Vaticano II: la Primavera non c’è Stata. Urgente e Necessario un Esame Critico. Marian Eleganti.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Marian Eleganti, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste lucide e severe riflessioni su ciò che è seguito al Concilio Vaticano II. Buona lettura e condivisione.

§§§

Vaticano II: la primavera annunciata non c’è stata

Sono nato nel 1955 e da bambino ero un chierichetto entusiasta. All’inizio, servivo secondo il Rito Antico, sempre un po’ nervoso all’idea di sbagliare le risposte latine; poi, nel bel mezzo dell’azione, sono stato riqualificato alla cosiddetta Nuova Messa. Da bambino, ho assistito all’iconoclastia nella venerabile Kreuzkirche (Chiesa della Santa Croce) della mia città natale. Gli altari gotici scolpiti furono abbattuti sotto i miei occhi infantili. Rimase solo l’altare del popolo, il coro vuoto; la croce nell’arco del presbiterio, Maria e Giovanni a sinistra e a destra su pareti bianche spoglie: nuove, espressive vetrate, inondate dal sole che sorgeva a est.

Nient’altro: fu un taglio netto senza precedenti. Noi bambini pensavamo che tutto fosse normale e appropriato e risparmiavamo diligentemente per il nuovo pavimento in pietra, contribuendo così alla riforma e al restauro della chiesa. L’euforia che circondava il Concilio era portata ovunque dai sacerdoti, e furono convocati sinodi, ai quali io stesso, da giovane adolescente, partecipai. Non capivo assolutamente cosa stesse succedendo. A vent’anni, ero un novizio e sperimentai in prima persona e dolorosamente le tensioni liturgiche tra i tradizionalisti e i progressisti riformatori. Furono introdotte nuove vocazioni ecclesiastiche, come quella degli assistenti pastorali sposati. Ricordo le mie osservazioni critiche su questi argomenti; le tensioni e i problemi che lentamente emergevano tra il ministero ordinato e quello non ordinato erano prevedibili fin dall’inizio. Il crollo del numero di candidati al sacerdozio era prevedibile e divenne presto evidente. Da giovane, avevo un atteggiamento senza riserve nei confronti del Concilio, e in seguito ne studiai i documenti con fedele fiducia. Tuttavia, fin dai miei vent’anni, diverse cose hanno attirato la mia attenzione: la desacralizzazione del coro, del sacerdozio e della Santa Eucaristia, così come la ricezione della Comunione, e l’ambiguità di alcuni passaggi nei documenti conciliari: mi sono reso conto rapidamente di tutto questo, da giovane laico ancora privo di istruzione teologica. Sebbene il sacerdozio sia stata l’opzione più forte nel mio cuore fin dall’infanzia, non sono stato ordinato sacerdote fino ai quarant’anni. Sono cresciuto con il Concilio, sono cresciuto e ne ho assistito all’impatto fin dal suo inizio. Oggi ho 70 anni e sono vescovo.

Col senno di poi, devo dire: la primavera della Chiesa non si è materializzata; ciò che è sopraggiunto è un declino indescrivibile nella pratica e nella conoscenza della fede, una diffusa informalità e arbitrarietà liturgica (a cui io stesso ho in parte contribuito, senza rendermene conto).

Da una prospettiva odierna, vedo tutto con crescente scetticismo, incluso il Concilio, i cui testi la maggior parte delle persone ha già abbandonato, invocandone sempre lo spirito. Negli ultimi 60 anni, cosa non è stato confuso con lo Spirito Santo e attribuito a Lui? Ciò che è stato chiamato “vita” e che non ha portato vita, ma piuttosto l’ha distrutta.

Volevano ripensare il rapporto della Chiesa con il mondo, riorganizzare la sua liturgia e rivalutare le posizioni morali. Sono ancora in fase di elaborazione. Il segno distintivo della loro riforma è la fluidità nella dottrina, nella morale e nella liturgia, l’allineamento con gli standard secolari e la spietata rottura postconciliare di tutto ciò che è accaduto prima. Per loro, la Chiesa è stata principalmente fondata a partire dal 1969 (Editio Typica Ordo Missae, Cardinale Benno Gut). Ciò che è venuto prima può essere trascurato o è già stato rivisto. Non si può tornare indietro. I più rivoluzionari tra i riformatori erano sempre consapevoli dei loro atti rivoluzionari. Ma la loro riforma postconciliare, i loro processi, sono falliti – su tutta la linea. Non sono stati ispirati.

L’Altare del Popolo non è un’invenzione dei Padri Conciliari.

Io stesso celebro la Santa Messa nel Nuovo Rito, anche privatamente. Tuttavia, grazie al mio lavoro apostolico, ho riscoperto l’antica liturgia della mia infanzia e ne noto le differenze, soprattutto nelle preghiere e nelle posture, e naturalmente anche nell’orientamento. Col senno di poi, l’intervento postconciliare sulla forma liturgica, vecchia di quasi duemila anni e molto costante, mi sembra una ricostruzione piuttosto violenta, quasi commissariale, della Santa Messa negli anni successivi alla conclusione del Concilio, associata a grandi perdite che devono essere affrontate. Ciò è stato fatto anche per ragioni ecumeniche. Molte forze, comprese quelle protestanti, sono state direttamente coinvolte nell’allineamento della liturgia tradizionale con l’Eucaristia protestante e forse anche con la liturgia ebraica del Sabato. Ciò fu fatto in modo elitario, dirompente e spietato dalla Commissione Liturgica Romana e imposto all’intera Chiesa da Paolo VI, non senza provocare gravi fratture e crepe nel Corpo Mistico di Cristo, che permangono ancora oggi.

Una cosa mi è chiara: se si può giudicare l’albero dai suoi frutti, è urgente una rivalutazione spietata e veritiera della riforma postconciliare: storicamente onesta e meticolosa, non ideologica e aperta, come la nuova generazione di giovani credenti che non conoscono né leggono i testi del Concilio. Né hanno un problema di nostalgia perché conoscono la Chiesa solo nella sua forma attuale. Sono semplicemente troppo giovani per essere tradizionalisti. Tuttavia, hanno sperimentato come funzionano le parrocchie oggi, come celebrano la liturgia e ciò che rimane della loro socializzazione religiosa attraverso la parrocchia: poco! Per questo motivo, non sono progressisti. Il cattolicesimo liberale, o meglio, il progressismo, a partire dagli anni Settanta, da ultimo sotto le spoglie del Cammino Sinodale, ha, dalla prospettiva odierna, fatto il suo tempo e ha spinto la Chiesa contro un muro, conducendola in un vicolo cieco. La frustrazione è di conseguenza grande. La possiamo vedere ovunque. Le funzioni domenicali e feriali sono frequentate per lo più da persone anziane. I giovani mancano, tranne che in alcuni punti caldi della chiesa, che sono rari e distanti tra loro. La riforma si sta autogestendo perché nessuno ci va più o legge i risultati: è una legge ferrea.

Come possiamo ancora oggi considerare la riforma postconciliare in modo così acritico e ristretto, misurata in base ai suoi frutti? Perché un confronto onesto con la tradizione e la nostra storia (ecclesiale) non è ancora possibile? Perché ci si rifiuta di vedere che siamo a un bivio e che dovremmo ripassare i libri, soprattutto liturgicamente? L’essere o il non essere della fede e della vita ecclesiale si decide sulla base della liturgia. Qui vive o muore il corpo mistico di Cristo. Tradizionalisti e progressisti hanno correttamente valutato questo aspetto fin dal 1965. Allora perché la tradizione è in aumento tra i giovani? Cosa la rende così attraente per i giovani? Rifletteteci un attimo! I piedi votano, non i concili. Forse dovremmo semplicemente cambiare direzione! Capito?

 

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29 commenti su “Vaticano II: la Primavera non c’è Stata. Urgente e Necessario un Esame Critico. Marian Eleganti.”

  1. Don Pietro Paolo

    Cara Zara,

    la sua osservazione mette il dito su un punto decisivo: i segni liturgici non sono mai fronzoli estetici, ma hanno un valore teologico. Su questo non c’è dubbio. Ma proprio per questo occorre guardare con attenzione al senso profondo delle scelte della Chiesa, senza fermarsi all’impressione superficiale che si tratti di un “cedimento” protestante.
    1. Trento e il tabernacolo
    Il Concilio di Trento reagì ad una crisi specifica: la negazione protestante della Presenza reale. Collocare il tabernacolo al centro dell’altare significava gridare: “Qui c’è Cristo vivo e vero!”. Fu una risposta necessaria e provvidenziale in quel contesto.
    2. Il Vaticano II non contraddice Trento
    Il Concilio Vaticano II non ha mai messo in discussione né la Presenza reale né il culto eucaristico. Anzi, Sacrosanctum Concilium (n. 7 e 47) ribadisce con forza la centralità del Sacrificio eucaristico e la presenza sostanziale di Cristo nelle specie consacrate. Non a caso Paolo VI promulgò l’enciclica Mysterium fidei (1965) proprio per condannare le interpretazioni simboliste e riaffermare la dottrina tridentina.
    3. Il senso del tabernacolo e dell’altare
    La riforma liturgica non ha “sfrattato” Cristo dal centro. Ha distinto due segni che erano stati sovrapposti:

    • l’altare: luogo del sacrificio, centro della celebrazione, simbolo di Cristo stesso che si offre;
    • il tabernacolo: luogo della custodia del Santissimo, per l’adorazione e la comunione fuori dalla Messa.

    Separarli non è diminuzione, ma chiarificazione: il fedele non confonde più l’azione del sacrificio eucaristico con la custodia eucaristica.
    4. Il sacerdote versus populum
    Nessun giochetto: il sacerdote, che celebri ad orientem o versus populum, agisce sempre in persona Christi capitis. Non è la posizione spaziale a garantire la verità del rito, ma il fatto sacramentale che Cristo stesso opera attraverso il ministro ordinato. L’altare è orientato a Dio, e l’assemblea celebra cum Christo Capite, non in contrapposizione al Signore.
    5. Il Concilio e il mondo
    Infine, sul discorso di Paolo VI all’ONU: non si trattava di “culto all’uomo”, ma di riconoscere nella dignità umana il riflesso dell’immagine di Dio. Il Vaticano II non è stato un cedimento, ma un tentativo — sempre perfettibile — di annunciare l’unico Vangelo all’uomo del nostro tempo.

    Archiviare il Concilio non è soluzione cattolica. Sarebbe come dire che lo Spirito Santo ha abbandonato la Chiesa proprio nel momento in cui essa si è riunita in concilio ecumenico. È più logico e più cattolico riconoscere che il Vaticano II va letto alla luce della Tradizione, non contro di essa.

    Come afferma Sacrosanctum Concilium n. 10:

    «La liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù».

    E Giovanni Paolo II, nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia (n. 23), ribadisce:

    «L’Eucaristia è il tesoro più prezioso della Chiesa. Essa è il centro vitale, il cuore pulsante che unifica tutto il corpo ecclesiale».

    Ecco perché, sia a Trento che al Vaticano II, la Chiesa ha sempre custodito la stessa fede eucaristica: Cristo realmente presente, realmente offerto, realmente adorato.

    1. Pier Luigi Tossani

      https://www.facebook.com/radiospadasocial/posts/pfbid0N2dtgkHFZ8b9rupX7p8KQqYkuHfucwab8FBBm8ickmABXJAx7jLteuFa4bJuM3nhl

      “Nelle grandi carrellate di arrampicate sugli specchi e mistificazioni assortite che accompagnano la vita della Chiesa dal “super-Concilio” ad oggi c’è un capitolo rilevante, il cui contenuto è sfruttatissimo in particolare all’inizio e alla fine (ma non solo) di ogni regno: “il Papa insicuro, manipolato, malinformato, strumentalizzato”.

      Insomma, la crisi che vive la Chiesa da oltre 60 anni, gli errori diffusi da soggetti in posizione autorevole, le nomine di personaggi improbabili e disastrosi, non hanno nulla a che vedere con la peste neomodernista che ha “trionfato” nel Vaticano II. Figurarsi! Il problema sarebbe un altro: le trappole tese da seconde e terze linee di potere dentro il Palazzo Apostolico!

      Il Papa lungi dall’avere un ruolo decisivo e fondamentale viene così ridotto a soggetto che non è mai pienamente responsabile dei suoi atti, puntualmente gabbato da collaboratori e assistenti, deformato nell’insegnamento da giornali e televisioni (vicenda Bergoglio-Scalfari docet), sorpreso da inafferrabili “fatti compiuti” ai quali al massimo può metter pezze ma che quasi sempre deve accettare a malincuore.

      Viene ricevuto un prete militante LGBT a pochi giorni da un giubileo arcobaleno, con un vice-presidente della CEI che celebra messa per i pellegrini? “Se l’è trovato davanti e i media hanno strumentalizzato”. Si organizza un incontro ecumenico-indifferentista in barba a ogni insegnamento della Chiesa? “E che doveva fare? Mandare via la pastora? Ormai era lì”. Nomina personalmente una promotrice di mostre sessualmente esplicite a presidente della Pontificia Accademia delle Belle Arti? “Purtroppo è la macchina vaticana che produce questi effetti”.

      Dunque il Papa non più come Pa-Pa, Pastor Pastorum – Pastore dei pastori, ma una pecorella smarrita e confusa, perennemente costretta a fuggire. Siamo all’inversione totale. Si tratta ovviamente di ricostruzioni lunari che, al massimo, possono valere per qualche caso eccezionale e comunque senza giustificare ciò che accade da tempo. Questo lo vede chiunque abbia un briciolo di buon senso.

      Ma c’è di più: all’inizio del regno non si possono prendere sul serio gli atti del Papa perché è sempre in itinere la sua fase di insediamento, alla fine poi è troppo vecchio e debole per assumere decisioni. Col settennato di Ratzinger siamo probabilmente passati dall’una all’altra parte senza pause intermedie, salvo scoprire che poi ha vissuto altri dieci anni in serena coabitazione col successore argentino. Anche con Leone XIV – chiarissimo fin dal principio – c’era chi parlava di aspettare 3 mesi, chi dopo l’estate, chi un semestre, chi un anno o due, qualcuno forse attenderà a trarre le somme a metà del regno del successore.

      Sotto una prospettiva distinta ma connessa, non manca poi il tema dell’interpretazione. Siamo in piena post-modernità: non esiste più la realtà, solo interpretazioni. Ogni dichiarazione e pronunciamento deve essere chiarito all’infinito. Il fatto è noto col “magistero del Concilio” la cui ermeneutica non è ancora condivisa dopo 60 anni: se il magistero (vedere qui per approfondire) è un insegnamento utile a delineare una posizione, è assurdo pretendere che a sua volta debba essere delineato senza sosta. Ma tant’è. “Dottore, chiami un dottore!”, direbbe qualcuno.

      La cosa ha avuto poi una ricaduta al limite del comico con certi voli pindarici per i quali si faceva dire a un documento l’esatto opposto di ciò che sosteneva arrivando così, un passo dopo l’altro, ai vari feuilleton su codici segreti, grandi prelati e chi più ne ha più ne metta.

      I fatti puntualmente si incaricano di guastare questi tsunami di chiacchiere e di riportare tutti ad una realtà ben più semplice. Le fughe descritte nascondono il desiderio (in buona fede o no, non sta a noi giudicare) di una soluzione comoda o allucinatoria al disastro che viviamo da decenni, e che – guardato a fondo – ci fa risuonare nella mente le parole del Salvatore: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18, 8).

      PS: A proposito di realtà: sì, l’articolo ha diversi rimandi a libri utili per la formazione. E sì: Radio Spada stampa testi non per tenerli in cantina. Quindi sì: li promuove. E infine sì: chi lo scopre, scopre l’acqua calda. Un po’ come avviene per quelli che ogni giorno si guardano intorno e vedono che qualcosa in Vaticano non va.

      Sipario”.

      1. Simone Torreggiani

        Se un santo viene nominato capitano di una nave su cui un manipolo di pirati ben amati reggono il timone, che rotta prenderà quella nave?

        Alcune interessanti citazioni tratte da ‘Ultime Conversazioni’…

        Pag. 166:
        Seewald: “In Vaticano lei non faceva parte di cordate. I clientelismi le facevano orrore. La sua distanza dall’apparato non le ha procurato anche molti nemici?”
        Benedetto XVI: “In realtà non credo. Ho avuto anche amici. Tutti sapevano che io non faccio politica e questo frena l’inimicizia. Pensano: non è pericoloso.”

        Da pag. 168:
        S.: “Chi decise che avrebbe dovuto scrivere il testo per la Via crucis al Colosseo del Venerdì Santo 2005 in cui si parlava della sporcizia all’interno della Chiesa, il tradimento a Cristo? Fu un’idea del papa [Giovanni Paolo II]?”
        BXVI: “Sì, venne da lui, sì. Fu il papa a volerlo.”

        Da pag. 190:
        [il tema è quello dell’uso improprio della liturgia]
        S.: “Si pensa che un papa abbia i pieni poteri e possa dire la parola definitiva.”
        BXVI: “Non è così.”
        S: “È impossibile?”
        BXVI: “Certo, impossibile!”

        Da pag. 49:
        [la data dell’evento citato è quella fatidica del 28/02/2013]
        S.: “Quando poi se n’è andato in elicottero, anche questo faceva parte in qualche modo dell’intera sceneggiatura, almeno visto dall’esterno. Si potrebbe dire che finora nessun papa era asceso al cielo ancora in vita…
        (Il papa ride.)
        S.: “A che cosa ha pensato?”
        BXVI: “Ero molto commosso. La cordialità del commiato, anche le lacrime dei collaboratori (la voce si spezza). Sulla casa Bonus Pastor campeggiava l’enorme scritta ‘Dio gliene renda merito’… e poi le campane (il papa piange). Ero proprio molto commosso. In ogni caso mentre mi libravo lassù e sentivo il suono delle campane di Roma sapevo che potevo ringraziare e che lo stato d’animo di fondo era la gratitudine.”

        Si capisce la situazione, o serve una spiegazione?

        1. La rivoluzione non si ferma mai: «La Rivoluzione è come Saturno: divora i suoi figli» diceva Pierre Victurnien Vergniaud prima di finire sulla ghigliottina.

          1. Simone Torreggiani

            C’è anche una Santa Rivoluzione: la Conversione. Alla fine proprio questa ‘ribellione a satana’ riporterà a Dio le anime perse: ‘tutti’ i peccatori si salveranno, proprio come diceva Bergoglio — omettendo però di aggiungere che i più ostinati dovranno prima passare attraverso guai a non finire e il fuoco della Geenna. Il ‘timor di Dio’ a un certo punto, per Sua grazia, prevarrà sul luciferino ‘non serviam’.
            “Alla fine il Mio Cuore Immacolato trionferà” è la solenne promessa della Beata Vergine Maria, Colei che è destinata a prevalere sul maligno.
            Ora sta a noi aderire a questa Santa Alleanza oppure rifiutarla per continuare a inseguire chimere…

    2. Caro don Pietro Paolo, finalmente trovo un po’ di tempo per continuare questo nostro dialogo “ecumenico”, che come vede non porta assolutamente a nulla. Siamo qui a dirci: ma quanto bravi siamo a dialogare civilmente, ma entrambi non cambiamo opinione e siamo qui a confrontare le nostre idee senza che la Verità emerga a convertire o me o Lei, entrambi pensiamo di avere ragione, pur riconoscendo qualche punto in comune, non cediamo sulla questione principale.
      La ringrazio comunque del confronto. Difatti, se osi toccare l’argomento vaticano II, o magistero di Francesco, altri sacerdoti ti saltano alla giugulare senza darti scampo.
      Nella Sua risposta del 16 settembre, mi diceva che il male non esce dal concilio, ma da abusi, forzature, ideologizzazioni (punto 1), che la chiesa ha richiamato magari con lentezza (punto 3).
      Il fatto è che a babbo natale non ci credevo nemmeno quando ero bambino.
      Vedo in voi fedeli conciliari una ingenuità che trovo colpevole. Non posso credere alla buona fede di Giovanni XXIII o Paolo VI.
      Certe prese di posizione, certi fatti da loro compiuti, certe “furbizie” alla papa Francesco, sono rivelatrici del loro voler rivoluzionare la Chiesa. A certa agiografia non ci credo più.
      Se leggiamo i resoconti di come fu fatto il concilio si capisce la violenza dei novatori, spalleggiata da GXXIII e PVI la loro audacia truffaldina, i loro scopi demolitori. E questa è storia documentata, non chiacchiera inventata.
      Lei stesso mi dice quindi che la pastorale del post concilio, quella degli abusi, ha inciso sulla Chiesa. Questa è una realtà, l’abuso di ieri è prassi di oggi: la chiesa si è aggiornata!
      Esempio? La comunione sulla mano. Era abuso, nella chiesa cattolica pre conciliare. Alle chiese belghe ed olandesi, Paolo VI concede l’indulto e, ipocritamente, scrive un documento – ambiguo – la Memoriale Domini, dove “ribadisce” la prassi cattolica, ma concede e permette l’abuso, la finestra di Overton è stata aperta, oggi è apertamente accettata e praticata, si giunge al paradosso che alcuni sacerdoti negano la comunione ai fedeli che la vogliono ricevere sulla lingua, in Argentina la si vieta a coloro che desiderano riceverla in ginocchio. Ma la si concede a pubblici peccatori vedi ai sostenitori dell’aborto come biden.
      Che cos’è il modernismo? Il modernismo è il voler piegare la rivelazione alle esigenze e alle mode dell’ora presente. Ecco che si spiega il concilio vaticano II nei fatti. Aggiornamento, modernismo, la chiesa sempre da riformare: Ecclesia semper reformanda diceva lutero. Ecco lo spiritello del concilio.
      Paolo VI, persona molto intelligente, almeno così dicevano all’epoca, sapeva cosa faceva, sapeva dove voleva arrivare e fin dove poteva spingersi. Paolo VI lo considero un modernista, un modernista camuffato e intelligente, sapeva governare i suoi “cavalli”. Sapeva tenere le briglia di quelli più scalpitanti, e sapeva imbonire quelli più recalcitanti. Così il cocchio, la chiesa è andata dove lui voleva: la situazione odierna è logica conseguenza della pastorale conciliare. Qui si voleva arrivare. Difatti bergoglio è il papa che più di tutti è riuscito ad applicare l’aggiornamento conciliare. Amoris laetitia non è un incidente di percorso, non è un documento di rottura, è concilio vaticano II applicato, è di rottura con la dottrina della Chiesa pre conciliare questo è palese, ma non con la chiesa conciliare.
      Mi dice che concilio avrebbe aperto alla sacra scrittura. Ma a quale scrittura? Quella che dice che l’omosessualità è peccato? Anche la sacra scrittura si interpreta in bese ai tempi che viviamo, soggetta all’aggiornamento, leggi modernismo. Inutile che prenda il CCC dove si dichiara il rispetto alle persone omosessuali, ma si ribadisce la condanna della pratica definendola “disordine”. Tutto si aggiorna, anche la sacra scrittura, non è questo che auspicavano i novatori?
      La chiesa vaticanosecondista ha aperto alla sacra scrittura?
      Anche qui il concilio è fallace. Finiamola di usare il testo masoretico! Testo taroccato! La sacra scrittura è quella che si cita nei Vangeli e nelle lettere apostoliche, cioè la cosidetta settanta. Quindi, che cosa ha insegnato la presuntuosa chiesa conciliare? Esegesi di un testo taroccato, mal tradotto, e interpretato peggio. E che sia taroccato è scritto nero su bianco nei siti universitari di studi biblici ebraici. Dove si cita il versetto modificato e si spiega il perché. Guarda caso i passi vetero testamentari cristologici sono vocalizzati in modo da taroccare il significato. Interpretazioni si dirà!
      Sulla liturgia ribadisco il Cristocentrismo del v.o. e l’antropocentrismo del n.o. Ma basta pensare che fu costruito per compiacere i protestanti per capirlo. I riformatori sostenevano che per far cambiare fede al popolo bastava cambiare il rito della messa. Cosa fatta da Paolo VI con questo intento! La fede è in corso di cambiamento. Non per nulla ho sentito alcuni sacerdoti definire il concilio come un spartiacque. La chiesa di sempre di qua, la nuova chiesa di là.
      Concludo qui, altrimenti divento noioso, anche se potrei continuare per ore.
      La saluto cordialmente. Auspicando che in futuro la Chiesa faccia un concilio dogmatico, e non pastorale, che metta a posto questo caos clericale.

  2. Caro don Pietro Paolo.
    Non facciamo giochetti.
    Perché il concilio di Trento ha dato disposizione di mettere il tabernacolo al centro?
    Perché i protestanti con la loro infausta predicazione spargrvano eresie.
    Giustamente la chiesa è corsa a ribadire la Verità cattolica in modo anche architettonico.
    Ora ci si deve chiedere perché la chiesa dispone diversamente, andando “contro” (in realtà è logica conseguenza) anche della lettera dei documenti conciliari?
    Perché, visto che il concilio è stato fatto per incontrare i protestanti, logica vuole che lo spostamento del tabernacolo è un spostamento dottrinale!

    I simboli non sono fronzoli estetici come dice, ripetendo la lezioncina per mettere in ridicolo i tradizionalisti con i loro pizzi e merletti.
    Il sacerdote rivolto a Dio e non all’assemblea ha il suo significato teologico!
    Non è estetica! Ma sostanza.
    Non è un caso che dalla riforma liturgica molti teologi e sacerdoti hanno iniziato, come i protestanti, a parlare di presenza simbolica e non reale di Cristo.
    La chiesa ha sempre servito l’uomo per salvarlo. Ha costruito chiese, ospedali, scuole…
    Ma non ha mai parlato di culto da dare all’uomo come invece ha dato ad intendere PaoloVI nel suo discorso all’ONU.
    Non sostengo che la chiesa preconciliare non avesse bisogno di una revisione di vita, ma sostengo che il concilio vaticano II è una toppa peggiore del buco.
    Prima lo si archivia, meglio è.

  3. Onore al vescovo Marian Eleganti che, con rara onestà intellettuale, ha il coraggio di fare una argomentata critica al concilio.
    Ormai, per chi non è cieco, è palese che gran parte dei problemi della chiesa sono da imputare al concilio e alla sua, (e dei suoi protagonisti) hybris, solo certo clero “nostalgico” del protagonismo conciliare non riesce a vedere il problema.
    Un concilio fatto con l’intento (patetico) di avvicinare i protestanti alla chiesa, ha ottenuto l’effetto di una chiesa che si è protestantizzata.
    È Storia inconfutabile che a partecipare allo scempio liturgico furono invitati, in modo attivo, dei protestanti:
    A. Raymond George (Metodista)
    Ronald Jaspar (Anglicano)
    Massey Shepherd (Episcopaliano)
    Friedrich Künneth (Luterano)
    Eugene Brand (Luterano)
    Max Thurian (Calvinisti della communità di Taizé),
    con l’esplicito e dichiarato intento di eliminare dalla liturgia “il troppo cattolico” che esprimeva, e renderla accettabile al sentimento protestante.
    Il risultato è sotto gli occhi di tutti… o quasi…
    La difesa d’ufficio di don Pietro Paolo, la trovo sconfortante, argomenti triti e ritriti, che non vedono, o meglio non vuole vedere che nel concilio il dito di Dio non c’è per nulla! Tutta opera umana.
    Il peccato di Adamo ed Eva, non fu il mangiare del frutto, ma la disobbedienza, quindi il peccato, iniziò già con il dialogare con il serpente. Con il maligno non si dialoga, perché se dialoghi entri in contatto con il male, e non sei più separato da esso, cioè santo.
    Il vizio di fondo del concilio è il voler dialogare con il mondo, ma non con il mondo “creatura”, ma con il mondo “mondano” che ha rifiutato Dio per odio!
    La Chiesa, non è chiamata a dialogare, ma a convertire.
    E si converte alla maniera cattolica, cioè con l’esempio delle opere! Non alla maniera protestante con le chiacchiere! Le chiacchiere del dialogo!
    Ricordo molti casi di personaggi famosi che si convertirono assistendo alla liturgia cattolica (Sigrid Undset per esempio).
    Oggi è già tanto che non perdiamo la fede con la liturgia n. o.
    Il clero novus ordo che concelebra con gli eretici, ma rifiuta la minima apertura al vetusto ordo non mi pare un bel esempio. Accettano i protestanti, ma rifiutano il dialogo con i tradizionalisti perché separati da Roma… Che contraddizione.
    Lex orandi lex, difatti molti sacerdoti non credono nemmeno più alla reale Presenza nell’Eucaristia.
    Ancora si crede al concilio buono e alla sua applicazione scorretta… Che nessuno ha mai corretto, quindi…!
    Dopo 60 anni siamo ancora qui a cercare la giusta interpretazione e applicazione?
    I frutti sono nati marci. Ringraziamo Dio se buoni sacerdoti sono riusciti, nonostante il concilio a trasmettere la fede, che ripeto, grazie a Dio, e solo a Dio, a dato quei pochi frutti buoni.

    Dare del mal informato ad un vescovo per difendere il concilio lo trovo scorretto.
    Un concilio se non serve a portare le anime a Dio, non so a cosa possa servire, quindi i numeri contano.
    La primavera c’è stata? I movimenti?
    Ma per carità! Movimenti come i neocatecumenali che sono “quasi” una setta che va per conto loro… e in qualche caso dettano pure legge nelle parrocchie… e i parroci zitti!
    La centralità della parola di Dio… con il testo masoretico, ma per favore. Protestanti appunto!
    La coscienza del laicato… Lasciamo perdere!

    1. Don Pietro Paolo

      Cara Zara,

      io sono per molti aspetti figlio del Concilio, e non mi riconosco affatto nei difetti e nelle accuse che lei elenca. La mia fede è cresciuta in questo tempo e non per questo è meno cattolica o meno radicata nella Tradizione.

      Il Vaticano II non ha tolto Cristo dal centro, non ha negato la Presenza Reale, non ha abolito il primato del Papa: queste sono caricature. Gli abusi li hanno fatti uomini infedeli, non il Concilio.

      E quanto al “dialogo col mondo”: non è cedimento, ma metodo apostolico. San Paolo dialogava all’Areopago, i Padri con i filosofi, Tommaso con Aristotele. Il problema non è dialogare: è rinunciare a convertire.

      Mi perdoni, ma Dire che “nel Concilio non c’è il dito di Dio” non è critica, è ribellione contro la promessa di Cristo alla sua Chiesa.

      1. Caro don Pietro Paolo, se non vede ribellione nel concilio, la violenza nel metodo con cui è stato fatto ed imposto, il sopruso dittatoriale nell’attuarlo; se non vede gli effetti che ha portato nella chiesa, forse non sta guardando, o se guarda non vede.
        Non vede che hanno compiuto scempi vandalici rovinando storiche e bellissime chiese e cattedrali pur di eliminare gli altari rivolti a Dio e installare i tavoli protestanti rivolti all’uomo? Per ribadire anche architettonicamente che il centro non è più Cristo ma l’uomo? Difatti i tabernacolo li hanno relegati in angoli bui e nascosti. Chi lo ha voluto? Il Papa! Chi può dare ordine di rimetterlo al centro ma non lo fa? Il Papa! Perché non lo fa? Perché non lo vuole fare, e ritiene opportuno che il tabernacolo se ne stia in un angolo nascosto. Altrimenti darebbe ordini per ristabilire la corretta posizione del tabernacolo.
        Non vede che la dottrina è stata cambiata con abusi, ma nessuno è intervenuto per correggere l’abuso?
        Non vede che fiorenti ordini sono stati distrutti (i francescani dell’immacolata ad esempio) con odio e violenza, mentre si promuovono personaggi ambigui?
        Non vede che sacerdoti sono stati perseguitati a causa del loro essere cattolico, mentre non si toccano quelli che proclamano dal pulpito che al credo NON ci credono?
        Non vede che docenti negli istituti “cattolici” portano avanti insegnamenti eterodossi se non eretici e se ne stanno tranquilli al loro posto?
        Recente la causa di beatificazione del giovane acutis, fatto santo perché portava scarpe da ginnastica o perché devoto all’eucaristia? Ebbene il teologo Grillo sostiene che acutis manda un messaggio vecchio, Grillo parla di «maleducazione eucaristica» del giovane Carlo Acutis. Quale dei due ha ragione? Acutis o Grillo del quale non sappiamo se crede alla reale presenza; ma lui insegna e forma sacerdoti, mentre acutis va bene da dare in pasto al popolino, un santino in più da collezionare, ma la formazione la fanno i teologi alla Grillo. E questo è il metodo del concilio, un colpo alla botte un colpo al cerchio e si va avanti con la rivoluzione.
        In passato, nella chiesa convivevano diversi riti liturgici, ma dal concilio si vieta il rito apostolico. Perchè? Eppure abbondano le concelebrazioni con gli eretici protestanti. Come lo si spiega?
        È l’odio modernista verso il cattolicesimo! Questa è l’unica spiegazione razionale.
        Durante la crisi ariana la critica di San Atanasio era ribellione?
        No! Era pura fedeltà a Cristo!
        Non dubito che lei sia un buon sacerdote, ma penso che sia “ammalato” di clericalismo… Come lo chiamava Francesco… cieca, fideistica obbedienza al papa!
        Ma questa non è l’obbedienza cattolica! È l’obbedienza dei modernisti, ora che hanno okkupato la santa cattedra la brandiscono come una clava. Ieri quando c’era un papa cattolico si appellavano alla loro libera coscienza (mal formata).
        Il cattolico obbedisce al Papa fintanto che egli segue Cristo, il Santo Vangelo e la Santa Tradizione, dopo di che: meglio disobbedire all’uomo piuttosto che a Dio.

        1. Don Pietro Paolo

          Cara Zara,

          grazie del suo intervento. Provo a rispondere con calma ai punti che lei solleva, perché toccano questioni delicate, che meritano equilibrio e fedeltà alla fede cattolica.

          1. Concilio Vaticano II: ribellione o fedeltà?

          Il Concilio Vaticano II non è stato un “atto di ribellione”, ma un concilio ecumenico legittimamente convocato e approvato dal Papa, quindi parte integrante del Magistero della Chiesa. È vero che la sua applicazione è stata spesso segnata da abusi, forzature e ideologizzazioni, ma questi non vanno confusi con il Concilio stesso. Il male non nasce dai testi conciliari, bensì da interpretazioni e prassi arbitrarie. La Chiesa stessa, più volte, ha richiamato alla corretta ermeneutica, cioè a leggerlo nella continuità con la Tradizione (Benedetto XVI parlava di “ermeneutica della riforma nella continuità”).

          2. Architettura sacra, altari e tabernacolo

          Sì, è vero che molte chiese sono state trasformate in modo discutibile, con danni al patrimonio artistico e alla sensibilità liturgica. Tuttavia, l’orientamento dell’altare verso il popolo non è in sé protestante, ma era praticato già nei primi secoli in certe basiliche. Il problema non è tanto la posizione materiale, quanto lo spirito con cui si celebra: un altare rivolto al popolo , o non rivolto verso il popolo, può comunque essere un altare “verso Dio”, e lo sarà, se c’è fede e riverenza.

          Quanto al tabernacolo, la Chiesa insegna che deve essere collocato in un luogo “nobile, visibile, ben ornato e adatto alla preghiera” (IGMR 314). Quando viene relegato in angoli secondari, è frutto di cattiva applicazione, non di volere dottrinale. Molti vescovi oggi invitano a ricentrare la chiesa attorno all’Eucaristia.

          3. Abusi e mancata correzione

          È vero: non di rado abusi dottrinali e liturgici sono stati tollerati. Ma non si può dire che “nessuno” intervenga: numerosi documenti romani e dei vescovi richiamano alla fedeltà (ad esempio Redemptionis Sacramentum di Giovanni Paolo II). La lentezza e l’apparente inefficacia non devono farci cadere nello scoraggiamento: Cristo stesso ha promesso che le porte degli inferi non prevarranno (Mt 16,18).

          4. Ordini religiosi in crisi

          Il caso dei Francescani dell’Immacolata ha ferito molti. È però riduttivo interpretarlo come “odio verso il cattolicesimo”. La Santa Sede ha agito ritenendo di dover intervenire su problemi interni; che l’intervento sia stato giusto o sproporzionato si può discutere, ma non lo si può tradurre come una guerra al carisma cattolico. D’altra parte, ordini e congregazioni hanno conosciuto nel corso della storia momenti di riforma, crisi e anche soppressione, senza che ciò significasse odio per la fede.

          5. Sacerdoti perseguitati / tollerati

          Esistono purtroppo squilibri: a volte sacerdoti fedeli vengono trattati con severità, mentre altri, più eterodossi, sono lasciati agire. È un’ingiustizia che fa soffrire. Tuttavia, questo non deve portare a conclusioni generalizzanti: la santità di molti pastori resta una realtà. L’obbedienza non è cieca sottomissione all’uomo, nè malattia di clericalismo, ma atto di fede che Dio guida la Chiesa anche attraverso strumenti deboli.

          6. Caso Acutis / Grillo

          Carlo Acutis è stato canonizzato non perché portava scarpe da ginnastica, ma per la sua eroica fede eucaristica, la carità verso i poveri e la testimonianza giovanile. Il giudizio di un singolo teologo, anche se influente, ma fino a un certo punto, non è la voce della Chiesa. La canonizzazione è atto infallibile del Magistero pontificio: su questo non ci sono dubbi.

          7. Concelebrazioni e riti

          La convivenza di diversi riti è realtà antica nella Chiesa (rito romano, ambrosiano, mozarabico, orientali…). Il Concilio non ha “vietato” il rito tradizionale; è stato Paolo VI a promulgare la riforma liturgica. Papa Benedetto XVI aveva concesso più libertà con il Summorum Pontificum; papa Francesco ha posto limiti più stringenti. Si tratta di disciplina ecclesiale, non di dogma: la Chiesa ha autorità sulla forma liturgica, purché resti salvaguardata la sostanza del sacramento.

          Le concelebrazioni con protestanti non sono ammesse come Eucaristie comuni: ci possono essere preghiere insieme, ma la Chiesa non riconosce piena comunione eucaristica con loro. Se accade di fatto, è abuso.

          8. Crisi ariana e oggi

          Il paragone con Atanasio è delicato e, mi permetta, improprio. Atanasio difendeva la fede definita da un concilio ecumenico (Nicea) contro vescovi che la tradivano. Oggi, chi rigetta un concilio ecumenico approvato dal Papa non è nella posizione di Atanasio, ma rischia di porsi fuori dalla comunione ecclesiale. La fedeltà ad Atanasio significa: restare con la Chiesa e con i concili, anche se ci sono difficoltà.

          9. Obbedienza cattolica

          L’obbedienza cattolica non è cieco clericalismo né ribellione: è fiducia nello Spirito Santo che guida la Chiesa attraverso Pietro. È vero che “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29), ma proprio Dio ci ha dato il Papa come principio visibile di unità (LG 22). Un cattolico può anche criticare un Papa può anche pensare che “non segue Cristo” e per questo deve pregare, offrire sacrifici, correggere fraternamente se necessario, ma non si separa dalla comunione. Chi ama veramente la Chiesa lavora con le armi dello Spirito per purificare la Chiesa e non per danneggiarla o peggio fondarne un ‘altra . Il Signore non permetterà che la Chiesa persista in errori antievangelici..

          Conclusione

          Le ferite e gli abusi ci sono, e vanno riconosciuti senza ipocrisie. Ma la Chiesa resta di Cristo, e Cristo la guida. Ribellarsi al Papa o screditare il Concilio non è la via cattolica: la via è rimanere saldi nella Tradizione vivente, pregare, soffrire e testimoniare la fede nella comunione della Chiesa.

          “Chi ascolta voi ascolta me” (Lc 10,16): questa promessa non è mai venuta meno.

  4. Simone Torreggiani

    È necessario armonizzare la Tradizione con le sacrosante verità apportate dal Concilio Vaticano II. L’estremismo postconciliare che nega o deturpa la Tradizione degenera nel modernismo; d’altro canto coloro che, in virtù della Tradizione, rigettano il Concilio negano, di fatto, il magistero dei Papi che lo approvarono, quindi la Tradizione stessa crolla, essendo la fedeltà al magistero dei Papi una sua colonna portante.
    Proprio su questa pietra o ‘colonna portante’ Gesù edificò la Sua Chiesa, non dimentichiamolo mai. Gesù non commette errori, ma i suoi Vicari (a partire da Pietro stesso) chiaramente NON ne sono del tutto esenti. Quando Pietro commise un errore (Gal 2, 11-16) lo ammise e lo corresse alla luce della verità. Così deve procedere la Chiesa edificata su Pietro: con umiltà e perseveranza sul cammino della verità alla luce della Rivelazione, il cui velo si solleva gradualmente di fronte ai nostri occhi, preparando i cuori e le menti dei fedeli alla venuta del Regno.

    1. Come dici anche Pietro sbaglia… Ecco! ammettiamo finalmente che i successori di Pietro da Giovanni XXIII a Francesco hanno sbagliato a fare e applicare il concilio. Peccato che nessuno ha avuto l’umiltà di San Pietro e ammettere l’errore e correggersi.

      1. Simone Torreggiani

        Questo sarebbe come gettare l’acqua sporca con il bambino: rigettare tutto in blocco per evitare la fatica di discernere ciò che è buono e giusto e sacrosanto da alcune interpretazioni e prassi ‘estremiste’ che invece ha finito per distorcere e snaturare molte grandi e necessarie verità apportate dal Concilio Vaticano II stesso.
        Mi trovi UNA singola eresia contenuta nelle Costituzioni Dogmatiche e discutiamone nel merito. Io, fino ad ora, non ne ho travata neanche una; al contrario: ho trovato tante grandi verità che chiedevano solo di essere portate alla luce.
        Non c’è errore nel magistero dei Papi. L’errore (parziale) sta nel modo in cui molti ministri e fedeli hanno tradotto e praticato erroneamente certi suoi contenuti. Può essere quindi imputato anche ai Romani Pontefici una parziale ‘omissione di vigilanza’ rispetto a queste derive. Ma da qui a gettare tutto alle ortiche rompendo l’unità ecclesiastica ce ne corre…
        Una disamina molto più autorevole sui meriti (e i demeriti) del Concilio Vaticano II si può trovare ascoltando il seguente
        https://www.youtube.com/watch?v=DurgHmeuN34
        ‘resoconto’ di Benedetto XVI: l’ultimo Papa ‘visibile’ certamente legittimo, al cui magistero ogni cattolico fedele alla Tradizione dovrebbe riconoscere piena reverenza e obbedienza.

        1. Carissimo, lo berresti un Brunello di Montalcino annata 2018 di Argiano (Toscana, Italia)?
          Si?
          Ah, dimenticavo, ci ho versato una piccola fialetta di cianuro, ma è sempre un brunello, fidati! Bevi, bevi tranquillo!
          Quello che non volete vedere è che il concilio è modernista, e il modernismo è Eresia.
          Il concilio è rivoluzione, non tradizione!
          Come fa ad essere rivoluzione?
          Tutto l’impianto del concilio vaticano II è costruito affinché l’apostasia nella chiesa prosegua a passi piccoli o grandi in base a quanto la rana è bollita. Come?
          Dicendo la regola e permettendo che la si violi.
          Esempio?
          Il latino è la lingua “ufficiale” della liturgia: Regola!
          Ma a discrezione del vescovo si può usare il vernacolo in uso: Violazione della regola.
          L’Eucaristia la si deve ricevere con devozione in bocca:regola. Ma permetto l’indulto alle chiese del nord Europa violazione della regola. Oggi certi vescovi impongono ai fedeli di riceverla sulla mano violando il CIC. E di esempi ce ne sarebbero altri.
          La messa v. o. è Cristocentrica. La Messa n. o. è, a detta di tutti, antropocentrica. Il concilio non lo voleva, ma lo permette. Perché? Perché il concilio è in progresso.
          È una invenzione dire che il concilio è buono, ma la sua applicazione è cattiva, perché ne hanno abusato.
          Lo vediamo dalla cronaca di questi giorni in cui si fa il giubileo lgbtq+.
          Come è possibile che la chiesa lasci che le organizzazioni che puntano a far dichiarare la legittimità di quello che oggettivamente è peccato, facciano un giubileo senza conversione, ma anzi, pretendendo che la chiesa benedica e accetti il loro peccato? Qui non stiamo parlando di persone con quel problema e che sta facendo la sua battaglia spirituale e chiede a Dio la grazia della conversione come tutti gli altri peccatori, qui si tratta di far sentire la chiesa colpevole perché in tutti i secoli ha detto che il peccato è peccato!
          Questo giubileo (del trenino…) è stato possibile perché il concilio si ha aperto al mondo e aggiornato la chiesa, aggiornamento sempre in corso, in base alle mutevoli istanze dell’ora presente, detta in parole povere: Modernismo allo stato puro.
          Il Papa non ha detto niente, quindi chi tace acconsente.
          Anzi ci ha dato quel spettacolo immondo di droni che ha costato 2 milioni di euro per non farci dimenticare il faccione di Francesco. Puro narcisismo tipico di certe persone che con Cristo non ha nulla a che vedere, ma molto ne ha con il culto dell’uomo di montiniana memoria (vedi suo discorso all’onu).

          1. Simone Torreggiani

            Non ha senso bandire il Brunello di Montalcino solo perché un lotto dell’annata 2018 è stato contaminato con il cianuro… il problema non è la vigna, né il Brunello e non è neppure il cianuro in sé, ma chi mette, goccia dopo goccia, il cianuro nel Brunello…
            È stata una scelta ‘politica’ di alcuni ministri quella di fare pressioni continue per dirottare lo spirito e il contenuto del Concilio (di per sé ottimo e necessario) contaminandoli con continui compromessi, deviazioni, traviamenti ed eccezioni: su questo siamo perfettamente d’accordo. Ciò è avvenuto per una carente vigilanza, per un ‘lasciar fare’ dando eccessiva priorità all’unità ecclesiastica, atteggiamento che a lungo andare ha causato danni considerevoli, culminati nella deriva in atto.

            Non è il Concilio che rende la messa novus ordo antropocentrica (nelle Costituzioni Dogmatiche non vi è NULLA che suggerisca questo) ma il modernismo (la mentalità del mondo) che ha usato il Concilio, nascondendosi dietro ad esso, come pretesto e giustificazione per stravolgere la Tradizione millenaria della Chiesa.
            Buttare alle ortiche il Concilio sarebbe come bandire per sempre il Brunello, solo perché qualche criminale per molto tempo ci ha infilato dentro il cianuro!
            Arrestiamo dunque il criminale ma salviamo il Brunello, separando il lotto avvelenato dagli altri!

            Questo ‘Papa’ Leone XIV è il successore di Bergoglio; non ci si può aspettare da lui che smantelli quello stesso ‘sistema di governo’ (la chiesa scismatica neo-sinodale) che lo ha piazzato lì. Al massimo proverà a contenere i danni nei limiti del possibile, secondo coscienza, in attesa che si riveli il legittimo successore di Papa Benedetto XVI:

            https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome

            Cosa aspetta il vero Papa Francesco a rivelarsi?
            Ogni frutto ha la sua stagione. L’attuale governo effettivo delle nazioni (quello dell’alta finanza)

            https://sfero.me/article/apocalisse-punto-siamo-cosa-sta-accadere-1749645515994

            non permetterebbe mai un simile sviluppo ora. La buona notizia è che questo sistema di potere corrotto è prossimo al capolinea… e sia Benedetto XVI che il suo legittimo successore ne erano (e ne sono) ben consapevoli.
            Il Vicario di Cristo agirà quindi quando riterrà che è giunto il momento opportuno per riportare ordine nella Chiesa attualmente sotto usurpazione: non prima, non dopo.
            E che Dio lo assista!

          2. Don Pietro Paolo

            “ La messa v. o. è Cristocentrica. La Messa n. o. è, a detta di tutti, antropocentrica”, ma chi lo dice? . La Messa è sempre Cristocentrica e nello stesso tempo, a limite, ecclesiocentrica. Il sacrificio di Cristo e il sacrificio del Cristo totale: Capo e Corpo. La Sua è la nostra Messa.

  5. Don Pietro Paolo

    Certamente, da un benedettino, anche se vescovo e per di più in una nazione altamente secolarizzata, non vivendo in prima linea la pastorale parrocchiale quotidiana e popolare, con tutte le sue luci e ombre, non ci si può aspettare considerazioni diverse.

    Considerando le vicende del postconcilio, sembra che alcuni giudizi non colgano pienamente la complessità della realtà. Il Vaticano II non può essere ridotto al solo declino numerico delle pratiche religiose o delle vocazioni. La cosiddetta “primavera” c’è stata davvero: basti pensare alla nascita delle comunità di base, dei nuovi movimenti, delle associazioni e delle comunità ecclesiali che hanno dato linfa alla vita della Chiesa e che ancora oggi la sostengono. Per non parlare della riscoperta della Parola di Dio nella lingua del popolo, della nuova centralità della partecipazione comunitaria e della rinnovata coscienza del laicato come parte viva della Chiesa. Certo, questa primavera è durata poco, anche a causa di interpretazioni distorte o riduttive, ma non se ne può negare l’esistenza.

    Anche sul piano liturgico, non è stata la riforma in sé a risultare perniciosa. La costituzione Sacrosanctum Concilium non ha mai chiesto demolizioni di altari o rivoluzioni radicali, né la rottura con la tradizione, ma un rinnovamento volto a favorire la partecipazione consapevole e attiva dei fedeli. I problemi sono venuti soprattutto dagli abusi e dagli straabusi di alcuni (non bisogna mai generalizzare): banalizzazione, creatività senza misura, improvvisazioni che hanno talvolta portato alla vera e propria dissacrazione.

    La questione decisiva resta come si partecipa alla celebrazione. Ciò che conta è che i fedeli – soprattutto i giovani – scoprano nella Messa, in qualunque forma celebrata, la presenza reale del Signore che parla, nutre, salva e invia.

    Il decoro e la bellezza del rito sono certamente importanti, ma non sufficienti. Ciò che più conta, a mio parere, è la partecipazione interiore e reale, sia del sacerdote che celebra sia del laico che partecipa. Si può anche assistere a una Messa in Vetus Ordo ed esserne profondamente toccati dalla bellezza estetica, senza però lasciarsi convertire dall’incontro con Cristo. La liturgia è vita sacramentale, non semplice contemplazione estetica. La vera questione, ripeto di nuovo, non è l’estetica, ma l’esperienza viva della presenza del Signore che parla, nutre e trasforma. E il Signore parla, nutre e trasforma in ogni Messa, qualunque sia il rito in cui viene celebrata.

    I frutti del Concilio non si leggono solo nelle cifre, ma anche nella fioritura di vocazioni missionarie, nella nascita di nuove comunità di vita consacrata, di nuove società di vita apostolica, di nuovi istituti secolari: tutte nuove forme di comunità cristiana che hanno saputo incarnare il Vangelo in un mondo secolarizzato. La crisi, più che dal Concilio, deriva dalle sue interpretazioni parziali e dagli abusi che ne hanno snaturato lo spirito.

    Alla luce di ciò, il Vaticano II resta un dono dello Spirito, che chiede ancora di essere accolto nella sua pienezza e vissuto con fedeltà e creatività, senza nostalgie né cedimenti.

    1. Stefano Gizzi Ceccano

      Caro Don Pietro Paolo,
      Ho letto il suo commento, da Modernista moderato.
      E per questo più insidioso.
      Sono frasi fatte che sento e leggo da decenni.
      Vi pure capisco, vi comprendo, perché non tutti e non sempre hanno il coraggio, fermo e duro, di accettare la REALTÀ DEI FATTI.
      Con il Concilio di Trento, ci fu un fiorire di movimenti di riforma cattolica esemplari e mirabili.
      Santi giganteschi, sono troppi da indicare, ma ad esempio San Gaetano da Thiene, Sant’Antonio Maria Zaccaria ci aiutano a capire la temperie di quei decenni.
      Dopo il Concilio Vaticano Secondo, pastorale, è esploso innanzitutto il clero Cattolico.
      Con abbandoni, follie di ogni genere nell’abbandono dell’abito religioso, anche in Congregazioni austere, preti diocesani impegnati assiduamente nella distruzione anche artistica di presbiteri meravigliosi.
      Smantellando pie tradizioni, sminuendo la Devozione a Maria Santissima etc.
      Crollo delle vocazioni, ministero ridotto all’osso.
      I miei vecchi e venerati parroci aprivano alle sei di mattina e tornavano a casa la sera.
      Ma il discorso è lunghissimo.
      Non continuate con l’accanimento terapeutico nei confronti del Concilio Vaticano Secondo.
      È stata una catastrofe, preparata da tante stranezze e insensibilità precedenti, dal senso di onnipotenza della Curia Romana che si credeva immortale.
      Da una continuazione vuota di contenuti in molti ambiti.
      Ma la tristissima realtà è sotto gli occhi di tutti.
      Continuare con la primavera del Concilio Vaticano Secondo, insistere su questa strada porterà al collasso della struttura umana della Chiesa Cattolica.
      Vede il dramma vero che ho cercato di approfondire con le nuovissime generazioni.
      La Chiesa del Concilio Vaticano Secondo si apre per abbracciare tutto il mondo, nella venerazione dell’essere umano, come le infelicissime frasi di Paolo VI ci ricordano. Il mondo post moderno NON SA CHE FARSENE DELLE VOSTRE SCIMMIOTTATURE DEL MODERNO.
      Sceglie l’originale.
      Poi sulla riforma Liturgica di Paolo VI ho approfondito.
      Una catastrofe totale che si deve innanzitutto a Paolo VI, assolutamente NON ALL’ALTEZZA DI STUDI E COMPETENZE SULLA LITURGIA ROMANA.
      Ci sono aspetti che fanno davvero inorridire.
      Nella superbia intellettuale del Modernista sfrenato, ha tentato di assassinare il Vero Rito Romano della Santa Messa, che si era sedimentato in oltre millesettecento anni sempre venerato, difeso e arricchito dai Sommi Pontefici Romani.
      Cioè ha sradicato l’albero della vera Liturgia Romana e ha fatto scrivere a tavolino da pseudo esperti un Rito nuovo, spacciando le ipotesi personali degli esperti come Liturgia Romana Antica.
      Mai successo nella Storia della Chiesa.
      Sostituzione totale del Rito Romano con un prodotto umano.
      Ma anche qui, ormai, c’è documentazione chiara e copiosa.
      Stefano Gizzi Ceccano Italia

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Stefano,

        modernista io? Forse non sa cosa significhi davvero “modernismo”: è un’eresia condannata da San Pio X (Pascendi, 1907), che negava la trascendenza di Dio e riduceva la fede a puro sentimento soggettivo. Non è certamente il mio caso, né quello del Concilio Vaticano II, che al contrario ha ribadito la fede cattolica nella Rivelazione, nella divinità di Cristo, nella centralità della Chiesa e dell’Eucaristia.

        Capisco il suo dolore per le ferite che ha visto nella Chiesa: abbandoni, calo delle vocazioni, abusi liturgici, mancanza di fervore. Sono ferite reali, che anch’io non nego. Ma attribuirle tutte al Concilio Vaticano II significa semplificare e falsare la storia: i processi di secolarizzazione erano già in atto ben prima del Concilio, e hanno colpito anche comunità cristiane che non lo hanno mai recepito. Non è stato il Concilio a “inventare” la crisi della fede in Occidente.

        Quanto alla liturgia: la forza della Santa Messa non sta nella forma del rito, ma in Colui che vi si rende presente. È sempre il sacrificio di Cristo che si rinnova, in qualunque rito approvato dalla Chiesa, antico o nuovo. Certo, possiamo discutere di forme, di maggiore o minore bellezza, di continuità storica: ma ridurre la validità e la santità della Messa al “rito” significa dimenticare che ciò che ci salva è Cristo realmente presente nell’Eucaristia, non la nostra preferenza estetica o storica.

        Lei evoca il Concilio di Trento, che produsse santi e riforme esemplari. È vero. Ma anche il Vaticano II ha dato frutti che lei trascura: il rinnovato amore per la Sacra Scrittura, l’impulso missionario, la valorizzazione della dignità battesimale di ogni fedele, il dialogo ecumenico e interreligioso che ha permesso di superare secoli di ostilità. Sono segni dello Spirito Santo all’opera, in un mondo completamente diverso da quello del Cinquecento o dell’Ottocento.

        Dare tutta la colpa al Concilio per i mali del nostro tempo equivale a dire che la crisi delle famiglie, la droga, la violenza giovanile e il relativismo morale sono frutti diretti del Vaticano II. Ma non è così: sono processi culturali e sociali globali, che la Chiesa ha dovuto affrontare, spesso con fatica, cercando però di portare luce evangelica.

        Il rischio del tradizionalismo è quello di guardare al passato come a un’epoca perfetta, dimenticando che anche allora non mancavano scandali, infedeltà, crisi e peccati. La vera fedeltà cattolica non è nostalgia, ma rinnovamento nella continuità.

        Io non sono e non mi sento “modernista”, ma semplicemente cattolico, fedele al Magistero di tutti i Concili, da Trento a Vaticano II. Credo che lo Spirito Santo non abbia abbandonato la Chiesa nel 1962, ma la guidi ancora oggi, anche nelle difficoltà.

        don Pietro Paolo

  6. “L’essere o il non essere della fede e della vita ecclesiale si decide sulla base della liturgia. Qui vive o muore il corpo mistico di Cristo.”
    Cioè, lex orandi lex credendi. Non pochi lo hanno predicato da quel 1969, molti ridotti a predicare nel deserto, sospesi a divinis, o scomunicati. E ancora vengono accusati d’essersi resi scismatici. Altro che primavera, “da qualche fessura è entrato il fumo di Satana”. Chi ha seminato vento raccoglie tempesta. Altro che “esame critico”, a mio parere, se si indaga su quella fessura salterà il Concilio stesso.

    1. Don Pietro Paolo

      Caro Angelo,

      lex orandi, lex credendi: è verissimo. Ma proprio per questo il Vaticano II è stato ed è decisivo. La Sacrosanctum Concilium ha ribadito che la liturgia è “culmine e fonte” della vita cristiana, non una parentesi estetica. Non è stato il Concilio a introdurre la “fessura”, bensì gli abusi, le ideologie e le disobbedienze che ne hanno tradito lo spirito.

      La fede cattolica vive e respira solo nella Chiesa, in comunione con Pietro e con i vescovi. Senza questa unità, anche la liturgia rischia di diventare bandiera di parte. Non è il Concilio ad aver ferito la Chiesa, ma la sua riduzione o manipolazione da parte di chi lo ha strumentalizzato per altri fini.

      Vale la pena notare che la Messa in Vetus Ordo non è di per sé garanzia di ortodossia: è celebrata anche in contesti scismatici, come le comunità veterocattoliche o la cosiddetta Chiesa palmariana. Ciò dimostra che non è la forma rituale, da sola, a custodire la fede, ma la comunione ecclesiale.

      Il Vaticano II non è la tempesta, ma l’occasione di grazia che ancora oggi chiede di essere accolta nella sua verità. È e rimane un dono autentico dello Spirito: ha riaffermato la centralità della liturgia come “culmine e fonte” della vita cristiana, ma sempre dentro l’unità della Chiesa. Lex orandi e lex credendi coincidono solo lì, non nelle separazioni.

      1. Mi scusi, ma la nuova messa non è nata con il Concilio? Il solo fatto di voltare le spalle a Gesù Eucarestia durante la celebrazione (unico caso al mondo di una religione che volta le spalle alla divinità), mi pare sia già questo un sintomo gravissimo, dove vale prima l’uomo di Dio. Dove il corpo vale più del Capo.
        Tra l’altro mi pare che sia nei documenti conciliari la definizione che lo scopo della Chiesa è servire l’uomo.
        Ma di suo, questa definizione è estremamente pericolosa, perchè se è vero che Gesù lo si incontra servendo il prossimo, è indubbio che c’è il rischio di mettere in secondo piano il culto dovuto a Dio.
        Se non si parte dalla devozione al Santissimo Sacramento, non sta in piedi niente, Per quanti sforzi facciamo.

        1. Don Pietro Paolo

          Caro Enricog,

          no, la Messa nuova non è “nata con il Concilio”: il Vaticano II ha chiesto una riforma della liturgia. La Constitutio Sacrosanctum Concilium non ha mai detto di “voltare le spalle a Gesù”.

          Quanto al tabernacolo, ricordiamo la storia: l’Eucaristia è stata sempre adorata e custodita, ma la sua collocazione è variata nei secoli. Per molti secoli il Santissimo Sacramento non era al centro dell’altare maggiore (come spesso oggi pensiamo “da sempre”), ma conservato in sacristia o in apposite cappelle laterali. È dal Concilio di Trento in poi che si diffonde stabilmente la consuetudine di porre il tabernacolo al centro dell’altare.

          Celebrando versus populum, il sacerdote non “volta le spalle a Gesù”: celebra rivolto, insieme al popolo, al Mistero che si compie sull’altare. È lì che Cristo si rende realmente presente, nel Sacrificio eucaristico. Il rischio vero non è la posizione fisica del celebrante, ma il ridurre la fede ad estetica senza riconoscere il Mistero che si compie.

          Infine: la Chiesa non esiste per “servire l’uomo” in senso umanista, ma per condurlo a Dio. Servendo l’uomo si serve Dio, se lo si fa in Cristo. Ma se si dimentica il culto e la centralità dell’Eucaristia, tutto crolla.

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