Come l’Intrattenimento Condiziona Sentimenti e Comportamenti. Agostino Nobile.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Agostino Nobile, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla potenza degli spettacoli di “intrattenimento”. Buona lettura e condivisione.

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Come l’intrattenimento condiziona sentimenti e comportamenti

Per Aristotele, il senso della vista è superiore agli altri sensi perché permette una comprensione più accurata e dettagliata degli oggetti, aprendo la strada a una conoscenza più approfondita della realtà. Questo senso primordiale non è limitato alla semplice raccolta di informazioni, penetra i meccanismi più intimi del mondo che ci circonda, cercando di svelare le cause e i principi primi che lo regolano. Se lo Stagirita fosse vissuto in un’epoca in cui le fiction hollywoodiane dominano il mercato internazionale con una quota del 75%, molto probabilmente le sue speculazioni avrebbero affrontato il pericolo insito nelle false rappresentazioni.

Hollywood, le reti tv, Netflix, Instagram e simili sono in grado di plasmare i sentimenti e i comportamenti di miliardi di persone. Non parliamo della scuola, perché è ormai divenuta ancella del pensiero unico e, di conseguenza, dell’intrattenimento. I giovani di oggi conoscono i maggiori personaggi del circo mediatico, imitandoli o santificandoli, e se chiedete a uno di loro chi fossero Aristotele o Platone, vedrete comparire un grande punto interrogativo sul loro viso. Se volete essere ascoltati, pronunciate il nome di Dua Lipa, Vasco Rossi, Brad Pitt o di qualsiasi personaggio alla moda: i loro occhi si illumineranno!

Grazie allo straordinario impatto dell’intrattenimento sullo sviluppo umano, psicologi e sociologi hanno studiato come le storie influenzino i nostri sistemi sensoriali, la cognizione, il comportamento e le emozioni. Arthur P. Shimamura, Ph.D. (1954-2020), professore di psicologia e membro dell’Helen Wills Neuroscience Institute dell’Università della California, Berkeley, ha coniato il termine “psicocinematica” per analizzare come i film influenzano i nostri processi mentali. Shimamura ha evidenziato che la nostra mente attinge costantemente alle conoscenze accumulate soprattutto nell’intrattenimento.

Per il successo di un film, tutti i reparti – regia, recitazione, produzione, fotografia, musica, suono, luci e montaggio – devono collaborare per dare vita alla storia. I creativi utilizzano tecniche cinematografiche per aiutare il pubblico a comprendere e interpretare le immagini sullo schermo. La scelta di angolazioni, inquadrature, movimenti e tecniche di montaggio, come inquadrature di contesto, panoramiche, controcampi, riprese in soggettiva, angolazioni basse o alte e a rallentatore, influisce sull’attività cerebrale del pubblico. Queste tecniche intensificano la tensione, esaltano le rappresentazioni e simulano la percezione della realtà. L’effetto sulla mente umana è così potente che, quando i produttori mirano al lavaggio del cervello, il bombardamento ripetuto può annullare i valori innati di circa il 70-80% dei fruitori.

Lo vediamo nell’abuso di anglicismi in tutte le lingue occidentali e nell’adozione acritica di usi e costumi. Hollywood celebra matrimoni in riva al mare, al lago o in montagna, come se la chiesa fosse un ingombro del passato. È il segno di un progetto culturale che punta a cancellare il cristianesimo persino nei momenti più importanti della vita.

Per quanto riguarda gli adolescenti, la serie Friends, lanciata nel 1994, insieme ad altre serie televisive, ha trasmesso ai giovani l’idea che avere un gruppo di amici affiatati e sempre disponibili sia la norma. Ma la realtà dipinge un quadro ben diverso, segnato da bullismo e solitudine tra giovani convinti di essere degli emarginati.

Stiamo vivendo un inganno sistematico che ha portato le nuove generazioni dell’era Internet a sviluppare una forma di paura dell’altro, isolandosi e rifugiandosi nelle piattaforme digitali. In un contesto in cui gli smartphone compensano le carenze sociali, i giovani tendono a rifugiarsi nel mondo digitale, contribuendo all’aumento dei problemi esistenziali. Le maratone di serie crime, violente e commedie esilaranti che nascondono il relativismo più bieco, ne sono un esempio.

La maggior parte dei giovani è convinta che, per “esistere”, debba avere sempre amici disponibili. Per questo motivo tende a imitare gusti e scelte altrui che, in fondo, non sono altro che squallide copie delle proposte di Hollywood, Netflix, tv e delle varie piattaforme digitali. Per essere accettati, sacrificano il proprio intelletto proprio negli anni cruciali della formazione della personalità. Un errore che alimenta una moltitudine di individui uniformati, plasmati con lo stampino, i quali, se non riescono a entrare nel circolo vizioso del profitto a tutti i costi, finiscono per unirsi a gruppi di insoddisfatti cronici o a fazioni ideologiche.

A proposito di amici e ambiente, parlando della sua commedia A porte chiuse, Jean-Paul Sartre spiegò il significato della celebre frase L’inferno sono gli altri: “[…] Noi ci giudichiamo con i mezzi che gli altri ci hanno dato per giudicarci. Qualsiasi cosa io dica su di me, c’è sempre dentro il giudizio degli altri. Ciò significa che, se i miei rapporti sono cattivi, allora davvero sono all’inferno. […] Molte persone sono incrostate in abitudini e comportamenti che esse stesse disprezzano, ma che non cercano nemmeno di provare a cambiare. In questo senso non possono rompere la gabbia delle loro problematiche, delle loro preoccupazioni, dei loro comportamenti, e sono spesso vittime di giudizi espressi da altri su di loro. Ho voluto mostrare, per assurdo, l’importanza della nostra libertà. Vorrei che questo venisse ricordato quando sentirete dire: l’inferno, sono gli altri.” Sartre non fu il primo pensatore a individuare questa debolezza umana. Da buon ateo, parlava dell’esistenza senza offrire una soluzione al problema del male, se non di tipo ideologico e, dunque, fallimentare.

La cura? Non è facile, ma almeno proviamoci: insegniamo ai nostri figli, prima di tutto, l’umiltà. I giovani cercano certezze e, se manca l’umiltà necessaria, tendono a difenderle con ostinazione, anche quando la realtà le smentisce. Un simile atteggiamento logora, fino a far sprofondare nella rassegnazione e nel rancore. Finché sono giovani, insegniamo loro l’importanza dell’onestà intellettuale e di rimettersi in discussione quando le evidenze contraddicono le loro certezze. Solo gli imbecilli non cambiano idea. Insegniamo loro a non parlarsi addosso, ma ad ascoltare; a comprendere che amici e conoscenze sono importanti per la socializzazione, ma non devono – e non possono – rappresentare l’unica via per la loro crescita. Non a caso, i grandi pensatori e costruttori del bene hanno spesso collocato l’amicizia solo al terzo o quarto posto tra le loro priorità. Chi mette gli amici al primo posto è spacciato.

Il contesto in cui viviamo può diventare il veleno più distruttivo per l’autostima. La personalità non va plasmata dall’ambiente, ma formata attraverso la lettura dei grandi pensatori della storia, che elevano l’essere umano, aprono orizzonti costruttivi e stimolano la curiosità. Insegniamo ai nostri figli che la nostra identità è forgiata da ciò che apprendiamo, non dall’immagine che gli altri hanno di noi.

Quando saranno pronti ad affrontare la domanda fondamentale, parliamo loro di pensatori che promuovono valori capaci di nutrire la nostra esistenza, tra i quali, per citarne alcuni di rilievo, Seneca, Marco Aurelio, Blaise Pascal, G.K. Chesterton.

Se mostrano interesse, consigliamo ai nostri giovani i giganti che hanno reso l’Europa una delle colonne portanti della civiltà occidentale: Platone, Aristotele, sant’Agostino e san Tommaso d’Aquino. Un’eredità culturale oggi smontata, pezzo dopo pezzo, da un intrattenimento intriso di nichilismo e relativismo inebetenti, al quale l’industria cinematografica, le piattaforme digitali e la televisione hanno dato un contributo decisivo.

Agostino Nobile

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4 commenti su “Come l’Intrattenimento Condiziona Sentimenti e Comportamenti. Agostino Nobile.”

  1. Per difendersi da hollywood consiglio di leggere

    Quaglia- Il fondamentalismo hollywoodista ver. 6- Youcanprint

    Quando le tecniche manipolatorie di hollywood sono spiegate bene non vi abbindolano più

  2. Ve lo dicevo, avrebbe detto oggi il vescovo anglicano George Berkeley: Esse est percipi.
    Ve lo dicevo anch’io, prende la parola Averroè: esiste un solo intelletto, un intelletto unico. Sigieri di Brabante assentisce.
    Ad ascoltarli, con un mela in mano, il Bue Muto, indeciso come l’Asino di Buridano, a chi tirarla in faccia.

  3. Questo articolo mi porge l’occasione di proporre un brano da Elémire Zolla, Lo stupore infantile, 1994.

    «Anche se in tutti è sepolto il gran tesoro dell’infanzia, esso si trova a irraggiungibile profondità. Strati su strati, discorsi e formulette lo ricoprono e, induriti da tempo, diventano difese invalicabili dell’ordine sociale. Sicché si sta su una piatta terra che si stende fino all’orizzonte, una distesa di noia e sconforto. Quasi nessuno sa applicarsi, con l’assidua ed estenuante fatica che sarebbe necessaria, a scavare e ritrovare il tesoro nascosto; quasi tutti passano la vita intera vedendo d’attorno null’altro che un suolo miserando e inerte: la vita quotidiana, strumentale, irretita nelle categorie note, recintata in ogni minimo aspetto.
    Lavorati a puntino sono gli uomini da un’educazione avvilente, ronzano loro costantemente nell’orecchio i ricatti degli affetti e dei doveri.
    Eppure qualcuno fa eccezione. Rarissimo, isolato nell’interiorità, sa affondare fino alle sue iniziali memorie, rivive quei lembi remoti e annebbiati, talvolta ne ricontempla lo splendore.
    Nel momento più distante cui la sua memoria si spinga, costui si riavvolge come in un bozzolo d’oro donde proietta i delicati filamenti dell’attenzione a cogliere realtà che le parole ancora non sono riuscite ad alterare, ordinare, ripartire, giudicare […]
    In un attimo trasognato e sospeso rivive l’infanzia. Qualcosa ne ridonda nei grandi entusiasmi, negli amori e nelle stupefazioni»

    1. Mishima: “Ricordi di una maschera”…uno dei testi più sinceri e commoventi sui primi sussulti d’infanzia…senza maschera.

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