Paolo Gulisano, Gaza: Lettera Aperta a Silvana De Mari. Ri-Convertiti al Cristianesimo.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questa lettera aperta pubblicata sul suo sito dal dott. Paolo Gulisano. In calce, grazie alla cortesia di Cinzia Notaro, troverete le dichiarazione di Silvana De Mari. Buona lettura e diffusione.

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Lettera aperta a Silvana De Mari

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Cara Silvana,

negli ultimi giorni, a seguito anche di tuoi interventi sulla stampa e sui social, molti mi chiedono che cosa ti sia successo. I tuoi interventi su Gaza e sul genocidio in atto, con le tue giustificazioni di ogni atto compiuto dal governo di Netanyahu, compreso il bombardamento della Chiesa Cattolica della Sacra Famiglia, che ha suscitato la forte reazione del Cardinale Pizzaballa e dello stesso Papa Leone, compresa l’uccisione diretta o per fame di decine di migliaia di bambini, suscitano forti perplessità. E non solo tra coloro che magari ti sono ostili da tempo, ma anche tra coloro che ti hanno sempre stimato. Non è un caso che hai dovuto chiudere il tuo Canale, detto della Brigata per la difesa dell’ovvio, a causa del crollo verticale degli iscritti. Gli amici, i “brigatari” come li definivi tu, ti hanno abbandonato, ma tu non sembri riflettere su questa evidenza: probabilmente pensi che abbiano torto loro, e tu ragione.

Molti pensano che tu sia “sionista”. Io non credo. So che da giovane eri una lettrice appassionata di Primo Levi, ma non ci sono (lo dico per chi ti sospetta di criptoebraismo) legami particolari col mondo ebraico. E a proposito di Primo Levi, penso che ti gioverebbe fare una ennesima rilettura di “Se questo è un uomo”. Non  pensi che anche i Palestinesi siano esseri umani, degni di rispetto per le loro vite e la loro dignità? Purtroppo conosco già la risposta, perché hai avuto già modo di palesare la tua posizione: tu pensi che i palestinesi siano “belve immonde”, “luridi cani”. Tu pensi che il governo di Netanyahu sia stato fin troppo buono, che si fosse stato un uomo come Churchill (le cui mani grondavano del sangue dei cattolici irlandesi) avrebbe risolto il problema “in tre giorni”. Evidentemente con bombardamenti a tappeto.

La tua difesa dell’operato di tale governo, che rappresenta peraltro solo una parte della popolazione israeliana, e ancor meno degli ebrei del mondo, arriva a giustificare l’ingiustificabile, a sostenere – qualcuno dice con impudenza – che “a Gaza bevono l’acqua e lavano i pannolini dei bambini perché Israele regala loro l’acqua”.

“A Gaza non sono morti di fame perché Israele regala il cibo e lo sta anche distribuendo. […].vengono messe su Facebook ignobili fotografie di bambini scheletrici, in fase terminale per enterocolite necrotizzante o stenosi esofagea, affermando che sono bambini di Gaza e che Gaza è peggio di Auschwitz.”

Queste affermazioni hanno suscitato in molti indignazione e costernazione. A me personalmente hanno suscitato tanto dispiacere. Il dispiacere del vedere un medico come te totalmente insensibile alle sofferenze umane, specialmente dei più piccoli, e delle donne, magari in gravidanza, una gravidanza quasi sempre compromessa da tali condizioni. Ti pensavo un medico pro life, Silvana, ma le tue posizioni ti contraddicono.

Ti conosco da anni: ti ho conosciuta quando eri una atea femminista arrabbiata, una rabbia mitigata da quella interiore sensibilità che si esprimeva in capolavori come L’ultimo elfo. Dove è finita quella sensibilità che poi ti ha portato all’incontro col Cristianesimo? Io temo che la tua conversione non si sia mai completata. Hai scelto di diventare cristiana, sulla scia del tuo amico Magdi Allam, più per odio all’Islam che per amore a Cristo. Hai scelto una parte della fede cristiana, quella militante e combattiva, ma esiste anche quella caritatevole, amorevole. Tu, nel tuo defunto canale, sembravi richiamarti a Chesterton, o meglio, a quello della frase che in modo quasi stucchevole ripetono i conservatori: “Spade verranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. Vero. Ma Chesterton scriveva anche un accorato appello: “occorre essere buoni. C’è assolutamente bisogno di uomini buoni”.

Questo appello è rivolto anche a te, cara Silvana. Occorre che tu porti a compimento il processo di conversione iniziato anni fa, liberandoti dalla rabbia, dal turpiloquio, dall’aggressività. Non si è cristiani perché si odia l’altro, il diverso, il nemico. Si è cristiani perché si ama e si segue Cristo. All’alba dei tuoi 70 anni, sarebbe opportuno che tu facessi questo passo.

Abbandona il veterotestamentario “occhio per occhio”. Abbandona le categorie ideologiche che ti portano a dare dell’antisemita a chi dissente da Netanyahu. Il termine “antisemita” è surreale, dal momento che anche i palestinesi sono semiti. D’altra parte, la tua posizione deriva non tanto da un amore a Israele, non tanto da una forma di sionismo, ma dall’islamofobia. Più volte hai detto che i mussulmani verranno a tagliarci la gola nei nostri letti. Non penso che sia il modo migliore per rapportarsi con la complessa realtà dell’Islam. Inoltre, tu dici che non ci sono i palestinesi, ma che ogni giorno vengono perseguitati e uccisi tanti cristiani. Vero, ma allora impegnati a loro favore, tenendo conto che molte di queste vittime non lo sono per mano islamica, ma a causa di ideologie atee, o di altre religioni, o di cristiani stessi magari di diversa confessione.

Tu dici di batterti per Israele, ma in realtà Israele (o meglio, il popolo ebraico) non ha bisogno di militanti di complemento: ha bisogno di amici veri, di sostegno per sostituire un leader spietato come Bibi che ha procurato al popolo ebraico danni che ci si augura essere non irreparabili. Silvana, non so se mi risponderai o ascolterai, perché mi hai già manifestato senza mezzi termini la tua disistima, nonostante la lunga amicizia, che è crollata unilateralmente e in un istante solo per averti invitato  a una più pacata riflessione su ciò che sta avvenendo a Gaza, a quella che hai chiamato “lurida compassione selettiva”.  Pazienza: io continuo a sperare in un tuo cambiamento, a sperare che il Signore Gesù ti tocchi il cuore e sostituisca la rabbia e l’odio con la gentilezza, la mitezza, la carità. Spero che tutto questo avvenga per l’intercessione di una ragazza ebrea in cui duemila anni fa Dio si fece carne.

Paolo Gulisano

 

***

Silvana De Mari e il “me ne frego” del popolo palestinese

Il video della scrittrice Silvana De Mari sul popolo di Gaza e il litigio con Francesco Toscano per la giustificazione del genocidio. De Mari si dice cattolica ma le sue idee non lo sono e, anzi, minano  l’ideale che vorrebbe difendere.

E’ la prima volta che parliamo di Silvana De Mari.

Medico, blogger, editorialista de “La Verità” e scrittrice con ampio seguito in certe aree del mondo cattolico, da anni fa parlare di sé per affermazioni provocatorie su diverse tematiche, in particolare l’omosessualità e l’islamismo.

Un esempio è il recente caso sulla guerra di Gaza: in un video ha dichiarato di non essere minimamente interessata alla sofferenza del popolo e dei bambini palestinesi.

E’ un video emerso soltanto sui social, siamo la prima testata che ne parla. Abbiamo letto durissime reazioni in merito, con utenti che parlano di De Mari come “fanatica”, “da internare”, da “scomunicare”, “analfabeta” e via dicendo.

Non sono termini che usiamo, che condividiamo o che fanno parte della nostra storia.

Oltretutto, Silvana De Mari è abituata e forse ricerca volontariamente il polverone attorno a lei, da tempo è bersaglio dei grandi media per posizioni ritenute pseudoscientifiche e complottiste, è stata radiata dall’Ordine dei Medici di Torino e condannata due volte per diffamazione aggravata.

Il nostro giudizio è che, pur difendendo principi legittimi (la libertà di parola e d’espressione) e in parte anche condivisibili (la salvaguardia della famiglia naturale, della vita nascente e il contrasto alla sovraesposizione mediatica e sociale dell’ideologia LGBTQ+), De Mari utilizza argomenti e terminologie dure, aggressive, sprezzanti e volutamente divisive che riteniamo estranee al mondo pro-life (e cattolico).

Anzi, ne inficiano la causa.

 

Silvana De Mari su Gaza: “Me ne frego delle sofferenze”

Il caso di cui parliamo sono, come già detto, le espressioni di Silvana De Mari su Gaza e i palestinesi.

Qui sotto il video in cui afferma:

«Voglio il diritto a essere malvagia, delle sofferenze del popolo palestinese non me ne frega niente, non me n’è mai fregato niente e giuro che non me ne importerà mai un fico».

Il video è composto da un estratto dell’intervento di De Mari al podcast di Giovanni Zenone e dal litigio con il giornalista Francesco Toscano (insultato dal marito di Silvana De Mari).

Quella sul popolo palestinese è una frase aberrante anche se provocatoria ed estrapolata dal discorso più generale di De Mari che, per correttezza, andrebbe riportato per intero.

La scrittrice arriva infatti a questa conclusione in quanto ritiene che la pietà verso i bambini palestinesi e, in generale del popolo palestinese, sia l’arma di ricatto utilizzata da Hamas.

Ancor meglio, Hamas starebbe mentendo a tutto il mondo tramite questi ricatti e «il giorno in cui sono stati restituiti i resti dei due bimbi con i capelli rossi abbiamo scoperto che i bambini di Gaza cantano e ballano felici per due bimbetti trucidati nel dolore, che sono unità combattenti che dall’età di 9 anni sanno usare arma e sanno sparare»1.

Non ci compete entrare nel dibattito geopolitico sull’attuale guerra di Gaza, dove per Silvana De Mari non ci sarebbe alcun genocidio in corso, le immagini e i dati che riceviamo sui bombardamenti e i morti a Gaza sarebbero falsi, Israele sarebbe una vittima del conflitto e «i nemici di Israele non sono vittime»2.

Disprezzare deliberatamente la sofferenza di un popolo -pur provocatoriamente, pur considerando tutte le colpe possibili dei suoi “governanti”, pur conoscendo le esagerazioni mediatiche- e lasciarsi andare a generalizzazioni disumanizzanti non è solo eticamente riprovevole ma è profondamente contrario all’insegnamento evangelico.

 

Il cattolicesimo di Silvana De Mari

Silvana De Mari si dichiara cattolica e nei suoi interventi esibisce una devozione riconducibile all’area tradizionalista. Ma non bastano riferimenti al rosario, alla Messa tridentina o alla difesa della dottrina morale per giustificare posizioni che tradiscono il cuore stesso del Vangelo.

Ma precisamente, a quale “cattolicesimo” aderisce Silvana De Mari?

La scrittrice sembra essere vicina a Christus Rex, un gruppo religioso vicino a Forza Nuova e all’estrema destra. Da loro viene costantemente definita un’”amica”.

Il presidente, Matteo Castagnasostiene che «noi sedevacantisti siamo i più papisti di tutti, perché per amore del papato romano siamo costretti a constatare la Vacanza della Sede Apostolica per onorare la figura del Vicario di Cristo».

La stessa De Mari ha promosso la campagna dell’ex nunzio (scomunicato) Carlo Maria Viganòaderisce convintamente alla tesi della finta abdicazione di Benedetto XVI, inventata da Andrea Cionci, e non riconosce Papa Francesco come autenticamente eletto.

Coincidenza vuole che Cionci e De Mari sono stati per anni collaboratori de La Nuova Bussola Quotidiana, molto attraente per questo tipo di “profili”.

Alla luce di tutto ciò, è comprensibile che tanti cattolici si sentano estranei e a disagio di fronte alle idee e ai ragionamenti di Silvana De Mari.

A chi guarda da fuori va detto che la scrittrice, pur dichiarandosi cattolica, non solo evidentemente non rappresenta il pensiero della Chiesa ma le sue parole minano dall’interno gli ideali che vorrebbe difendere.https://www.uccronline.it/2025/06/13/silvana-de-mari-e-il-me-ne-frego-del-popolo-palestinese/

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21 commenti su “Paolo Gulisano, Gaza: Lettera Aperta a Silvana De Mari. Ri-Convertiti al Cristianesimo.”

  1. Grazie Marco, per la tua doverosa precisazione… E ti ringrazio, ancora una volta, per avermi ospitato (e che continui ad ospitarmi) nel tuo Blog, ed avermi permesso di esprimere liberamente pensiero ed opinioni.
    Grazie di cuore!!!

  2. “La finta abdicazione inventata da Andrea Cionci”. Marco, cerca di essere meno offensivo. Io non sono stato smentito nè da Benedetto XVI, né da Parolin, né dal promotore di Giustizia.

    1. Caro Andrea, se leggi vedrai che la frase che ti riguarda è contenuta in una citazione dei brani scritti da Cinzia Notaro. Sua opinione, evidentemente.

    2. Don Pietro Paolo

      Egregio sig. Cionci,

      le sue parole sembrano voler trarre forza dal silenzio altrui, ma in ambito ecclesiale — e ancor più teologico — il silenzio non equivale affatto a conferma. L’assenza di una risposta ufficiale da parte del Papa emerito Benedetto XVI, del card. Parolin o del promotore di giustizia non è una legittimazione delle sue tesi, ma piuttosto un chiaro segnale del fatto che esse non meritano risposta: non per paura, né per mancanza di argomenti, ma per manifesta infondatezza.

      È del tutto fuori luogo, infatti, pretendere che la Chiesa, per ogni teoria fantasiosa sollevata da un giornalista, debba aprire un dibattito formale.

      Il fatto che lei non sia stato “smentito” direttamente non è motivo di vanto, ma dimostrazione del fatto che la Chiesa non scende a polemizzare con chi, nei fatti, si è già autoreferenzialmente escluso dal dibattito serio.

      1. Caro don Pietro Paolo, se dovessi risponderle in maniera diplomatica, allora comincerei a fornirle fatti e documenti in cui si dimostra che Benedetto XVI entrò in sede impedita e che, di conseguenza, Bergoglio in ogni caso era un papa invalido…
        Ma se invece dovessi parlarle con tutta franchezza, le risponderei: “Ma cosa va dicendo?”, specialmente quando lei afferma “la Chiesa non scende a polemizzare con chi, nei fatti, si è già autoreferenzialmente escluso dal dibattito serio”….
        Ma di quale serietà lei parla? Andrea Cionci ha compiuto, con le migliaia, fra articoli, conferenze, interviste, ricerche linguistiche e canonistiche, ecc. una delle imprese giornalistiche più documentate e gloriose, non solo dei nostri giorni, ma dell’intera storia del giornalismo mondiale…
        In conclusione, e per essere breve, col paternalismo da lei esternato, la Chiesa ha sempre fatto poca strada, oltre ad essere, tale mieloso paternalismo, completamente fuori luogo!

        1. Don Pietro Paolo

          Caro signor Russo,

          mi pare che la sua franchezza sia inversamente proporzionale alla lucidità delle sue affermazioni. Lei mi rimprovera un presunto “paternalismo mieloso”, ma si esprime con toni ben più retorici di quelli che attribuisce a me, arrivando persino a definire il lavoro di Andrea Cionci “una delle imprese giornalistiche più gloriose dell’intera storia del giornalismo mondiale”. Le ricordo che la sobrietà è sorella della verità, e l’enfasi iperbolica raramente accompagna il rigore.

          Lei parla di sede impedita, ma omette di dire che nessuna autorità competente della Chiesa cattolica – né durante né dopo la rinuncia di Benedetto XVI – ha mai dichiarato tale stato. Benedetto XVI ha pubblicamente e liberamente rinunciato al ministero petrino il 28 febbraio 2013, dopo averlo annunciato e spiegato ufficialmente l’11 febbraio 2013, dinanzi al Collegio cardinalizio.

          Nel testo ufficiale della Dichiaratio, egli affermava:

          «Bene conscius ponderis huius actus plena libertate declaro me ministerio Episcopi Romae […] renuntiare»
          (Consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma…)

          — Benedetto XVI, Dichiarazione di rinuncia, 11 febbraio 2013
          Fonte ufficiale: https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2013/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20130211_renuncia.html

          A chi dubitava della sincerità del gesto, Benedetto rispose pochi giorni dopo, nell’Udienza generale del 27 febbraio 2013, ribadendo con chiarezza:

          «Non vi è stato alcun momento in cui ho detto: non ce la faccio più. […] Si deve avere il coraggio di fare scelte difficili, soffrendo anche, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi.»

          E nell’intervista-testamento raccolta da Peter Seewald (Ultime conversazioni, 2016), ha confermato senza equivoci:

          «Non c’era alcuna pressione. Nessuno mi ha costretto. Nessuno mi ha detto: devi andartene. Nessuno. È stata una mia decisione, presa nella piena libertà e con coscienza chiara».

          Postilla canonica (per chi ha ancora voglia di pensare con la Chiesa, non contro di essa):

          Nel diritto canonico, la “sede impedita” è definita al can. 412 e riguarda un vescovo diocesano che non può comunicare liberamente con i suoi fedeli per cause extrinseche (prigionia, esilio, malattia, costrizione).
          Ma Benedetto XVI non fu mai in questa condizione: poté annunciare, spiegare e formalizzare la sua rinuncia con piena libertà e pubblicità, e ciò davanti al Collegio cardinalizio, alla Chiesa e al mondo intero.

          La rinuncia al papato è invece regolata dal can. 332 §2, che stabilisce due sole condizioni:
          1. Che sia fatta liberamente,
          2. Che sia debitamente manifestata (non è richiesta alcuna accettazione da parte di terzi).

          Queste due condizioni sono state pienamente rispettate, come dimostrano le fonti summenzionate. Ogni teoria alternativa – come quella della sede impedita “criptata”, della rinuncia “simbolica”, o del “papa bifronte” – non solo manca di fondamento giuridico, ma contraddice le parole stesse di Benedetto XVI.
          E ritenere che egli abbia “parlato in codice” (solo un romanzo può asserirlo) per dieci anni significa accusarlo implicitamente di slealtà, doppiezza o dissimulazione, cosa che nessuno cattolico coerente dovrebbe permettersi.

          Inoltre, se davvero la Sede fosse stata impedita, Benedetto XVI avrebbe causato una catastrofe ecclesiale: tutti gli atti di Papa Francesco, ordinazioni, canonizzazioni ecc., sarebbero invalidi. È impensabile attribuire una simile rovina a un Papa come Ratzinger.

          Siamo davvero disposti a credere che Cristo abbia abbandonato la sua Chiesa a un errore sacramentale per oltre un decennio? Su quali basi? Con quale autorità?

          Chi ama davvero Benedetto XVI, ne rispetti la parola e la coscienza, senza farne una bandiera contro il suo successore.
          E chi ama la Chiesa, non la ferisca travestendo la disobbedienza da zelo.

          Cordialmente,
          don Pietro Paolo

        2. Don Pietro Paolo

          Caro Sergio Russo,

          se davvero lei crede che Andrea Cionci abbia compiuto “una delle imprese giornalistiche più gloriose della storia”, allora non servono documenti: è la misura del delirio a parlare da sé.

          La “sede impedita” di cui parla non è mai esistita: Benedetto XVI ha rinunciato liberamente, pubblicamente e validamente. Lo ha ribadito lui stesso fino all’ultimo giorno di vita, e lo ha dimostrato il comportamento unanime della Chiesa.

          Lei può scrivere tutto quello che vuole. Ma ciò che scrive sono illazioni, non fatti.
          La sua “ammirazione” per Cionci la tenga pure; ma non pretenda che la Chiesa prenda sul serio una fiction pseudo-complottista mascherata da inchiesta.

          E quanto al mio “paternalismo”: meglio quello che l’isteria di chi scambia i deliri per rivelazioni.

          don Pietro Paolo

  3. D’accordo su tutto l’articolo, fuorché, in totale disaccordo quando esso dice:” La De Mari aderisce convintamente alla tesi della finta abdicazione di Benedetto XVI, inventata da Andrea Cionci, e non riconosce Papa Francesco come autenticamente eletto.”
    Ma quale finta abdicazione di Benedetto? E Bergoglio poi, quale papa legittimo!
    Io stesso ho scritto decine di articoli su questo medesimo blog a riguardo di tali tematiche, contraccambiati da una cospicua approvazione…

  4. Non Metuens Verbum

    a prescindere da complicate giravolte psicotiche, la questione è assolutamente chiara: letamihau è il diavolo incarnato, tutti quelli che eseguono e anche precedono i suoi ordini sono posseduti dal demonio o sono demoni essi stessi, e tutti i loro sostenitori e apologeti con giornali, articoli, trasmissioni, azioni, sono adoratori del diavolo.
    Tutto quanto precede NON è metaforico, è assolutamente reale.

  5. Non entro nel merito meramente politico che ha suscitato la lettera di Gulisano ma trovo assai scandalose certe sue esternazioni, che sembrano voler porre sulla pubblica gogna una “ex-amica”, evidentemente invidiata e fastidiosa.

    Sembra ci goda a lavare i panni sporchi della De Mari su pubblica piazza. Ma la De Mari ha fatto e fa un gran bene. Deve maturare? Come tutti! Alcune idee non sono condivisibili? E meno male… che siamo, tutti uguali come robot? Non le piacciono i modi della De Mari? Glielo doveva dire da amico, in privato!
    Caro Gulisano, abituato a guardare l’esterno del bicchiere, anziché fare il tiro a segno sulle pagliuzze della De Mari inizi a togliere dal suo occhio le sue belle travi. Da vero convertito…

  6. Credo che l’estremismo sia un profilo psicopatologico. Lo puoi travestire da radicalismo, integrismo cattolico, ma in realtà nasconde un’ insicurezza della propria identità che si cerca di negare a se stessi con la violenza, di solito verbale, per fortuna. L’isolamento che spesso ne deriva viene vissuto come scelta eroica non come campanello d’allarme di aver perso il buonsenso

  7. https://youtu.be/8qST8I3j0u4?si=DfUQeKMpl9y3qECS

    Ai nostalgici di Oriana Fallaci:
    “Il Messia ebraico apparirà quando l’Europa e il Cristianesimo saranno completamente distrutti. Quindi vi chiedo: è una buona notizia che l’Islam invada l’Europa? È un’ottima notizia! L’Islam è la scopa di Israele.”
    (Rabbino David Touitou)

    Siamo governati da pupi mossi da ogni sorta di consorteie e logge massoniche, stiamo sotto il tallone sionista, in Occidente ormai “gli individui pensano e agiscono con categorie gnostiche senza neanche rendersene conto” che non è improprio dire che è stato giudaizzato, ma si grida solo al pericolo islamico (la scopa d’Israele). Siamo in pieno scisma ontologico.

  8. Ivana Pasqualetto

    Non credevo veramente che il Demonio fosse sempre troppo attivo… Silvana de Mari il ritratto di Dorian Gray.umanita morta.Il Dio di Israele……non ama le sue anime ….dove si è celato?

    1. Massimo trevia

      Al di la’pero’dei fatti attuali,con l’Islam dialogare non si puo’ o meglio si arriva con alcuni di loro ad una spesso falsa,al 99%cordialita’,ma se annunciamo loro chi e’ Cristo o si convertono o ci fanno guerra! Non dovrebbero stare qui,a meno che non aspettiamo di fare loro guerra,in futuro,a casa nostra!Quindi,al di la’ di Gaza le cose sono cosi’!Negli scorsi mesi hanno cercato di cacciarmi dal salone parrocchiale!Non fingiamo di”essere buoni”:non ci e’chiesto quedsto pur amando il nemico,che tale però resta!!!Ci siamo scordati perche’avveniva contro gli israeliani ebrei,le bombe sui bus ecc.?E se gli ebrei(pur non tutti discendenti da Abramo tipo gli ashkenaziti)sono tornati alla loro terra,chi li scaccio’?l’islam!!!!Poi anche io vorrei 2 stati,ma non credo lo vogliano i musulmani! Comunque spero che il sangue non scorra piu’presto……di chiunque!

      1. caro massimo, la società e la cultura palestinese era, come quella libanese e siriana,molto laica. Credo sia interessante vedere, storicamente, chi ha finanziato e nutrito a cominciare dai wahabitiin arabia saudita passando per l’afghnaistan e poi la siria e hamas a gaza queste forme di islamismo radicale. Utili.

  9. In che senso la De Mari dice che non gli importa dei morti a gaza. Per spiegarlo ricorro ad un esempio. Uno vuole intraprendere una azione pericolosissima. allora gli dico di lasciare perdere perchè mette a rischio la sua vita che mi sta a cuore. Ma lui insiste e la compie fregandosene del mio invito. ebbene in quell’impresa lui muore. in questo caso la sua morte mi lascia in un certo sensom indifferente perchè come si dice : ” Se l’è cercata”.

    1. Di un’empatia “cristiana” strabiliante…entrambi!
      La De Mari…povera donna. Nel 2017 fece un’apparizione memorabile a Verona- ad un convegno organizzato dal gruppo religioso “Christus Rex”- maneggiando disinvoltamente un’ascia per testimoniare- visivamente- contro l’eguaglianza tra i sessi…Attribuì ad una antenata fantasticata il possesso di una rocca diroccata dai cui spalti
      quella illustre sconosciuta inesistente (ovviamente se ne fecero le ricerche) avrebbe combattuto contro i turchi (o i Mori)…In seguito si prodigò con le sue follower per fare eleggere la Meloni ( futura donna guerriera?). Non ho letto i suoi libri, ma, a spanne, mi sembra da questi esempi che la fantasia non le manchi. E, nel suo caso, quell’eccesso di “fantasia” riuscì ad assicurare il peggior servizio possibile alla causa di chi era contrario- motivatamente- all’obbligo va@@inale. In una intervista abbastanza recente attribuì agli islamici ( quali?) il progetto di ferire gli organi genitali di bimbi non islamici per impedirne la moltiplicazione. Ma esistono i filmati dove questa pratica viene attuata dai soldati dell’esercito israeliano che ne danno testimonianza: garantiti autentici. Basta volersi informare, naturalmente.

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