, si poteva tentare vent’anni fa. Adesso mancano gli elementi essenziali: l’energia a basso prezzo, l’acciaio militare, anche le “banalità” come le industrie di polvere da sparo. Un carro armato europeo costerebbe 10 volte un carro armato cinese. Ai prezzi attuali noi possiamo al massimo acquistare carri sudcoreani con tecnologia statunitense. Senza dimenticare che il destino dei carri nelle guerre attuali è quello di finire bruciati.
  • Abbiamo una classe dirigente europea del tutto inadeguata: non si rendono conto dei dati di realtà.
  • All’interno dell’inadeguatezza generale, ci sono personaggi imbarazzanti tipo Kaja Kallas (Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza) che sogna una disgregazione della Federazione Russa in staterelli antagonisti tra loro(4). Considerato l’armamento nucleare della Federazione Russa, la disgregazione dovrebbe essere un’ipotesi da guardare con orrore.
  • Nella guerra d’Ucraina l’unica certamente perdente è l’Europa. Fino al caso limite della Germania che da una parte sostiene l’Ucraina, e dall’altra chiede all’Italia l’estradizione (ora ottenuta) dell’ucraino responsabile di aver fatto saltare il gasdotto Nord Stream 2. La Germania sostiene l’Ucraina, pur sapendo che è l’Ucraina ad aver fatto saltare il gasdotto: il massimo dell’autolesionismo.
  • Trump smarca gli USA dal conflitto ucraino, dall’Europa e dalla NATO. Il cosiddetto riarmo europeo sarà sostanzialmente un trasferimento di ricchezza verso gli USA, per energia e armi.
  • Tempesta perfetta sull’Europa: crisi energetica, de-industrializzazione, carenza di materie prime, acciaio fuori mercato, fuga dell’industria chimica, tensioni sociali. Oltre alla già citata classe dirigente inadeguata. L’Europa rischia di uscire dalla storia.

Eccetera. Non si può riassumere una conferenza in poche parole.

Una persona ascolta, confronta la narrazione di Gaiani con la narrazione televisiva, e decide.

Se conserva un po’ di logica, si renderà conto che viviamo nell’epoca delle false emergenze costruite ad arte: emergenza bellica, emergenza climatica, emergenza monetaria, emergenza sanitaria.

 

E IL TITOLO DI QUESTO ARTICOLO?

A questo punto il lettore si chiederà cosa c’entra il titolo di questo articolo con ciò che ho detto finora.

Non c’entra niente, infatti.

Ma, tra le cose dette da Gaiani, c’è stato un passaggio che riguardava le “regole d’ingaggio”.

Nelle guerre asimmetriche nelle quali un esercito preponderante affronta una milizia avversaria non costituita in esercito, la commistione tra civili e uomini armati è inestricabile. E quindi sono cambiate le “regole d’ingaggio”: se ci sono uomini armati, il fatto che lì accanto ci siano anche civili disarmati non è motivo di freno per chi deve sparare.

Adesso (aggiungo io) c’è ancora la foglia di fico dello «spostatevi di lì che tra poco spariamo» (metodo usato continuamente a Gaza), ma a breve sparirà anche questa. Se c’è la vaga possibilità che in un luogo ci sia una persona armata, si spara. E tanto peggio per i civili.

Abbiamo quindi vissuto nella storia

  • la fase dei civili morti come effetto collaterale (era ancora così nella prima guerra mondiale);
  • poi la fase dei civili utilizzati come bersaglio diretto, ossia il bombardamento di civili come atto strategico per vincere le guerre col ricatto o come punizione collettiva di un popolo (evento tipico della seconda guerra mondiale);
  • adesso la sostanziale indifferenza tra militari e civili nelle guerre asimmetriche.

Le guerre asimmetriche nascono con la Guerra del Golfo del 1991. Inizialmente si mettono in campo forze smisurate per avere la certezza della vittoria di primo impatto. Poi ci si rende conto di non essere in grado di controllare il territorio. E infine si constata che il nemico battuto non è scomparso, ma riprende a combattere in forme “da poveraccio” in naturale commistione coi civili.

Gaiani, direttore di “Analisi difesa”, fa analisi militare, e il suo compito è quello di spiegarci la guerra così come è oggi.

Mi prendo io il compito di porre una domanda: «Ma un cattolico può prendere parte alle guerre di oggi?»

Don Milani nella “Lettera ai Giudici” scriveva così.

«Sappiamo tutti che i generali studiano la strategia d’oggi con l’unità di misura del megadeath (un milione di morti) cioè che le armi attuali mirano direttamente ai civili e che si salveranno forse solo i militari.

Che io sappia nessun teologo ammette che un soldato possa mirare direttamente (si può ormai dire esclusivamente) ai civili. Dunque in casi del genere il cristiano deve obiettare anche a costo della vita. Io aggiungerei che mi pare coerente dire che a una guerra simile il cristiano non potrà partecipare nemmeno come cuciniere.»

Col testo di don Milani siamo nel 1965, quindi nella prospettiva mentale della guerra atomica tra USA e URSS. Finora la guerra atomica non si è verificata, ma la fantasia della storia ha creato le guerre asimmetriche dove l’uccisione di civili (nonno e nonna, papà e mamma, fratellino e sorellina) è diventata la norma, essendo cambiate le “regole d’ingaggio”.

Cambiano le prospettive, restano le domande.

Un cattolico può collaborare a una guerra asimmetrica dove l’uccisione prevalente di civili è statisticamente certa?

Un cattolico può adagiarsi ad accettare un “riarmo” basato su una minaccia inesistente e costruita ad arte?

O, peggio, un cattolico può avallare un riarmo quando il presunto nemico russo è stato “tirato a cimento” per 25 anni? (le provocazioni anti-russe dobbiamo datarle almeno dal bombardamento di Belgrado del 1999)

Si potrebbe continuare.

Invece di preoccuparci dell’invasione russa, dovremmo sforzarci di meditare sulla guerra in quanto tale, per non farci inghiottire dalla propaganda e prepararci al tempo in cui a un cattolico (militare, politico, elettore) verrà richiesto di dire dei NO.

«Spero di tutto cuore che mi assolverete, non mi diverte l’idea di andare a fare l’eroe in prigione, ma non posso fare a meno di dichiararvi esplicitamente che seguiterò a insegnare ai miei ragazzi quel che ho insegnato fino a ora. Cioè che se un ufficiale darà loro ordini da paranoico hanno solo il dovere di legarlo ben stretto e portarlo in una casa di cura.

Spero che in tutto il mondo i miei colleghi preti e maestri d’ogni religione e d’ogni scuola insegneranno come me. Poi forse qualche generale troverà ugualmente il meschino che obbedisce e così non riusciremo a salvare l’umanità.

Non è un motivo per non fare fino in fondo il nostro dovere di maestri. Se non potremo salvare l’umanità ci salveremo almeno l’anima.» (don Milani, finale della Lettera ai Giudici)

Spero anche io di aver fatto “il mio dovere di maestro” (maestro nella versione più semplificata: una persona che mette a disposizione le conoscenze che ha, per l’uditore che ancora non le ha): il 17 ottobre scorso ho parlato via Internet(5) di “Pace e guerra nella Dottrina Sociale”.

Per quella conferenza avevo creato un breve saggio, poi integrato con qualche aggiustamento post-conferenza e con le opportune note. Lo metto a disposizione, in allegato a questo articolo.

L’analisi corretta della guerra ci liberi dalla propaganda.

E la meditazione cattolica(6) sulla guerra ci faccia fare le scelte giuste.

 

Giovanni Lazzaretti

 

NOTE

[1] Inequivocabili se la statistica viene redatta per proprio uso. Se la statistica è redatta per uso propagandistico, assistiamo a giochetti infami. Vedere ad esempio il Samizdat n.3 del 7 settembre 2021 “I piranha di Matteo Renzi”, scritto durante il peggior periodo propagandistico del covid (la preparazione del popolo alla “certificazione verde”).

[2] In ordine alfabetico: Lucia Bellaspiga, Stefano Fontana, Paolo Gulisano, Adolfo Morganti. Questi i relatori venuti 4 volte a San Martino in Rio.

[3] Vedere i dettagli nel Samizdat n.13 del 19 marzo 2022 “La storia ridotta a uno spezzatino”.

[4] Sembra quasi che la Kallas abbia in mente il tabellone del gioco del Risiko, dove la Russia scompare. Ci sono Ucraina, Čita, Kamchatka, Siberia, Urali e Jacuzia. Cioè, sostanzialmente, lo smembramento della Russia.

[5] In realtà c’erano anche due uditrici in presenza.

[6] Dovrei dire “meditazione secondo il diritto naturale”. Ma la conferenza era centrata sulla Dottrina Sociale della Chiesa, e quindi preferisco dire “meditazione cattolica”.

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