Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione sull’assassinio dei giornalisti di al Jazeera, che la propaganda israeliana, subito ripresa dalla stampa servile in Italia e fuori, ha giustificato, senza presentare prove, come affiliati ad Hamas. In realtà Israele da molto tempo conduce una guerra senza quartiere contro tutti coloro che raccontano la realtà orrenda dell’oppressione, in Cisgiordania (decine i giornalisti uccisi anche lì), e a Gaza. Dove Israele nonostante le richieste di centinaia di mezzi di informazione impedisce l’accesso alla stampa internazionale; e nel frattempo si adopera per sterminare i testimoni scomodi. A cominciare da Shireen Abu Akleh, a Jenin nel 2020, uccisa a sangue freddo da un cecchino israeliano. Chi racconta il genocidio è marchiato, grazie agli algoritmi, e prima o poi un drone lo trova. Ma la potenza degli amici di Israele in Occidente è tale che non si trova il modo di porre freno alla carneficina. Intanto si studiia il 19mo pacchetto di sanzioni alla Russia…Ecco a voi i mitici valori dell’Occidente.
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L’assassinio del giornalista di al Jazeera Anas al-Sharif, “la voce di Gaza“, e della sua troupe ha suscitato l’indignazione globale, quella genuina e quella vacua dei leader conniventi col genocidio, tra cui spiccano i leader della Ue che ieri hanno espresso l’ennesima condanna omettendo ancora una volta di adire a una qualsiasi misura contro Israele (a fronte della pioggia di sanzioni contro la Russia).

L’uccisione dei cronisti di al Jazeera, spacciata come necessaria a eliminare un dirigente di Hamas (l’ennesimo…), non è un danno collaterale, ma una “strategia”, scrive Ahmad Tibi su Haaretz, come evidenzia il numero dei giornalisti uccisi nella Striscia, 270 finora (su al Jazeera tutti i nomi), e spiega come “chiudendo Gaza ai media internazionali, Israele controlla la narrazione. Sul campo, tratta i giornalisti palestinesi non come osservatori neutrali protetti dal diritto internazionale [art. 79 protocollo del 1977 della Convenzione di Ginevra ndr.], ma come bersagli legittimi. L’intenzione è chiara: se si mettono a tacere i testimoni, si può rimodellare la storia”.
In realtà, finora Tel Aviv non è riuscita a modellare la narrazione, nonostante l’applicazione brutale di tale strategia e le ampie connivenze mediatiche, politiche e culturali internazionali. Ma ciò che è vero ora potrebbe non esserlo tra anni, dal momento che, una volta consumato il genocidio palestinese, la pressione sui mezzi di comunicazione internazionali, per ora forte ma concentrata sulle testate più rilevanti e non ancora così brutale, aumenterà.
Al di là delle prospettiva future, va notato che poco prima che le bombe facessero strame di al-Sharif e dei suoi colleghi, Netanyahu aveva tenuto un incontro con la stampa internazionale, presenti cronisti di varie testate (neretti nostri).
“Nessuna nazione può accettare un’organizzazione terroristica genocida” e che l’intenzione di Tel Aviv non è occupare Gaza, ma “liberarla dai terroristi di Hamas” (così Netanyahu devia verso i suoi nemici le accuse di genocidio che lo inseguono).
Ora, ha aggiunto, è il momento di porre fine alla guerra e l’unico modo è attaccare la zona centrale di Gaza: “Lo faremo – ha detto – consentendo innanzitutto alla popolazione civile di lasciare in sicurezza le zone degli scontri e di raggiungere le zone sicure designate”.
“In queste zone sicure riceveranno cibo, acqua e cure mediche in abbondanza. Come abbiamo fatto in passato. E ancora, contrariamente alle false affermazioni, la nostra politica nel corso di tutta la guerra è stata quella di prevenire una crisi umanitaria, mentre la politica di Hamas è stata quella di crearla”.
“Dall’inizio della guerra, Israele ha fatto entrare quasi 2 milioni di tonnellate di aiuti! Non conosco nessun altro esercito che abbia permesso che tali aiuti andassero alla popolazione civile in territorio nemico [in realtà, in diritto internazionale obbliga le forza occupanti a sovvenire alle popolazioni occupate, tant’è ndr]. Ora, se avessimo voluto applicare una politica per creare la fame, nessuno a Gaza sarebbe sopravvissuto dopo due anni di guerra. Ma la nostra politica è stata esattamente opposta“.

Se abbiamo riportato l’intervento del premier israeliano non è certo per confermare quel che ha dichiarato, come ben sa chi segue il nostro sito, quanto per mettere in evidenza come la propaganda israeliana, che Netanyahu ha declinato in maniera alquanto pedissequa, non teme il ridicolo.
Non importa quanto sia astrusa o strida con la realtà: Tel Aviv confida che il messaggio desiderato possa passare attraverso la reiterazione ossessiva e la forza di coercizione che può dispiegare la sua macchina propagandistica. Che non è poca.
Poco dopo l’incontro con la stampa internazionale di cui sopra, le bombe cadevano sulla troupe di al Jazeera. Una tempistica che, data la coincidenza, deve essere riecheggiata come un monito alle orecchie dei cronisti convenuti e altrove.
Non solo, secondo il dottor Mohammed Abu Salmiya, direttore dell’ospedale di al-Shifa, le forze israeliane hanno ucciso i cronisti di al Jazeera perché stanno preparando “un grande massacro” a Gaza City e non vogliono testimonianze mediatiche. “Questa volta, non vogliono che siano riportati né suoni né immagini”.
Al Sharif, sapeva di essere nel mirino, così ad aprile ha redatto un testamento da rendere pubblico qualora fossero riusciti a ucciderlo. Commovente, e sciocco sintetizzare, rimandiamo al testo (per quanti non l’hanno già letto altrove).
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Questo post di InsideOver su Instagram:

Ian Williams, presidente della Foreign Press Association, la più antica organizzazione non governativa per i giornalisti negli Stati Uniti, respinge la versione della giornalista della CNN che riprende la versione dell’esercito israeliano per giustificare l’omicidio del giornalista di Gaza Anas Al-Sharif, deliberatamente ucciso a Gaza City, insieme ad altri quattro colleghi di Al Jazeera, il 10 agosto.
“Francamente, non mi interessa se Al-Sharif fosse o meno in Hamas. Non uccidiamo giornalisti perché sono repubblicani o democratici o, in Gran Bretagna, laburisti”, ha detto Williams aggiungendo che Al-Sharif lavorava “24 ore su 24” e non poteva “avere il tempo di lavorare in una cella terroristica”.
E ancora: “Non credo a nulla di quello che dice Israele al riguardo. Ha mentito, mentito, mentito. Ha bombardato ospedali dicendo che c’erano basi di Hamas e non c’erano.” Williams ha puntualmente ricordato anche che l’esercito israeliano ha ucciso un intero team di paramedici palestinesi e poi ha mentito al riguardo, cercando di insabbiare la cosa. A marzo scorso i corpi di 14 operatori umanitari sono stati trovati in una fossa comune insieme ai loro veicoli distrutti una settimana dopo essere stati colpiti dal fuoco israeliano. Israele ha poi bloccato l’accesso al sito per giorni, sostenendo poi che non si trattava di un tentativo di insabbiare l’attacco.
Ancora Williams ai microfoni della CNN: “Non è ammissibile uccidere persone, e ora l’IDF si sono vanta anche del fatto che fosse un omicidio mirato… E il motivo per cui lo fanno è che non lasciano entrare i giornalisti stranieri, i giornalisti palestinesi sono gli unici lì, gli unici che possono dire cosa sta succedendo ora… E quello che stanno dicendo contraddice completamente ciò che viene dai portavoce israeliani in Israele e in tutto il mondo… e agli israeliani non piace (…). Se ora ai giornalisti stranieri fosse permesso entrare a Gaza, mi assicurerei che redigessero il loro testamento prima di andare, perché le IDF sono senza freni”.
#journalistsarenotargets #gazagenocide #anasalsharif
Israele teme i giornalisti, punto.
Tace chi può entrare a Gaza, uccide chi già ci vive e racconta, perché la verità è l’unica arma che non può disarmare.
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Questo post su Instagram:

Il mondo (o almeno una parte notevole di esso) sta ancora piangendo la deliberata esecuzione di cinque giornalisti di Al Jazeera, tra cui il notissimo Anas al-Sharif, nella notte del 10 agosto, presi di mira e uccisi dall’esercito israeliano, ed ecco che il ricercatore israeliano Or Fialkov, sul suo canale Telegram incita deliberatamente all’uccisione di altri giornalisti a Gaza.
Fialkov cita i nomi di Mahmoud Keshta, Muhammad Al-Sharif e Saleh Al-Jaafarawi, diffondendo accuse infondate per giustificarne l’esecuzione. In particolare di Saleh al-Jaafarawi, Fialkov sostiene, senza alcuna prova comprovata, che, esattamente come (citiamo testualmentele parole di Fialkov) “l’agente di Hamas “recentemente eliminato” Anas al-Sharif, anche Al-Jaafarawi rubi gli aiuti umanitari.
A luglio scorso, dopo che il portavoce dell’esercito israeliano Avichai Adraee aveva condiviso sui social media un video in cui accusava il giornalista al-Sharif di essere un membro dell’ala militare di Hamas, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, Irene Khan, aveva dichiarato di essere “profondamente allarmata dalle ripetute minacce e accuse dell’esercito israeliano” contro al-Sharif, poi ucciso a sangue freddo.
#journalistsarenotatarget #gazagenocide #orfialkov #israel
Cinque giornalisti assassinati a sangue freddo non bastano: c’è sempre qualcuno pronto a fare la lista dei prossimi da uccidere. Or Fialkov non denuncia crimini, li preannuncia — trasformando la menzogna in arma e la diffamazione in bersaglio. È così che il genocidio si traveste da “lotta al terrorismo”: prima ti marchiano, poi ti seppelliscono.
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2 commenti su “La Carneficina senza Precedenti dei Giornalisti a Gaza. Israele Odia i Testimoni dei suoi Crimini.”
Trovo una certa assonanza fra la conformita’ alla ” pandemia ” che ha imperversato durante il fetido periodo e quello che sta succedendo a Gaza. Mi spiego meglio : in radice vi e’ lo stesso concetto narrativo: bisogna esserne conformi , senza se e senza ma. I giornalisti trucidati avevano il torto di presentare una realta’ diversa, quindi non il linea col ” racconto ”, come i no-vax. A questi ultimi e’ andata bene pero’ , l’etichetta sta assumendo contorni di prestigio mentre i giornalisti non potranno avere in vita gli onori che meritano per aver documentato l’orrore.
Recentissimo intervento dello storico e professore Ariel Toaff:
” Israele sotto Netanyahu sta imboccando, come un ciuco ubriaco, la strada verso una débacle economica senza precedenti e l’isolamento internazionale. Se riusciremo ad uscirne, ci vorrà del tempo per rimetterci in sesto. Dell’immagine morale di Israele non parlo, perchè l’ha persa da tempo. Gaza non rischia di essere la tomba di Netanyahu e dei suoi folli seguaci, ma la nostra. E non abbiamo fatto niente per impedirlo e, di fatto, siamo suoi complici. La giusta e crudele punizione non tarderà a raggiungerci. E’ uno dei capitoli più infami della storia del Sionismo moderno. I morti ammazzati di Gaza,
donne e bambini, ci inseguiranno con le loro torce fiammeggianti fino al fuoco dell’Inferno.
E ora provate a bloccarmi e a cancellare il mio post, ipocriti, pavidi e vigliacchi. Siete una vergogna nella storia di Israele. “…###
Diciamo: per la verità, a leggere l’A.T., non l’unica vergogna, ma sicuramente quella più peculiare e autodistruttiva.
Da noi ci sono tre “brave” signore che farebbero assai bene a leggere questo messaggio: una è la Senatrice, la seconda è la “pietosa” dottoressa cristiana, la terza è la fierissima sedicente “madre e cristiana”.
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