Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato dall’Osservatorio cardinale Van Thuan sulla Dottrina Sociale della Chiesa. Buona lettura e diffusione.
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Il 17 luglio inizia in Senato la discussione del disegno di legge (ddl) sul “suicidio assistito” proposto dalla maggioranza. Molti sostengono che una legge su questo argomento e in presenza di alcune limitazioni possa e debba essere votata anche da un parlamentare cattolico che voglia rifarsi sia ai dettami della sua fede che ai principi della ragione. A questo fine si sostiene, da un lato, che si tratti di un dovere del Parlamento, dopo che la Corte costituzionale ha depenalizzato la fattispecie e ha rimandato al Parlamento il compito di legiferare nella nuova situazione così creatasi. Dall’altro, si pensa che il ddl in questione sia la proposta legislativa più rispettosa dei principi etici e che ponga più paletti agli abusi rispetto ad altre proposte di legge molto più spinte.
Il nostro Osservatorio è contrario a questa visione delle cose e ritiene che tale legge non possa, in retta coscienza, essere votata da un parlamentare cattolico né da nessuno di buona volontà.
L’uccisione di un essere umano innocente è sempre, in ogni circostanza e per qualsiasi intenzione, un atto intrinsecamente ingiusto, data la indisponibilità della vita umana. Tale indisponibilità vale non solo per gli altri ma anche verso se stessi, per cui non sono ammissibili moralmente né l’omicidio, né l’aiuto al suicidio. La legge umana positiva non ha valore di legge se non rispetta la legge naturale e divina.
La sentenza con cui la Corte costituzionale ha depenalizzato l’aiuto al suicidio ha di fatto introdotto nel nostro ordinamento il diritto al suicidio assistito, anche se non ancora contemplato per legge: infatti la depenalizzazione equivale al riconoscimento di un diritto. L’uccisione di una persona innocente non è depenalizzabile né il diritto a farlo può essere contemplato dalla legge. Eventuali situazioni di difficoltà personale ed esistenziale possono influire sulla valutazione della responsabilità personale, ma non possono cancellare la forma intrinsecamente negativa dell’azione. La stessa sentenza della Corte costituzionale non può essere moralmente accettata perché il suo contenuto di merito lede un principio fondamentale della legge naturale e divina. Non può esistere, quindi, un susseguente dovere del Parlamento a legiferare in merito. Il Parlamento legiferando sulla fattispecie del suicidio assistito riconoscerebbe per legge tale diritto, che è però moralmente ingiusto.
Il ddl in questione sancisce l’illiceità del suicidio assistito però poi prevede alcuni casi, che riprendono quelli posti della sentenza della Consulta anche restringendoli, in cui esso diventa lecito. Alcuni di questi casi, come la dipendenza da macchine per il sostentamento, possono avere una applicazione molto ampia. Questo elemento e l’esperienza a proposito di analoghe leggi del passato danno una sostanziale certezza che tutti i paletti che le legge dovesse porre a limitazione dei danni verranno travolti a poco a poco. La legge 194 sull’aborto procurato e la legge 140 sulla fecondazione artificiale avevano dichiarato nei loro primi articoli il diritto alla vita del feto e degli embrioni umani, negando poi questo diritto negli articoli successivi. All’inizio ponevano condizioni molto strette per la sua applicazione, ma poi si è visto cosa è successo. Lo stesso avviene per il suicidio assistito.
È assolutamente scorretto, ai fini di giustificare un voto favorevole al ddl che sarà in discussione in Parlamento, appellarsi al paragrafo 73 della Evangelium vitae di Giovanni Paolo II. Infatti, chi dovesse approvare con il proprio voto questa legge nell’intento di valorizzarne alcuni suoi punti ritenuti meritevoli di tutela, voterebbe comunque la legge nella sua interezza, voterebbe non solo l’uno o l’altro aspetto ma la forma specifica della legge stessa, ossia l’omicidio del consenziente. La responsabilità morale è data dal contenuto, dall’intenzione e dalle circostanze, ma la forma è data dal contenuto. Ciò è in totale contrasto con quanto affermato dall’articolo 73 dell’enciclica suddetta.
Il Magistero della Chiesa ha espresso i propri insegnamenti su questo argomento in molte occasioni e in modo assolutamente chiaro, negando esplicitamente la propria approvazione ad un voto a favore di una simile legge. Nel momento attuale la presa di posizione di singoli esponenti della gerarchia ecclesiastica è divenuta, purtroppo, molto più sfumata, fino ad approvare, per esempio, la legge 194. Davanti alla prospettiva della approvazione di una legge sul suicidio assistito, molti di essi invitano al dialogo, ma il dialogo è utile e necessario per affrontare i tanti problemi particolari avendo alla luce una comune adesione ai principi, e non prima. Ci sono verità che non sono in discussione, in questi casi il dialogo serve a convincere l’avversario in una disputa e non a mettere in discussione i principi.
Stefano Fontana
(Foto: Di Quirinale.it, Attribution, https://commons.wikimedia.org/)
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8 commenti su “No a una Legge sul Suicidio Assistito. Non Accettare una Legge Ingiusta. Osservatorio Van Thuan.”
Eutanasia ed aborto sono due artefizi verbali usati per declassare un peccato gravissimo e reato vero e proprio, a semplice prassi ammantata di ” misericordia ”. Essi sono condannati in primis dalla Legge Eterna e dopo da quelle degli uomini. Trattasi dell’ omicidio premeditato, aggravato dalla mancata possibilita’ di potersi difendere, sia dei non nati che degli anziani.
Un articolo con i fiocchi che ormai fa della nostra realtà cattolica una situazione invertita. La (ex)Chiesa, preti, vescovi e Prevost devono dunque prendere lezioni da un laico (il bravo avv. Stefano Fontana) che afferma una verità di fede e proclama ai consacrati il Magistero dei papi: la vita è un diritto indisponibile all’essere umano e al governo della società umana e la Chiesa dovrebbe urlarlo ogni secondo da ogni pulpito!
Che strana cosa è il cuore delle persone e lo vedo qui sul blog nella qualita dei lettori e scrittori che si affannano e si rincorrono a scrivere amenità su articoli di amenità ancor più grande, come quelli del Matto. Quando invece sono interpellati su ciò che potrà essere un giorno il loro destino e la loro fine: l’eutanasia, stanno invece zitti, i commenti mancano: l’indifferenza è la piu assoluta. Eppure anche e soprattutto così noi amiamo Dio: amando la vita che Egli affidò alla persona umana, battendoci tutti per il rispetto di quel dono prezioso seppur ricco di difficoltà e dolore.
Se non amiamo noi stessi ed ogni vita tangibile, delicata e piena di mistero che pulsa affianco a noi e ogni cuore che palpita per scoprire la felicità dei Cieli, come possiamo dire di amare Dio che non vediamo?
Come si può soffrire di fronte alla rappresentazione artistica di un Dio torturato a morte su una Croce se ogni giorno non soffriamo innanzitutto per le croci dei nostri fratelli che malati e soli disperano di perdere la loro vita dono di Dio?
Ma davvero è questo lo schifo di umanità che quel Cristo amò sopra la sua stessa vita?
Cara Giuseppina, Signora di…,
oggi mi sembra di umore molto “agostiniano” (“massa dannata”). Non sempre mondano è sinonimo di perverso…: ” Omne tulit punctum, qui miscuit utile dulci, lectorem delectando pariterque monendo.” ( Orazio, Ars Poetica ).
Quanto alla dolce- eutanasia- la stanno da tempo applicando,-con o senza consenso degli interessati- specie sui poveracci: “i senza denti” additati al disprezzo del volgo dall’ex Presidente Francese Hollande, oltre che da Kissinger, Lagarde, Soros, Attalì, i Rockefeller …casualmente, tutti “filantropi” giovanetti con molto, molto denaro per realizzare il sogno della loro “pulizia” sociale. La finestra di Overton è già spalancata.
Adry cara, può essere che mi dimentichi a volte della “massa redenta” ma come si fa davanti alla quasi completa indifferenza dei cattolici? Eccezioni a parte naturalmente.
È il male dei tempi, la Grazia non agisce perchè non
la si chiede, non la si vuole. L’uomo è solo perchè cessa di essere “persona”. In lui non c’è più la consapevolezza di essere un dono divino e la sua vita passa dalle mani del Creatore a quelle della creatura.
Sì, Dio solo sa quanti grandi (appena citati) e, in ogni ambito, tanti piccoli filantropi usano la nuova anticarità: l’amore che ammazza, l’eutanasia.
Grazie per la comprensione.
🔥I VERI CRISTIANI SCENDONO IN PIAZZA PER GRIDARE:
NO ALLA LEGGE SUL SUICIDIO-OMICIDIO‼️
https://www.facebook.com/share/v/19bjeL6zH6/
Se la legge sul suicidio assistito passerà sarà grazie alla massoneria ecclesiastica che collabora con la massoneria politica da 12 anni.
Niente piu’ comunione a questi porci.
Papa Leone si faccia sentire.
Te se magna, la panthera leo,
dietro la chiesa de S. Matteo.
Er leone riconoscente – TRILUSSA
Ner deserto dell’Africa, un Leone
che j’era entrato un ago drento ar piede,
chiamò un Tenente pè l’operazzione.
– Bravo! – je disse doppo – lo t’aringrazzio:
vedrai che sarò riconoscente
d’avemme libberato da sto strazio;
qual’ é er pensiere tuo? d’ esse promosso?
Embè, s’io posso te darò ‘na mano…
– E in quella notte istessa
mantenne la promessa
più mejo d’un cristiano;
ritornò dar Tenente e disse: – Amico,
la promozzione é certa, e te lo dico
perché me so’ magnato er Capitano.
Non aver scrupoli don Pipì,
se un leon ammassa i cristiani,
te li pol ammassar pure ti!
A Panthera leo
Hai detto “Panthera”, ma a far la fiera
è chi disprezza Roma, e la bandiera.
Quel leone che insulti, sul suo trono,
porta le chiavi e il Sangue del perdono.
Non divora i cristiani, ma li guida,
è lui che li sostiene in ogni sfida;
non cerca gloria, onore o voce ardita,
ma dona al mondo il senso della vita.
non parla per sé stesso, ma con fede,
annuncia il Cristo a chi lo ascolta e crede.
Il suo ruggito è mite e non selvaggio,
è voce d’un Pastore, non fa strage né oltraggio.
Tu citi Trilussa con garbo amaro,
ma il tuo parlare è vuoto e anche avaro.
Vuoi far del Papa un mostro senza cuore?
Ma più che un poeta, sei un diffamatore.
“Se lui li ammazza, fallo anche tu!”
che bel consiglio… degno di Belzebù.
Ma Pietro non sbrana: accoglie, salva e ama,
mentre seminator tu sei d’iniqua trama.
Io servo Cristo, non un prete deviato,
che finge il Vangelo ma l’ha già rinnegato.
Se il Papa è Leone, è quello di Dio:
non scanna il gregge, ma gli indica il sentiero pio.
E se mi chiami giustiziere con la lama,
rispondo: è verità, non una squallida trama.
È il filo della Croce, che cuce i cuori offesi,
ma tu strappi la veste e vivi coi recisi.
Chi bestemmia Pietro, bestemmia la Parola
può anche sbagliare, ma Cristo non lo molla;
non si piega al giudizio di sedicenti perfetti,
che ergono tribunali dai cuori astiosi e stretti.
Ridi pure, fratello, e gioca con il sacro
Chi disprezza il Papa, conto dovrà dare / a Chi ha il potere macro
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