La Rivelazione come Funzione Storico-teologica della Bibbia. Amedeo Zerbini.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, l’ing. Amedeo Zerbini, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla nostra fede. Buona lettura e meditazione.

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La Rivelazione come funzione storico-teologica della Bibbia.

Seguendo il consiglio datomi da Don Pietro Paolo, nel suo commento alla mia riflessione sulla Teologia Biblica, continuo nel mio lavoro di divulgazione  con la presentazione di un’altra fondamentale parola, forse più importante della Retribuzione: la RIVELAZIONE.

Questa riflessione non è per coloro che già sanno, ma per tutti coloro per i quali la parola Rivelazione è poco più che una parola vuota, o è riferita solo al N.T.

Il primo passo da compiere per comprendere il vero senso di una Teologia Biblica è quello di capire il significato teologico e biblico della parola RIVELAZIONE.

Rivelazione è un termine del linguaggio comune che significa rendere noto qualcosa che non era conosciuto o era segreto. In certi casi però è addirittura un reato se ciò che viene rivelato, per la legge, doveva rimanere segreto.

Per la religione cristiana è invece un termine sacro. Alla Rivelazione il Catechismo della Chiesa Cattolica dedica l’articolo 1 del capitolo II.  Nella  introduzione dice: – Per mezzo della ragione naturale, l’uomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui l’uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze, quello della rivelazione divina.49 Per una decisione del tutto libera, Dio si rivela e si dona all’uomo svelando il suo mistero, il suo disegno di benevolenza prestabilito da tutta l’eternità in Cristo a favore di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.

Come viene affrontato l’argomento dalla Teologia Biblica? E’ quanto tenterò di dire nel seguito di questa riflessione.

Partiamo dal noto brano introduttivo della Lettera agli Ebrei :

1Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, 2in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo.– (Eb 1,1-2).

Dio è quindi il soggetto, è lui che ha parlato in diversi modi. Ma, in parte, è anche l’oggetto perché parla anche di sè.

Aggiungiamo parte del prologo del Vangelo di Giovanni ed avremo di che discorrere per ore.

 

17Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18Dio nessuno l’ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato. (Gv 1,17-18).

Gesù è quindi la Rivelazione finale e definitiva di Dio.

Entrambe queste solenni dichiarazioni sembra vogliano escludere ogni possibilità per la pura speculazione umana di raggiungere la vera conoscenza di Dio. Qualcuno però potrebbe osservare che entrambe appartengono a testi neotestamentari e potrebbero essere stati influenzati dal desiderio dei rispettivi autori di fare una apologia di Cristo.

Andiamo perciò con ordine e vediamo prima cosa si dice nell’AT.

Il termine Rivelazione è poco presente, come tale, nella Bibbia: ci sono 19 occorrenze in tutto, delle quali soltanto 9 appartengono all’AT. Ma la Rivelazione, in quanto fatto storico è presente nelle sue manifestazioni in tutta la Bibbia, anche se il genere di manifestazione tipico dell’AT è diverso da quello del NT. E’ impossibile elencare tutte le manifestazioni di Dio nella storia dell’uomo e fare l’elenco delle cose che ci sono state rivelate. Qui accontentiamoci delle principali.

Nell’antico oriente erano presenti molte forme di ricerca riguardanti i segreti degli dei e del destino degli uomini: dai sogni alle divinazioni e ai presagi, dalle consultazioni dei sacerdoti al ricorso agli indovini. Nulla da stupirsi che questo avvenisse anche in Israele. Ma in Deuteronomio 18,10-12 è detto:

[9]Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini delle nazioni che vi abitano.

[10]Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia;

[11]né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti,

[12]perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore.

L’orientamento profondo del pensiero biblico è che Israele ha incontrato Dio nella propria storia e che alla radice della rivelazione c’è una gratuita iniziativa di Dio.

E’ notevole il fatto che nel citato testo della Lettera agli Ebrei, riferendosi ai tempi antichi,  venga fatto un distinguo fra i “molti modi” in cui Dio ha parlato “ai padri” e “per mezzo dei profeti”. Infatti le manifestazioni di Dio ai Padri e tramite i Padri pur facendo parte di un grande disegno salvifico tendono ad essere episodiche e legate al racconto di fatti, luoghi ed eventi diversi. Quelle invece dei profeti sono elettive, in funzione di una chiamata del Profeta ad essere, per tutta la sua vita, un intermediario della parola fra Dio e il popolo. Quasi tutti i profeti, nei rispettivi libri, raccontano come è avvenuta la loro chiamata (in un sogno, in una apparizione ecc.). Nella tradizione ebraica e cristiana tutta la Bibbia è considerata parola di Dio, ma una cosa sono i profeti e altra cosa sono i libri storici, i salmi, i  libri sapienziali ecc.

Nel Salmo 136 al racconto della liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù subita in Egitto vengono premessi i versetti 5-9 nei quali si ricordano i prodigi compiuti da Dio nella creazione. Come dire che il Dio creatore, lui stesso, di sua iniziativa, ha salvato Israele dall’Egitto. Dio si rivela prima di tutto agendo.

Già nel Pentateuco (la Torah ebraica) sono presenti molti racconti che testimoniano la vicinanza di Dio all’uomo a volte con un dialogo diretto. In Genesi è raccontata la chiamata di Abramo e il suo tentativo di far recedere Dio dal suo proposito di distruggere Sodoma con una insistente supplica alla quale Dio  risponde direttamente. Ma è nel libro dell’Esodo che ritroviamo una vera esplosione di racconti di fatti che coinvolgono non solo Mosè ma l’intero popolo ebraico in cammino verso la patria perduta in cui Dio si fa presente con le parole e con i fatti.

E’ bello anche per noi leggere che Dio chiamò Mosè e gli disse : — Ho visto l’oppressione del mio popolo in Egitto, ho udito il suo grido di fronte ai suoi oppressori, conosco le sue angosce. Voglio scendere a liberarlo. –

Dio si rivela per farsi conoscere e intrecciare un dialogo con l’uomo anche se il suo essere rimane un mistero inaccessibile. La rivelazione non è una teofania. SALVEZZA, LEGGE, PROMESSA sono le vere finalità della Rivelazione.

La Salvezza. Quando Dio si auto presenta con le parole : — Io sono il Signore Dio tuo che ti ha fatto uscire dall’Egitto – vuole comunicare due cose . La prima è che lui è il Signore, cioè colui che sta al di sopra delle cose e dell’uomo, la seconda è che lui dà all’uomo anche le cose più inaspettate, come l’uscita da uno stato di schiavitù ad uno stato di piena libertà. La rivelazione quindi non è una esibizione sterile, ma è diretta all’uomo e per l’uomo che ne ha bisogno. Dio si propone così come aiuto all’uomo che in lui oltre alla vita trova aiuto e sicurezza.

La legge. Nella grande rivelazione del Sinai, raccontata nei capitoli 19 e 20 dell’ Esodo, Dio dà al popolo la sua legge, cioè dieci norme da rispettare, perché tali norme non sono autonomamente individuabili dall’uomo, ma sono essenziali per una condotta morale che lo conduca alla salvezza. Per questo motivo Dio ritenne di doverle lui stesso comunicare a Mosè perché le comunicasse al popolo di Israele che, a sua volta, tramite le Scritture le comunicò al mondo intero e per secoli e secoli fino ad oggi e domani.

La promessa. Le promesse di Dio sono la molla che fa scattare l’azione umana proiettandola nel futuro. Come la promessa fatta ad Abramo ( Genesi 12,1-3) :

[1] Il Signore disse ad Abram:
“Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria
e dalla casa di tuo padre,
verso il paese che io ti indicherò.

[2] Farò di te un grande popolo
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e diventerai una benedizione.

[3] Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra”.

Qui da parte di Dio c’è un ordine – vattene dal tuo paese – e una promessa – Farò di te un grande popolo –.

Pensiamo a tutto quello che è avvenuto dopo, per la realizzazione di questa promessa.

Non mi pare superfluo osservare, a questo punto, che Gesù stesso affermò di non essere venuto ad abrogare ma a dare adempimento/compimento alla legge e ai Profeti  e quindi anche a questa promessa, mentre gli ebrei che non gli hanno creduto stanno ancora attendendo che si compia interamente ( magari compiendo stragi fra i palestinesi e i musulmani !!!! ).

Prima di entrare, per forza di cose succintamente, nell’ampio discorso della Rivelazione nel Nuovo Testamento, rimangono da vedere ancora tre aspetti della Rivelazione nell’AT.

Il primo è che Dio per rivelarsi si serve sempre o quasi sempre di un intermediario. Il secondo è che Dio si è eletto, come intermediari, oltre ai Patriarchi, i Profeti. Il terzo è il collegamento tra la Rivelazione e la Sapienza. Non mi dilungo sui primi due perché sono di per sé evidenti. In particolare, più sopra, ho già sottolineato il carattere vocazionale ed elettivo della Profezia. Mi soffermo sul terzo anche perché il libro della Sapienza è uno dei miei preferiti.

La Sapienza è dono di Dio agli  uomini, ma i detti della Sapienza sono frutti della stessa Sapienza una volta che è entrata nell’uomo, più che essere frutto di episodica ispirazione da parte di Dio. Come è detto nel CdCC :

– Per mezzo della ragione naturale, l’uomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. –

Ma per giungere a questa conoscenza gli è necessaria la Sapienza. Molto significativi sono a mio parere questi versetti tolti dal Libro della Sapienza.

–7Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza;
implorai e venne in me lo spirito della sapienza.
8La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto;
9non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l’oro al suo confronto è un po’ di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte ad essa l’argento.– (Sp 7,7-9)

— Essa (la Sapienza) è un tesoro inesauribile per gli uomini;
quanti se lo procurano si attirano l’amicizia di Dio,
sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento.–  (Sp 7,14)

— Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza
e di pensare in modo degno dei doni ricevuti,
perché egli è guida della sapienza
e i saggi ricevono da lui orientamento.– (Sp 7,15)

21Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so,
poiché mi ha istruito la sapienza,
artefice di tutte le cose.

22In essa c’è uno spirito intelligente, santo,
unico, molteplice, sottile,
mobile, penetrante, senza macchia,

terso, inoffensivo, amante del bene, acuto,
23libero, benefico, amico dell’uomo,
stabile, sicuro, senz’affanni,
onnipotente, onniveggente
e che pervade tutti gli spiriti
intelligenti, puri, sottilissimi.—(Sp 7,21-23)

Ed arriviamo al N.T. dove la Rivelazione raggiunge il suo massimo compimento. Per volontà e  libera decisione di Dio il Figlio assume temporaneamente un corpo umano per annunciare con gesti e parole la Verità. Ma nemmeno in questa situazione Dio fa vedere il suo eterno volto. Il volto di Gesù storico, quello che hanno visto i suoi contemporanei, era il volto del “Figlio di Dio fatto uomo” non quello  del Figlio di Dio celeste preesistente a Gesù-uomo. Dio promette di far vedere il suo volto nell’aldilà ai giusti che con ciò riceveranno il massimo dei premi.

Tutti i libri del N.T. sono costituiti di rivelazione ma i pilastri del N.T. sono i Vangeli Sinottici, alcune Lettere di San Paolo, e il Vangelo secondo San Giovanni. Il povero figlio di un falegname, che pranzava con i peccatori e si proclamava re dei Giudei fu uno scandalo per i Farisei, che più volte tentarono di metterlo alla prova e di svergognarlo di fronte alla gente e infine trovarono il modo, grazie alla viltà di Pilato, di farlo crocifiggere.

Matteo, Marco e Luca raccontano parte della vita di Gesù indicandolo come prova vivente della Verità e della potenza di Dio e del suo amore per gli uomini. Come raccontato da Marco nel capitolo 8, versetti 10-13 i Farisei chiesero “un segno dal cielo, per metterlo alla prova” ma Gesù lo negò loro dicendo : “In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione”. Ciò fa pensare che i miracoli non li abbia compiuti come segni di potenza, ma come segni di compassione per le persone sofferenti e di amore per gli uomini. Gesù conferma la sua realtà di unico rivelatore di Dio con le parole riportate sia da Matteo che da Luca :– Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. – Per il potere ricevuto e per l’intima conoscenza del Padre Gesù è il vero rivelatore diverso da tutti gli altri che l’hanno preceduto e seguito. Oggetto di rivelazione non è soltanto il Padre, ma anche il Figlio e il mistero della sua stessa venuta fra gli uomini, del suo sacrificio estremo e della sua resurrezione. Non privo di significato è anche il fatto che nel suo insegnamento Gesù abbia fatto largo uso delle parabole. A Gesù non interessava discutere da dottore con i dottori. Con i suoi racconti fittizi tratti dalla vita di tutti i giorni Gesù voleva condurre i semplici a capire da se stessi le profonde verità di Dio.

E veniamo a San Paolo. Non per nulla San Paolo fu soprannominato “Apostolo delle genti” o “Apostolo dei gentili”. Dalle sue lettere è chiaramente deducibile che la Rivelazione rimarrebbe lettera morta se non venisse continuamente annunciata dagli apostoli . Egli usa i termini di apostolo e apostolato non riferendosi ai dodici diretti discepoli e seguaci di Gesù ma a tutti coloro che annunciano la Parola, evangelizzano e svolgono un ministero di Grazia. Secondo San Paolo la rivelazione del mistero di Dio è un fatto teologico ed ecclesiale, è un progetto di comunione che deve condurre alla riunificazione dell’umanità in Cristo. Non più i giudei da una parte e i gentili dall’altra ma tutti insieme dovranno costituire un solo corpo, come è detto in Efesini 3,6 : —  i Gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo — .

Infine una parola a parte va dedicata al Vangelo secondo Giovanni, che come i sinottici racconta fatti e detti di Gesù ma ponendo l’accento su tre temi particolari: la rivelazione, la fede e l’incredulità. San Giovanni apostolo scrisse il suo vangelo in tarda età (attorno al 90 d.C. ) e pertanto in esso è confluita, oltre al ricordo di Gesù vivente, l’esperienza apostolica ed ecclesiale dell’autore. Il messaggio del IV vangelo ha contenuti comuni  ai sinottici, ma anche molti contenuti originali propri di tale esperienza . La drammatica contrapposizione tra rivelazione e rifiuto si vede già nel prologo:

5la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta.

E ancora:

10Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
11Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l’hanno accolto.

Un’altra pagina importante del IV Vangelo è il capitolo 17 contenente la preghiera sacerdotale. E’ una preghiera che Gesù rivolge al Padre, ma al centro di essa ci siamo noi. Così dice Gesù:

6Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. 7Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro;–

E ancora:

—  20Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; 21perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

22E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. –

A Gesù sta a cuore l’unità di tutti i credenti. Riflettano gli uomini della Chiesa. Unità di tutti i credenti !!!!

 

Importante infine nel Vangelo di Giovanni è la esaltazione della potenza dello Spirito Santo.

 

32Giovanni (Battista) rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. 34E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”. (1,32-34 ).

Compito dello Spirito Santo , secondo l’evangelista Giovanni, è quello di farci interiorizzare e attualizzare le parole di Gesù :– 25Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. 26Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. – (14,25-26).

Quindi per Giovanni non c’è possibilità di comprendere Gesù e la sua parola, di diventare suoi testimoni e compartecipi con lui alla vita divina senza il dono dello Spirito Santo.

 

Giovanni, rispetto agli altri tre evangelisti mostra di avere una visione più globale e universale della Rivelazione. Il Padre, il Figlio che è con Lui dall’eternità, il Figlio incarnato, gli uomini che ne accettano la  verità e l’ insegnamento  formano un tutt’uno in cui prende concretamente corpo ciò che cristianamente prende il nome di RIVELAZIONE.

In conclusione o dobbiamo ammettere che Gesù era nient’altro che un mitomane e che i Patriarchi, i Profeti, gli evangelisti e gli apostoli  erano tutti dei pazzoidi affabulatori, oppure dobbiamo riconoscere che il filo conduttore delle Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento è l’autentica rivelazione di Dio non soltanto per gli ebrei, ma per tutta l’umanità.

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9 commenti su “La Rivelazione come Funzione Storico-teologica della Bibbia. Amedeo Zerbini.”

  1. Don Pietro Paolo

    Caro Amedeo,

    questa Sua riflessione sulla Rivelazione come funzione storico-teologica della Bibbia merita un sincero apprezzamento. Si avverte chiaramente la profondità della ricerca e il desiderio di rendere accessibile a un pubblico più vasto uno dei temi centrali della teologia biblica. Molto efficace è la distinzione che Lei propone tra la Rivelazione come iniziativa gratuita di Dio nella storia e ogni tentativo umano di raggiungere il divino con le proprie forze.

    Ha giustamente sottolineato che, specialmente nell’Antico Testamento, Dio non si manifesta mai direttamente, ma si serve di intermediari — patriarchi, profeti, uomini da Lui scelti — e di eventi concreti per comunicare la Sua volontà salvifica. Come ricorda san Stefano nel discorso riportato negli Atti degli Apostoli (At 7,30.35), persino nell’episodio del roveto ardente «un angelo apparve a Mosè» e parlò a nome di Dio: un dettaglio teologicamente significativo, perché mostra come la rivelazione avvenga sempre attraverso mediazioni storiche.

    Correttamente Lei individua in Cristo la pienezza definitiva della Rivelazione. Solo una precisazione: quando afferma che «il Figlio assume temporaneamente un corpo umano», occorre ricordare che l’Incarnazione non è stata un evento provvisorio, ma un atto eterno nella storia. Il Figlio di Dio ha assunto per sempre la nostra umanità: dopo la Risurrezione essa è stata trasfigurata e glorificata, ma non abbandonata.

    Parimenti, quando la Sacra Scrittura parla del «volto di Dio», non lo si deve intendere in senso antropomorfico. Quando Gesù dichiara: «Chi vede me vede il Padre» (Gv 14,9), non intende riferirsi a un aspetto fisico, bensì affermare che in tutto ciò che Egli è, fa e dice, il Padre si manifesta pienamente, poiché il Figlio è «uno» con il Padre, pur rimanendo distinto come Persona divina.

    Nel complesso, il Suo lavoro comunica con chiarezza che la Rivelazione non è un insieme di nozioni o dottrine astratte, ma l’autocomunicazione viva di Dio all’umanità, che trova il suo compimento nel mistero del Verbo incarnato. Ed è proprio questo filo rosso — dalla voce che chiama Abramo fino al “Consolatore” promesso da Cristo — a rendere la Bibbia il libro della Rivelazione, capace di illuminare ogni epoca e ogni uomo.

    Con stima e gratitudine per questo prezioso contributo

    1. stilumcuriale emerito

      Grazie!!!
      Nel mio forzato eremo sto preparando un nuovo scritto, il cui argomento per ora tengo segreto. Penso che non mancherà di stupire più di uno dei miei pochi lettori.

  2. l’unica rivelazione storico teologica è la mazdea di zaratustra che ciro il grande diffuse in tutto l’impero persiano e che fu fatta propria dal cristianesimo,kristos era saoshyant,il salvatore da essi atteso.tra i 20 della scuola d’atene raffaello dipinge zoroastro il nome grecizzato, e non il mai esistito mosis.il dipinto,da 500 anni,è nella biblioteca del papa-mi auguro che il dr.TOSATTI voglia aprire una riflessione su un libro che non ha alcun valore storico e quindi teologico che Teodosio appiccicò alla chiesa che in 200 anni,nonostante le persecuzioni,aveva conquistato l’impero romano

        1. Eh sì caro SE, questo ” cattolico ” emana un forte odore di altro pseudonimo, al femminile, operante sul blog .

          1. Giovanni caro,
            chissà perchè i fondamentalisti “de fero” sono tanto morbosamente attratti dal gender?

          2. stilumcuriale emerito

            Tra le opere di misericordia c’è anche quella che dice: –Sopportare con pazienza le persone moleste —
            Caro Giovanni, sopportiamola con pazienza…

I commenti sono chiusi.

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