San Tarciso, Rolando Rivi e l’Esempio che Dovrebbero Trarne i Sacerdoti. Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta DE Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su San Tarcisio, sul seminarista Rolando Rivi e sull’esempio che dovrebbero trarne i sacerdoti. Buona lettura e diffusione.

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Bambina, tornavo a casa da scuola, correndo lungo il vialetto d’ingresso, incoronato dagli Ulivi, via, una e poi l’altra, le tiracche della cartella rossa che portavo sul dorso e poi lanciata su una sedia all’ingresso, e di filato in camera della nonna Lisetta che, a volte sì e a volte no, era a casa nostra a Roma, scesa con il “Romulus”, mitico treno in toga romana, dal suo Friuli.

Prima che mi chiamassero per il pranzo, lei e io ci perdevamo in un libro corposo, color panna che si intitolava semplicemente “I Santi”. Quanto mi piaceva ascoltare le storie di giglio che facevano palpitare  il mio piccolo cuore, lei leggeva, io, tutta orecchi (non così in classe dove mi distraeva anche il fermaglio dei capelli della compagna davanti…), finché arrivava il consueto “è pronto” di mia madre e volare al desco era l’unico modo per mangiare qualcosa, in cinque come eravamo…

Tarcisio, San Tarcisio, giovinetto romano, dai capelli di grano, gli occhi di fiordaliso, era ritratto nel mio libro di religione e mostrandolo alla nonna, fiera di farle vedere io pure qualcosa, lei mi disse: “Sono tutti belli i Santi perché piacciono a Dio”. Ed è vero verissimo. Oggi, a causa di un messaggio giuntomi or ora dal mio amico di Firenze, mi è venuto in mente un altro piccolo, adorabile Santo, o meglio ancora Beato, che si meriterebbe subito la corona e il nimbo. Mi ricorda Tarcisio nel martirio  e nella tenerezza. Sì, oggi si celebra Don Rolando Livi, che fu ammazzato a quattordici anni dai “buoni” color rosso sangue perché non si volle togliere la talare, l’abito sacerdotale che portava da bravo seminarista.

Fu ucciso per questo, per gridare al mondo che l’abito fa il monaco, che un uomo di Dio dovrebbe sempre, e ripeto sempre, farsi riconoscere ed essere fiero dell’abito che indossa. Ora il piccolo grande Rolando è patrono dei chierichetti, ma non basta, come hanno scritto in un bel pezzo uscito su Messainlatino (che mi è arrivato via cellulare), bisogna farlo patrono di tutti i sacerdoti che dovrebbero da lui imparare a portare la tonaca che esalta la loro sacralità e li rende anche per il mondo uomini del Signore.

Concludo dicendo che più di una volta nelle Messe dove sono solita andare ho veduto i sacerdoti vestiti casual (prima della funzione) accendere le candele,  mettere a posto i Vangeli, preparare l’altare, e quei loro pantaloni color sabbia, le felpe, le camicie a quadretti,  quelle scarpe sgraziate, la disarmonia del gesto per nulla sacrale mi ha sempre infastidito.

Io, per non vedere: chiusi gli occhi, immersa nella mia preghiera del cuore. Ecco, caro, dolce Rolando, tu da lassù dove di certo canti la gloria di Dio, ispira i sacerdoti di oggi che si fanno sedurre dal mondo, che, in nome di una falsa povertà e semplicità, seguono l’applauso dei non credenti che, tutti contenti, si dicono felici di vedere la Santa Chiesa, la sposa di Cristo, trattata come non si dovrebbe…

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2 commenti su “San Tarciso, Rolando Rivi e l’Esempio che Dovrebbero Trarne i Sacerdoti. Benedetta De Vito.”

  1. Dalle mie parti ( toscana del sud Monte Amiata senese) c’è un detto che dice una profonda verità: L’abito non fa il Monaco ma quasi!!..

  2. Giusta considerazione:chi si vergogna di essere di DIO,non è un Uomo di DIO e Cristo non lo riconoscerà davanti al Padre.Tempo fa ricordai Rolando Rivi ad un famoso domenicano che girava sempre,anche in chiesa, con i jeans.Lui ebbe la sfacciataggine di rispondermi che si metteva la tonaca solo quando diceva messa perché era costosa e non voleva sporcarla!!!!

I commenti sono chiusi.

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