Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sui due principali protagonisti del dialogo est-ovest- Buona lettura e diffusione.
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di Matteo Castagna
In attesa del bilaterale Trump-Putin, previsto in Alaska per le 21.30 (ora italiana) del 15 Agosto, l’European Council on Foreign Relations (ECFR), primo think thank paneuropeo collegato al World Economic Forum, ospita, sul suo sito, l’opinione circostanziata del suo Coordinatore del programma negli USA, Chris Hermann.
Ad aprile, il dipartimento di Stato di Marco Rubio ha lanciato un blog su Substack. Sul post “La necessità di alleati di civiltà in Europa”, l’amministrazione Trump ha tratteggiato le linee di battaglia per uno scontro di civiltà con l’Europa.
L’articolo accusa i governi europei di tradire l’Occidente, abbracciando il multiculturalismo e la laicità, e descrive come la democrazia liberale del diritto internazionale e del governo pluralista siano diventate armi in una campagna “contro la stessa civiltà occidentale”. Per l’America si tratta di un’autentica “scomunica ideologica”.
Il blog di Rubio è il metodo dell’amministrazione Trump per articolare la “tabella di marcia” che sta dietro la politica estera. Questo costituisce il progetto strategico per riordinare le sue alleanze, ridefinire “l’Occidente” e imporre una nuova gerarchia di civiltà.
“Tale retorica – denuncia il politico globalista – insieme al discorso di J.D. Vance alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dimostra la campagna aggressiva dell’America trumpiana contro le sfaccettature liberali dell’Europa”.
Questo scontro – prosegue l’analista – è culturale e ha gravi conseguenze diplomatiche perché riformula gli alleati come avversari, riformulando i valori della stessa. Gli europei devono prepararsi ad un antagonismo che si estende dai capi di governo ai guerrieri da tastiera di “X”.
Secondo Hermann “Trump vede le democrazie liberali europee non come partner, ma come avversari in un conflitto di civiltà”.
Appropriarsi dell’antichità
L’attacco di Trump alla democrazia europea si sta svolgendo lungo due assi che si rafforzano a vicenda, ma distinti. Il primo, è l’appropriazione da parte della sua amministrazione dell’antichità classica, in particolare dell’Impero Romano, per rimodellare l’Occidente come una civiltà fondata sul potere, la disciplina e la gerarchia. Dalla pubblicazione di meme di gladiatori ai discorsi che esaltano le “virtù virili”.
Gli attributi fondamentali dell’Impero Romano (autorità, mascolinità, militarizzazione, omogeneità culturale) costituiscono la spina dorsale ideologica della visione trumpista.
Il senatore degli Stati Uniti Josh Hawley ha elogiato le virtù imperiali romane, in difesa di un rinato ordine politico maschile. Michael Anton, direttore della pianificazione politica di Trump al Dipartimento di Stato, ha a lungo diffuso l’idea che Trump possa essere il “Cesare rosso” di cui l’America ha bisogno.
Persino Elon Musk ha insistito sul fatto che i suoi due saluti a braccio teso erano in realtà “romani”. Un fan ha dichiarato su X che “L’Impero Romano è tornato, a partire dal saluto romano”. Musk ha pubblicato meme che paragonano l’America moderna alla caduta di Roma; nel 2023 ha suggerito che l’Occidente può essere salvato solo tornando alla forza imperiale, alla tradizione, alla fede e all’ordine gerarchico.
“Ma ora, questi simboli sono passati dal trollare su X a giustificare la politica del mondo reale, come il riallineamento delle alleanze, gli aiuti condizionati e i divieti di visto. Questa appropriazione storica non è un fenomeno nuovo; l’amministrazione Trump sembra condividere ambizioni simili a quelle dei precedenti leader globali, intenti a sostituire il pluralismo con la gerarchia e a riforgiare l’Occidente attorno a un certo passato”.
Ridefinire i valori religiosi
Il secondo asse è la ridefinizione dell’Occidente da parte dell’America, in termini esplicitamente spirituali, con un’ideologia basata sui cosiddetti “valori giudaico-cristiani”. In questa visione, l’amministrazione Trump ritrae gli Stati Uniti come una nazione che difende un ordine morale divinamente ordinato. L'”Occidente” non è più un progetto politico condiviso, fondato sugli ideali illuministi, ma un costrutto teologico radicato nell’autorità “giudaico-cristiana”.
“Questa prospettiva fa sì che Trump inquadri sempre più la difesa della “civiltà occidentale” come un dovere sacro – prosegue Chris Hermann – fondato sull’autorità divina e non come un impegno politico per la libertà e la democrazia”.
I consiglieri anziani della sua amministrazione, come Samuel Samson, considerano la Dichiarazione d’Indipendenza americana come teologica, plasmata più da Tommaso d’Aquino che da John Locke.
Il libro del segretario alla Difesa americano Pete Hegseth “American Crusade” proclama che il futuro dell’America dipende dall’ “esorcizzare lo spettro di sinistra che domina l’istruzione, la religione e la cultura: una guerra santa a 360 gradi per la giusta causa”.
L’Illuminismo, in questa cornice, rappresenta la rottura e il decadimento. Sansone e Hegseth credono che il “vero Occidente” sia sacro, gerarchico e teologicamente ancorato.
Questa invocazione dei valori “giudaico-cristiani” è in diretta opposizione all’auto-concezione dell’UE come ordine politico laico e, soprattutto, post-cristiano. Laddove il liberalismo europeo enfatizza il multiculturalismo e la separazione tra Chiesa e Stato, il trumpismo esalta gli assoluti morali, l’autorità religiosa e la purezza della civiltà.
E l’amministrazione americana in generale non va per il sottile nell’integrare il cristianesimo nelle sue politiche, a tutti i livelli. Il dipartimento di Stato di Rubio ha attuato una politica in base alla quale i dipendenti segnalino “pregiudizi anticristiani” interni; l’account ufficiale “X” del dipartimento della sicurezza interna ha invocato un versetto della Bibbia in un recente video di reclutamento.
Hegseth ha menzionato “Dio” o “Gesù” 13 volte durante la sua audizione di conferma al Senato e ha guidato una preghiera cristiana al Pentagono.
“Questi atti, apertamente religiosi, compiuti in pubblico, segnalano il desiderio di trasformare l’identità americana attorno al nazionalismo teocratico. In questo senso, Trump sta dicendo che il liberalismo non è solo sbagliato, ma è blasfemo” – sottolinea l’alto Coordinatore dell’ECFR.
“A marzo – denuncia Hermann – le ambasciate statunitensi in tutta Europa hanno emesso una guida che avverte che la conformità alla “diversità, uguaglianza e inclusione” (DEI) da parte delle aziende europee nei paesi europei potrebbe mettere a repentaglio l’accesso ai finanziamenti statunitensi.
Samson, l’uomo dietro il post su Substack, ha anche guidato una delegazione del Dipartimento di Stato a Parigi e Londra per “affrontare le preoccupazioni riguardanti la censura politica e il lawfare in Europa”.
La giustificazione legale di tali misure è traballante, ma il messaggio è chiaro: il rispetto dei valori culturali americani è un prerequisito per la cooperazione. L’amministrazione Trump sta tentando di plasmare l’alleanza transatlantica per punire la resistenza liberale. Washington sostiene politici identitari come l’ungherese Viktor Orban, la francese Marine Le Pen e il rumeno George Simion come alleati della civiltà, mentre Trump prende letteralmente in giro i leader liberali europei.
Quindi sempre a marzo – dichiara Hermann i think-tank di estrema destra di entrambe le sponde dell’Atlantico si sono incontrati per discutere su come indebolire l’UE dall’interno; durante il vertice “Patrioti per l’Europa” di febbraio, i nazionalisti europei hanno salutato Trump come il salvatore della civiltà cristiana, chiedendo una “nuova Reconquista”.
I due filoni ideologici complementari di Trump – da un lato l’Impero Romano, dall’altro i valori “giudaico-cristiani” – servono a guidare le opinioni della seconda amministrazione Trump. Mentre, il liberalismo è una malattia, mentre la tradizione è la sua cura.
L’Europa, intesa come Unione Europea appare molto debole sul piano economico-militare e, assolutamente inesistente, sul piano politico. La liberal-democrazia è appesa allo stendino di Ursula von der Leyen e al pensiero unico di galassie progressiste, che sembrano sempre più minoritarie e bocciate dagli elettori.
Se il piano è quello denunciato con un certo timore sulle colonne del sito del think tank europeo più noto e potente, come potrebbero andare i colloqui fra Trump e Putin in Alaska? La weltanschauung del tycoon non appare molto lontana da quella dello zar, mentre certamente lo è da quella della Commissione europea e dell’attuale Ucraina. Per una pace duratura, le strade sono due: un solido compromesso o lo scontro frontale ove i più forti schiacciano i più deboli. Senza dimenticare che la Cina c’è, anche se è silenziosa…
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3 commenti su “Trump, l’Idea di Occidente è Vicina a quella di Putin. Non alla Ue, né a Zelensky. Matteo Castagna.”
L’ Europa cristiana non era mica solo l’ impero austriaco! (Impero basato su un’ élite tedesca che teneva soggiogati gli altri popoli) C’erano anche le nazioni cristiane! Usa e Russia possono avere un capo perché hanno una lingua e un territorio. Da noi volevano far entrare pure i turchi. Meglio una confederazione come la svizzera, con i governi che decidono e la commissione/nomenklatura depotenziata.
Poi secondo me tutti i cattolici americani convertiti (Vance) rimangono sempre un po’ protestanti. Sono americani. Money First.
Ero iscritto al blog ma ormai da molto tempo non ricevo più gli articoli via email e non capisco come fare per re-iscrivermi o comunque poterli continuare a ricevere.
Grazie.
Mario
l’indirizzo di posta che vedo è giusto? Compresa la maiuscola iniziale? Se sì provvederò.
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