Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione sullo sterminio che Israele sta compiendo verso il popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania con la complicità diretta degli Stati Uniti e di non pochi Paese dell’Europa dei Valori, compresa l’Italia. Una parte importante di questo massacro riguarda l’uccisione mirata dei giornalisti, testimoni scomodi, diffamati dal governo di Israele, aiutato dai media occidentali legati da interessi politici, economici e tribali a Tel Aviv.
Il primo è questo post di Instagram:

La notizia la riporta Al Jazeera, la rete per cui Anas al-Sharif lavorava come corrispondente da Gaza. È suo fratello a raccontare i dettagli a Al Jazeera Mubasher: pochi giorni prima di morire in un attacco mirato delle forze israeliane, ad Anas era stata fatta un’offerta.
Un accordo tanto semplice quanto crudele: “smetti di raccontare ciò che accade qui, e tu e la tua famiglia potrete andarvene sani e salvi”.
Anas al-Sharif ha detto no.
Non ha barattato la verità per la vita. Ha continuato a filmare, raccontare, testimoniare, mentre attorno a lui cadevano bombe e crollavano case.
Pochi giorni dopo, è stato ucciso in un attacco mirato.
Come lui, centinaia di giornalisti a Gaza sono stati eliminati dal fuoco israeliano per un crimine semplice e imperdonabile: non essere rimasti in silenzio.
Anas è morto con la telecamera in mano e la coscienza pulita.
La sua storia è un promemoria feroce: il giornalismo libero non è solo un mestiere, è resistenza. È scegliere di rischiare tutto pur di non lasciare che la menzogna diventi l’unica voce.
Anas al-Sharif è il simbolo di un giornalismo che, di fronte alla paura, non abbassa la voce. E per questo, dobbiamo ricordarlo.
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Poi c’è questo post su Instagram:

L’ultima minaccia ricevuta dal giornalista Anas Al-Sharif prima di morire da parte dell’esercito israeliano fu quella di uccidere sua moglie e i suoi figli, dopo averne scoperto la posizione.
La giornalista Yousra Alaklok ha raccontato in un’intervista con la moglie di Anas, Bayan, che lui le aveva chiesto di lasciare la loro casa e fuggire verso la zona centrale della Striscia di Gaza, ma lei aveva rifiutato, così come aveva già rifiutato diverse volte la possibilità di andare all’estero.
Alla domanda sul perché, Bayan ha risposto “Anas è tutta la mia vita, come potrei impedirgli di vedere i suoi figli. Sono la sua forza e il suo conforto”.
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Poi c’è questo post della CNN:

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E questo post su Instagram, dedicato a quelli che ris riempiono la bocca con Israele unica democrazia del Medio Oriente.

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4 commenti su “Il Ricatto dell’IDF ad Anas Sharif: Smetti di Raccontare Gaza, e Sei Salvo. L’Omicidio dopo il Rifiuto.”
Com’era?… Israele unico paese democratico di medioriente?…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Unico paese democratico del medioriente?
Con ministri al governo come Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich fior fiore di una destra razzista, sovranista e religiosa che fino ad ora era stata esclusa da tutti i governi?
“Una politica volta evidentemente e dichiaratamente a rendere sempre più improbabile la nascita di uno Stato palestinese e a spingere verso una ‘grande Israele’, che annettesse ad Israele i territori della West Bank, la Giudea e Samaria bibliche, come erano definite dai religiosi nella loro ansia messianica di ricostruire l’Israele della Bibbia” (Anna Foa, insegnante di Storia moderna alla Sapienza).
È tutto tanto amaro!
“Ahi, dura Terra, perché non t’apristi”
Ma nel libro sacro per cattolici ed ebrei sionisti e non, sta scritto: “VICIT LEO DE TRIBU IUDA”.
Io non so se sia vero quanto scrivo, non ho il modo di “verificarlo” ed in fondo neanche mi interessa tanto poiché la mia speranza è nella Bontà di Dio in primis e poi nell’uomo che sa condividere il patire con l’altro.
Detto ciò spero anche nella bontà e comprensione del dott. Marco Tosatti, esponendo quanto segue.
Ho appreso delle titubanze di Trump, presidente USA, se venire o no personalmente ai funerali di papa Francesco. In realtà è stato presente. Ecco l’argomento: dalle informazioni è pervenuta la notizia che avrebbe staccato un assegno a favore della cassa del Vaticano, in deficit già lamentato, di ben 14 miliardi di dollari a nome dell’amministrazione USA. Poi il giorno 8 maggio il cardinale trumpiano di New York, a Roma per un giubileo e per il Conclave del giorno dopo, avrebbe staccato un altro assegno di un miliardo di dollari USA a nome dei cattolici americani, sempre a favore della cassa Vaticana. In tutto 15 miliardi!
È più che evidente che il povero sottoscritto “ha bevuto” queste notizie. Per questo chiedo prima di mandar giù.
Nihil novi sub sole. Ma se corrispondessero a verità fattuale, la sfida Simo Pietro – Simon Mago di Atti ci indurrebbe anche a pensar male.
Et ne nos inducas in tentationem.
Kai me eisenenkes emas eis peirasmon.
Quanta verità anche nei fedeli alla Tradizione!
Rolando, alla citazione dell’Apocalisse, che diventa una tua domanda, manca il punto interrogativo : «Vìcit leo de tribu Iuda?». Sì, non è un’affermazione ma va riportata come domanda retorica, che in realtà introduce la risposta di fede: sì, ha vinto il Leone della tribù di Giuda, cioè Cristo.
Quanto al resto, trovo penoso e francamente disgustoso anche solo immaginare una sorta di “compera del papato” da parte degli Stati Uniti. È un sospetto che non sta né in cielo né in terra. E poi, se davvero qualcuno avesse voluto “comprare” il papato con logiche simoniache, perché mai sarebbe stato eletto proprio Prevost, e non un altro cardinale americano — magari lo stesso arcivescovo di New York , che staccato un assegno di 1 miliardo di dollari — che avrebbe potuto stare più facilmente a questo presunto gioco di potere?
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