Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo commento di Investigatore Biblico alla sospensione a divinis di Leonardo Maria Pompei. Buona lettura e diffusione.
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“Moscerini filtrati, cammelli ingoiati. Non sono d’accordo con Don Pompei. Ma lo Difendo” di IB
Nella vita della Chiesa, ci sono momenti in cui le decisioni sembrano assumere il volto della fermezza, e altri in cui ci si aspetterebbe un respiro più lungo, una pazienza più larga, una carità più grande. Il provvedimento di sospensione nei confronti di don Leonardo Pompei (https://diocesi.latina.it/sospensione-per-don-leonardo-pompei-il-decreto-firmato-oggi-dal-vescovo-mariano-crociata/) mi ha lasciato dentro un senso di amarezza. Non tanto perché io condivida le sue posizioni o il suo atteggiamento (ho idee teologiche completamente diverse da lui) , che anzi mi trovano distante e spesso in disaccordo, ma perché vedo in questo passo una perdita che rischia di diventare irreparabile: si sta spegnendo, almeno per ora, la voce e il ministero di un sacerdote che, pur con limiti e rigidità, è stato capace di dedicarsi, di servire, di annunciare.
Ogni sacerdote porta in sé non solo un ministero ma anche una storia, fatta di speranze, di ferite, di slanci e di cadute. È questa storia che chiede di essere ascoltata fino in fondo, prima che un decreto ponga un confine invalicabile. La decisione del vescovo Crociata appare severa, quasi una mannaia calata all’improvviso. Forse sarebbe stato possibile un cammino di maggiore dialogo, un ascolto più profondo, una ricerca di riconciliazione prima di giungere a un atto così definitivo. Mi pare che, più che un cambio d’epoca, stiamo vivendo in una Chiesa una vera rivoluzione, e questo porta inevitabilmente a smarrimenti, a prese di posizione radicali, a crisi personali. Solo quindici anni fa nessuno avrebbe immaginato di celebrare ufficialmente a San Pietro un giubileo rivolto alle comunità LGBT: un segno che scuote, che sorprende, che interpella. E di fronte a simili cambiamenti, la tentazione è quella di cercare capri espiatori, come in una nuova forma di caccia alle streghe.
Gesù, nel Vangelo, ammoniva: «Guide cieche, che filtrate il moscerino e inghiottite il cammello» (Mt 23,24). Questa immagine mi torna alla mente con forza. Si è inflessibili davanti a chi manifesta pubblicamente una distanza dal vescovo, e nello stesso tempo si chiudono gli occhi davanti a situazioni ben più gravi. È cronaca il fatto che sacerdoti condannati penalmente per reati terribili come la pedofilia siano tornati senza difficoltà ad esercitare il loro ministero, talvolta in ruoli di rilievo. E allora non sorprende se un prete come don Pompei, pur sbagliando nei modi, dichiara di non sentirsi in comunione con questa Chiesa: forse le sue ragioni, anche se espresse male, meritavano di essere comprese.
Non condivido le sue idee, non condivido il suo rifiuto della liturgia del Concilio Vaticano II, non condivido la sua scelta di contrapporsi apertamente al vescovo. Ma proprio perché non condivido, proprio perché la distanza è netta, sento di dover difendere la sua persona e il suo ministero. Non è giusto che il primo strumento utilizzato sia la sospensione: sarebbe stato meglio cercare ancora, parlare ancora, tentare ancora di tessere una trama di comunione, piuttosto che recidere con un atto.
Mi torna alla mente una frase di un film, Gli intoccabili, dove Robert De Niro, nei panni di Al Capone, pronuncia con disprezzo «sono solo chiacchiere e distintivi». A volte, anche nella Chiesa, rischiamo di ridurre la vita dei nostri sacerdoti a un insieme di formalità, regole e apparenze che diventano solo “chiacchiere e distintivi”, mentre sfugge la carne viva del Vangelo, che è misericordia, comprensione, cammino insieme.
Non si tratta di giustificare, né di acconsentire alle possibili rigidità di don Pompei. Si tratta di non perdere un sacerdote, di non ridurre a silenzio una voce che, pur disturbante, appartiene alla Chiesa. E soprattutto, di non dare l’impressione che ci si accanisca contro il moscerino, mentre i cammelli passano indisturbati davanti ai nostri occhi.
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21 commenti su “Moscerini Filtrati, Cammelli Ingoiati e Don Pompei. Investigatore Biblico (in Disaccordo) lo Difende.”
Cammelli…cammelli… si tratterà di canapi (grosse corde), come al loro solito passare per la cruna dell’ago… Però il cammello fa più effetto. 😆
Seguo don Leonardo da decenni, da quando aveva una bella testa ornata di capelli neri.
Sempre fedele alla Scrittura, al magistero della Chiesa, preparato, corretto, rispettoso di tutti, simpatico, con quel suo inframmezzare a discorsi serissimi una battuta in romanesco.
Durante il periodo amaro del Pampero, non gli è mai sfuggita una critica, neppure un’ allusione alle sue magagne palesi, mai.
Anzi, talvolta citava qualcuna di quelle dichiarazioni di corretta dottrina che il giano argentino alternava alle eresie per confondere i babbei.
Allora capivo, purtroppo soffrendo, che Egli intendeva insegnarci il metodo della Croce e della Carità operosa.
Voglio bene a don Leonardo e prego per lui.a prego pure per il suo Vescovo, che gli ha dato un ordine balordo .
Come si fa a chiedere a un apostolo di Cristo che ha in rete un seguito di ottantamila fedeli, di andarsene alla chetichella, senza spiegare, senza un saluto?
Posso credere che gli alti prelati fanno così con i loro amici?
Noi siamo gli amici di don Leonardo.
Se Egli avesse obbedito all’ordine del suo capo, ci saremmo sentiti abbandonati e delusi.
Ma poi, che senso ha sospenderlo a divinis, quando il sacerdote stesso si era sospeso dal proprio incarico, se non quello di una ritorsione, di una punizione?
Il dirittoo canonico…
Ma mi facciano l piacere!
Tutto è allo sfascio e loro mi tirano fuori il diritto e l’ obbedienza.
Non si obbedisce a ordini che confliggono con la coscienza.
Non si obbedisce agli uomini, ma a Dio.
“Senza regola e senza disciplina, la Chiesa non sarebbe più il Corpo di Cristo, ma un’accozzaglia di opinioni individuali.”
La Chiesa attuale purtroppo È una accozzaglia di opinioni individuali, spesso eretiche, ereticali, dubbie o anche solo fantasiose. Su questo non ci piove. Se qualcuno lo dovesse negare, sarebbe del tutto fuori dalla realtà… Oppure non avrebbe una conoscenza della Chiesa diretta ma teorica. Per provarlo, basterebbe andare a tre o quattro messe diverse in una stessa domenica, in diverse chiese, e comparare le cose dette dai diversi preti nella predica: vangelo e altre letture uguali per tutti. Commenti e spiegazioni fantasiose dei diversi preti, non fondate su quanto c’è scritto sul lezionario ma sulle proprie idee o sulle idee di altri, prediche una diversa dall’altra, spesso in conflitto tra loro.
Se l’assunto riportato in apertura fosse vero, ne dovremmo concludere inversamente che dato che c’è una innegabile accozzaglia di opinioni individuali, la Chiesa non sarebbe più il Corpo di Cristo, e non esisterebbero più in essa “regola e disciplina”.
Il problema in realtà è che “regola e disciplina”, tutt’ora teoricamente esistenti, vengono usate come un randello sulla testa delle persone sbagliate, ovvero quei preti ed ecclesiastici fedeli a Gesù Cristo, alla Sua vera Chiesa, alla Tradizione. Mentre al contrario i provvedimenti dovrebbero essere presi contro tutti coloro che propalano eresie, idee opinabili ed ambigue, fantasie teologiche che non stanno né in cielo né in terra, ma tali provvedimenti al momento latitano. Ma non latitano contro coloro che osano con coraggio affermare la Verità cattolica. Un mondo al contrario, una Chiesa anch’essa al contrario. Dove gli eretici, gli ereticali, i dubbi, gli ambigui e i fantasiosi – o tutte queste cose insieme – non solo prosperano ma sono promossi e premiati da una gerarchia che è anch’essa della stessa identica risma. Con buona pace di tutti coloro che, pur dicendosi “ortodossi” o “conservatori” ma per carità, con moderazione e senza estremismi o rigidità, si affannano a dimostrare l’indimostrabile…
Ho visto il commuovente video del 3 settembre di Don L. Maria P. e ha parlato di tutto il suo cammino vocazionale ed altro ancora, Mi sono meravigliato di come come questo santo uomo e santo sacerdote abbia sofferto per anni per coloro che ricevevano la Comunione non in bbcca, per i tempi duri dopo l’accordo o compromesso della CEI per adottare norme nella liturgia decise dallo stato a cui non competono decisioni sul Culto Divino, la Santa Messa . Mi ha colpito anche la sua vita casta e pura, un Giglio del Signore, un’anima che ha cercato di conoscere Dio, con lo studio, riflessione, meditazione, preghiera e rinunce, e dialogando con i suoi superiori su cose di materia di fede e Catechismo della Chiesa Cattolica. Negli anni, saltuarmente mi capitava di leggere qualche vita di santi e cercando nella rete che mi indirizzava a qualche pagina, trovavo nei suoi siti o canali, gli argomenti ben strutturati ed altro che non pensavo che esistesse o di cui non avevo ancora sentito parlare e non sapevo nemmeno che i siti erano i suoi. Una persona che non ha tenuto per se i suoi studi e le sue ricerche, ma che ha messo a disposizione dei fedeli la conoscenza affinchè altri avessero una via spianata nella ricerca spedita della conoscenza. Più avanti o avuto la possibilità di vedere qualche post o video dove parlava, ma non avrei mai pensato a tutto ciò che ha detto nel video del 3 settembre, un video veramente importante, che è esempio vivente di cosa sia un sacerdote che pone Dio al primo posto e che offre il suo servizio er la salvezza delle anime, che non gradisce sacrilegi ma la Sacralità della liturgia, che non asseconda il peccato, ma che sceglie il bene. Un sacerdote che a cui è stato vietato di pubblicare sulla rete, a cui gli si impedisce di testimoniare il Cristo, di essere il compimento della sua vocazione, in nome di una presenta subordinazione a Cristo tra quelli che per primi avrebbero dovuto obbedire a Cristoin tutto e per tutto.
Un incoraggiamento a questo sacerdote sincero e leale del Suo Messia e Cristo Re e a non retrocedere ai titoli che ha, ma a continuare a Servire il Cristo che è la Scelta migliore che abbia fatto, il suo rifugio in cui confida, e un cortese invito al suo diretto superiore di ripensarci, poichè deve sapere che Papa Giovanni Paolo II avrebbe voluto scomunicare altri per fatti gravi di cui era venuto a conoscenzae che poi fu costretto a non agire, ma sono quelli che oggi pretendono di profanare il Vaticano non osservando il buon costume ne il Catechismo della Chiesa Cattolica ne intendendo vivere per Cristo, ma per le prorpie ideologie blasfeme e antCattoliche..
Di grazia, quali sono i modi in cui sbaglia don Pompei?
Don Leonardo Maria Pompei è un grande sacerdote che ha avuto il coraggio della verità. Il modernismo purtroppo oggi imperversa in maniera massiccia nella Chiesa e quel “fumo di satana” di paolina memoria ora è un incendio. Anche molti,tanti laici come me, madri e padri di famiglia faticano a rimanere sulla barca di Pietro, che sta facendo acqua da tutte le parti e dove la confusione regna sovrana e dove molti,troppi pastori sembra seguano altro che Gesù Cristo. A don Pompei auguro ogni bene e pregherò per lui e per quei sacerdoti che come lui stanno attraversando un difficile momento.
Essendo dotato d’intelligenza medio-bassa, non sono riuscito a comprendere il discorso di IB. L’ho riletto più volte ma non ho potuto/saputo capire dove vuole andare a parare. Se posso permettermi ho avuto l’impressione di un mal riuscito tentativo del famoso dare una botta al cerchio e una alla botte.
Per quanto mi riguarda, non ci sarebbe da farla troppo lunga: il 3 settembre don Pompei, che non è il primo e probabilmente non sarà l’ultimo, aveva comunicato per iscritto a mons. Crociata di dimettersi da parroco e di non sentirsi più in comunione con il vescovo diocesano e con la gerarchia della Chiesa, di non intendere più celebrare la messa secondo la liturgia del Concilio Vaticano II.
Sembra un “iter” già sperimentato: chi contesta la chiesa che con Bergoglio e Prevost ha deviato dalla tradizione apostolica (come giustamente insiste anche don Minutella) viene impedito o espulso. Ossia: la chiesa borgogliano-prevostiana non è più la Chiesa cattolica e quindi fa fuori i cattolici.
Sennonché IB se ne esce con un’affermazione che fa dubitare circa quanto egli sia consapevole del metodo bergogliano-prevostiano: “non è giusto che il primo strumento utilizzato sia la sospensione: sarebbe stato meglio cercare ancora, parlare ancora, tentare ancora di tessere una trama di comunione, piuttosto che recidere con un atto”.
Ma … ho capito bene? Sarebbe stato meglio che la chiesa extra-apostolica avesse “tessuto una trama di comunione” con chi non la riconosce?
Investigatore biblico ha scritto parole sagge. Ritengo che si uscirà da questa situazione solo quando Dio vorrà. Preghiamo.
Egregio “Investigatore Biblico”,
la sua difesa di don Pompei, seppure nobile nelle intenzioni, ricade nel solito schema buonista: parole che cercano di ammantare di misericordia ciò che in realtà è un problema di obbedienza, di comunione e di verità.
La Chiesa non è un’associazione culturale dove ciascuno può portare avanti la propria “visione alternativa”: è Corpo di Cristo, gerarchicamente strutturato, e chi vi appartiene ha promesso obbedienza al vescovo, successore degli Apostoli. Don Pompei non è stato sospeso per “rigidità caratteriale”, ma perché ha dichiarato pubblicamente di non riconoscere la legittimità della liturgia della Chiesa e di non sentirsi in comunione col proprio vescovo. Questo non è un dettaglio trascurabile, è una frattura sostanziale.
Citare i “moscerini” e i “cammelli” di Matteo 23,24 è suggestivo, ma fuorviante. Lei sembra dimenticare che l’autorità della Chiesa non si esercita in base a un paragone relativo con colpe più grandi o più piccole (“ci sono preti pedofili reintegrati, quindi non sospendiamo chi disobbedisce al vescovo”): questo è un sofisma. Ogni ferita alla comunione ecclesiale è grave in sé, indipendentemente da ciò che fanno altri. È il principio cattolico della disciplina: “Chi non ascolta la Chiesa, sia per te come un pagano e un pubblicano” (Mt 18,17).
Lei invoca il dialogo infinito: “parlare ancora, tentare ancora, cercare ancora”. Ma a un certo punto occorre dire “sì” o “no” (cf. Mt 5,37). Non si può prolungare sine die una situazione in cui un prete si pone apertamente fuori dalla comunione. Sarebbe come dire che la Chiesa deve restare ostaggio di chi non obbedisce.
Infine, la sua contrapposizione tra “chiacchiere e distintivi” da una parte e “carne viva del Vangelo” dall’altra è caricaturale. Le norme non sono un vezzo burocratico: sono la custodia della fede e della comunione. Senza regola e senza disciplina, la Chiesa non sarebbe più il Corpo di Cristo, ma un’accozzaglia di opinioni individuali.
Misericordia non significa permissivismo, né tantomeno debolezza. Se un sacerdote si ribella al proprio vescovo, è giusto che ne porti le conseguenze. Questo non è “accanimento contro un moscerino”, ma vigilanza sul gregge.
La verità è che il “camello” che tanti oggi ingoiano non è la pedofilia (che resta un crimine abominevole, condannato senza attenuanti), ma la disobbedienza mascherata da eroismo profetico.
E mi permetta di aggiungere una nota personale: chi le scrive, nonostante palesi ingiustizie, che hanno suscitato lo sgomento e perfino la ribellione di tanti fedeli laici, ha scelto di sottoporsi all’obbedienza del proprio vescovo. Pur potendo intraprendere le vie legali previste dal diritto, ha preferito piegarsi con dolore ma con fede. Perché la fedeltà alla Chiesa non si misura a colpi di rivendicazioni personali, ma con la croce dell’obbedienza.
Don Leonardo non è lo Spirito Santo ed è umanamente esasperato. Ma il problema che ha posto è reale: troppe cose nella Chieda cattolica non sono cattoliche. Non è solo un problema di pre o post concilio Vaticano secondo: c’è un’antitesi anche dal Concilio. Non è un problema liturgico o di lingua latina o italiana: quello che viene detto non corrisponde alla dottrina in qualunque lingua là si dica; come ci si comporta in chiesa non dice nulla di sacro, anzi lo sbeffeggia.
Don Leonardo in questo calvario sacerdotale può aver avuto anche qualche informazione distorta e non è nella serenità giusta per evitare qualche sfogo.
Però vorrei che qualcuno mi sapesse spiegare perché non c’è mai un provvedimento disciplinare verso chi afferma e agisce in modo diametralmente opposto alla sana dottrina.
può dire quello che vuole, non credo che don Leonardo, che ho l’onore di conoscere, abbia una frazione di secondo del suo tempo, per seguire questo ed altri blog..
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Claudio Gazzoli
@donPietroPaolo
E pur avendo subìto a suo tempo l’ingiustizia ora lei si schiera con il potere. Ma che i potenti saranno rovesciati è parola di Dio.
Poteva trasferirlo, privarlo di qualche mansione, non sospenderlo a divinis che equivale a dire che non è sacerdote. Io non penso che Dio controfirmerà il decreto di quel vescovo.
‘Vi riconosceranno da come vi amerete’ disse Gesù. E l’Apostolo aggiunge “”Portate gli uni i pesi degli altri ”
Io non lo conosco, lo sento parlare nel video e mi pare genuino, molto istruito e virtuoso tra una marea di ignoranti, superficiali i e (mi dispiace) viziosi.. Lo attaccano ma sotto sotto forse lo invidiano.
Ci pensi Dio a mandarci pastori secondo il suo Cuore.
“Todos..todos..todos…” per i più malandati e poi, con la scusa della disobbedienza, buttano fuori quelli che non li allisciano.
Sì “il cammello e il moscerino” come scrive l’Investigatore.
Cara Maria,
si figuri se io mi schiero con il “potere”. Quello che lei chiama “potere” è in realtà l’autorità che Cristo stesso ha dato ai vescovi per custodire la comunione della Chiesa.
Il sacerdote deve obbedire al proprio vescovo in tutto ciò che riguarda il ministero e la comunione ecclesiale, perché il vescovo è il successore degli Apostoli e il principio visibile di unità nella sua Chiesa particolare. San Paolo lo ricorda con chiarezza: «Obbedite ai vostri capi e siate loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi come chi deve renderne conto» (Eb 13,17).
Naturalmente l’obbedienza non è cieca. Un sacerdote non deve obbedire se gli venisse comandato qualcosa di contrario alla legge di Dio, al Vangelo o al Magistero autentico della Chiesa. Per questo:
• se l’ordine è solo sgradito o faticoso, va comunque obbedito;
• se sembra ingiusto o sbagliato, il sacerdote può chiedere chiarimenti, o appellarsi a istanze superiori (fino al Papa), ma senza rompere la comunione.
Io stesso, davanti a provvedimenti palesemente ingiusti, sbagliati, sconcertanti per la comunità e sgraditi, ho scelto di obbedire e basta. I santi ce lo hanno insegnato: tra tanti ricordo S. Giovanni Bosco e Padre Pio.
Un vescovo, prima di arrivare a un provvedimento così grave, percorre sempre tutte le vie possibili: dialogo, ammonizioni, richiami, tentativi di correzione fraterna. Ma se un sacerdote sceglie deliberatamente di disobbedire e di separarsi dalla comunione con il suo vescovo e con la Chiesa, che altro resta da fare?
Il vescovo in questo caso lo ha “solo” sospeso a divinis, anche se avrebbe potuto — e meno male che non lo ha fatto, per carità pastorale — prendere atto che egli, estraniandosi dalla comunione con la Chiesa, si era di fatto autoscomunicato.
Mi dica, allora: che cosa avrebbe dovuto fare ancora il suo vescovo?
Chi non accetta la comunione e l’obbedienza — che sono essenziali al ministero sacerdotale — si mette da sé fuori strada.
Non è questione di “invidia” o di “potere”: è questione di fedeltà a Cristo, che ha voluto una Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, fondata sulla comunione gerarchica e sull’obbedienza evangelica.
Mi dispiace per don Leonardo e spero che il Signore lo illumini.
E noi speriamo e preghiamo perché la ferita possa essere sanata e la piena comunione ripristinata.
https://www.ildomanibleo.com/2024/06/30/appello-dei-parrocchiani-di-ibla-per-non-far-trasferire-don-pietro-floridia-le-voci-corrono/
https://www.lasicilia.it/ragusa/ragusa-il-trasferimento-di-padre-floridia-profonda-obbedienza-al-vescovo-2197924/
Don Pietro Paolo è un santo sacerdote, anche abbastanza tradizionale, molto benvoluto fra la sua gente. Ha subito “palesi ingiustizie”, venendo spostato a circa 70 anni in un’altra parrocchia. Però il paragone con don Leonardo Maria Pompei è improprio, perché Floridia è stato “perseguitato” per una questione di patronato della città, mentre don Pompei riferisce di non poter obbedire a dei comandi iniqui del suo vescovo (il divieto di andare sui social è chiaramente un pretesto, le vere questioni sono altre).
In primo luogo c’è da dire che la promessa di obbedienza fatta dai sacerdoti al proprio vescovo non è vincolante come un “voto”. Non rispettare una promessa infatti è una colpa molto meno grave dell’infrangere un voto. I vescovi dovrebbero saperlo. Come dovrebbero sapere poi che il loro potere non è illimitato e che i loro sottoposti non sono tenuti ad obbedire ad ogni loro capriccio. Anche per quanto riguarda gli spostamenti dei preti all’interno della diocesi, di rito il vescovo chiede al sacerdote: “Mi dai la disponibilità / consenso a spostarti…”, formulazione che già da sé mostra che il potere del vescovo anche in questo campo è limitato, a meno che non ci siano motivazioni gravi che impongono una rimozione.
In secondo luogo, è un assunto della teologia morale tradizionale che l’obbedienza ai superiori è sempre dovuta, “salvo quando comandino di fare il male”. In tal caso il sottoposto non ha nessuna colpa se “disobbedisce”, anzi il suo è un atto meritorio.
Se in coscienza Don Leonardo Maria Pompei ritiene di dover disobbedire a dei comandi iniqui, è nel suo lecito e nessuno può veramente giudicarlo (la coscienza la conosce a fondo solo Dio) ma al contrario va almeno rispettato. A meno di non voler essere noi giudicati da Dio a nostra volta con la stessa moneta cattiva con cui abbiamo giudicato lui.
“stiamo vivendo in una Chiesa una vera rivoluzione”. No, la rivoluzione nella chiesa è cominciata almeno 200 anni fa con una accelerazione balistica provocata dal il CVII. Don Leonardo Maria Pompei ha posizioni in completo accordo con la dottrina perenne della Chiesa ed ha scelto di non essere “né freddo né caldo” non essendo minimamente sfiorato dal modernismo dilagante; ed è questo, in fondo, che da sommamente fastidio. Piuttosto dovrebbe almeno riconoscere che lui, a differenza sua, ci mette la faccia e questo è uno dei motivi per cui subisce questa persecuzione.
Claudio Gazzoli
Per paradosso: se tutti “ci mettessero la faccia” e venissero cortesemente allontanati chi rimarrebbe a custodia del gregge? Non è un’ipotesi così improbabile.
Claudio,
dire che don Leonardo Maria Pompei sia “in completo accordo con la dottrina perenne della Chiesa” è un’affermazione che non regge. La dottrina perenne non è ciò che ognuno prende a piacere dal Catechismo, scegliendo i punti che gli fanno comodo, ma è un tutto organico che comprende fede, morale e obbedienza ecclesiale. E l’obbedienza al proprio vescovo è parte integrante della Tradizione cattolica, non un optional da scartare.
Per questo, chi pretende di difendere la Tradizione e nello stesso tempo disprezza o ignora l’autorità legittima dei pastori, contraddice nei fatti ciò che proclama a parole.
Quanto a me, non ho bisogno di “metterci la faccia”: non cerco visibilità né protagonismo. E non posso subire alcuna “persecuzione”, perché la Chiesa non perseguita i suoi figli fedeli. Resto fermo nella dottrina di sempre e nella promessa solenne fatta davanti a Dio e al popolo nel giorno della mia ordinazione: rispetto e obbedienza al mio vescovo. Questa è la vera fedeltà cattolica, non l’illusione di erigersi a giudici e maestri contro la Chiesa.
Caro don P.P.,
da come scrive, l’unica dottrina- o comandamento- “perpetuo” della Chiesa consiste nell’obbedire ai vescovi, qualunque sia la loro ideologia del momento. Un atteggiamento di superba ma passiva sottomissione che mi chiarisce perfettamente in cosa consista la “banalità del male” stigmatizzato da Hannah Arendt.
Nel Catechismo sta scritto che la chiesa di Cristo è costituita dal papa da Lui stabilito, ultimo BXVI e solo dai vescovi e sacerdoti e fedeli a lui uniti.
Quella massonica luterana PRO-LGBT che da 12 anni comanda in vaticano, non è la chiesa di Cristo, ma di satana.
E pertanto solo i Buon Pastori fedeli a Cristo e alla sua dottrina, hanno oggi il coraggio di uscire dalla Babilonia di JMB-Prevost e celebrare nelle catacombe.
Mentre invece, i pastori mercenari che per vile interesse restano somessi all’autorita’ massonica in vaticano per condurre le anime all’inferno, sono tutti rei di SCISMA.
Perché non riesco più a condividere gli articoli di S. Curiae (se non tramite gmail)? Mariagrazia Fraccaroli
bizze del web…
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