Vatican News, P. Ibrahim Faltas: la Terra Santa soffre. E non Chiamatela Guerra.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione – mentre a Gaza Israele continua a bombardare civili inermi – questa riflessione pubblicata da Vatican News, che ringraziamo. Buona lettura e diffusione.

§§§

Faltas: la Terra Santa soffre e non chiamatela guerra

Il vicario della Custodia di Terra Santa riflette sul tempo di dolore che si vive a Gaza, dove “tutti sono poveri e bisognosi di tutto” e dove la morte “arriva dal cielo e dalla terra”

Ibrahim Faltas *

Oggi più che mai la Terra Santa ha bisogno di gesti concreti di verità e di parole che si possano tradurre in atti di giustizia.

La parola “guerra” fa pensare ad eserciti che si affrontano, non sempre ad armi pari, e fa pensare a vincitori e vinti. La parola “pace” fa pensare a diritti e doveri reciprocamente riconosciuti dai popoli, non solo all’assenza di guerra.

La Terra Santa soffre e il dolore non si può pesare, misurare, calcolare, non ha nazionalità, religione, colore della pelle.  Soffre chi perde un figlio, spesso più di uno, soffre chi ha fame, soffre chi è malato e ferito, soffre chi aspetta da più di 600 giorni persone care, ostaggi di cui non si conoscono le condizioni di vita o di morte.

Venerdì 6 giugno i musulmani ricorderanno la Festa del sacrificio, festa che fa memoria del sacrificio di Abramo a cui Dio chiese di sacrificare il suo unico figlio. L’anno scorso, negli stessi giorni, trascorsi otto mesi dal tragico 7 ottobre 2023, ricordavamo la fede profonda di Abramo che crede fermamente in Dio e, anche con il cuore straziato, si affida alla Sua volontà.

Abramo doveva scegliere! L’amore senza confine per il figlio unico e amato o l’amore senza costrizione per Dio che mai avrebbe tradito il suo amore?

A Gaza non si può scegliere. Si subisce il male senza poter scegliere il bene. A Gaza la morte arriva dal cielo e dalla terra: non si possono evitare le bombe e non si può evitare la morte se ti avvicini al cibo, mortificato e umiliato dalla fame e senza il diritto umano e riconosciuto di essere sfamato. Per questi e per tanti altri motivi, non chiamatela guerra.

Sono lontani i giorni e il ricordo della festa del Sacrificio: giorni di gioia, di riunioni familiari, di regali e di vestiti nuovi. La tradizione di mangiare carne di agnello, animale mite come Abramo, non è solo segno di condivisione familiare perché il cibo viene offerto anche ai poveri, a chi non può gioire. Anche quest’anno non ci saranno agnelli da mangiare e da offrire. A Gaza tutti sono poveri e bisognosi di tutto.  Manca il cibo, l’acqua, la possibilità di curarsi e di continuare a vivere, manca persino la possibilità di coprire i morti perché mancano i sudari.

Nei giorni della Festa del sacrificio, come l’anno precedente, la gente di Gaza soffre e muore. Non ha scelta. Mentre una mano offre sopravvivenza con il cibo, l’altra mano impugna strumenti di morte. Si allargano confini per conquistare terre e si disegnano nuove strade per dividere. Si impone di lasciare case distrutte e rifugi improvvisati, cercando di togliere il «focolare» ad un popolo. La parola «focolare», scelta non a caso, rivela la profonda onestà intellettuale e civile del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, un uomo saggio, un uomo di pace.

Le parole non sono solo suoni. Le morti dei bambini a Gaza e nel mondo hanno il suono lacerante della disumanità. Non chiamatela guerra, i bambini di Gaza non l’hanno voluta, non hanno avuto scelta.

* Vicario della Custodia di Terra Santa

§§§

Aiutate Stilum Curiae

IBAN: IT79N0200805319000400690898

BIC/SWIFT: UNCRITM1E35

ATTENZIONE:

L’IBAN INDICATO NELLA FOTO A DESTRA E’ OBSOLETO.

QUELLO GIUSTO E’:

IBAN: IT79N0200805319000400690898

***

Banner Pro Vita 2 250x119

5 commenti su “Vatican News, P. Ibrahim Faltas: la Terra Santa soffre. E non Chiamatela Guerra.”

  1. Mi aspetto che il mio commento venga pubblicato (questo mio appunto potete anche non pubblicarlo, volendo)

  2. Perché vi stupite che la Terra Santa sia così martoriata?
    Leggete le parole di Cristo dettate a Maria Valtorta e vi sarà tutto chiaro.
    Oh! Gerusalemme! Gerusalemme! Gerusalemme, che lapidi quelli che ti sono inviati e uccidi i suoi profeti! Quante volte Io ho voluto radunare i tuoi figli come la chioccia raduna i suoi pulcini sotto le sue ali, e tu non hai voluto! Or ecco, ascolta, o Gerusalemme! Or ecco, ascoltate voi tutti che mi odiate e odiate tutto ciò che viene da Dio. Or ecco, ascoltate voi che mi amate e che sarete travolti nel castigo serbato per i persecutori dei Messi di Dio. E ascoltate anche voi, che non siete di questo popolo ma che mi ascoltate ugualmente, ascoltate per sapere chi è Colui che vi parla e che predice senza bisogno di studiare il volo, il canto degli uccelli, né i fenomeni celesti e le viscere degli animali sacrificati, né la fiamma e il fumo degli olocausti, perché tutto il futuro è il presente per Colui che vi parla. “Questa vostra Casa vi sarà lasciata deserta. Io vi dico, dice il Signore, che non mi vedrete più finché voi pure non diciate[162]: ‘Benedetto Colui che viene nel nome del Signore’”».

  3. Caro Padre,
    Il mistero dell’iniquità ci pone di fronte a quello della croce con il suo carico insanguinato di dolore innocente.
    Giustamente lei scrive che a Gaza non c’è una guerra, perché chi spara e bombarda lo fa sugli indifesi. Pare una gara, un compiacersi di infierire, come accadde ai soldati romani che flagellarono e crocefissero senza quasi sapere il perché, spintivi dall’odio in guanti bianchi degli aizzatori e dall’accondiscendenza dei vari garanti dell’ordine, lavatosi le mani o ipocritamente donatori di un mantello.
    A ben vedere qui da noi c’è di peggio: usare una manifestazione per denunciare i misfatti di Gaza per l’appello a votare a un referendum ideale per quegli stessi interessi che soffiano sul fuoco da voi.
    Tant’è, così va il mondo. Ne tenga conto quando le sfugge una lode a qualcuno che ha taciuto su ogni sorta di misfatto e se ha parlato ha preso le parti sbagliate.
    Gli innocenti sacrificati a Gaza gridano con la voce del Cristo che consegna lo spirito al Padre. Risorgeranno per volontà di Dio, mentre un mondo morente, uccidentale, celebra se stesso e la sua voglia di morte al soldo degli assassini.
    Ma l’ipocrita sa dirsi pietoso, non esserlo.

  4. Povera gente di una terra dove non c’è guerra fra due eserciti ma un tiro a segno gratuito, dove la sagoma del bersaglio non è di cartone ma di carne umana, di donne e bambini soprattutto.
    Ora leggo questo grido di aiuto e mi soffermo su questa frase: ‘la Terra Santa ha bisogno di gesti concreti di verità e di parole che si possano tradurre in atti di giustizia.’
    È vero, forse con troppa semplicità, ma penso a come mai solo adesso è possibile dire delle parole di condanna, sebbene la violenza sulla gente di Gaza si fa da tanto tempo, subito dopo l’attacco iniziale di Hamas. Perchè proprio ora, alcuni grandi ‘uomini’ ne accennano quando lo sterminio sta quasi concludendosi con l’eliminazione di un popolo dalla faccia della terra? Perchè questi saggi prima tacevano? Il vero scopo tardivo quale è ?
    Come possono tradursi in gesti concreti di giustizia le parole che la Governance mondiale solo adesso sta autorizzando a pronunciare? Forse perchè a breve saranno tutti ammazzati?
    Perchè solo ora persone oneste intellettualmente (e pure ‘civilmente’, chissà cosa significa), uomini saggi e di pace ci parlano di caminetti e acqua calda sanitaria?
    Io credo che l’onestà intellettuale, quella civile o militare la si possa certamente acquisire all’improvviso, anche a 80 anni e più, persino i sarcofaghi possono dimostrarla perchè noi cristiani crediamo nei miracoli, in un miracolo straordinario che ci dona una conversione di una mummia che ora …parla e ci ricorda che da oggi pure i morti hanno diritto ad una stufetta a legna, ma elettrica non è possibile, la linea è interrotta.
    Mi sembra che sia meglio morire con onore che affidarsi alla falsa pietà delle marionette senza dignità, che non salveranno neanche un cane a Gaza… tranne però per i miracoli, naturalmente e adesso tutto cambierà.

  5. Viene chiamata “Festa del sacrificio” id-al adha; ma anche id-al- hatir “festa dello sgozzamento; ma anche id-al-qurban- festa dell’offerta a Dio. L'”agnello” sacrificato in maniera halal è immagine di Samuele, il figlio primogenito di Ibrahim, ossia Abramo… (Non Isacco)… Però, quante somiglianze “discordi”.

I commenti sono chiusi.

Se hai letto « Vatican News, P. Ibrahim Faltas: la Terra Santa soffre. E non Chiamatela Guerra. » ti può interessare:

Torna in alto