Sull’Intelligenza Artificiale e sulla Stupidità Naturale. Giorgio Agamben.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione queste riflessioni di Giorgio Agamben, a cui va il nostro grazie. Buona lettura e meditazione.

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Sull’intelligenza artificiale e sulla stupidità naturale

«Comincia un’epoca di barbarie e le scienze saranno al suo servizio». L’epoca di barbarie non è ancora finita e la diagnosi di Nietzsche è oggi puntualmente confermata. Le scienze sono così attente a esaudire e persino precorrere ogni esigenza dell’epoca, che quando questa ha deciso che non aveva voglia né capacità di pensare, le ha subito fornito un dispositivo battezzato “Intelligenza artificiale” (per brevità, con la sigla AI). Il nome non è trasparente, perché il problema dell’AI non è quello di essere artificiale (il pensiero, in quanto inseparabile dal linguaggio, implica sempre un’arte o una parte di artificio), ma di situarsi al di fuori della mente del soggetto che pensa o dovrebbe pensare. In questo essa assomiglia all’intelletto separato di Averroè, che secondo il geniale filosofo andaluso era unico per tutti gli uomini. Per Averroè il problema era conseguentemente quello del rapporto fra l’intelletto separato e il singolo uomo. Se l’intelligenza è separata dai singoli individui, in che modo questi potranno congiungersi ad essa per pensare? La risposta di Averroè è che i singoli comunicavano con l’intelletto separato attraverso l’immaginazione, che resta individuale. È certamente sintomo della barbarie dell’epoca, nonché della sua assoluta mancanza di immaginazione, che questo problema non venga posto per l’intelligenza artificiale. Se questa fosse semplicemente uno strumento, come i calcolatori meccanici, il problema in effetti non sussisterebbe. Se invece si suppone, come di fatto avviene, che, come l‘intelletto separato di Averroé, l’AI pensi, allora il problema del rapporto col soggetto pensante non può essere evitato.

Bazlen ha detto una volta che nel nostro tempo l’intelligenza è finita in mano agli stupidi. È possibile che il problema cruciale del nostro tempo abbia allora questa forma: in che modo uno stupido – cioè un non pensante ¬– può entrare in rapporto con un’intelligenza che afferma di pensare al di fuori di lui?

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8 commenti su “Sull’Intelligenza Artificiale e sulla Stupidità Naturale. Giorgio Agamben.”

  1. Una piccola riflessione:
    Mentre l’intelligenza umana è stata creata da Dio e può aspirare alle cose di Dio perché in Dio ha la sua origine, la cosiddetta AI è invenzione dell’ uomo, costruzione dell’ uomo e della sua limitatezza. È follia estrema affidarsi a questo artificio e alle sue formulazioni impossibili da raggiungere attraverso un discernimento fra bene e male, verità e falsità, giustizia e ingiustizia o mediante qualsiasi altra operazione che attiene alla coscienza o a uno spirito ben formato che sa come elevarsi verso la verità.
    Piuttosto conserviamo e coltiviamo il grande dono del nostro pensiero e soprattutto modelliamolo sulla base delle leggi di Dio.

    1. Che dire? Chi ha avuto la fortuna di poter frequentare la scuola in cui le poesie e le tabelline venivano imparate a memoria, possiede senz’altro maggiori opportunità per coltivare il nostro pensiero, se non altro perchè affronta il mondo equipaggiato di una propria memoria non soggetta a calo . La tecnologie ICT- anche un semplice motore di ricerca- è un “semplificatore”, quindi inevitabilmente scompone le modalità di apprendimento offrendo la possibilità di sapere “tutto” e “subito”. In teoria ciò è un vantaggio, almeno nel breve termine. Alla lunga però si proppone la medesima questione riuardante l’utilizzo dell’ascensore. Esso può aiutare, specie coloro con problemi di deambulazione, però può abituare la maggioranza, cioè chi non ne ha bisogno, ad una vita senza sforzo, quindi alla lunga può indebolire il tono muscolare complessivo, con consegeuenze a cascata sui vari sottosistemi che compongono il nostro organismo. Fin qui si tratta di un problema di scelta che ogni adulto consapevole sa o dovrebbe risolvere nel modo migliore. Il problema è dato dalle giovani generazioni che sono state educate a diventare “nativi digitali”, quindi hanno minore consapevolezza sui rischi delle tecnologie. Ho letto di recente che circa il 50% dei giovani usa l’IA. Ma cos’è l’IA se non la “vox populi” o meglio la voce dei dati di chi ha nutrito l’algoritmo? E se tale risposta è stata pirandellianamente fornita da “uno, nessuno e centomila”, con chi prendersela se qualcosa andasse storto?

  2. ” In che modo uno stupido…?” Forse non c’è altro modo che quello del caso ( o divina provvidenza? ). Lo spiega bene un film- che appare sempre meno distopico-: “Idiocracy” del 2006. E,’ forse, questo genere di film che anticipa la realtà? Oppure è la realtà che si premura di “copiare” certi film?

  3. Finalmente qualcuno autorevole se ne accorge e comincia a parlarne, e questo qualcuno è Agamben, non sono più solo a sostenerlo, dico dell’intelletto unico. Tuttavia Agamben non fa cenno, almeno qui, della reazione di san Tommaso d’Aquino. L’Aquinate vide il pericolo dell’ “intelletto unico” teorizzato da Averroè sette secoli fa e scrisse il “De unitate intellectu contra Averroistas”.

  4. Fibonacci, i benedettini, Dante Alighieri, Alessandro Volta, Galileo Galilei, Leonardo Da Vinci, archi Etruschi, Platone, Aristotele, Pitagora, Socrate, i costruttori delle piramidi, Guglielmo Marcone, Michelangelo Buonarroti, Pietro Vannucci detto Perugino, Cristoforo Colombo, Marco Polo, Giotto di Bondone, Bartolomeo Cristofori, Giovanni Gutenberg,
    ………………
    questa manciatina di nomi che sono (erano) persone, sono ricordati, ancora adesso e sempre, come “geni” perché parlavano con e a favore dell’uomo, ma l’AI è, e sarà, una bella dittatura idiota.

    1. stilumcuriale emerito

      Sarà una dittatura idiota per i cyberidioti. Per gli altri sarà niente di più di un utile strumento di lavoro, utile soltanto se privo di errori. La parola “cibernetica” ha ormai quasi un secolo, meglio cambiarla in intelligenza artificiale che fa più effetto e produce più vendite…. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole come diceva quel mattacchione di Qoelet circa 22 secoli fa.

      1. Caro Stilum,
        quel mattacchione di Koelet non conosceva l’attuale oligarchia finanziaria, né l’E’lite ebraica. Si veda il libro documentato di Tiziana Alterio: “Padroni nell’ombra” ( sottotitolo:- La nuova élite ebraica che governa il mondo. Chi sono e come operano- ). Vedi anche:
        https://www.youtube.com/watch?v=IXkYWRithm8/ (Il vaso di Pandora).

        1. stilumcuriale emerito

          E’ proprio per questo che Qoelet è grande: per la sua attualità nonostante tra lui e noi ci siano nientemeno che 2250 anni.

I commenti sono chiusi.

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