Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questa mini-intervista in tema di Misteri della Luce. Buona lettura e meditazione…
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Sorrido alla mia vita piena di “Marchi”. Ho Marco numero uno che è mio fratello dall’altra parte dell’Oceano, qui sul vascello di Stilum Curiae c’è Marco Tosatti, che ha creduto in me tanti anni orsono, e in una città toscana ho il mio amico Marco ed è a lui che mi rivolgo quando il mio sensus fidei non trova gli appoggi nella dottrina (che ahimè mi manca).
Così ora che i vapori del giorno si sono diradati, che la sera scende leggera, danzando, giù dalle colline con i suoi panni d’ombra, che il gatto ninni, occhi negli occhi con me, è già passato per la sua cenetta quotidiana, eccomi qui a metter nero su bianco l’intervista, bè mettiamola così, che ho fatto al terzo Marco (il secondo mi ha ricordato che il mio Benedetto XVI invitava a recitarli…) sui misteri della Luce.
“Che ne pensi dei Misteri della Luce”?
“La modifica del Rosario è come la modifica della Via Crucis. Non sono preghiere che si trovano nella Sacra Scrittura. Appartengono allo sviluppo lento della Tradizione e hanno raggiunto una formula che è stabilizzata nei secoli. Quindi rientrano nella tradizione non divina, ma ecclesiastica”.
Quindi?
“Quindi l’intenzione di modificare la Tradizione rientra in quello spirito conciliare, post conciliare, di disprezzo per la Tradizione. E’ il disprezzo della Tradizione che ha portato Giovanni Paolo II a modificare la Via Crucis. La mentalità è sempre quella: la Tradizione non è qualcosa da accogliere e da vivificare, cioè da fare propria, ma qualcosa che può essere modificata, soprattutto quando uno ha la vertigine dell’autorità. Hanno modificato poi anche il Padre Nostro e il Gloria…”.
Insomma?
“Il mio giudizio è negativo”.
Parlami della Tradizione del Rosario…
“Se si studia l’origine del Santo Rosario, essa non è incontrovertibile. La Madonna consegna a San Domenico i quindici misteri, ma sarà Alano de la Rupe un beato domenicano, duecento anni dopo, a stabilizzarli e a far conoscere le grazie legate alla preghiera mariana”.
Aggiunge che una preghiera stabilizzata, perfetta, non andrebbe modificata e che molti Papi hanno rispettato questo principio…
“Cambiare il Santo Rosario è un grave atto di mancanza di rispetto verso la Tradizione ed è il solito atteggiamento modernista che vuole la novità, la rivoluzione”.
Ma meditare i Misteri della Luce è bello, no?
“Certo, ma si può fare in un altro momento… Il Santo Rosario era perfetto nelle 150 Ave Marie…”
Spiegami ti prego…
“Il Santo Rosario ha la scansione di 150 Ave Marie perché sono 150 i salmi, aggiungendo altre 50 Ave Marie tutto risulta falsato e cade il parallelismo tra salmi e Ave Marie”.
Ohhh, non lo sapevo…
“Sì, il Santo Rosario era il salterio per chi non sapeva leggere, per gli ignoranti e recitando intero un Santo Rosario ecco che la Salmodia era completa lo stesso”.
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15 commenti su “Misteri della Luce, Rosario, e il suo Significato. Benedetta De Vito Intervista Qualcuno…”
Le innovazioni sono quasi sempre discutibili… Sul Rosario sembra che si accaniscano i novatori, anche se santi o beati. TV2000 per esempio, trasmettendolo dal santuario di Pompei, propaganda l’innovazione discutibile di aggiungere nelle Ave Maria, dopo il nome di Gesù, una frasetta lagnosa che ricorda il mistero contemplato, per poi riprendere con la seconda parte dell’Ave Maria. Questa innovazione proverrebbe dal Beato Bartolo Longo, sui cui meriti non si discute. Su questa aggiunta si può invece discutere. E si può discutere sulla scelta di TV2000 di imporla agli ascoltatori.
Aggiungo per completezza che il Santo Rosario non nasce con San Domenico.
Nasce dai 150 Pater che i certosini conversi (monaci non di coro, perché non istruiti e quindi incapaci di leggere il Latino) recitavano al posto dei 150 salmi della Liturgia.
Ad un certo punto i 150 Pater vennero sostituiti dalle Ave Maria. Infine vennero le “decine” e i Misteri da contemplare.
I misteri della luce scardinano questo legame con la Tradizione liturgica, esistito per quasi mille anni, dagli inizi fino al 2000. Perdendo questo legame, il Rosario diventa una mera pratica devozionale, a un livello inferiore rispetto alla Liturgia: da “Liturgia delle Ore degli ignoranti” a pratica devozionale delle beghine e beghini ascoltanti Radio Maria.
C’è poi da aggiungere che i misteri della luce scardinano l’eccellente sequenza temporale lunedì martedì mercoledì / giovedì venerdì sabato / sabato = domenica, corrispondente a Misteri Gaudiosi Dolorosi Gloriosi… Una fonte di confusione di cui certamente non si sentiva la mancanza…
Infine c’è da ricordare e sottolineare che non tutto quello che ha fatto un santo papa è dogma di fede. Ci possono essere anche cose discutibili e non sottoscrivibili, cose su cui è lecito dissentire. Questa è appunto una di quelle.
È perfettamente lecito NON recitare i Misteri della Luce. Infatti, se si ritiene che i Misteri siano stati suggeriti a San Domenico dalla Madonna in persona e non vi è ragione per dubitarne, è presuntuoso pensare di andare a migliorarli aggiungendo noi moderni qualcosa che la Madonna – bontà nostra – si sarebbe dimenticata.
Cara Benedetta,
La sua “intervista al terzo Marco” sembra più un atto d’accusa contro san Giovanni Paolo II, reo – a detta sua – di aver “modificato” il Rosario e quindi di aver disprezzato la Tradizione. Dunque, vediamo con ordine.
1. I Misteri della Luce sono un’aggiunta, non una sostituzione
San Giovanni Paolo II non ha mai imposto i Misteri della Luce. Li ha proposti, con grande libertà pastorale e spirituale, nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae (2002), per aiutare i fedeli a meditare sul ministero pubblico di Gesù, che prima mancava. Queste meditazioni non modificano il Rosario tradizionale, ma ne arricchiscono la comprensione cristocentrica.
2. La Tradizione del Rosario è ecclesiastica, non dogmatica
Il Rosario, come anche la Via Crucis, non sono sacramenti né dogmi, ma forme di pietà popolare, nate nel tempo e cresciute nella Chiesa per impulso dello Spirito Santo. Dire che non si possono toccare è come dire che nemmeno i Papi hanno autorità di guidare la liturgia o la preghiera. Ma la lex orandi è sempre stata sotto la responsabilità del Magistero. E se il Rosario ha conosciuto un “canone” (quindici misteri), è perché la Chiesa lo ha gradualmente stabilito, non perché sia disceso dal cielo già confezionato. Infatti, il legame con san Domenico è devozionale, non storicamente dimostrabile nei termini in cui lo si propone a volte.
3. Il parallelismo con i 150 Salmi è simbolico, non sacrale
È vero che le 150 Ave Maria rimandano ai 150 Salmi. Ma questo legame è numerico e simbolico, non dogmatico. Chi sostiene che aggiungere altri 50 misteri “falsa” il Rosario, dovrebbe anche sostenere che chi recita solo una decina prega male, o che i bambini non possono dire un Rosario parziale. Eppure la Chiesa non ha mai detto questo. La salmodia monastica resta intatta; la pietà mariana può anche fiorire su nuovi terreni.
4. San Giovanni Paolo II ha agito nello spirito della Tradizione vivente
San Giovanni Paolo II è stato uno dei Papi più mariani della storia. Dire che ha “disprezzato la Tradizione” è un’assurdità teologica e un’ingiustizia spirituale. La Tradizione non è un museo imbalsamato, ma un albero vivo. Ciò che è in continuità con la fede, anche se nuovo nella forma, non è una rivoluzione ma uno sviluppo. E il Rosario con i Misteri della Luce, lungi dal distruggere qualcosa, ha illuminato i fedeli – letteralmente – aiutandoli a entrare più profondamente nel Vangelo.
In conclusione:
Chi non ama i Misteri della Luce, è liberissimo di non pregarli. Ma accusare il Papa santo di “modernismo” per averli introdotti è un abuso della parola Tradizione e una grave mancanza di rispetto verso l’autorità petrina. Se si è cattolici, lo si è anche nel riconoscere che la Chiesa non si è fermata al secolo XV.
Perché – come scrisse lo stesso Benedetto XVI – “non è la Tradizione che giudica il Magistero, ma è il Magistero che interpreta e custodisce la Tradizione”.
Con cordialità (e senza dovermi consultare con nessun Marco),
E se Giovanni Paolo ll, ispirato da Qualcuno che ci ama infinitamente, lo avesse fatto perché ricordassimo che in quel pane c’è Gesù? Per farci meditare il più grande Mistero, cioè l’Eucarestia? Anche la Presenza Reale viene taciuta o trattata come una mera teoria, persino da chi dovrebbe insegnarla. Mi piace pensare che non sia stato un caso. E i Misteri Luminosi li recito volentieri, con un pensiero affettuoso ad un papa che, lui sì, mi ha mostrato la Via.
Un caro saluto, grazie per il vostro lavoro!
Mi piace pensare che, ispirato da Qualcuno che ci ama infinitamente, Giovanni Paolo II abbia voluto condurre i cristiani tutti a meditare su qualcosa che un certa corrente “deviata”, da tempo cerca di ridimensionare. Perché, altrimenti, mettere al centro l’istituzione dell’Eucaristia?
Un caro saluto, grazie per il vostro prezioso lavoro!
“È IMPOSSIBILE PRENDERE POSIZIONE IN FAVORE DEL VATICANO II E CONTRO TRENTO E IL VATICANO I. ALLO STESSO MODO È IMPOSSIBILE DECIDERSI A FAVORE DI TRENTO E DEL VATICANO I E CONTRO IL VATICANO II”
Coincidentia oppositorum. Andiamo bene. Svelato il principio che sta a fondamento dell’ermeneutica della continuità. Sarò eretico, cresciuto alla “scuola del sospetto”, ma mi è stato insegnato che la “coincidentia oppositorum” è un principio gnostico. Tra i maestri di questa scuola cito solo il sacerdote tomista Julio Meinvielle, sarà stato eretico anche lui?
Grazie, signora De Vito, per questo articolo sul santo Rosario perché chi ha coscienza della sua potenza, scolpito dallo Spirito Santo attraverso i secoli, non può che vedere nel cambiamento di questa preghiera un’onta verso milioni e milioni di fedeli che a quei grani hanno legato la loro vita, le loro speranze, la loro ricerca di santità. Cambiare a tavolino un capolavoro fatto di simboli, vivi e reali, come lei giustamente ha ricordato, per adeguarsi al mondo è stato uno dei tanti soprusi del modernismo nella Chiesa.
“È IMPOSSIBILE PRENDERE POSIZIONE IN FAVORE DEL VATICANO II E CONTRO TRENTO E IL VATICANO I. ALLO STESSO MODO È IMPOSSIBILE DECIDERSI A FAVORE DI TRENTO E DEL VATICANO I E CONTRO IL VATICANO II”
Conciliatio oppositorum. Era ora che venisse alla luce.. Svelato il principio a fondamento dell’ermeneutica della continuità. Sarò eretico, ma non riesco a rigettare il pensiero che questo principio (gnostico) sta alla Chiesa di Cristo come il diavolo all’acqua santa. Se con questa analogia ho aggravato il mio stato ereticale stempero un po’: come l’aglio sta alla cassata siciliana. Ma “chi sono io per giudicare”, giudicare un papa poi. Morirò eretico.
Nella bella e interessante intervista al professore padre Arturo Ruiz Freites IVE – che evidentemente non ha frequentato la rinomatissima “scuola del sospetto” come certuni – su padre Julio Meinvielle, in occasione del 50mo anniversario del suo passaggio alla Casa del Padre, si legge cotanta roba:
– …già nell’anno ’66 Meinvielle espone ciò che Papa Benedetto chiamò, attorno al Concilio Vaticano II, la contrapposizione dell’ermeneutica della rottura contro quella dell’ INTERPRETAZIONE AUTENTICA nella continuità (il testo citato da padre Ruiz Freites è “La Chiesa e il mondo moderno”).
Eh sì, andiamo proprio bene. Anche Don Meinvielle ci conferma nella comunione ecclesiale!
Ora mi sorge un terribile e irrisolvibile dubbio☺️: forse che papa Benedetto XVI abbia iniziato a pensare all’ermeneutica della continuità dopo aver letto don Meinvielle?
Colmerò le mie lacune e leggerò il testo quanto prima, per poter comprendere ancor meglio il pensiero di Papa Benedetto, che ha speso la vita per l’unità della Chiesa e per far splendere in essa la Verità.
Poi, con Papa Leone al timone, è bene approfondire temi di dottrina sociale, il pane quotidiano di Meinvielle.
Basta vedere come vanno le cose…E scegliere.
Ah! Che dono meraviglioso il poterla pensare ognuno-a come gli pare!
Se per Benedetta il parere del terzo Marco val più dell’esempio di San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, liberissima di presentarsi al giudizio di Dio con cotanto mentore alle spalle, e i Santi Pietro e Paolo dei nostri giorni gettiamoceli alle spalle che tanto non a loro è stato affidato l’Ovile Santo…
Oggi si fa chiesa nella Chiesa – tutto è opinabile per i cattoprogressisti come per i cattoborghesi, templari di nuove crociate passatiste volte a piegare alla propria ideologia persino le intenzioni dei papi recenti…- con la convinzione di essere più tradizionalisti della Traditio, che è vivente!
Ci aveva messo ben in guardia la Vergine della Rivelazione…
Sempre, ogni Bene, più che mai.
PS: Stupisce che a tanto amore dichiarato a parole per Benedetto XVI corrisponda tanta distanza, poi, nei fatti e, soprattutto, tanta distanza dai punti nodali del suo straordinario pontificato.
Riassumo per il suo amico Marco terzo, con un pensiero del mio prediletto Papa, Benedetto XVI:
“È IMPOSSIBILE PRENDERE POSIZIONE IN FAVORE DEL VATICANO II E CONTRO TRENTO E IL VATICANO I. ALLO STESSO MODO È IMPOSSIBILE DECIDERSI A FAVORE DI TRENTO E DEL VATICANO I E CONTRO IL VATICANO II”
Il nocciolo della questione, infatti, è tutto qui…
mi associo, chi se ne frega dei Marchi che pontificano dal loro anonimato…
Cara Paoletta, difficile “fregarsene”.
“Cattolici” e fratelli sputano bellamente su San Giovanni Paolo II: quasi assassinato e salvato in extremis dalla Madonna, più volte (la prima dalla Madonna di Fatima, la seconda dalla Vergine della Rivelazione che inviò il Cornacchiola da papa Wojtyla per avvisarlo), eppure oltraggiato e calunniato dai “suoi”…
Si è che, tutti costoro, non hanno timore di Dio, evidentemente.
Il timore di Dio è forse il dono dello Spirito Santo più necessario e su cui meno ci interroghiamo.
Oltre a infangare un Santo – Giovanni Paolo II – si tirano mele marce anche su colui che fu il suo prediletto, Benedetto XVI, come se il precursore dell’ermenutica della continuità fosse Ratzinger e non Cristo stesso! Il Quale ci ha mostrato la Sua volontà di dare compimento del Vecchio nel Nuovo Testamento! Via anche per noi, ora; via sempre valida!
Che significa unità tra Legge e Profeti?
Chi ha operato l’allacciamento tra Vecchio e Nuovo Testamento?
Da dove mai Papa Benedetto avrà preso “l’idea” dell’ermenutica della continuità?
Come Chiesa di Cristo, che ce ne faremmo di un Saulo – il vero tradizionalista – mai caduto da cavallo??!
Che ce ne facciamo delle fazioni, se non sbarazzarci – per conto del solito Arcinemico travestito di luci, lucette, lucione abbaglianti! – del tanto odiato Cattolicesimo verso cui il Satana ha scagliato ogni sforzo divisivo e ogni potenza di inganno?
Ma, per taluni, è più facile risolverla giudicando sprezzantemente piuttosto che pregando e sacrificandosi.
Ogni bene, cara Paoletta, in comunione di vera preghiera!
Il documento di JP2 che aggiunge i misteri della luce a quelli tradizionali, se esaminato da un punto di vista linguistico, sembra fuori carattere e fuori personalità. Uno dei tanti non scritti da lui in persona. Venne poi pubblicato quando lui era già vecchio e molto malato, per cui molte cose del governo della Chiesa erano ormai fuori dalla sua portata e dal suo controllo.
I misteri della luce, come già la parallela “Via Lucis” che fa da contraltare modernista alla tradizionale Via Crucis (troppo cupa e grandguignolesca per la sopraffina sensibilità contemporanea), erano già diffusi in alcuni ambienti o congregazioni religiose tipo i Salesiani o i Paolini… E possono essere stati suggeriti a JP2 come una genialata dalla straordinaria efficacia. E lui può non essersi accorto della corbelleria di fondo insita nella novità.
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