Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, mons. Ics, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste meste riflessioni sullo stato della politica e della guida religiosa di cui siamo testimoni. Buona lettura e meditazione.
§§§
Caro Tosatti, avevo scritto queste poche righe (formandolo) per un quotidiano nazionale con cui talvolta collaboro, poi rileggendolo ho avuto paura a chiedere la pubblicazione per vergogna, vergogna di aver “paura firmata”.
Lei mi comprenderà, ne son certo.
Carol Wojtyla,nel suo libro “ La bottega dell’orefice”, scrisse una considerazione che mi colpì molto ed ho ricordato prima di scriverle. Scrisse che “ non c’è speranza senza paura e paura senza speranza”.
Amante anche di letture classiche vorrei ricordare Francesco Bacone che (vado a memoria) considerava la speranza un buon breakfast (prima colazione), ma una deludente, pessimo dinner (cena)…
Ciò perché, io credo, che se si capisce che non si sta perseguendo un bene, quantomeno il bene promesso, atteso, si perde speranza e coraggio.
In questi ultimi tempi abbiamo (parlo per me naturalmente) perduto speranza e siamo rimasti molto delusi.
In Politica ed in materia di insegnamento morale.
In Politica,abbiamo visto da parte di questo Governo su cui abbiamo oltremodo confidato, permettere ai manifestanti pro-Pal (?) di fare manifestazioni che hanno violentato i nostri diritti per salvaguardare quello loro di “manifestare” ( diciamo così). Ed il Governo invece di difenderci si è comportato come fosse alla Opposizione.
In materia morale abbiamo letto non solo le esternazioni,a difesa dei manifestanti, del Segretario di Stato Vaticano, ben difeso nelle sacre mura, dagli immancabili sputi dei manifestazioni, ma soprattutto abbiamo avuto la sofferenza di leggere l’Esortazione Dilexit Te.
Siamo rimasti molto perplessi, e non siamo riusciti a trovare alcuna giustificazione neppure diplomatica.
Come era uso fare il pontefice predecessore, quello attuale, ha adottato la formula di analizzare gli effetti ignorando le cause dei problemi. E queste, mi scuso, lo trovo imperdonabile. Perché confonde nel metodo, non nei contenuti e nella “dovuta” supposta continuità (chissà perché, se un mio predecessore sbaglia gli devo dare ragione?).
Ed il metodo lo trovo inammissibile, quando mai si risolve un problema se non se ne conoscono le cause?.
Null’altro caro Tosatti.
Concludo solo citando Dante, Inferno XXVI : “NOI CI RALLEGRAMMO E TOSTO TORNO’ IN PIANTO”.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
ATTENZIONE:
L’IBAN INDICATO NELLA FOTO A DESTRA E’ OBSOLETO.
QUELLO GIUSTO E’:
IBAN: IT79N0200805319000400690898
***


20 commenti su “Noi ci Allegrammo, e tosto Tornò in Pianto…Mons ICS su Governo e Esortazione Dilexi Te.”
Una finestra di Overton dopo l’altra, stanno preparando lo scioglimento della ‘chiesa” e farla confluire nella Sinagoga, la cui classe sacerdotale dirigerà la “Chiesa universale”, anticristica, della “Repubblica Universale” di massonica memoria. È questo il fine, a me appare più che chiaro.
In ogni rivoluzione ci sono poi gli utili idioti ( come i modernisti moderati,) che tranquillizzano le future vittime, o denigrano chi da l’allarme. Saranno i primi ad essere spazzati via.
Ho letto da qualche parte che l’Esortazione è a “doppia firma” in quanto il testo è stato scritto in gran parte da Bergoglio e poche sono le mediazioni di Prevost.
Dunque, perfetta continuità tra Bergoglio e il suo pupillo, evidentemente eletto prima del Conclave
Il piano mondialista-lgbt bergogliano viene così portato avanti da Prevost, al quale, manco a dirlo, bisogna “dare tempo”.
Ah! Don Minutella sempre più ignorato e sempre più nel vero!
Pur di non contraddire il suo predecessore, suo mèntore, essendo stato il suo delfino, Papa Leone avallerebbe qualsiasi eresia e blasfemia uscita dalla bocca e dalla penna di papa Francesco. Ma basta e avanza quanto ha dimostrato in questi primi mesi di pontificato : dalla preoccupante affermazione di aver sentito aleggiare “lo spirito di Francesco” nel corso della sua messa di intronizzazione, alla tacita conferma di Amoris Laetitia e di Fiducia Supplicans (accompagnamento delle fragilità dei peccatori fino alle soglie dell’inferno? rinuncia a convertire i peccatori impenitenti ? abolizione dei dieci comandamenti?), all’assist alla menzogna dei cambiamenti climatici di origine esclusivamente antropica (la benedizione del blocco di ghiaccio ! mai si era scesi così in basso finora), alla sostanziale accettazione dell’atto di amore promosso da Bergoglio e costato la vita e la rovina della salute ad una moltitudine di fedeli, fiduciosi in chi di fiducia non ne meritava alcuna. Ebbene, dicevo, questo basta ed avanza per capire chi sia questo successore di Bergoglio, e quale sia lo spirito che lo anima e lo guida (a meno che non si voglia accogliere la tesi che sia eteroguidato, manovrato come una marionetta, ma personalmente escluderei questa seconda ipotesi). Così come Marco Rizzo dice di non riconoscersi più nella sinistra espressione del PD, anche a me tocca dire di non riconoscermi più nella “chiesa” uscita dal CV II e nei papi conciliari e postconciliari.
che pasticci scrive ? Tutto quello che sa dire sulle manifestazioni contro il genocidio, è che dànno fastidio a lui ? e accusa il governo di non averle stroncate con sufficiente violenza ? e che le mura vaticane dovrebbero essere espugnate da chissacchì, per fargliela vedere al vile ipocrita ?
Ma dove le ha pescate, tante baggianate ?
” Noi ci allegrammo e tosto tornò in pianto…” Quindi nessuna audacia emozionale o intellettuale, ormai, “licet”? Rimane obbligatoria e sola l’attività dei burocrati copisti delle Pandette chiesastiche?
Caro Monsignore,la verità è una cima verso la quale rari sono gli scalatori che si cimentano nell’ arrampicata. Il resto rimane al campo base, chiuso in tenda e al caldo.
Noi ci rallegrammo e tosto torno in pianto
Interessante e allusiva la continuazione
ché de la nova terra un turbo nacque,
e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’altrui piacque,
infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso”.
Caro mons X. pensa veramente che la nave affonderà ? Non c’è più speranza e non c’è nulla da fare!!
Vedendo quello che succede In terre di antica e fruttuosa tradizione ecclesiale sembrerebbe di Si. chiudono antichi vescovadi trasformati in sedi universitarie bene che vada , si svuotano chiese seminari e conventi Secolari venduti al miglior offerente a questo si aggiungono tanti scandali la gente cattolica mi sembra un OGM ( organismo geneticamente modificato) Alcuni sono frastornati molti Disillusi e disincantati e tutto gli scivola addosso.
È vero: viviamo un tempo in cui la speranza sembra vacillare, e la paura, come diceva il giovane Wojtyła, le cammina accanto. Ma forse proprio in questo binomio — speranza e paura — si cela il mistero stesso della fede cristiana.
Noi non siamo chiamati a una speranza ingenua, che ignori il male o lo travesta di ottimismo; siamo chiamati a quella speranza pasquale che nasce dalla Croce, dove il Signore ha preso su di sé la paura di tutti.
Per questo, nella Chiesa, la paura non deve mai diventare cinismo, né la delusione trasformarsi in rancore.
Capisco le riserve verso il metodo e il linguaggio dell’Esortazione Dilexi te: non pochi vi hanno colto un prolungamento del pontificato precedente, più attento agli effetti che alle cause.
Ma, mi permetta, anche questo può essere letto in modo diverso.
Il Papa non ignora le cause — ne conosce troppe, purtroppo — ma sceglie di ripartire dall’uomo ferito, non dal sistema che lo ha ferito. È un approccio pastorale, non sociologico: guardare prima la piaga, poi l’eziologia.
È il metodo del Buon Samaritano, non del clinico.
E benché talvolta ci appaia “imperfetto”, resta il metodo di Cristo.
Quanto alla continuità col predecessore: essa non è obbligo di fedeltà personale, ma obbedienza al principio cattolico della Tradizione viva.
Nella Chiesa non c’è il “diritto di discontinuità”, ma la grazia della purificazione.
Un Papa non “ratifica” i limiti del precedente, ma ne assume la storia, la purifica con il tempo e la santifica con la propria preghiera.
Così agì Benedetto dopo Giovanni Paolo II, e così Leone XIV dopo Francesco.
Le delusioni politiche, poi, hanno radice in una stessa ferita: ci si è illusi che la storia obbedisca al Vangelo, mentre il Vangelo è chiamato a trasfigurare la storia.
E la misura del nostro successo non è la vittoria immediata, ma la fedeltà.
Il seme germoglia, anche quando il seminatore non lo vede.
Capisco bene la citazione di Dante: “Noi ci rallegrammo, e tosto tornò in pianto.”
Ma permetta che le risponda con un’altra del Paradiso (XXXIII, 45):
“Nel suo profondo vidi che s’interna, legato con amore in un volume, ciò che per l’universo si squaderna.” Forse non è tutto uguale; è solo che non vediamo ancora come Dio tiene insieme le cose. Ciò che oggi appare squadernato, nel suo profondo è già legato con amore.
Tutto — anche le nostre delusioni — trova senso solo in quel legame d’amore che unisce il Creatore e la sua Chiesa.
Non dobbiamo aver paura firmata: semmai, fede firmata con il Sangue dell’Agnello.
Don Pietro Paolo carissimo,
sempre condivido e comprendo il suo piglio marcatamente cattolico ma, la prego, non difenda l’indifendibile, non paragoni San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI a Francesco e papa Leone!!!
Una associazione simile non solo è profondamente ingiusta – da qualsiasi verso la si legga – ma toglie davvero ogni speranza e instilla davvero paura e apprensione, giustificando – tra l’altro – le troppe posizioni sedevacantiste…
Occorre mettere la verità prima dell’Istituzione e non l’Istituzione a supporto di tante ideologie relativiste oggi insorte dal di dentro della gerarchia cattolica: la teologia della liberazione, che ben intesse la Dilexi Te, è un esempio inconfutabile!
Ora, il rispetto per il Papa non può includere un servilismo a tutto ciò che propone, visto che ciò che propone dovrebbe essere sempre per confermarci nel deposito della fede. Dilexi te, è l’ennesimo manifesto di una chiesuola marxista asservita ai poteri forti che ordinano la nostra! sostituzione etnica attraverso la piaga dei migranti! I quali non sono qui per integrarsi! I quali, spesso, odiano l’Italia e la nostra cultura cristiana!
No, non avevamo bisogno di Papa BergoLeo… ma di un Papa Leone XIV, a tutt’oggi – mi spiace dirlo – decisamente “fedevacantista”…A me non bastano parole di facciata, smentite poco dopo da comportamenti non solo incoerenti ma in contrasto con la fede cattolica.
Preghiamo tanto! Continuamente!
E serviamo la Verità a qualunque costo, soprattutto quando neppure da Roma la sentiamo proclamare e difendere!
Con profonda stima e sentimenti di filiale gratitudine e rispetto.
Carissimo “Occhi Aperti”,
capisco bene la sua amarezza e, in parte, la condivido: la confusione e le ambiguità che oggi attraversano la Chiesa feriscono chiunque la ami sinceramente. Tuttavia, la sua posizione, pur animata da zelo per la verità, rischia di oltrepassare l’equilibrio cattolico.
È legittimo esprimere riserve verso alcune scelte o parole del Papa, ma questo non autorizza a metterne in dubbio la legittimità. Il riconoscimento del Romano Pontefice è un dato di fede, non un giudizio di simpatia o convenienza. Espressioni come “BergoLeo” o allusioni a una sede vacante non edificano: incrinano la comunione e alimentano sospetti.
Non si tratta di difendere l’indifendibile, ma di evitare giudizi sommari. Tutti i papi, anche i più venerati, sono stati criticati nel loro tempo: Leone XIII fu accusato di socialismo per la Rerum Novarum; Pio XII di silenzio colpevole; Giovanni Paolo II di eccessivo ecumenismo; Benedetto XVI di rigida chiusura. Eppure nessuno di loro uscì dal solco della successione apostolica. Lo stesso vale, con i suoi limiti, per il Papa attuale: il giudizio su un pontificato va dato alla luce della fede e della storia, non dell’emotività.
Dire “la verità prima dell’istituzione” può suonare nobile, ma separare la verità dalla Chiesa è un errore grave: la Chiesa resta il Corpo di Cristo, ferito nei suoi membri ma non corrotto nella sua essenza. Il vero atteggiamento cattolico non è la ribellione, ma la fedeltà paziente e sofferente: pregare, discernere e, se necessario, correggere con rispetto.
Comprendo le sue riserve su Dilexi te, ma dedurne un disegno ideologico o di “sostituzione etnica” è eccessivo. La Chiesa, anche quando sbaglia linguaggio, non tradisce la fede: tenta di incarnarla nel mondo, talvolta con goffaggine.
Lei ha ragione nella diagnosi — la confusione è reale — ma non nella terapia. La via non è il disprezzo né il distacco, ma una fedeltà più profonda, purificata dalla croce. La verità si serve nella Chiesa, non contro di essa.
Con sincera stima e unione di preghiera.
Don Pietro Paolo
No, don Pietro Paolo, mi permetta di chiarire laddove evidentemente non ho saputo esprimermi:
Nessuna amarezza, semplice evidenza dei fatti a cui si giunge unendo i puntini.
Nessunissimo dubbio, poi, riguardo alla legittimità del pontificato attuale.
Nessunissima allusione, poi, a una vacanza di sede!
L’allusione è a una mancanza di fede, semmai.
Ed elencarne i motivi, questo sì, non è edificante…
Non è edificante che il Papa stia in silenzio di fronte a un gay pride alla Porta Santa, non è edificante sapere della chiusura delle due diocesi storiche in Cina, non mi edifica che il Papa ometta la parola inferno nella sua omelia su Lazzaro e il ricco Epulone, non mi conferma nella fede che il Papa benedica un pezzo di ghiaccio in una ceremonia neopagana orripilante, non mi edifica affatto l’orrendo concerto per il compleanno del Papa nè mi ha edificato l’uso dei droni per proiettare Francesco sul Cupolone… alla faccia dei poveri… alla faccia di chi vive la guerra… sotto agli occhi del Crocifisso e memori delle Sue Piaghe..
Si era nei Primi Vespri dell’Esaltazione della Croce, se non ricordo male.
Avrei altro da aggiungere a questo elenco molto impreciso. Mi fermo.
Nessuna ribellione, dunque. Nessun tipo di disprezzo per nostra Santa Madre Chiesa!
Semplici constatazioni. Doverose per iniziare a capire chi è Leone XIV. Aspettavo il 6 settembre come banco di prova, per farmi una idea, e da lì, purtroppo, ho dovuto tirare le somme. Anche perché si sono susseguiti a raffica molti, troppi, tristi eventi…
Ad ogni modo, credo seguirò il suo saggio consiglio implicito: meglio tacere, soffrire e pregare.
Mentire giammai. Nascondere sotto al tappeto la verità: ancora una volta, giammai. Il tempo griderà da sè la verità. Che non ho affatto separato dalla Chiesa di Cristo ma dall’Istituzione che taluni rappresentano tanto legittimamente quanto vergognosamente.
Di apostasia, poi, ricordiamolo, ne ha parlato la Madonna in più di una apparizione, e certamente non intendeva nuocere alla Chiesa, di cui è Madre…
Don Pietro Paolo carissimo, chiudo ringraziandola per avermi richiamato al buon ordine.
Ne prendo atto e, almeno per ora, in coscienza, trovo giusto obbedirle in spirito di riconoscenza e rispetto per la sua autorità sacerdotale.
Che la Madonna di Fatima, preghi per il Papa e per tutti noi! In unione di preghiera sempre!
🙏🙏🙏🙏 interverrà Nostro Signore e la Vergine sua Madre. Confidiamo nelle loro promesse
Vede Mons X,
scantona di qui e traccheggia di là per non voler vedere la questione, purtroppo si resta in mezzo al guado.
Non si tratta di starci a proprio agio (può piacere, può bastare…), ma almeno di dover ammettere che non soddisfa l’evangelico “sì sì, no no” raccomandato da Nostro Signore Gesù Cristo (Dio).
Per chi è cattolico bisogna decidersi a prendere una posizione non ambigua per quanto riguarda Benedetto XVI dal 2005 al 2022. Possibilmente iniziando a ragionare semplicemente su quello, senza attingere alla deriva postconciliare per svicolare e parlare d’altro.
Ha o non ha combattuto contro i lupi presenti nell’ovile, da lui immediatamente denunciati?
Li ha lasciati fare, da pasticcione che apre l’ovile e poi, dal 2013, se ne sta dentro in pantofole, vestito da pastore?
Che cosa ha veramente declarato nel 2013? La resa? L’armistizio? Un patteggiamento fifty-fifty con il branco?
La concessione vitalizia dell’ovile ai lupi?
Il diritto del branco sulla pozza del gregge, per rotolarvisi nel fango grufolando come maiali?
Più terra terra: c’è o non c’è mai stato un impedimento della Sede? Quando è morto l’ultimo Papa? Nel 2022 o nel 2025? E Leone XIV chi è: un Papa che riprende dall’impedimento sofferto da Benedetto XVI oppure dall’invalidità canonica del ruolo di Francesco?
Quello che penso io non vale nulla: è la Chiesa cattolica a doversi prendere la responsabilità della verità e di comunicarla papale papale. Ma non può limitarsi a delle mezze verità, o a dei lamenti genericamente generici, pensando che siano tutti deficienti e che il Diritto Canonico sia estraneo alla pretesa di essere nel giusto.
Se stata (ai sensi del Diritto Canonico) una situazione di Sede impedita, siamo sicuri di non esserci ancora dentro? Se invece non c’è più impedimento, si apra il famoso bauletto bianco, con tutto quel che segue.
Il contenuto del bauletto è lì da leggere e il terzo segreto di Fatima non è esaurito: “si illuderebbe chi lo pensasse”. Benedetto XVI lo disse nel 2010… No, non si è esaurito con l’attentato a San Giovanni Paolo II del 1981 con buona pace di Sodano e di Bertone.
Benedetto era un pastore o un pasticciere? Curava il gregge o friggeva zeppole? Di conseguenza: Bergoglio aveva o no il munus di Vicario di Cristo?
La sua eredità “dottrinale” ce la teniamo stretta o la cestiniamo tutta?
Leone XIV è in grado di esercitare il ministerium, ammesso che il suo munus sia legittimo?
O è pure lui in mezzo al branco, anche se adesso avrebbe in mano l’asso che fa saltare il banco?
Lo Sposo starà a guardare alzando un sopracciglio o sta per intervenire salvando la Sposa dai malintenzionati?
Se Bergoglio e Leone XIV sono legittimamente Papi, è ora di stare tutti zitti e di smetterla di far le pulci al pastore.
Sia chiaro soprattutto ai tradizionalisti, di ogni ordine e grado, di ogni genere e specie.
Se Benedetto XVI era un pasticcione, se quel che gli è successo, dal 2005, era tutto normale (compresa l’ostilità palese di molti “cattolici” inorriditi dalla Dominus Iesus e dal santo curato d’Ars), allora deve andarci bene tutto il resto.
Anche che “in Illo Uno unum” significhi tenere insieme l’aborto con la santità di Madre Teresa di Calcutta.
Che nella comunione dei santi Giovanni il Battista predichi Amoris laetitia o Pier Damiani Fiducia supplicans.
Che la santa Messa ripresenti lo stesso unico sacrificio di Cristo anche danzando seminudi sull’altare.
Che l’Eucaristia transustanzi o transignifichi le specie.
La Chiesa-Sposa e il munus petrino non sono solo istituzione, istituzione umana, al modo terreno.
E’ lampante che oggi le istituzioni -terra terra- sono dei simulacri sui quali il principe di questo mondo ha messo gli artigli.
Dice lui (il falsario e omicida) che l’inferno se c’è è vuoto, che problema c’è?
Ma il Papato e la Chiesa-Sposa sono altro. Di Un Altro.
Che pasticcio… Colpa prima di quel papasticcione di Benedetto e adesso del Leone che non capisce un acca di lupi e puma?
O solo colpa del pasticcio di papaciccio, come se fosse accaduto tutto per caso, tra santerellini e verginelle…
Quelli che adesso vorrebbero sorvolare su un ventennio per riprendere coi loro giochetti in sacrestia?
Ratzinger scrisse Introduzione al Cristianesimo e affermò,senza mai cambiare parere, che la Resurrezione di Cristo è SIMBOLICA. Quindi anche l’ostia consacrata è simbolica del Corpo di Cristo?
La sostanza della Fede Cattolica è stata mutata molto prima di Bergoglio egli ha decrittato i papielli del e sul CVII. Prevost che ha studiato sui libri di Kung, Rahner, e altri modernisti che cosa potrebbe tirar fuori dal suo forziere? Solita retorica buonista che non coglie mai il centro del Problema. Il peccato. Esso acceca,rende stolti
superbi, incapaci di leggere la storia e ostinati. Senza la Conversione,predicata e vissuta, senza l’umiltà di aggrapparsi alla Grazia, gli uomini di Chiesa non faranno altro che chiacchiere, faranno più danni che bene, non offrendo l’unica salvezza dell’ Umanità, Cristo Gesù,Figlio di Dio, veramente uomo, realmente morto e risorto.
Udienza generale 26 marzo 2008:
Cari fratelli e sorelle!
“Et resurrexit tertia die secundum Scripturas – il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture”. Ogni domenica, con il Credo, rinnoviamo la nostra professione di fede nella risurrezione di Cristo, evento sorprendente che costituisce la chiave di volta del cristianesimo.
Non ho sottomano “Introduzione al cristianesimo”, per cui non posso confutare la sua affermazione, che mi sembra parecchio strana, che la resurrezione vi sia considerata come un simbolo. È sicuramente falso invece che Ratzinger abbia sempre detto che la risurrezione è un simbolo, come chiunque può verificare dalla citazione dell’udienza generale. Non che ce ne fosse bisogno: in quasi otto anni non ce ne saremmo accorti? Non ci saremmo accorti che non credeva alla transustanziazione? Forse qualche pregiudizio in meno non guasterebbe.
Inoltre:
“In Giovanni viene messo in rilievo il realismo dei sacramenti, ossia il realismo della risurrezione di Gesù”
(J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo, p. 346)
Da nessuna parte si parla di simbolo o simbolismo; penso che lei abbia completamente travisato tutto il discorso che viene fatto sulla risurrezione.
Posso umilmente dire, da ignorante quale sono, che se non è risorto DAVVERO del simbolismo non me ne importa nulla? Vedi San Paolo…
Ottima osservazione. Ma pare che ormai, dopo dodici anni di montagne russe bergogliane, sia normale anche pensare di aver avuto un Papa che non credeva alla resurrezione, e che dunque ritenesse di essere una specie di venerabile soprammobile sul soglio di un certo pescatore psicopatico.
Sono d’accordo : Paradossalmente la DELUSIONE è sintomo di questa espoca . Il faut reagir d’abprd! Non rsta che una scelta …
I commenti sono chiusi.