Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste meste riflessioni su esempi da non seguire nel mondo clericale. Buona lettura e diffusione.
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La voce scolora, la penna s’inceppa, non esce quasi più l’inchiostro. La poso, aspetto quel minutino buono per riprendere coraggio, poi respiro uno-due-tre e vi spiego. Arrotolo la spolina del tempo sulla Necchi ereditata dalla zia Beatrice ed eccoci al giorno in Vaticano dedicato agli influencer.
L’”evento”, sì, me lo sono perso e solo questa mattina mi è balzato addosso, per immagini, nelle figure, deprimenti (per me) di alcuni “sacerdoti” (uno dei quali si definisce prima scrittore, poi non so che cosa e solo alla fine prete…) che usano instagram e tiktok per il loro ministero sacro. I nomi non li rivelerò, li terrò cuciti nel mio malessere al solo udirne il suono, ma vorrei qui dire solamente che è la porta larga, larghissima, del mondo che essi, con le loro tiritere, rincorrono e che non so dove porteranno le anime dei giovani che li ascoltano…
Uno di questi consacrati (che un amico definisce semplici “narcisi infantili mal formati da cattivi formatori in cattivi seminari”), tanto per dirne una, mette in mostra bicipiti e tatuaggi e si mostra, in posa, vicino a una chiesa con sottofondo di una musica di Lucio Battisti; un altro, in una trasmissione animalista, semina le sue pillole di superficie e, bello come è, si vanta di far da psicologo a chi lo segue. Penso al dolce curato d’Ars che visse in tempi drammatici restando fedele al Signore, perseguitato e poi anche amato…
Ma, cara Benedetta, essi parlano il linguaggio dei giovani che bisogna ascoltare, accogliere, includere, sento la solita sirena buonista che incanta solo i polli spennati. Certo perché sono quisquilie e pinzillacchere buone per farci il brodo: i giovani, e tutti quanti, sono chiamati alla conversione e la Chiesa è mater e magistra e deve condurre le anime a Dio. No, la chiesa non è una psicologa né offre un fazzolettino profumato di violetta in odore del volemose bene, come si dice a Roma.
Scrivo e d’un tratto, gelida, mi arriva la voce di un giovane che è vicino a me in questi giorni e sempre al mio cuore: “Brontola pure, tanto tra cinquant’anni la Chiesa non ci sarà più”.
Il cuore sanguina, mentre cerco di restare zitta e ferma.
E rimango appunto zitta e ferma, sotto la Croce del Signore che, come sempre, mi salva.
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6 commenti su “Preti Influencer su Instagram e Tik Tok, Bicipiti e Tatuaggi…Le Avremo Viste Tutte! Benedetta De Vito.”
errata corrige: Leone XIV
C’é un’altra profezia della beata Emmerich, suora agostiniana di Dülmen in Westfalia, che vede la chiesa dei due papi, una chiesa strana, dice la Emmerich, che non si puó distinguere da una ONG, diremmo oggi. Ebbene, la Emmerich vede l’arrivo del nuovo papa, un uomo dai modi gentili, ma severo, che riporterá la Chiesa ad essere la Chiesa di Cristo.
Somiglianza impressionante con Leone XIX.
Ma questi preti influencer davvero convertono i giovani come ci vorrebbero far credere loro stessi e come ci vorrebbe fare credere l’ufficio stampa del Vaticano?
Mah, io ho qualche dubbio… Frequento i giovani, cattolici e praticanti, e non ne conosco uno che sappia anche solo il nome di uno solo di questi presunti influenzatori e dubbi sacerdoti.
Dall’aspetto, forse fanno colpo sui partecipanti al gaio orgoglio oppure su qualche tardona pia in crisi da menopausa, o su qualche perpetua in calore. Sarà lì che pescano i loro followers oppure se li comprano per quattro lire da chi li vende un tanto al chilo, per soddisfare la loro vanesieta’?
Una piccola noticina all’amico: prima dei “cattivi formatori nei cattivi seminari”, purtroppo, ci son stati cattivi padri e madri incapaci di trasmettere non solo la vera fede ma quelle virtù “naturali” che dovrebbero essere il corredo base non solo del Sacerdote ma dell’Uomo.
Il problema dei seminari – e dei formatori nei seminari nonché dei programmi di vita spirituale adottati…- è del tutto secondario rispetto alla maggioranza di quei nuclei familiari del nostro spicchio di storia, troppo sopraffatti dal benessere per saper trasmettere amore al sacrificio e all’altruismo ai propri figli…
Se papà e mamma sono virtuosi, onesti, capaci di amore oblativo e VIVONO sul serio la fede, personalmente, nessun figlio chiamato al sacerdozio potrà mai finire come quelli descritti nell’articolo.
Purtroppo Benedetta riporta una realtà che ben conosciamo, ormai. Una realtà in cui la via larga e spaziosa è assolutamente preferita e scelta rispetto alla Porta stretta, a Cristo.
Ne aveva ben profetizzato Papa Benedetto XVI, in tempi non sospetti. Ed ora ci siam dentro fino al collo.
Ma, come diceva Chesterton, La Chiesa prima o poi risorgerà giacché abbiamo un Dio che ben conosce la strada per la Risurrezione…
Cara Benedetta, seguiamo l’esempio di Santa Caterina da Siena che si annientava per la riforma del Clero e della Chiesa; di San Francesco chiamato a riparare la Sua casa, della Beata Elisabetta Canori Mora che languiva sopportando ogni male per il bene della Chiesa, di Padre Pio che pur vedendo “macellai” e massoni tra i suoi fratelli nel sacerdozio, viveva intercedendo imperterrito, senza un lamento, senza ribellioni, ma come un agnello condotto al macello.
E possano madri e padri compiere il loro dovere di genitori seriamente e in unione a Dio, per dare alla Chiesa vere e sante vocazioni!!!
La Chiesa vera, perché di Cristo, non morirà mai.
Quanto alla previsione di quel giovane sulla fine della Chiesa, consiglio a Benedetta di fargli leggere le profezie della Emmerich sul futuro della Chiesa. Rileva in particolare questo brano: «Vidi la Chiesa di San Pietro in rovina, e il modo in cui tanti membri del clero erano essi stessi impegnati in quest’opera di distruzione – ma nessuno di loro desiderava farlo apertamente davanti agli altri. Gesù mi dice che la Chiesa sembrerà in completo declino. Ma sarebbe risorta» (4 ottobre 1820). Ricordo ancora che già due fatti contenuti in tale profezie si sono realizzati, quindi siamo invitati a credere a tali messaggi con Fede e ragione. Dio offre le prove ma anche la speranza che illumina il cammino.
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