Intelligenza Artificiale, Rischi e Pericoli. Cinzia Notaro Intervista il prof. Pietro Polieri.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questa intervista realizzata con il prof. Pietro Polieri. Buona lettura e diffusione.

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE: RISCHI E PERICOLI

Apprendere, pianificare, creare, relazionarsi con l’ambiente , percepire, risolvere problemi  sono capacità prettamente umane, ma l ‘automatizzazione in tutti i settori della vita quotidiana spinge l’uomo ad affidarsi ciecamente ad algoritmi matematici ed a  strutture computazionali che simulano le capacità cognitive umane.

Ci chiediamo quali siano i vantaggi, gli impatti etico-sociali dell’I.A. in un mondo sempre più robotizzato.

Risponde il prof. Pietro Polieri laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” , dottore di ricerca in “Logos e Rappresentazione (XX ciclo)” presso l’Università degli Studi di Siena, assegnista di ricerca in Filosofia del diritto all’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” con un programma su Intelligenza Artificiale e giustizia predittiva; docente a contratto di Bioetica e filosofia morale presso l’Ateneo barese e di Antropologia filosofica e di Letteratura ebraica presso l’Università del Salento ,  professore di Filosofia e Storia nei Licei, nonché  membro del Direttivo dell’ Associazione “Italia-Israele” – Sezione “Alexander Wiesel” di Bari.  Ha scritto alcune monografie, tra cui  “I suoni della Torah. L’ebraismo “letto” attraverso la musica (1998)” ; “La colpa dell’essere”; ” Il racconto biblico della violazione originaria tra ricostruzione storico-teologica e analisi filosofica (2003)”; “Dio è tollerante? Il cristianesimo di fronte alla pluralità delle religioni e alla sfida etica globale (2010)” ; “Sotto sorveglianza. Vivere in libertà vigilata (2023)”; “Il conflitto irrisolto. Israele e palestinesi, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2024”.

1) “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?” (Luca 18,8).

Molto probabilmente quando, dopo aver investito non la maggior parte delle sue energie e risorse, di ogni genere – intellettuale, cognitivo, materiale –, ma la loro totalità, in modo esclusivo, orientato nella tecnologia pensata come fine e non come mezzo per il raggiungimento di un ipotetico bene comune superintelligente, l’uomo, scoprendo che l’obiettivo non sarà  stato raggiunto, considererà come ultima spiaggia il rinvio ad un ente superiore divino, visto che non gli sarà rimasto null’altro su cui puntare e scommettere … allora, forse, “qualcuno” dall’alto, tornando a tempo debito sulla terra, troverà o  brandelli di fede o una religiosità vigorosamente fanatica e allucinata, frutto di un investimento antropico di ripiego e di speranza radicali, in quanto  si sarà prossimi al baratro e all’autoannichilimento.

2) La tecnologia si è impossessata del cuore dell’uomo diventando un idolo col rischio che ne diventi schiavo e dipendente. Questo non vuol dire che ci si deve opporre al progresso tecnico-scientifico, ma che tutto ciò non deve sfuggire al controllo di chi ne ha la responsabilità. Ad esempio quale rapporto intercorre tra Intelligenza Artificiale e Intelligenza Umana?

Un rapporto in virtù del quale l’Intelligenza Umana pare stia immaginando di irrobustirsi traducendosi e trasfigurandosi completamente in quella Artificiale, semmai pensando quest’ultima ingenuamente solo come dimensione protesica di sé e non, come invece si presenta effettivamente, come quella che, una volta allenata a imparare da sola, è in grado, al contrario, di autonomizzarsi dall’Intelligenza Umana. Arrivando, così, forse non a dettare a quella, nell’immediato, le regole del gioco, ma probabilmente a costringerla a rivolgersi a sé per ogni minima richiesta che l’Intelligenza Umana, per “pigrizia tecnologica”, ritiene di non riuscire più a soddisfare.

3) In un contesto in cui vige il relativismo, per cui ognuno si costruisce la propria verità, diventa ancora più difficile arrivare a riconoscere una verità universale?

Chi ancora suppone che esista una verità universale certamente non s’ indirizza a quella teologica, per di più estraibile da libri considerati indebitamente sacri e come un coacervo di mitografie e di allucinazioni organizzate solo in modo razional-narrativo. Semmai, spinge affinché siano la scienza e la tecnica a porsi come realtà indiscutibili, generatrici di verità valide per ciascun uomo, anche se proprio la scienza è il luogo teoretico-pratico in cui a farla da padrone dovrebbe essere proprio il dubbio costruttivo e la ricerca della spiegabilità dei fenomeni. Ciò assodato, che il Gesù dei Vangeli possa aver detto: “Io sono la Via, la Verità, la Vita”, è un problema che per la gran parte dei ‘tecnici’/‘scienziati’ attiene alla sola credenza dei cristiani, mentre per coloro che strutturano l’esistenza sulla solidità “veritativa” della scienza non si pone neanche come questione su cui trattenersi a discutere, tanto è per loro evidente la sua improficuità e la sua inutilità.

4) Si arriverà, ad un certo punto della storia a dare massima fiducia a quello che verrà pronunciato dall’I.A. ? Ovvero dal falso idolo a cui l’uomo si piegherà e adorerà?

Non mi pare che sia necessario guardare al futuro per rispondere a tale quesito. L’I.A. è già oggi interrogata ogni secondo per qualsiasi ragione o dis-ragione possibili, proprio perché le si attribuiscono poteri “oracolari” infiniti e insuperabili, data la sua capacità di disporre di una quantità innumerevole di dati e di un loro raffinatissimo processamento, tanto da poter consegnarle la “facoltà”, progressivamente esclusiva, di assumere decisioni in ogni ambito, pubblico quanto privato, che solo formalmente sono e saranno oggetto di una vera e propria “sorveglianza umana”quanto mai   necessaria, per mantenere il controllo di quello che da strumento non solo si sta mutando in fine, ma addirittura in “soggetto” autonomo.

5) Anche se imita alcune funzioni cognitive, si vorrebbe far credere che l’I.A. abbia una propria coscienza o addirittura la capacità di discernimento morale?

Il fatto che gli agenti software, soprattutto quelli antropomorfi, si presentino fenomenicamente come degli “individui” locutori e operativi contribuisce, e non poco, a far supporre che siano automaticamente dotati non solo di pensiero, ma addirittura di coscienza-di-sé e di coscienza-di-altro-da-sé. Allo stato attuale, però, l’I.A.  non solo è evidentemente priva di coscienza delle cose a lei esterne e/o di propri stati interni, ma, tantomeno, è in grado di costituirsi come soggetto morale, visto che la sua capacità di erogazione decisionale non presuppone alle sue spalle alcuna “volontà” autonoma, requisito fondamentale perché si possa parlare di “moralità”. Questo, però,  generalmente passa in secondo piano, perchè  è particolarmente diffusa la tendenza a valutare certe caratteristiche “umane” dell’I.A., ordinariamente ottenute quali esiti di una configurazione “mimetica” dell’ente macchinico intelligente artificiale, come segni evidenti di una propria evoluzione in senso antropico, e dunque anche razionale ed etico.

6) È necessaria un’educazione all’utilizzo dell’I.A. per evitare che a macchine o algoritmi venga delegata la responsabilità morale che deve rimanere di coloro che progettano ed usano tali strumenti?

Certamente. Tuttavia bisognerà associare ad un’educazione tecnica dello strumento, una formazione antropologica ed etica non indifferente, fondata soprattutto sull’attivazione costante del pensiero critico, in grado non tanto di porre le basi per una giustificazione della tecnologia – impresa difficile e anche inutile a porsi – quanto principalmente di strutturare la convinzione basilare di una primalità dell’umano e della sua dignità ontologica quale contrappeso ineludibile per un sano sviluppo dell’ “utensilità” tecnologica e per evitare che una sua pseudo-umanizzazione attraverso il conferimento ad essa di capacità empatiche, orali-aurali ed emotive – da considerarsi, al contrario, come mere fenomenicità “imitative” e non come autentiche facoltà possedute – le possano far varcare la soglia della “strumentalità”, pur produttiva sia in campo medico sia in quello del diritto, dove, però, è necessario sempre mantenere un altissimo livello e tasso di controllo umano, così da scongiurare derive operative ad un certo punto del tutto ingestibili e incontenibili.

7) Si va verso la tecnocrazia basata sulla sorveglianza, transizione ecologica, città intelligenti?

L’idea della transizione al digitale e all’intelligente artificiale non sembra riguardare (più) una sola aliquota della realtà esistente, ma la sua totalità. Per questo il processo di iper-tecnologizzazione di tutti gli spazi onto-sociali e materiali, traducendosi immediatamente in connessione pervasiva non solo delle cose, ma anche delle persone, consentirà un tracciamento sorvegliativo di tutti gli enti. Per cui smart home, città intelligenti, globo-logistica digitalizzata, e ancora tecno-genetica e lavoro digitale non saranno altro che emergenze “consequenziali/effettuali” di questo cambio di paradigma generale, grazie al quale le trasformazioni or ora elencate potrebbero rappresentare solo un’infinitesimale porzione di quelle possibili, di cui non è dato conoscere al momento la natura, il profilo e le conseguenze.

8) Al di là di queste considerazioni, rimane il fatto che l’I.A. rappresenta un utile strumento a servizio dell’uomo e a quali condizioni?

L’utilità dell’I.A. è già verificata in moltissimi settori e soprattutto nelle organizzazioni aziendali, pubbliche e private, a costi, però, che  devono  essere  ancora ponderati analiticamente ed olisticamente, soprattutto alla luce della salvaguardia, come prima s’ indicava, della dignità ontologica dell’uomo, unica condizione che si vuole seriamente porre allo sviluppo dello strumento dell’I.A.

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2 commenti su “Intelligenza Artificiale, Rischi e Pericoli. Cinzia Notaro Intervista il prof. Pietro Polieri.”

  1. Ho da poco scoperto che c’è un programma che per la prima volta riesce a far cantare un testo. Finora il testo poteva essere parlato in varie lingue e con voce artificiale più o meno espressiva, ma ora si è riusciti a dare un intonazione secondo le note del testo della partitura.
    Un esempio è ACE Studio.

    Quindi ora oltre agli attori sostituiti da modelle tridimensionali, perderanno il posto di lavoro anche i cantanti?

    Chissa come sarebbe cantata una versione del testo di un Salmo della BIbbia in versione cinematica o epica, con un programma simile che però abbia un estensione che possa anche inventare la melodia più idonea.
    Qui però non credo che la melodia riesca a scriverla in maniera casuale o criterizzata, occorre scrivere le note ed il testo e il carattere (cantante artificiale) presterà la sua voce, anche se però vi sono certi siti online che producono melodie casuali proprio perchè sanno inventare delle melodie casuali secondo delle regole e altri parametri.

  2. Ottimo articolo.
    Man mano che si sviluppa le questioni e le argomentazioni aumentano. Non sto ad elencare, ma sarebbe opportuno che si tracciassero delle linee guida, delle restrizioni, dei limiti e delle proibizioni.Stabilire dei dogmi, come per esempio primo tra tutti quello dell’assoluta certtezza della incompleta infallibilità e vulnerabilità e affidabilità, anche se fosse al 99 per cento. Questa vulnerabilità rende possibile che essa sia a sua volta osservata e processata e modificata o ricriteriezzata su criteri più benevolmente sensati, da chi potrebbe competere e quindi non essere un monopolio dittatoriale di una non persona fisica o addirittura più caratteri non fisici e reali, su persone fisiche.
    Come una piantina, dove vanno tolte delle foglie gialle o con macchie, potare i rami secchi o che potrebbero essere fastidiosi o anche quelli di ostacolo o di impedimento per far entrare la luce ai rami importanti, così regolare e recidere le funzioni per buoni frutti.

I commenti sono chiusi.

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