Comparazione e Sintesi non Sono Sincretismo. Il Matto.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, il Matto, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla fede,e  ele fedi. Buona lettura e condivisione.

§§§

 

COMPARAZIONE E SINTESI NON È SINCRETISMO

 

 

Non esiste una dottrina a tal punto falsa da non contenere insieme al falso il vero.

Tommaso D’Aquino

 

Le mie proposizioni delucidano così: colui che mi comprende le riconosce, alla fine, come insensate, se è salito per esse – su di esse – oltre esse. (Deve, per così dire, gettar via la scala dopo che c’è salito). Deve superare queste proposizioni, e allora vede il mondo nella giusta maniera.

Ludwig Wittgenstein

 

Nulla mi può saziare e affamare più di un incessante cercare la Verità Nuda per unirmi ad essa ovunque si trovi, anche se soltanto per un attimo. Lei mi dà un levissimo bacio e fugge via, lasciando nelle mie mani un piccolissimo lembo del suo fragrante velo di luce, che mi gratifica e mi umilia.

il Matto

 

* * *

SINCRETISMO: dal gr. SYMKERAN composto di SYN con e KERAN mischiare,  fondere insieme.

 

COMPARAZIONE: dal lat. COMPARARE porre in rapporto, composto di CUM con, insieme e PARARE mettere alla pari, da cui COMPARATIVO: che per via di confronto mostra le somiglianze e le differenze fra più cose congeneri.

 

Gli etimi dei due termini mostrano con chiarezza che altro è mischiare, fondere insieme, e altro confrontare per mostrare, nel nostro caso, le somiglianze, queste potendo poi essere trascese da una SINTESI anagogica, cioè verso l’Alto, come mostra la figura del triangolo in incipit, ciò richiedendo un’INTUIZIONE, dal lat. IN dentro e TUEO guardare, cioè un “entrar dentro con lo sguardo”, trattandosi perciò di uno sguardo sovra-concettuale, sovra-discorsivo, sovra-onomastico, quindi anche sovra-dogmatico, appunto sintetico; uno sguardo contemplante, perciò sovra-razionale, che grazie all’Uno vede l’Uno in tutto: «ut unum sint»; uno sguardo di cui si fruisce o non si fruisce: “tertium non datur”.

E allora è bene ripetere che altro è il SINCRETISMO e altro è la COMPARAZIONE E SINTESI per la quale lassù, in cima al triangolo (anagoge), la Verità che è Una incontra Se stessa.

 

Per fare un esempio prendiamo dapprima quanto dice il Vangelo riguardo al precetto fondamentale per il passaggio – ineludibile – dal Cristianesimo dottrinale al Cristianesimo vissuto:

«se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto»,

e lo COMPARIAMO (quindi non lo mischiamo) a quanto dice l’attivista sociale e insegnante spirituale indiana Vimala Thakar (1921-2009):

«Abbandonare ogni attaccamento, ogni dipendenza di confronti di cose e persone, situazioni e circostanze, significa lasciar morire l’io psicologico, questo fantasma irreale che proietta le sue idee, i suoi pregiudizi, le sue preferenze e avversioni su tutti i nostri contatti con l’esterno. La vita è la divinità stessa, bisogna imparare a non sciuparne la sacralità e mantenersi attenti e consapevoli in tutti i piccoli atti della vita quotidiana».

 

Nella SINTESI, cioè nella convergenza sovracogitativa e sovraverbale al vertice del triangolo,  l’INTUIZIONE coglie, come già visto, la Verità che Una e incontra Se stessa, grazie alle due formulazioni che si lumeggiano a vicenda (e quindi non si mischiano).

 

E non basta. Addirittura il brano di Vimala, mirabile compendio di ascesi indispensabile se non si vuol rimanere al palo del legalismo religioso, illustra egregiamente quello evangelico suggerendo termini il cui significato operativo va (andrebbe) meditato a fondo: “attaccamento” e “io psicologico”, cioè l’io posticcio, artificiale, sovra-strutturato che ha da morire, ed al quale, COMPARANDO di nuovo, si riferisce il Verbo:

«chi non rinnega se stesso … chi vuol salvare la propria vita la perderà»,

ove il «se stesso» e la «propria vita» indicano l’io psicologico, il «fantasma irreale», l’ego quale barriera tra la Coscienza e la Luce, come anche fra Uomo e Uomo, giacché mai può esservi vera armonia fra Uomo e Uomo senza l’armonia fra Coscienza e Luce, come recita il proverbio cinese, da cui si evidenzia la condizione tragica e violenta in cui si dibatte il mondo:

 

«Se c’è luce nell’anima, ci sarà bellezza nella persona. Se c’è bellezza nella persona, ci sarà armonia nella casa. Se c’è armonia nella casa, ci sarà ordine nella nazione. Se c’è ordine nella nazione, ci sarà pace nel mondo».

 

Armonia quale opera della Luce, quindi scevra da mediazioni di ogni specie, delle quali in un modo o nell’altro finisce per nutrirsi l’ego. Infatti, se la mediazione dottrinale ed esegetica ha senz’altro un’utilità indicativa-propedeutica, questa, proprio perché tale, va prima o poi negata (non più detta, concettualizzata), a meno che non si preferisca continuare, come dice lo Zen, a restare sulla zattera senza poter approdare alla riva.

Richard Carlson:

«L’ego è quella parte di noi che vuole essere guardata, ascoltata, rispettata, considerata speciale, spesso a spese di qualcun altro».

 

Ma, d’altro canto e paradossalmente, l’ego, l’io posticcio, NON VUOLE ESSERE INDIVIDUATO e si nasconde nella furbesca auto-indulgenza del “non sono io!”. Non senza ammantarsi di “umiltà”, l’ego getta la pietra e nasconde la mano, la fa da padrone fingendosi servo, si nutre di vizi e di farisaiche virtù: “Io sì che sono in regola, mica come quelli là …”.

 

Willigis Jäger:

«Nella misura in cui muore il nostro piccolo io – questo aggregato di processi psichici, pauroso, disperato, aggressivo, opportunistico, manipolante e troppo di rado gioioso – si sviluppano di pari passo la fiducia, la vera gioia ed una ferma speranza».

Daisetsu Teitaro Suzuki:

 

«L’ego è l’angolo tenebroso in cui i raggi dell’intelletto non riescono a penetrare, è l’ultimo nascondiglio dell’ignoranza, che così si ripara tranquillamente dalla luce. Quando questo covo viene scoperchiato, l’ignoranza svanisce come brina al sole. In effetti, l’ignoranza e l’idea dell’ego sono la stessa cosa».

 

«Angolo tenebroso, covo che viene scoperchiato» … «sepolcro imbiancato»!

 

Ed è il caso di precisare che ci vuole un’introspezione eroica per trovarsi faccia a faccia con questo «fantasma irreale», onde lasciare che il Verbo,  la «Luce degli uomini», lo dissolva.

 

A proposito di introspezione può risultare interessante notare che introspicere «guardare dentro» corrisponde ad entrare nel crogiolo, (secondo l’antico francese croiseul che deriva da croix), il cui simbolo alchemico è appunto la croce e nel tardo latino detto crucibulum, il recipiente ove la materia prima (il chicco di grano) lavorata dal Fuoco divino, trova la morte per risuscitare trasformata.

Gregorio di Nissa:

 

«La parola di Dio, infatti, promette la vita proprio come effetto della morte».

 

Abunai! Achtung! Attenzione! Non dice della vita come effetto del “sapere tante cose”, ovviamente compresi il catechismo e il diritto canonico, ma come effetto della morte, per la quale collassa il fardello del sapere fatto di pensieri e parole, si sfalda ogni fondamentalismo, brucia la zattera, viene meno la scala.

 

Inoltre, Vimala dice che «La vita è la divinità stessa, bisogna imparare a non sciuparne la sacralità».

COMPARAZIONE E SINTESI in cima al triangolo:

 

«La vita è la divinità stessa», «Io sono la via, la verità la vita», «sei Tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre».

«Bisogna imparare a non sciuparne la sacralità», «non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?».

 

E chi è il «voi stessi» se non il «fantasma irreale» che si erge a padrone e giudice, intromettendosi fra la Coscienza e la Luce?

 

Quindi, per concludere, occorre molta prudenza prima di riempirsi la bocca di “sincretismo”. Non è escluso, anzi è quasi certo che sia il «fantasma irreale», il fondamentalista corazzato di (finto) ferro, che rileva tale pericolo inesistente … a propria difesa.

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22 commenti su “Comparazione e Sintesi non Sono Sincretismo. Il Matto.”

  1. Gentile Tosatti,
    mai dubitato che non lo fosse. D’altra parte, mai preteso che lei e la sua esistenza dovessero essere al nostro servizio.
    In effetti, cominciavo a preoccuparmi per la sua salute: ma, spero che tutto proceda per il meglio. Con i miei più sentiti auguri, la ringrazio della risposta. Un caro saluto, Adriana.

  2. ADRIANA, ho ricevuto tutto quello che hai scritto. Grazie.

    TOSATTI: spero fortemente che il libro della tua vita abbia ancora molte pagine da voltare. Un caro saluto.

  3. Caro Matto, solitamente sono critico nei tuoi confronti e mi scuso per le volte in cui ho ecceduto.

    Questa volta provo a fare eco alla tua provocazione con esempio calcistico d’attualità ( non sono un esperto ma ho in casa chi mi fa partecipe delle due sensazioni e arrabbiature).

    Dentro una testa possono esserci conflitti, così come dentro una squadra, dove c’è tutta la retorica della bandiera e i tifosi si mangiano il fegato, spendono somme ingenti e di rado godono l’estasi del trionfo.

    Al Milan dopo un anno di insuccessi hanno preso due esperti ai posti di comando tecnico sportivo: un allenatore e un direttore sportivo. Poi però le scelte pare che le faccia un tal Furlani, bocconiano, mago dei bilanci e delle plusvalenze. Non solo: costui fa il bello e il cattivo tempo sul mercato confrontandosi con un amico procuratore, tal Busardo’, che gli propone giocatori afferenti ai suoi interessi traendone congrue percentuali. I due tecnici invece chiedono giocatori per fare squadra, ma quelli ne gliene comprano a loro modo, vendendo a raffica quelli che hanno.

    Morale: ottantamila a vedere la partita e sconfitta in casa con una squadra neopromossa. Erano lì per tifare ma erano zitti: perché la società è in guerra con la curva, nella quale non mancavano delinquenti, ma anche tanti che han capito di essere turlupinati dalla proprietà. Quanta confusione nella testa di un’unità di intenti priva dell’Intero (non del’Inter…).

    Che cosa c’entra, dirai tu? Un po’ matto lo sono anch’io! Guardo le cose di lassù e intanto seguo il calciomercato con chi se ne appassiona e me ne parla come un innamorato.

    Che il cristianesimo non è una filosofia o un’enciclopedia, ma fede pensante e Grazia. In Cristo, che rivela il mistero, non si fanno paralleli, ma si entra nel nuovo, l’eterno.

    Nell’unita’ di intenti, come in una squadra, la fatica e le sconfitte non scalfiscono il pellegrinaggio verso la gloria, un po’ da matti ( tu mi capisci), non da ragionieri o da banchieri.

    Invece se non c’è unità di intenti, la bandiera è la tradizione sono goffi paludamenti per fare affari o prendere in giro la gente ingenua.

    Un po’ come fanno certi don che ti parlano di accettazione pacifica universale del disgraziatissimo pontificato bergogliano, accettato senza sussulti, curando i bilanci e facendoti tanti bei discorsi, punti a punto, zittendo chi canta in curva e chi ne capisce un tantino, allenatore e direttore sportivo!

    Anche qui un fon ti ha inanellato tanto sapere teorico: non che non sia vero, ma è detto da chi poi compra i calciatori che fanno comodo a … Busardo’ e trafficoni vari.

    Adesso vado: sto con Confucio sul fiume…
    Mi hanno invitato e non ho ancora capito chi dovrei vederci passare galleggiando…

    1. Caro Miserere,

      va benissimo che tu sia critico nei miei confronti: come ho detto già altre volte, partecipo a questo onorevole blog (e ringrazio della squisita ospitalità il signor Marco) proponendo ciò che discende dalla mia esperienza. Dico pro-ponendo, non im-ponendo.

      Accetto le scuse, ma non ce n’era bisogno 😊

      D’altra parte mi concederai che ognuno non può parlare o scrivere che della propria esperienza, e quindi non può pretendere di “stare dalla parte giusta”, specialità molto in voga proprio di questi tempi. Chi sta dalla parte giusta non lo decise nessun umano bensì Qualcun’Altro.

      Tu scrivi “Anche qui un fon ti ha inanellato tanto sapere teorico”.

      E allora, fraternamente, rivolgo il getto del fon al massimo grado di calore verso di te: come fai a sapere che si tratta soltanto di un sapere teorico? Soltanto quello che scrivi tu o altri che decidi tu deriva da un sapere pratico?

      Grazie del contributo. Ciao.

      1. I matti non capiscono tutto quello che pensano, ma credono di capire che cosa pensano gli altri. Peggiori sono certi don che spiegano quello che pensano, ma pensando che gli altri non sappiano pensare.
        Molto più interessante il calciomercato.

        1. Don Pietro Paolo

          Caro Miserere,
          se il Vangelo fosse calciomercato, lei sarebbe già in fuorigioco. Lasci i “don” che non fanno mercato e fanno solo il loro dovere.

        2. Peggio è forse lei, che non distingue la voce della Chiesa in un sacerdote che, coraggiosamente e onestamente, “si rifiuta” di proporre il proprio pensiero…mentre lei lo esprime con almeno due nick diversi, a seconda della maschera che intende indossare, se quella del buon cattolico o quella riformata dagli eventi…
          Col terzo nick, invece, tratta argomento diverso: quel che più gli compete.

          Don Pietro Paolo ha il grandissimo merito di non parlare per sé. Chi lo legge senza pregiudizi, sa perfettamente di leggere “l’Istituzione” e la Dottrina, quando oggi va per la maggiore il “secondo me” e ogni bizzarra e pseudo-mistica interpretazione di fatti e persone.

          Forse andrebbe rispolverata l’interessantissima – e complessa – figura di Simone Weil: cercava il parere della Chiesa e non quello personale del sacerdote. Al padre Couturier – “Lettera a un religioso “, ed. Adelphi – espose le sue convinzioni per verificare la loro compatibilità con “l’appartenenza alla Chiesa”. Non ebbe risposta e restò dunque nella sua “vocazione di essere cristiana al di fuori della Chiesa”.
          Una vocazione, la sua, del tutto incompatibile con la mancanza di probità intellettuale oggi involontariamente palesata da molti “cristiani” che si ritengono unici e speciali, capaci di andar controcorrente quando invece è la corrente ad averli fatti suoi…

          Con don Pietro Paolo siamo nel caso opposto: espone fedelmente il pensiero cattolico.
          Espone in modo troppo catechistico? Ma non ce n’è forse estremo bisogno? E non è forse una rarità un sacerdote che non tira dalla sua ma tira semplicemente verso il puro percorso cattolico?

          A ognuno il suo.

          Ogni bene.

    2. Don Pietr Paolo

      Caro Miserere,

      vedo che non le manca la fantasia con i paragoni calcistici, ma attenzione: non si può liquidare tutto parlando di “certi don” che curerebbero i bilanci e inviterebbero all’accettazione pacifica di questo pontificato. La questione è ben più seria.
      Qualche domanda:
      ma questi che “capiscono”… capiscono che cosa, di preciso? I segreti della curva o le plusvalenze del calciomercato ecclesiale?

      E questo “sapere teorico” che lei dice io abbia “inanellato”: quale sarebbe? Perché lei stesso lo definisce “vero”… e intanto lo critica. È come dire: il gol era regolare, ma non mi piace chi l’ha segnato.

      Quanto a Busardò, sappiamo bene che è l’agente sportivo del Milan… ma a sentirla, visto che parla di “trafficoni vari”, potrebbe tranquillamente comparire — e ci starebbe pure bene — in un documento “pontificio” del suo guru di Palermo. Magari lo vedremo Prefetto della Segreteria per l’Economia della nuova setta che ha fondato. Di questo, visti i buoni rapporti, potrebbe interessarsi lei: farebbe certamente scalpore.

      E infine: resti pure con Confucio lungo il fiume, in attesa di vedere chi passa galleggiando… Io preferisco stare con Gesù Cristo e lasciarmi trasportare dal Suo Spirito che, come un fiume, trasporta alla Patria eterna.

      Un saluto ironico.

  4. Don Pietro Paolo

    Riflessioni teologiche e discernimento cattolico a” COMPARAZIONE E SINTESI NON SONO SINCRETISMO”

    1. La questione terminologica

    È opportuno distinguere fin dall’inizio: sincretismo e comparazione non sono sinonimi.
    • Sincretismo (dal greco syn-kerannymi: “mescolare insieme”) indica la fusione indiscriminata di elementi eterogenei, spesso religiosi, con conseguente confusione dottrinale.
    • Comparazione (dal latino comparare: “mettere a confronto”) è invece il legittimo metodo di valutare similitudini e differenze tra realtà affini, per meglio comprenderle.

    La Chiesa stessa pratica la comparazione, ad esempio nello studio delle religioni, nella filosofia e nella teologia fondamentale. Essa però rifiuta il sincretismo, che relativizza Cristo e dissolve la verità rivelata.

    2. Ogni errore contiene qualche vero?

    San Tommaso d’Aquino afferma che non esiste dottrina così falsa da non contenere, insieme all’errore, qualche elemento di verità (Summa contra Gentiles, I, 9).
    Questo principio, però, non autorizza a considerare tutte le vie ugualmente valide. Significa piuttosto che, anche quando incontriamo il frammento di vero, dobbiamo ricondurlo alla pienezza della verità in Cristo, senza ridurre il dogma a semplice “scala da buttare via”.

    3. Dogma e mistica: non si superano, si approfondiscono

    Taluni filosofi moderni, come Wittgenstein, parlano di “gettare la scala dopo esserci saliti”. L’immagine, applicata alla fede, è fuorviante: i dogmi non sono stampelle provvisorie, ma finestre sul Mistero. La mistica non annulla il dogma, lo compie e lo illumina dall’interno.
    San Giovanni della Croce e Dionigi l’Areopagita insegnano la via apofatica, ma sempre dentro la fede ecclesiale, non oltre essa.

    4. L’“io psicologico” e il chicco di grano

    Il Vangelo afferma: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24).
    Alcune tradizioni orientali parlano di “io psicologico” da lasciar morire. È possibile una comparazione, ma la sintesi cristiana è diversa: la grazia non distrugge la persona, la guarisce e la eleva (gratia non tollit naturam, sed perficit).
    Non si tratta di dissolvere l’individuo, bensì di rinnovarlo in Cristo: «Chi perderà la sua vita per causa mia, la salverà» (Lc 9,24).

    5. Vita, sacralità e rischio di panteismo

    La vita è sacra perché dono del Dio vivente. È vero che Dio è la Vita («Io sono la via, la verità e la vita») e che Egli dona la vita; tuttavia bisogna chiarire che affermare, sic et simpliciter, che “la vita è la divinità stessa” comporta il rischio di scivolare nel monismo panteista. La rivelazione cristiana insegna invece che Dio è distinto dal creato, pur essendo intimamente presente ad esso (cf. At 17,28).
    La realtà cristiana non si affida né crede in un’energia impersonale, ma vive della comunione personale con il Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo: il Mistero rivelato e comunicato, nel quale l’uomo è chiamato ad entrare con fede e grazia.

    6. Le mediazioni non vanno abolite

    L’idea di superare mediazioni dottrinali o sacramentali per approdare a una presunta “pura esperienza della Luce” contraddice l’economia della salvezza.
    Cristo è l’unico Mediatore (1Tm 2,5), ma ha voluto che la sua mediazione si comunichi attraverso la Chiesa, la Parola e i Sacramenti. Liquidare queste mediazioni come “propedeutiche da bruciare” è un errore gnostico.
    Il cattolicesimo non è “zattera da abbandonare”, ma la barca della salvezza.

    7. Simbolismi esoterici: ambiguità da evitare

    Richiami ad alchimie, crogiuoli o simbologie iniziatiche possono avere valore figurativo, ma se applicati direttamente alla fede rischiano di travisarne il nucleo.
    La Croce non è un “crucibolo esoterico”, ma l’evento storico e salvifico della Pasqua, reso presente nei Sacramenti.

    8. Oltre il legalismo, senza opporre legge e Vangelo

    È vero che il cristianesimo non si riduce a legalismo. Ma la Legge nuova non è abolizione della verità morale: è la grazia dello Spirito Santo che compie la Legge antica (cf. CCC 1965-1974).
    Dottrina e vita, verità e carità, non si escludono: si compenetrano.

    9. Dialogo interreligioso sì, relativismo no

    Il Concilio Vaticano II (Nostra aetate) invita a stimare ciò che c’è di vero e santo nelle religioni. Ma lo stesso Concilio, insieme al Magistero successivo (Redemptoris missio, Dominus Iesus), afferma con chiarezza che la pienezza della verità e della salvezza è solo in Cristo.
    Dunque: comparazione sì, sincretismo no; apprezzamento sì, relativismo no.

    Conclusione
    • La comparazione serve a comprendere e ad aprire vie di dialogo.
    • La sintesi cristiana è contemplazione della verità in Cristo.
    • Il sincretismo, invece, confonde e smarrisce la fede.

    Per questo il criterio è e rimane: «Cristo Gesù è lo stesso ieri, oggi e sempre» (Eb 13,8).
    Ogni elemento di verità trovato altrove illumina se e solo se conduce a Lui.

    chi scrive diversamente, confondendo la comparazione con il sincretismo o insinuando una “sintesi” oltre i dogmi della fede, non segue la via cattolica ma un’altra logica, che non viene dallo Spirito di Cristo. La Chiesa non può accogliere simili riduzioni o confusioni: “Chi non raccoglie con me, disperde” (Mt 12,30).

    1. Ci avrei scommesso, caro don P.P., che non ci saremmo intesi per l’ennesima volta. Ma ci sta: su questa terra siamo tutti pellegrini, ciascuno segue la propria via, e solo al traguardo si vedrà chi è il vincitore, ammesso che debbano esserci per forza vinti e vincitori, categorie umane, umanissime.

      Un caro saluto.

      1. Don Pietro Paolo

        pellegrini lo siamo davvero tutti; ma se è vero che ciascuno sembra seguire la propria via, altrettanto vero è che chi vuole arrivare al traguardo non ha altra via se non Gesù Cristo. Lo ha detto Lui stesso: «Io sono la Via, la Verità e la Vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6).

        Fuori di Lui non c’è salvezza, perché Lui è l’unico Salvatore, il solo nome dato agli uomini nel quale possiamo essere salvati (cf. At 4,12). E lo stesso Signore ha detto: «Tutti quelli che sono venuti prima di me sono ladri e briganti» (Gv 10,8). Così pure, anche quelli venuti dopo, che non si attengono alla Sua Parola – parola definitiva di Dio, «ultima e piena rivelazione» (Eb 1,1-2) – non conducono alla vita, ma ingannano.

        Con Cristo non ci sono compromessi: «Chi non è con me è contro di me» (Mt 12,30). Se vogliamo essere suoi amici, non basta nominarlo: occorre fare ciò che Egli ci comanda (cf. Gv 15,14).

        Al traguardo non conteranno le nostre categorie umane di vinti e vincitori, ma solo se saremo trovati in Cristo, che ha già vinto per noi.

        1. Caro don P.P.,

          mi permetta di essere schietto.

          Ho l’impressione che lei non legga tanto per capire ciò che scrive il suo interlocutore (in questo caso il sottoscritto) quanto per sgranare a raffica le sue repliche, ripetendo quasi ossessivamente la “dottrina”.

          I miei articoli citano sempre passi del Vangelo e frasi di Cristo, eppure lei continua a battere su Cristo come se Egli fosse assente in ciò che propongo.

          Se poi constato che il fondamentalismo ecclesiastico rigetta ogni pensiero che non sia già stato pensato dall’Istituzione, lei trova giri e giri di parole per negare ciò e … riaffermarlo.

          Distintamente ma sinceramente.

          1. Don Pietro Paolo

            Caro Matto,

            mi permetta di essere altrettanto schietto. Lei cita passi del Vangelo e parole di Cristo, è vero, ma spesso in modo strumentale, per portarli a conclusioni che non collimano affatto con il cristianesimo. Non è la prima volta che accade: anche Satana, nel deserto, citava le Scritture (cf. Mt 4,1-11) — eppure lo faceva per piegarle ai suoi scopi, non per aderire alla verità.

            Quanto poi all’accusa di “fondamentalismo ecclesiastico”, mi permetta di osservare: attenersi alla dottrina della Chiesa non è fondamentalismo, ma fedeltà. Il vero fondamentalismo, semmai, è piegare la Parola di Dio al proprio pensiero, rifiutando tutto ciò che non rientra nei propri schemi.

            E se io ripropongo la dottrina in modo — come dice lei — “ossessivo”, è proprio per mettere in chiaro che lei non segue la Chiesa e perché chi legge capisca e ne tragga le giuste conseguenze.

            Distinti saluti in Cristo,
            don P.P.

  5. Gioia,
    semmai: “il muro con la testa”!
    Ma so che, quando ode la parola “sincretismo”, la “casalinga di Vigevano” comincia a sbarellare assieme ai suoi extra et intra fanicula cui è solita offrire i suoi omaggianti gnocchi miracolosamente moltiplicati… ###
    Caro Matto, chi è fuori dalla illuminazione non sa, pur credendo di sapere: scambia, platonicamente, le ombre per la realtà. Ma l’intelletto è altresì spirito, respiro, principio di vitalità. Lo fa capire molto bene Elémire Zolla che spazia sui tanti ambiti che arricchiscono il sincretismo, dove il mondo non è mai a caso. In esso, infatti, il saggio intende l’ordine e, conoscendo l’ordine, intende il Principio che è l’Essere. Bisogna riconoscere che il discorso di Zolla- così come il tuo su tali argomenti- è schiettamente religioso e, nonostante la meraviglia che può suscitare nelle anime ignare, esso è altresì fortemente comprensivo della tradizione giudaico-cristiana, purificata dagli aspetti superstiziosi che vanno per la maggiore.

    1. Il fondamentalismo è una gabbia d’oro, dunque preziosa e valida.

      Soltanto che chi è nella gabbia dovrebbe astenersi dallo nello stigmatizzare chi vola al di fuori di essa, e ciò per la semplice ragione che non sa nulla del volo.

      Il canarino sta in gabbia, il falco spazia nel cielo.

      Il canarino non è “migliore” del falco e il falco non è “migliore” del canarino.

      Il canarino vive la sua vita, il falco vive la sua vita.

      Non c’è contrasto.

      1. Caro Enrico, stavolta non sono d’accordo:
        il FON (-damentalismo) porta rattamente al FAN
        (-atismo)…e chi ne fa parte mica se lo tiene stretto in saccoccia. Mai più!
        Pretende- anche con le bruttissime- di imporlo a tutti gli altri.

        1. Non posso predicare bene e razzolare male. Se, come sono convinto, ognuno segue liberamente il proprio sentiero, anche il fondamentalista è libero di farlo. Il fatto che mentre i falchi volano in alto e lasciano che i canarini se ne stiano bene nelle loro gabbie, i canarini rompono le scatole (se lo potessero) ai falchi.

          1. Caro Enrico,
            ammirevole la tua convinzione che l’uomo sia libero nelle sue scelte. Io ti ricordo- sommessamente- che l’umano è un essere a tal punto gregario da preferire un percorso già intrapreso da altri- in differenti condizioni e da molto tempo- piuttosto che osarne uno concepito e desiderato da lui medesimo.
            Konrad Lorenz, il padre dell’etologia, fu talmente preoccupato da questa tendenza gregaria umana da iniziare a studiare i movimenti dei pesci in branchi: quelle masse talmente veloci e sinuose da rendere indistinguibili gli individui che le compongono e che -all’improvviso- tu vedi mutare di direzione e seguire- immotivatamente- uno qualsiasi dei loro componenti ( uno che, ad esempio,
            provvisoriamente, si trovi al bordo del branco ): un insignificante individuo che sembra diventare per tutti un leader provvisorio. Siamo veramente tanto diversi dai pesciolini da branco? Chi ci dice che quel tipo di comunità- compatta ed obbediente- non arrechi ai suoi componenti il medesimo genere di sollievo e di sicurezza di quanto ne arrechi all’umano l’appartenenza ad un clan, una setta, un certo tipo di società, soprattutto se fortemente ideologizzata sotto il profilo comunitario, dove la speranza in un futuro “futuribile” rappresenti per tutti (o, almeno per la maggioranza) la somma felicità: l’unica in grado di giustificare ogni istante esistenziale- per quanto sgradevole esso sia-? Anche perchè resta assodato che pensare è una grossa fatica, uno sforzo da cui l’uomo rifugge. Quanto più semplice e riposante, dunque, delegare il pensiero ad altri- del presente e del passato-: a quelli che occupano ,oggi, posti di prestigio o a coloro che, per varie ragioni, sono stati considerati degni di occuparli nel passato e limitarsi a farsene gli zelanti portavoce nella convinzione- in tal modo- di appropriarsi di tutti i loro meriti?

          2. Caro Matto,
            ti ho risposto- e da giorni-. Non compare nulla. Mi spiace perchè non vorrei passare per maleducata. Chissà che è accaduto?

          3. Doemnica non apro il pc, lunedì ero in ospedale per esami e controlli. la mia vita è un libro aperto…:-)))

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