SIRE, contro il Logorio della Finanza Moderna. Giovanni Lazzaretti.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il prof. Giovanni Lazzaretti, che ringraziamo di tutto cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla finanza…Buona lettura e diffusione.

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Taglio Laser

7 settembre 2025, beata Eugenia Picco

8 settembre 2025, Natività di Maria

SIRE, contro il logorio della finanza moderna

IN FISICA

Se leggete una biografia di Isaac Newton, lo troverete citato come alchimista, astronomo, filosofo, fisico, matematico, teologo (eretico). Lo troverete anche piazzato in incarichi variegati: presidente della Royal Society, direttore della Zecca inglese, parlamentare.

Se leggete una biografia di Albert Einstein, lo troverete citato come fisico. Stop. Il che significa che la mente di Einstein era più limitata di quella di Newton? No, significa che le cose si sono complicate.

Potete immaginarvi un Newton che raffigura su un unico foglio la sua visione del mondo (del sistema solare in particolare), la geometria relativa, e le formule che traducono quel mondo in matematica.

Niente del genere potete immaginare per Einstein. Come si può tradurre su carta uno “spazio curvo”, o il tempo che scorre in modo diverso nei diversi sistemi di riferimento in moto reciproco?

Diceva Einstein che nessuno scienziato pensa con formule. Lo scienziato fa ipotesi, immagina esperimenti ideali, poi a un certo punto deve confrontarsi con la realtà: deve realizzare esperimenti reali (e quindi ha necessità della tecnologia, anche molto spinta) e deve effettuare calcoli complessi (e quindi gli serve la matematica). Esperimenti e calcoli confermeranno o smentiranno i pensieri del fisico.

In Newton questi aspetti (pensare il mondo, fare esperimenti, crearsi la matematica) potevano ancora coesistere nell’attività di un’unica persona.

In Einstein non più. A un certo punto del suo percorso verso la Teoria della Relatività Generale, Einstein si rese conto che avrebbe avuto bisogno di uno strumento matematico nuovo, e non poteva crearselo da solo.

Lo stupore fu di scoprire che quello strumento esisteva già: Gregorio Ricci Curbastro e Tullio Levi-Civita avevano creato il calcolo tensoriale nella loro attività di matematici puri, 15 anni prima, senza pensare a cosa poteva “servire”.

 

IN ECONOMIA

Dimmi come pensi la moneta e ti dirò come pensi l’economia.

Dimmi come pensi l’economia e ti dirò come pensi l’uomo.

Dimmi come pensi l’uomo e ti dirò in che cosa riponi la tua fede.

Questa frase di Amato e Fantacci (tratta dal libro “Per un pugno di bitcoin”) mostra come l’economia non può esistere come monade autoreferenziale.

Da una parte l’economia deve guardare all’uomo, ai suoi bisogni, al suo benessere, al suo sviluppo integrale.

Dall’altra parte deve guardare alla moneta, perché una moneta sbagliata genera un’economia sbagliata, e devasta l’uomo invece di promuoverne lo sviluppo.

L’economia miserabile con la quale abbiamo a che fare quotidianamente non guarda mai all’uomo.

Anzi, realizza all’ennesima potenza due frasi di Federico Caffè(1).

«Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri, e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili».

«Il capitalismo maturo, al pari di quello originario, poggia su sofferenze umane non contabilizzate, ma non per questo meno frustranti e degradanti».

E questa economia miserabile non pensa mai alla moneta, ritenendo che la moneta non possa che essere “quella che noi conosciamo”: ossia un dato di fatto e non un oggetto di pensiero.

 

FABIO CONDITI

Fabio Conditi è un divulgatore instancabile.

Sabato 6 settembre siamo andati ad ascoltarlo nei dintorni di Modena dove (nonostante un proiettore che faceva impazzire) è riuscito a presentare, con dovizia di particolari, nuovi strumenti per l’economia che guardano all’uomo e “pensano” la moneta.

In altre parole il percorso nOmismatica > economia > benessere dell’uomo Conditi l’ha ben chiaro nella sua mente.

E, avendo ben presente l’impostazione filosofica, non ha bisogno continuamente di ripensare tutto l’iter dei princìpi primi: sa che alle spalle c’è la nOmismatica, ne conosce a menadito i punti fondamentali, li usa per “produrre” una nuova economia.

Ad esempio, propone un’economia basata sul SIRE (Sistema Integrato di Risparmio Erariale), metodo che cerca di depotenziare quella finanza che logora costantemente l’economia reale.

Lo scorso 14 giugno, in un convegno ad Anzola con pochissimi partecipanti, Conditi mi assegnò un tema: “Il SIRE e la nOmismatica”.

In altre parole, posto che lo strumento del SIRE è ben impostato e continuamente proposto in giro per l’Italia, per una volta andiamo a rinfrescarci le idee alla fonte?

Ossia, verifichiamo se ciò che è stato impostato col SIRE risponde bene ai princìpi della nOmismatica?

Così il 14 giugno ho fatto la mia relazione, riprendendo tutti i “princìpi primi” e applicandoli al SIRE nella parte finale.

Ero soddisfatto dopo aver parlato? Certo.

La quantità di pubblico non mi tocca minimamente, non sono un conferenziere di professione: la sala piena, la sala vuota, non mi fanno né caldo né freddo. Quel giorno mi sono immaginato come insegnante messo di fronte a una piccola classe.

Ho detto le cose giuste?

Beh, vediamola così.

  • A casa ho scritto il mio intervento.
  • L’ho stampato, come mia abitudine.
  • Normalmente stampo su carta pulita.
  • Stavolta ho fatto il risparmioso e ho messo nella stampante della carta riciclata.
  • Solo che due fogli erano sporchi da entrambe le parti, e non me ne sono accorto.
  • E così, mentre facevo la mia relazione ad Anzola sfogliando al contempo il fascicolo stampato, mi sono trovato davanti un foglio “sporcato” da una dimostrazione di geometria euclidea: proprio nella pagina in cui parlavo di geometria euclidea. Nella stessa pagina dove avevo scritto 180° nella mia relazione, c’era anche scritto a biro 180° nel foglio sporcato.

Conservo quella pagina con soddisfazione, perché le coincidenze mi piacciono molto. Le sento come “timbri” della Provvidenza.

***

A seguire c’è il testo della mia relazione.

La parte iniziale assomiglia fortemente al testo “La nOmismatica si addice ai preti” (pubblicato nel Taglio Laser n.434 del 17.05.2025). Non può che essere così, essendo la descrizione dei princìpi fondamentali.

Comunque, se avete pazienza, rileggetela.

Mai come in questo caso “repetita iuvant”.

 

il SIRE e la nOmismatica

 

Il titolo è stato suggerito dall’organizzatore, e io obbedisco sempre.

Ma il percorso non potrà che essere invertito.

Prima la nOmismatica, poi il SIRE.

Prima Einstein, poi Oppenheimer.

Prima la Teoria della Relatività, poi la bomba atomica.

Il SIRE è una sorta di bomba atomica, benefica.

 

PREMESSA

Chi transita davanti a casa mia vede sempre appesi al cancello e alla recinzione dei cartelli a sfondo religioso, con delle invocazioni.

Per un certo periodo, durante la tragedia della “economia stoppata” durante il covid, c’era un’invocazione rivolta a San Giacomo della Marca.

«Donaci la moneta di popolo».

Le invocazioni però presuppongono la conoscenza dell’oggetto invocato. «Donaci la pace» «Donaci la giustizia» «Donaci il pane quotidiano»…

Si può immaginare che le persone abbiano una certa percezione della pace, della giustizia, del pane quotidiano.

Le persone normalmente non sanno cosa sia una “moneta di popolo”.

Forse perché non hanno alcuna percezione di cosa sia la “moneta”.

È quindi necessario un percorso di conoscenza. Conoscenza che, prima o poi, dovrà diventare conoscenza universitaria strutturata, ferma restando l’assoluta necessità della conoscenza divulgativa.

E, fatica nella fatica, questo percorso di conoscenza comporta anche un cambio di paradigma.

Paradigma.

Cos’è però un paradigma?

«Il termine è stato recentemente introdotto nella sociologia e filosofia della scienza per indicare quel complesso di regole metodologiche, modelli esplicativi, criterî di soluzione di problemi che caratterizza una comunità di scienziati in una fase determinata dell’evoluzione storica della loro disciplina: a mutamenti di paradigma sarebbero in tal senso riconducibili le cosiddette “rivoluzioni scientifiche”.»(2)

Dobbiamo fare un mutamento di paradigma, e questo porterà a una “rivoluzione scientifica”.

Per fare però una rivoluzione scientifica, bisogna prima sapere di che scienza stiamo parlando.

Non stiamo parlando di economia. L’economia non è una scienza, dal momento che non è in grado di predire alcunché.

Se avete visto il film “La grande scommessa”, gli unici atti scientifici che avrete notato sono

  • l’osservazione («ci sono sempre degli indicatori», dice Michael Burry),
  • lo smontaggio delle obbligazioni nei singoli mutui che le compongono,
  • la trasferta sul campo per vedere un quartiere di nuove residenze, constatando dal vivo la certezza di una “bolla immobiliare”.

Questi elementi consentirono ad alcuni investitori fuori standard di scommettere nel modo giusto, ma nessun economista previde a tavolino quello che stava per succedere all’economia mondiale.

Quindi l’economia non è una scienza, e noi non stiamo parlando di economia. Di che cosa parliamo allora?

La scienza di cui stiamo parlando è la nOmismatica© «disciplina logico-matematica che studia la moneta all’atto dell’emissione»(3).

Quando entrerà all’università, può essere che le diano un altro nome.

Ma può anche essere che resti così, con la sua O maiuscola in seconda posizione.

In ogni caso noi dobbiamo ragionare come se la materia già fosse all’università, e i docenti siamo noi.

 

Stabilita quale è la scienza, dobbiamo fare un cambio di paradigma, ossia realizzare una rivoluzione scientifica.

Per capire bene quale è il nostro compito, è bene rifarsi a cambi di paradigma del passato.

Ad esempio nell’ambito della fisica e della geometria, dove dei cambi di paradigma sono certamente avvenuti.

 

DA NEWTON/1 A EINSTEIN. DA NEWTON/2 A…

L’uomo cerca sempre di essere moderno, quanto meno per non essere tagliato fuori dalla vita dei suoi simili.

Anche uno come me, totalmente disinteressato alle novità, anzi perfettamente diffidente verso le novità, alla fine qualcosa di moderno finisce per sceglierlo (quando lo scelgo io semmai è già diventato qualcosa di antico).

Ci sono però due questioni sulle quali anche l’uomo più moderno non si schioda mentalmente dall’impostazione del XVII / XVIII secolo.

 

Newton 1

La prima questione è la fisica, in particolare la fisica applicata al sistema solare.

Grazie a Isaac Newton (1687) possiamo descrivere l’andamento del sistema solare con una formula e l’uomo moderno pensa ancora che il sistema solare sia descrivibile come «una palla grossa in un punto e tante palle piccole che girano su ellissi».

Anche se Einstein ha dimostrato che il moto assoluto non esiste(4), ma esiste solo il moto relativo, noi moderni continuiamo a pensare che la palla grossa sta ferma e le palle piccole girano attorno.

 

Newton 2

La seconda questione è la moneta: qui l’uomo moderno è mentalmente fermo alla moneta della Banca d’Inghilterra, fondata nel 1694.

Paradossalmente l’attore principale è sempre lui, Isaac Newton, 1717: come responsabile della Zecca, fissa il prezzo dell’oro a 3 sterline, 17 scellini e 10,5 pence, generando il monometallismo aureo.

Da quel momento, nella mente umana, resta fissa l’idea che “sotto la banconota c’è l’oro”.

Passano i secoli, passano i sistemi monetari, ma l’idea della “moneta appoggiata a qualcosa” rimane sempre, come perenne eredità di Newton.

Essendo “appoggiata a qualcosa”, la moneta mentale diventa per sua natura “scarsa”, scarsa come il “qualcosa” su cui si appoggia.

 

Due blocchi mentali

Due Newton, due blocchi mentali.

Nell’ambito della fisica c’è la possibilità di uscire dallo schema del XVII secolo creato dal Newton 1. Prendete il nome convenzionalmente più autorevole (Einstein), leggete la sua opera divulgativa scritta con Infeld (L’evoluzione della fisica) e cambiate paradigma.

Cambierete paradigma anche se non siete un fisico: il libro è abbastanza tosto, ma è comunque divulgativo.

Per uscire invece dal blocco mentale generato dal Newton 2 c’è bisogno di studiare la disciplina che ho già citato, la nOmismatica.

 

UN MATEMATICO “EMARGINATO”

Descriviamo in dettaglio un cambio di paradigma.

Portiamoci con la mente alla prima metà del XIX secolo, quando fisica galileiana e geometria euclidea celebravano insieme il loro trionfo: erano sistemi nati sulla Terra e per la Terra, ma riuscivano brillantemente a spiegare anche come si muovono gli astri nel cielo.

Sì, c’era ancora quel seccatore di Mercurio che non ne voleva sapere di girare secondo le leggi di Newton, ma si pensava che prima o poi si sarebbe scoperto l’inghippo.

C’era ancora da chiarire la natura dell’etere, l’ipotetica sostanza attraverso la quale si doveva muovere la luce, ma anche questo sarebbe stato spiegato prima o poi.

La fisica dell’universo era quindi spiegata. Ci fu anche chi propose di dichiarare ormai conclusa la disciplina della Fisica, e di dedicarsi solo alle sue applicazioni, all’Ingegneria.

***

SOTTOLINEO IL PARAGONE !

In economia è esattamente così. La questione della moneta è dichiarata conclusa.

David Ricardo [1772-1823] nell’enunciare i princìpi di economia politica chiude infatti la questione della moneta.

«È già stato scritto così tanto sulla moneta, che, fra coloro che dedicano la loro attenzione a questo argomento, soltanto chi sia accecato dal pregiudizio può ignorarne i veri princìpi. Mi limiterò, dunque, a una breve rassegna di alcune delle leggi generali che ne regolano la quantità e il valore».

E qui non posso che citare Luca Fantacci, autore del testo “La moneta: storia di un’istituzione mancata”.

«L’approccio di Ricardo sancisce, così, con un anatema, la separazione tra economia reale e economia monetaria, e la sostanziale irrilevanza di quest’ultima nell’equilibrio di lungo periodo».

Gli studenti di economia seguono tutti questo schema: vengono formati pensando che la moneta sia una cosa marginale e, a lungo termine, irrilevante.

Noi sappiamo invece che Ricardo sbagliava.

Come viene emessa la moneta non solo è rilevante, ma è talmente rilevante da poter devastare il mondo.

***

Torniamo alla Fisica e alla Geometria.

Nel bel mezzo di questo trionfo, quando addirittura la Fisica si pensava di poterla archiviare, il matematico Nikolaj Ivanovič Lobačevskij pubblica a Kazan nel 1835 “La Geometria immaginaria”.

I postulati della geometria euclidea sono 5 e il quinto, nella formulazione didattica, suona così:

«Data una retta e un punto fuori di essa, per quel punto passa una e una sola retta parallela a quella data».

Lobačevskij, come tanti altri prima di lui e contemporanei a lui, tentò di dimostrare il quinto postulato a partire dagli altri 4. Non ci riuscì e a quel punto decise che si poteva fondare una nuova geometria.

«I vani sforzi compiuti dai tempi di Euclide, per il corso di duemila anni, mi spinsero a sospettare che nei concetti stessi della geometria non si racchiuda ancora quella verità che si voleva dimostrare, e che può essere controllata, in modo simile alle altre leggi della fisica, soltanto da esperienze, quali, ad esempio, le osservazioni astronomiche.»

Creò la nuova geometria cambiando il 5° postulato:

«Data una retta e un punto fuori di essa, per quel punto passano almeno due rette parallele a quella data».

Cosa ne venne fuori? Una geometria perfettamente coerente, ma perfettamente inutile.

Perché inutile?

  • Perché nei triangoli di Lobačevskij la somma degli angoli interni non fa 180°, mentre ogni misura fatta nella realtà dà sempre 180°.
  • Perché nella geometria di Lobačevskij nessun quadrilatero può essere un rettangolo.
  • Perché nella geometria di Lobačevskij non esistono triangoli simili, ma solo triangoli congruenti.

Inutile dire che il nostro matematico non ebbe un grande successo: a cosa poteva servire un’elucubrazione matematica già bocciata in partenza dalla realtà terrestre e celeste?

 

«Strana cosa la vostra geometria, Nikolaj Ivanovic.

Concordo che il vostro quinto postulato è concreto e reale, ma conduce a risultati irreali. Triangoli che non fanno 180°. Inesistenza dei rettangoli. Inesistenza dei triangoli simili.

Il quinto postulato di Euclide parla invece di cose irreali, ossia di rette infinite che non esistono, ma conduce a risultati reali e verificabili. Triangoli con angoli da 180°. Esistenza dei rettangoli. Esistenza dei triangoli simili.

Come è possibile che ciò accada, Nikolaj Ivanovic?

Il reale genera l’irreale, l’irreale genera il reale. Com’è possibile?»

 

Ma poi passarono 3 generazioni, venne Einstein, nacque una nuova fisica, e questa fisica si regge su una geometria non euclidea.

Fisica galileiana e geometria euclidea restano utili approssimazioni quando le velocità sono basse, i campi gravitazionali sono modesti, le lunghezze sono relativamente brevi.

E la nuova fisica, unita indissolubilmente a una “geometria immaginaria”, spiegò il moto di Mercurio, oltre a relegare l’etere nel dimenticatoio della Fisica.

Le somme degli angoli interni dei grandi triangoli non fanno 180°.

Traiamo tre pensieri dalla vicenda di Lobačevskij.

  • La verità non è legata alla maggioranza. La verità può essere appannaggio anche di una sola persona.
  • Ciò che è vero su piccola scala non è affatto detto che sia vero su grande scala (la somma degli angoli interni dei triangoli sulla Terra fanno sempre 180°, ma nei triangoli molto grandi la regola non vale più).
  • Sono i postulati di partenza che fanno le teorie, non i risultati pratici; se una teoria funziona sempre bene, tranne che in un solo caso, quella teoria va superata.

Questi tre punti ci serviranno più avanti.

 

CAMBIO DI PARADIGMA

Lobačevskij cambiò paradigma modificando un postulato della geometria euclidea, e creò un mondo nuovo.

E Einstein?

Nel 1887 l’esperimento di Michelson-Morley cercava di misurare il “vento d’etere”.

In parole semplici: la Terra nel suo moto attraversa l’etere? Oppure lo trascina con sé?

L’esperimento rispose: «Né l’una, né l’altra ipotesi sono vere».

Per cui la Fisica come era conosciuta andava riformata.

Ne “L’evoluzione della fisica” Einstein e Infeld dicono che questa riforma significa di fatto eliminare un postulato: l’idea che il tempo scorra allo stesso modo in tutti i sistemi di coordinate.

Ne nasce una fisica più complessa, ma al contempo più “semplice”, avendo un postulato in meno.

Una fisica che, tra l’altro, avrà bisogno di una geometria non euclidea.

Cambio di paradigma. Modificare un postulato. Cancellare un postulato. È ciò che dovremo fare anche per la moneta.

 

LA MONETA COME NOI LA CONOSCIAMO

Noi non conosciamo “la moneta”, ma conosciamo “un tipo di moneta”.

Ecco i metodi attuali di emissione monetaria.

 

Circolante cartaceo = DEBITO

«La moneta è immessa nel mercato in base ad operazioni previste e disciplinate dalla legge, con le quali la Banca d’Italia cede la proprietà dei biglietti. Questi come circolante vengono registrati nel passivo nella contabilità della Banca che acquista in contropartita o riceve in pegno beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che finiscono nell’attivo».(5)

Quindi, per schematizzare.

  • Pacco di carta privo di valore, in mano a Bankitalia (ora tramite BCE).
  • Richiesta del pacco di carta da parte di banche sottostanti.
  • Titoli di Stato in cambio del pacco di carta.
  • Nel bilancio di Bankitalia i Titoli vanno nell’attivo, mentre il circolante cartaceo va come debito nel passivo (passività inestinguibile).
  • La banca sottostante ha una girata contabile da attivo ad attivo (perde i Titoli, riceve il circolante cartaceo CHE ORA HA VALORE).
  • Il cittadino ha in mano un pezzo di carta che FORMALMENTE è un credito di fronte a Bankitalia (il circolante cartaceo sta nelle passività di Bankitalia), ma è un credito inesigibile (e quindi la passività di Bankitalia è inestinguibile).

 

Monete metalliche = DEBITO FORMALE

Il metodo contabile è lo stesso del circolante cartaceo, ma, poiché le monete metalliche sono gestite dallo Stato, il debito è formale: la sostanza è che le monete metalliche vengono ad essere una piccola entrata dello Stato (al netto dei costi di conio).

 

Denaro scritturale emesso dalle banche = DEBITO

Il grosso della moneta viene prodotta direttamente dalle “banche sottostanti” (banche pubbliche o private, ma comunque NON banche centrali) attraverso i prestiti che concedono.

«In pratica la creazione di denaro differisce da vari malintesi popolari: le banche non agiscono semplicemente da intermediari, dando in prestito i depositi effettuati presso di loro… Ogni qualvolta una banca fa un prestito, crea simultaneamente un corrispondente deposito sul conto del mutuatario, creando in tal modo nuovo denaro.»(6)

Con un’espressione più sintetica: «Le banche creano depositi come sottoprodotto dei prestiti che concedono.»(7)

Questa tipologia di moneta costituisce circa il 93% del totale.

 

Capiti i metodi emissione, segue una domanda importante: «A chi appartiene la moneta emessa?»

La risposta è «Appartiene a chi l’ha emessa».

Tutto ciò che accade dopo è scambio economico, non è la proprietà della moneta. Quindi.

  • Alle banche centrali appartiene il circolante cartaceo.
  • Allo Stato appartengono le monete metalliche.
  • Alle banche sottostanti, pubbliche e private, appartiene tutto il resto della moneta.
  • Ai contraffattori (ex falsari) appartiene la moneta contraffatta.

 

ATTENZIONE.

Se leggete su Internet frasi di questo tipo: «Le monete bancarie sono tutte “monete fiat”, ma sono temporanee cioè circolano il tempo necessario a restituire il prestito che ne ha decretato la nascita quando si è andati a chiedere un fido/mutuo/finanziamento», questo è un falso.

Per smontare questo falso c’è bisogno di un testo apposito (vedere ad esempio il Taglio Laser n.386 “Moneta dal nulla e passività inestinguibile”, 4 settembre 2020. Una parte di questa relazione è ripresa da quel testo).

 

DIGRESSIONE STORICA

Questi i metodi di emissione attuali. Ma cosa è accaduto nella storia?

Guardiamo indietro nel tempo.

  • Le monete metalliche tentarono di portare con sé un “valore intrinseco”.
  • Le note di banco presupponevano l’esistenza di un deposito.
  • Quando Newton stabilì un cambio fisso fra la sterlina e l’oncia d’oro, evidentemente metteva l’oro a presupposto della moneta cartacea.
  • I sistemi misti che mettevano a riserva oro e/o valute, presupponevano sempre un fondamento.
  • A Bretton Woods 1944 fu creato un sistema basato su rapporti di cambio fortemente stabili tra le valute. Tutte le valute si rapportavano col dollaro, solo il dollaro era a sua volta agganciato all’oro.

Diversi quindi i metodi di emissione nella storia, ma perfetta uniformità filosofica: la moneta “deve” appoggiarsi su qualcosa di esterno.

Per trovare qualcosa di diverso bisogna andare molto indietro, al tempo di Aristotele.

«Per conseguenza, ci deve essere una unità, ma questa c’è per convenzione: perciò si chiama nomisma [moneta], perché è questa che rende tutte le cose commensurabili: tutto infatti si misura in nomisma [moneta]».

Questa unità di misura

«ha il nome di nomisma [νόμισμα], perché non esiste in natura ma per nomos [νόμος – legge], e perché dipende da noi cambiarne il valore o renderla senza valore».

Oppure bisogna guardare al giorno d’oggi, alla “moneta fiat”, che appare dal nulla come il “Fiat lux” biblico.

Infatti, da quando Nixon il 15 agosto 1971 sospese provvisoriamente la conversione dollaro-oro (conversione cassata poi definitivamente con lo Smithsonian Agreement del dicembre 1971), la moneta non è più agganciata a nulla.

Resta solo la “volontà di crearla”, crearla dal nulla, a somiglianza di Dio creatore.

Aristotele credo ridesse alle spalle di Nixon: «Ci avete messo 23 secoli ma ci siete arrivati. La moneta è pura convenzione.»

Ma dove certamente Aristotele non rideva era nel passaggio successivo: «Avete creato il nomisma senza il nomos». Moneta fiat, senza leggi a governarla.

 

MONETA-DEBITO

La creazione della moneta come noi la conosciamo è certamente “moneta fiat”, moneta creata dal nulla.

Non sarebbe un peccato in sé, se venisse creata per l’economia reale, per l’occupazione, per i poveri.

Invece la moneta come noi la conosciamo ha la deleteria caratteristica che ho descritto prima: è tutta moneta-debito.

Ogni volta che viene emesso 1 euro (1 dollaro, 1 sterlina,…), viene creato nello stesso istante un debito di importo superiore a 1 euro (il debito + gli interessi).

Allora, poiché la nOmismatica è una disciplina logico-matematica, possiamo fare questa deduzione.

«Poiché l’ente che emette il denaro è il medesimo ente che presta quel medesimo denaro a interesse, il debito del mondo, per motivi matematici, e non per la buona o cattiva volontà dei popoli, è impagabile.»

Ossia i debiti nel mondo sono sempre strutturalmente superiori ai mezzi creati per estinguerli.

L’obiezione classica è questa: «A ogni debito corrisponde un credito. La si potrebbe quindi definire moneta-credito a ugual diritto».

No. La moneta è (o dovrebbe essere) il mezzo per chiudere il rapporto tra il debitore e il creditore. Se la moneta creata è strutturalmente inferiore ai debiti creati, è il debitore colui che patisce in permanenza la scarsità e che paga per questa scarsità.

La definizione di “moneta-debito” abbina quindi correttamente in forma sintetica la moneta al suo problema fondamentale.

Immaginiamo il fresco ruscello dell’economia e del lavoro. E immaginiamo il bacino stagnante del capitale finanziario autoalimentato.

Tra i due c’è un’idrovora perennemente in azione nella direzione sbagliata: invece di prendere l’acqua stagnante e buttarla in circolo, sottrae continuamente acqua dal ruscello dell’economia e del lavoro, e la trasferisce nello stagno del capitale autoalimentato, attraverso il meccanismo degli interessi passivi.

E questa idrovora è creata e tenuta in funzione dalle modalità di emissione della moneta.

Non c’è più bisogno di nuovo debito per creare interessi passivi: ci pensano gli stessi interessi passivi ad autoalimentare il debito.

Quante volte abbiamo sentito la frase «Si allarga la forbice tra ricchi e poveri». Viene spontaneo il pensiero che ciò accada perché i ricchi sono sempre in agguato a cogliere occasioni per spennare i poveri. Niente di più falso. I ricchi non devono fare nulla: l’idrovora matematica lavora per loro giorno e notte.

Ricordiamo l’affermazione n.2 nel paragrafo dedicato a Lobačevskij.

«Ciò che è vero su piccola scala non è affatto detto che sia vero su grande scala (la somma degli angoli interni dei triangoli sulla Terra fanno 180°, ma nei triangoli molto grandi la regola non vale più).»

È possibile saldare i propri debiti? Certamente, accade tutti i giorni.

Ma sarebbe erroneo dedurre che, poiché una persona o un ente è in grado di saldare il proprio debito, allora anche la comunità globale di tutte le persone e di tutti gli enti è in grado di saldare il proprio debito.

No, su grande scala questo non vale.

È matematicamente impossibile.

Abbiamo quindi un problema.

 

IL SISTEMA MONETARIO. UN ERRORE MATEMATICO?

Riassumiamo la situazione.

  • La moneta è un’entità puramente convenzionale, ossia per emetterla non occorre nulla, se non la volontà di emetterla. Moneta-Fiat.
  • L’emissione di moneta convenzionale è sempre fatta col mezzo del debito a interessi, creando così una discrepanza permanente tra il debito e i mezzi per estinguerlo, discrepanza che cresce sia per il crescere del debito, sia per autogenerazione tramite gli interessi passivi. Moneta-Debito.

Conoscendo questa situazione, cosa ne pensate?

C’è un errore matematico alla base del sistema monetario?

La risposta non è né SI né NO.

La risposta è DIPENDE.

Dipende da chi siete.

Siete l’uomo normale, il classico uomo della strada che crede nella natura delle cose, crede che il compito dell’economia sia quello di creare la piena occupazione, crede che il lavoro serve a mantenere la famiglia e a risparmiare per gli imprevisti, crede che i debiti siano quella cosa “che va onorata”?

Allora sì, c’è un errore matematico nel sistema.

Il mondo infatti è strutturato in modo che i debiti non possano mai essere onorati.

 

Ma se siete uno che ha 3 milioni di euro da parte (quella che stimo essere la soglia minima del capitale autoalimentato), voi potete vivere sul debito dello Stato italiano.

Basta lucrare dallo Stato una percentuale attorno al 2% del vostro capitale. 3 milioni di euro al 2% fanno 60.000 euro l’anno, 5.000 euro puliti al mese. Si campa dignitosamente.

Supponete di averne 30 di milioni. E di avere anche un lavoro di potere e ben retribuito. Voi capite bene che l’idrovora lavora costantemente per voi, tanto che non avete nemmeno la possibilità di spendere il denaro che accumulate. Il denaro diventa potere allo stato puro.

Se siete uno di quelli del “capitale autoalimentato”, non vedrete nessun errore matematico nel sistema. Vedrete invece un ottimo “privilegio matematico”.

 

La scelta, come sempre, è una scelta antropologica di fondo: chi volete essere?

  • L’uomo del lavoro e del bene comune?
  • O l’uomo del potere e degli interessi passivi?

 

ECCOCI AL CAMBIO DI PARADIGMA

Ricordiamo l’affermazione n.3 nel paragrafo dedicato a Lobačevskij.

«Sono i postulati di partenza che fanno le teorie, non i risultati pratici; se una teoria funziona sempre bene, tranne che in un solo caso, quella teoria va superata.»

È possibile pensare che, in fondo, la moneta come noi la conosciamo ha prodotto un certo benessere.

Ma nel momento in cui si dimostra che fallisce in un punto chiave, ossia rende strutturalmente impossibile la chiusura di tutti i debiti, allora quella metodologia va superata.

E va superata perché, prima lentamente e poi in modo sempre più accelerato, porterà alla morte di tutte le economie.

Se siete l’uomo del lavoro e del bene comune, vi è quindi chiaro che il sistema va cambiato, ossia serve un cambio di paradigma.

Quali sono i postulati palesi od occulti che dovremo modificare o cancellare?

  • Il primo: la moneta è merce scambiabile sui mercati finanziari.
  • Il secondo: la moneta è contemporaneamente riserva di valore, misura del valore, mezzo di scambio.

Vediamoli meglio.

 

POSTULATI DA SUPERARE

«La moneta assolve a tre funzioni: riserva di valore, misura del valore, mezzo di scambio. È riserva di valore in quanto consente il trasferimento di potere d’acquisto dal presente al futuro: risparmiare oggi per acquisti futuri. È misura del valore in quanto consente di fissare prezzi e registrare debiti. È mezzo di scambio in quanto universalmente utilizzata per acquisto di beni e servizi».

Brano da Internet. Banale. Nonché incompleto. Nonché falso.

  • Innanzitutto la moneta come noi la conosciamo è anche una quarta cosa: è merce.
  • E poi le tre funzioni non sono indipendenti tra loro: sono invece in permanente conflitto.
  • E infine esiste un vento misterioso, il tasso d’interesse, che altera tutte le funzioni.

 

Riserva di valore: trasferimento del potere d’acquisto al futuro?

Se la riserva di valore fosse davvero trasferimento di potere d’acquisto dal presente al futuro, non ci sarebbe niente di male: oggi risparmio, domani il risparmio si riverserà di nuovo in economia, trasformandosi in un bene.

L’unico problema sarebbe questo: nel periodo in cui detengo la moneta come riserva, cessa di esistere come mezzo di scambio.

Irridente la critica classica: «Ma no! Il risparmio puoi affidarlo in prestito a qualcuno, che lo farà circolare. Dopo di che te lo farai restituire quando davvero dovrai spendere!»

Ottima soluzione, se non fosse che il prestito è gravato da interessi, per cui qualcosa si trasferisce sempre dal lavoro dell’uomo al possessore del denaro-merce.

E poi normalmente il prestito non va all’economia, ma a un generico prodotto finanziario: finanza che nutre se stessa, bevendo dal lavoro.

 

La moneta riserva di valore è moneta che non circola

Possiamo dire serenamente che

  • se la moneta è riserva di valore,
  • se la moneta è merce prestabile a interesse,

la moneta sarà sempre meno “mezzo di scambio”, e sarà sempre più “idrovora rovesciata” che toglie acqua dal ruscello dell’economia per riversarla nello stagno della finanza autoalimentata.

L’esito finale è che 1 euro, ad esempio, cambia di possessore mediamente 1 volta l’anno: è un mezzo di scambio inesistente.

Di conseguenza lo stagno autoalimentato della finanza continuerà a crescere a dismisura, in un delirio di completo distacco della finanza dalla realtà.

 

Il conflitto e la terza funzione

Le funzioni di riserva di valore e di mezzo di scambio sono in conflitto, sempre a vantaggio della riserva di valore. Il lavoro ha bisogno del mezzo di scambio, mentre chi detiene la moneta come riserva la offre a briciole, gravata da interessi.

Possiamo però affermare che, al di là del suddetto conflitto, tutti almeno concordiamo che la moneta è misura del valore?

No, nemmeno questa affermazione è così scontata. Infatti dentro ogni bene o servizio c’è una “quota interessi” che inquina il valore.

Calcoli fatti in Germania prima della crisi del 2007 davano, ad esempio,

  • al 12% la quota interessi che grava sulla raccolta della spazzatura (qui l’elemento umano pesa ancora molto rispetto al capitale),
  • 38% sull’acqua potabile,
  • 77% sugli appartamenti di edilizia sociale.

Se la funzione di riserva di valore soffoca la funzione di mezzo di scambio, ne consegue che la funzione “misura del valore” viene costantemente inquinata dalla quota di interessi che ogni bene ingloba in sé.

La nOmismatica, ossia, mi ripeto, la disciplina logico-matematica che studia la moneta all’atto dell’emissione, ci consegna questa affermazione.

«La moneta come noi la conosciamo è “moneta falsa”, nel senso che illude gli uomini di espletare tre funzioni, mentre di fatto ne privilegia una a danno delle altre.»

Noi cerchiamo una “moneta vera”.

Dove, con moneta “vera”, si intende una moneta al servizio del lavoro dell’uomo:

  • deve indicare una misura del valore fondata sul lavoro, senza “quote finanziarie” occulte;
  • deve essere mezzo di scambio che scorre a fiumi in proporzione al lavoro dell’uomo;
  • nell’essere riserva di valore, non deve però trasformarsi in merce vendibile a interesse.

Non sarà l’economia a donarci questa “moneta vera”.

Sarà sempre necessaria un’elaborazione nOmismatica.

La nOmismatica infatti analizza l’esistente, ma immagina anche mondi futuri. Bisogna essere pronti.

È possibile che il sistema monetario attuale distrugga il mondo come soluzione dei suoi problemi (la distruzione del mondo è l’unica maniera di chiudere i debiti, col sistema attuale).

Ma è possibile anche che il sistema imploda, e allora bisogna essere pronti.

Oppure bisogna sforzarsi di infilarsi in ogni pertugio per proporre una moneta nuova.

Il Superbonus fu moneta nuova: la reazione del sistema è stata violenta proprio perché si accorsero (in ritardo) che il Superbonus creava moneta, per il lavoro.

 

CANCELLIAMO UN POSTULATO, MODIFICHIAMONE UN ALTRO

Facciamo come Einstein, cancelliamo un postulato.

«La moneta è misura del valore e mezzo di scambio. Punto. Cancelliamo la riserva di valore.»

Facciamo come Lobačevskij, modifichiamo un postulato.

«La moneta NON è merce e non può essere scambiata in quanto tale, ma solo utilizzata per l’acquisto di beni e servizi.»

Fare queste affermazioni è sostanzialmente “follia”.

Ma ricordiamo l’affermazione n.1 nel paragrafo dedicato a Lobačevskij: «La verità non è legata alla maggioranza. La verità può essere appannaggio anche di una sola persona.»

Aristotele, pur avendo davanti già da qualche secolo le “monete fisiche”, era capace di astrarre.

La moneta è, in primo luogo, unità di misura del valore e svolge questa funzione in forza di una regola imposta dall’autorità politica.

Ecco perché, secondo Aristotele, la moneta è una convenzione legale.

Ripeto quanto già detto.

«Per conseguenza, ci deve essere una unità, ma questa c’è per convenzione: perciò si chiama nomisma [moneta], perché è questa che rende tutte le cose commensurabili: tutto infatti si misura in nomisma [moneta]»

E, per ulteriore chiarificazione, questa unità di misura

«ha il nome di nomisma [νόμισμα], perché non esiste in natura ma per nomos [νόμος – legge], e perché dipende da noi cambiarne il valore o renderla senza valore».

La moneta si rivela a noi come “convenzione” solo nel 1971, quando Nixon prima sospese e poi annullò la conversione dollaro-oro.

Per 27 secoli abbiamo creduto che la moneta portasse con sé il suo valore. O perché l’aveva nel metallo. O perché qualcuno dietro “garantiva”.

Nel giugno 2024 mi è capitato di visitare la mostra “L’avventura della moneta” (MUDEM, Museo della Moneta, Roma). Il percorso partiva con le tavolette sumeriche, che codificano dei prestiti a interesse. Ed era logico che si partisse dal prestito, visto che la mostra era organizzata dalla Banca d’Italia.

Ma in principio non fu così. La filosofia della moneta nasce senza interessi, solo misura del valore e mezzo di scambio.

Il prestito a interesse e, più in generale, il prestito da condizione di forza portarono le società umane a frequenti situazioni di destabilizzazione, tanto che in Mesopotamia, in Siria, in Egitto, in Israele, si contano numerosi eventi di remissione totale del debito.

Oggi gli effetti sono esplosi con la creazione del denaro dal nulla e con l’informatica diffusa. I sottomessi non sono più solo i singoli cittadini, ma anche interi Stati.

Proviamo allora a costruire un mondo diverso, avendo cancellato e modificato dei postulati.

 

LA COSTITUZIONE ITALIANA

Una moneta che favorisce i ricchi a scapito dei poveri, favorisce i redditieri a scapito dei lavoratori è certamente in conflitto permanente con la nostra Costituzione.

Il problema però è capire la moneta, le conseguenze poi saranno ovvie.

Se invece noi pensiamo che i problemi avvengano a causa delle “crisi” senza chiederci quale è la causa, non capiremo nulla di questo conflitto permanente. Per il semplice fatto che ignoriamo che esiste un conflitto.

Pensiamo ad alcuni punti della Costituzione Italiana.

Art. 4 – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Art. 35 – La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Art. 36 – Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Art. 38 – Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

Art. 47 – La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Tutto questo è stato in parte realizzato fino al 1981 più o meno, perché lo Stato, pur senza modificare l’essenza della moneta, ne correggeva continuamente gli effetti deleteri.

Poi l’argine ha ceduto.

  • Se nel 1968 un operaio monoreddito dalle mie parti comprava casa con soldi suoi e senza mutui.
  • Se nel 1980 il mio primo stipendio in una dittarella era 9 volte l’affitto di casa.
  • Adesso siamo al punto di famiglie con mutui da 850 euro al mese, per altri 28 anni (caso reale, non immaginario). Proprietari teorici, schiavi permanenti.

 

ED ECCOCI AL SIRE

Il SIRE (Sistema Integrato di Risparmio Erariale) è un’applicazione concreta della nOmismatica.

Ossia

  • posto che con la nOmismatica abbiamo studiato e individuato i difetti strutturali della moneta come noi la conosciamo, e dell’intero sistema monetario
  • posto che abbiamo studiato cosa faceva uno Stato che agiva, fino al 1981, per correggere i difetti della moneta(8)
  • proponiamo che lo Stato, invece di correggere una moneta ormai non più emendabile, crei un sistema monetario nuovo, affiancato all’esistente e privo dei suoi difetti.

AFFIANCATO, lo sottolineo.

Il solo fatto che si dica 1 SIRE = 1 euro presuppone l’affiancamento.

Riassumo l’impostazione del SIRE.

  • A tutti i cittadini viene data una carta del Ministero del Tesoro. Una carta in più non può fare problema nelle nostre tasche.
  • Il Ministero crea una piattaforma di scambio che non fa girare euro ma crediti fiscali. Niente di diverso concettualmente da una piattaforma bancaria.
  • I crediti fiscali li puoi usare come moneta, pagando un altro nodo della rete che sta sulla stessa piattaforma.
  • Li puoi usare anche a sconto delle tue imposte, con un differimento di 2 anni.
  • Naturalmente sarebbe pazzesco seguire che età hanno i singoli SIRE del tuo conto: il metodo (suggerito a San Martino in Rio) è «puoi usare per le imposte il valore più piccolo tra il saldo attuale e il saldo che avevi 2 anni fa». Semplice e chiaro.
  • I SIRE che tieni sul conto (conto CCRF = Conto Corrente di Risparmio Fiscale) vengono premiati con un 3% annuo, in modo da non avere convenienza a usarli per lo sconto delle tasse.
  • C’è la possibilità di trasformare euro in SIRE sul CCRF: passi gli euro allo Stato, come se tu acquistassi dei BTP fuori dai mercati, e ciò che ottieni sono dei SIRE utilizzabili come moneta e remunerati al 3%.
  • Quanti SIRE si possono emettere? L’esempio che viene proposto è 100+100+100 miliardi in tre diverse direzioni (investimenti statali, protezione delle piccole-medie imprese, protezione del risparmio). Ma è, appunto, un esempio. Si possono emettere SIRE tanto quanto il sistema è in grado di reggere.

I parametri (3% di tasso-premio, 2 anni di differimento, entità dei SIRE emettibili) necessita ovviamente di una prova sul campo.

Oppenheimer e i suoi fisici e tecnici potevano fare tutti i calcoli possibili, ma alla fine una prova sul campo era necessaria.

C’era anche la possibilità teorica, seppure con bassissima percentuale, che lo scoppio di prova della bomba atomica incendiasse l’intera atmosfera terrestre. («È una percentuale molto vicina allo zero, generale.» «Se fosse zero, sarebbe meglio.» Dialogo a memoria dal film “Oppenheimer”)

Occorrerà quindi testare, e scontrarsi con la realtà di un sistema che farà di tutto per mettere sabbia nel meccanismo.

La divulgazione popolare sarà decisiva, altrimenti la storia finirà come per il Superbonus: una fetta di popolazione continua a credere al non funzionamento del Superbonus e al danno pluriennale per lo Stato, confondendo lo strumento buono con la sabbia che gli hanno messo dentro per inceppare il funzionamento.

 

IL SIRE COME CORRETTORE DEI DIFETTI

Vediamo di esaminare il SIRE come correzione dei difetti nOmismatici del sistema che conosciamo.

  • Innanzitutto una parte della ricchezza dei cittadini esce dal buio dei “prodotti finanziari” e assume una funzione chiara e limpida, a favore del bene comune.
  • Il tasso del 3% non è un tasso, ma un premio: fissato dallo Stato e non trattabile.
  • Il SIRE è moneta, ma non è moneta-debito.
  • Il SIRE è moneta, ma non è moneta-merce.
  • Il SIRE appartiene al cittadino, essendo sconto delle sue tasse future.
  • Il SIRE non crea debito pubblico.
  • Quando verrà utilizzato come sconto fiscale, avrà già generato PIL a sufficienza, tale da compensare lo sconto stesso. (Sono certo di questo? Sono ragionevolmente certo. Ma sarà necessario il test sul campo, e semmai giocare sui parametri 3% + 2 anni differimento + quantità di SIRE emessi per far sì che ciò avvenga realmente).
  • È moneta “misura del valore”. È moneta “mezzo di scambio”. Ma non è moneta “riserva di valore”. Il che significa che non posso accumulare i SIRE? Posso accumularli, ma l’unico scopo dei SIRE è spenderli in imposte e/o in economia reale. Non sono appetibili per i mercati finanziari.
  • È moneta italiana. Crea quindi quella circolazione aggiuntiva pro-Italia che compensa l’impossibilità della svalutazione competitiva che utilizzavamo un tempo con la lira (ricordiamo che l’euro non è una “moneta unica”, ma è un insieme di valute nazionali a cambio fisso).
  • È moneta non soggetta a default. Uno Stato che “salta” smette di pagare, ma non è che smette di tassarti. Il SIRE assomiglia per certi aspetti alla moneta parallela che Varoufakis tentò di introdurre in Grecia per parare i colpi della cosiddetta Troika.

Potrete trovare tanti altri aspetti positivi.

Di negativi non ne troverete di certo RISPETTO ALLA MONETA COME NOI LA CONOSCIAMO.

Perché il SIRE fa sparire l’idrovora rovesciata che premia i ricchi rispetto ai poveri, i redditieri rispetto ai lavoratori, la finanza rispetto all’economia.

Potrete trovare sistemi ancora migliori del SIRE? Certamente, l’importante è cominciare.

Una volta che sia avvenuto il cambio di paradigma, ossia la rivoluzione scientifica che mette la moneta-debito tra le rovine della storia, si potrà inventare di tutto.

 

CONCLUSIONE

Viviamo in un sistema monetario afflitto da un errore matematico, perché rende strutturalmente impossibile la chiusura dei debiti e quindi rende stabile la “idrovora rovesciata” che preleva dal lavoro e riversa nella finanza.

  • Errore matematico per chi guarda dalla parte dell’economia reale, del lavoro e del bene comune.
  • Privilegio matematico per la finanza internazionale.

Per correggere un errore di sistema non c’è che un metodo: cambiare paradigma. Individuare dove sta il buco concettuale e agire di conseguenza, cambiando i postulati di partenza.

È quindi un problema innanzitutto culturale: il popolo deve capire il meccanismo che massacra il lavoro e il reddito, deve sperare che qualche politico faccia delle mosse in direzione giusta, e infine deve pregare Dio.

«Donaci la moneta di popolo».

Dove adesso sappiamo cos’è la moneta di popolo: una moneta che non sia riserva di valore (o, quantomeno, non privilegi la riserva di valore), una moneta che non sia moneta-debito.

«Tutto ciò non è un sogno. Se non è facile attuarlo, non è perché vìoli alcuna delle leggi economiche; è perché poteri assai potenti hanno il loro tornaconto nel sistema vigente, e ne perpetuano l’esistenza.»

«Ma un’altra economia è possibile. Un’economia del popolo e per il popolo. Il problema non è tecnico: è politico. Non occorre null’altro che riprendere la libertà che fu degli europei, e strappare la sovranità che fu degli Stati.»

«Da qui, se volete, comincia la lotta di liberazione.»

Citazione dell’ottantenne Maurizio Blondet, uno dei primi che fece divulgazione nOmismatica, anche se non la chiamava così.

E che, come Aristotele, pensava.

Tanto che nel 1998 scrisse il breve saggio “Non è tutto oro l’euro che luccica” dove descriveva gli esiti dell’introduzione dell’euro SENZA VEDERLO.

Così operano i filosofi.

Così operano i nOmismatici.

 

Giovanni Lazzaretti

 

 

 

NOTE

[1] Sull’economista Federico Caffè può essere utile rivedere il Taglio Laser n.398 del 05.02.2021 “Un Caffè per Draghi”.

[2] Treccani, voce “paradigma”.

https://www.treccani.it/vocabolario/paradigma/

[3] Il termine nOmismatica© è stato depositato: si scrive in minuscolo, con la O maiuscola in seconda posizione.

[4] Dal punto di vista divulgativo, vedere Albert Einstein e Leopold Infeld “L’evoluzione della fisica”, Bollati Boringhieri

[5] Comparsa di costituzione (ossia primo atto difensivo) della Banca d’Italia a seguito di denuncia del SAUS (Sindacato Antiusura) di Giacinto Auriti.

[6] Bank of England, “Quarterly Bulletin”, n. 1, 2014, citato da Luciano Gallino, 11 maggio 2014, la Repubblica.

[7] Martin Wolf, Financial Time, ripreso da Repubblica.

[8] In questa sede ho “glissato” su questo punto. Per avere qualche dettaglio in più, vedere Taglio Laser n.176, 18 dicembre 2017, “Lo Stato non legiferava sulla moneta. Però agiva.”

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3 commenti su “SIRE, contro il Logorio della Finanza Moderna. Giovanni Lazzaretti.”

  1. Simone Torreggiani

    Di solito leggo tutto il contenuto degli articoli prima di commentare… ma in questo caso mi sono concesso un’eccezione causa eccessivo autocompiacimento in una prolissità al contempo sterile, saccente, inconsistente e pedante.
    Tuttavia, più che per criticare il lavoro altrui, commento per segnalare che io pure ho elaborato una bozza di sistema economico/monetario sulla basa di questo criterio fondamentale:

    Se fosse qualcun altro a propormelo, potrei accettarlo?

    Ossia nell’ottica di fare agli altri ciò che vorrei fosse fatto a me.
    Quello che ne è seguito è la seguente proposta:

    https://sfero.me/article/yuppie-una-via-alternativa-al-great-reset-globalista

    che per altro inviai (tra gli altri) anche a Conditi & Co., ma senza mai ottenere risposta.

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