Samizdat dal Paesello. Chiodini e Martello. In Morte di Papa Francesco. Giovanni Lazzaretti.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, il prof. Giovanni Lazzaretti, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni e spunti personali in memoria di papa Bergoglio. Buona lettura e diffusione.

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1 maggio 2025, San Giuseppe Lavoratore

5 maggio 2025, San Massimo di Gerusalemme Vescovo

6 maggio 2025, San Domenico Savio

 

 

Samizdat dal paesello

Chiodini e martello

In morte di Papa Francesco

 

COINCIDENZE

«Via via ti imbatti in segni percepibili solo da te. Niente di soprannaturale o di miracoloso, s’intende (o forse sì? beh, forse sì). Sono segni piccoli, banali. Ma che vedi solo tu perché solo tu puoi riconoscerli: coincidenze che ad altri non direbbero nulla ma che a te provocano meraviglia. Tu sai, ma non puoi comunicare il tuo stupore a nessuno perché non saresti nemmeno preso in considerazione.»(1)

Càpitano, queste coincidenze.

E ti dicono che, forse, sei sulla strada giusta.

Una l’avevo narrata in un lontano Taglio Laser(2), e ve la dovete sorbire nuovamente.

 

SAN GIACOMO DELLA MARCA E I MONTI DI PIETÀ

Avevo un problema con San Giacomo della Marca e i Monti di Pietà: un problema estremamente complesso da risolvere, per il semplice motivo che non sapevo di averlo.

CREDEVO

  • Che con San Giacomo della Marca e coi Monti di Pietà fosse nato il concetto di “modesto interesse” sui prestiti per poter reggere i costi di gestione del Monte stesso.
  • Che dal “modesto interesse” si fosse poi passati all’uso libero dell’interesse tout court, anche in ambito cattolico.
  • Che l’enciclica Vix Pervenit di Benedetto XIV fosse uscita nel 1745 per sanare questi abusi, e ritornare alla purezza originaria.
  • Che la Vix Pervenit fosse quindi una sorta di sgridata ai cattolici del tempo, e anche di blando scappellotto al piccolo errore iniziale di San Giacomo della Marca.

CREDEVO, MA SOLO PERCHÉ AVEVO BEVUTO DALLA CATTIVA DIVULGAZIONE.

 

27 novembre 2019

Marco, uno dei corrispondenti che leggono le mie mail, mi manda un riferimento alla Bolla “Inter Multiplices” di Leone X, 1515, dove non si parla di “modesto interesse”, ma della liceità di «un modesto compenso per le sole spese degli impiegati e di quanto è necessario per la conservazione, senza un guadagno per gli stessi Monti». Importante. Quel giorno capisco di avere un problema di comprensione.

Mi serve il testo intero, la sola citazione di Marco non basta. Si trova agevolmente in latino, faticosamente in italiano. Ma la pazienza non delude, perché Leone X, oltre a sdoganare i Monti col “modesto compenso”, oltre a non parlare mai di interesse, aggiunge una cosa importante.

«Naturalmente sarebbe molto più perfetto e più santo, se tali monti fossero costituiti del tutto gratuitamente. E pensiamo che i fedeli debbano essere sollecitati con maggiori indulgenze ad erigere questi monti di pietà dotati dei fondi necessari per le spese».

Insomma «avete fatto trenta, fate trentuno», come si usa dire (frase nata da Leone X, tanto per stare in tema).

Leone X non sbagliò. Fu la prassi di cattolici poco attenti o in malafede che trasformò il “modesto compenso per le spese”, in “modesto interesse per le spese”, poi in “modesto interesse” e basta, e infine estese l’interesse anche al di fuori dei Monti. Poi finalmente arrivò la Vix Pervenit a risistemare tutto.

 

28 novembre 2019, mattino

Apro il calendario di don Margini per leggere il Vangelo del giorno, e mi accorgo che è il giorno di San Giacomo della Marca.

 

28 novembre 2019, sera.

Prendo il libro che ho sul comodino (Gabrielle Bossis “Lui e io. Diario intimo di una mistica del Novecento”) e la prima frase che vedo è «Fai attenzione al santo del giorno. Si fa festa per lui in cielo. Ci sono grazie da donare in questo giorno… se gliele si domanda». Anche se non si domandano, aggiungo io. Basta avere devozione per il Santo, e il Santo agisce anche senza richiesta.

 

Questa è stata per me una coincidenza formidabile, anche se, per chi legge, la stessa sequenza non dice nulla.

Sono cioè convinto che, attraverso il contatto con Marco, San Giacomo della Marca abbia agito nei miei confronti, aprendomi la mente, risolvendomi il problema, e ristabilendo la sua corretta reputazione ai miei occhi. Corretta reputazione sua e della Chiesa. Chiesa che non ha mai, in nessun modo, sdoganato il prestito a interesse.

 

Così, quando penso a Papa Francesco, non posso non pensare alla coincidenza originaria.

 

LA LUNGA MARCIA 2007-2013

Il 7 aprile 2007 regalo a mia moglie il libro “Clemens August Von Galen. Un Vescovo contro Hitler” per l’anniversario di matrimonio. Chissà come l’ho scelto. Forse perché era il Vescovo di Münster, e mia figlia era stata un anno a Münster in Erasmus qualche tempo prima. L’autrice mi è sconosciuta.

In un periodo di vacanza lo leggo anch’io, con soddisfazione.

Nel 2009 il libro viene proposto tra le conferenze del Circolo Maritain: non viene nemmeno preso in considerazione nelle votazioni, perché il titolo non è abbinato al nome di un relatore.

2010, altro tentativo. Stavolta il titolo è abbinato ad Andrea Ambrosi, avvocato postulatore della causa di beatificazione. Passa il primo turno di votazione, ma si ferma al secondo turno.

2011, terzo giro. Un passo avanti, la conferenza va in finale, si piazza al 12° posto su 60 proposte.

2012, cambio di passo. Viene proposto il libro abbinato all’autrice Stefania Falasca, anche se a noi sconosciuta. Successo nelle votazioni, 3° posto finale, e quindi conferenza da organizzare.

Stefania Falasca però è introvabile. Raggiungiamo finalmente un suo recapito attraverso un gruppo che si rifà a Papa Luciani.

Contatto, descrizione del “chi siamo”, richiesta di conferenza, conferenza fissata per il 14 marzo 2013.

Però salta fuori l’intoppo: l’11 febbraio 2013 c’è lo sconvolgente annuncio di Benedetto XVI, il Conclave inizierà il 12 marzo e quindi nel giorno della nostra conferenza c’è “aria di Papa”. Stefania Falasca chiede uno spostamento: «Una giornalista non può essere via da Roma in quei giorni». Comprendiamo la situazione e spostiamo al 23 maggio.

Mai scelta fu più azzeccata. Viene eletto Papa Francesco, e il Papa telefona a una giornalista sua amica. Stefania Falasca, ça va sans dire. Il 14 marzo 2013, primo giorno intero di Francesco Papa, il telefono di Stefania è rovente.

Quando Stefania viene a parlare il 23 maggio, la conferenza è simpatica, ma niente più. A tavola le note su Papa Francesco sono interessanti e abbondanti. Stefania mi regala un cilindro contenente una foto del Papa, un suo scritto, e un testo fronte/retro del beato(3) Clemens August Von Galen.

Pensate che sia una buona coincidenza fissare una conferenza per il primo giorno di un papato imprevisto, avendo come relatrice l’amica giornalista del Papa stesso?

Per me sì, e ne ho tenuto conto.

 

BACIO E DISSENSO

Mio fratello lo fa di mestiere, così facciamo incorniciare la foto del Papa, il suo scritto, e lo scritto di Von Galen, col doppio vetro fronte/retro.

Per la foto del Papa la posizione migliore è di fronte al mio calcolatore. Gli altri due quadri rimangono invece dentro un cassetto. Ogni mattina compio un rito, già descritto nel 2016.(4)

***

Lo chiamo il mio antro, parola che indicherebbe un ambiente buio e tetro. In realtà è un sottotetto ben illuminato, con riscaldamento e condizionatore, arredato con scrivania, sedie, una poltrona, tre armadi – libreria. All’inizio era ben ordinato, adesso è invaso da cataste di carte che non riuscirò mai a esaminare e sistemare, e che sono diventate un po’ parte dell’arredo.

A fianco del computer c’è l’altarino: Madonne, Santi, foto del matrimonio, foto dei nipoti, immagini di Papi. Alzo gli occhi e vedo sul muro il quadro di Papa Francesco. Al mattino accendo il calcolatore, bacio il quadro, dico un’Ave Maria per il Papa e per Stefania Falasca, e inizio a lavorare.

«Come mai questo rituale? Con gli altri Papi non facevi niente di simile». Chi mi conosce si stupisce della stranezza. Il fatto è che con gli altri Papi avevo un feeling naturale e non avevo bisogno di altro. A Papa Francesco invece “devo” voler bene e quel quadro sempre in vista mi aiuta.

***

L’altarino in 9 anni è profondamente cambiato, ma la sostanza del gesto è rimasta intatta. Quel bacio devoto, pur nel dissenso, mi ha aiutato.

Ho cercato di limitare il mio dissenso al minimo.

  • Dissento da Papa Francesco sui princìpi non negoziabili. Ha fatto questa affermazione in un’intervista:

«Non ho mai compreso l’espressione valori non negoziabili. I valori sono valori e basta, non posso dire che tra le dita di una mano ve ne sia una meno utile di un’altra. Per cui non capisco in che senso vi possano esser valori negoziabili.»

Questa non comprensione da parte del Papa ha di fatto bloccato il percorso di una dottrina importante, tanto che abbiamo dovuto “arrangiarci” tra laici, completandola noi(5) con l’aiuto anche di non credenti.

  • Dissento dalla modifica occasionale ed erronea del Catechismo sulla pena di morte, tanto che propongo esplicitamente di fermarci al Catechismo del 1997. Su questo evento negativo ho scritto un apposito articolo(6). Variante: tenete pure il Catechismo modificato, ma tenete a disposizione anche il mio articolo come “antidoto”.
  • Dissento sulla doppia firma: NO alla benedizione delle coppie gay (firma del Papa sul testo di mons. Morandi) e poi dopo poco tempo SI alla benedizione delle coppie gay (firma del Papa sul testo di mons. Fernandez, Fiducia Supplicans). Anche qui c’è un mio articolo(7)sul tema.

Quando il dissenso è chiaro, non urlato, moderato, limitato all’essenziale, allora il bacio è sincero e la preghiera è sincera. Affastellare dissenso non produce nulla.

Non produce nulla almeno per me, che ricordo quella coincidenza del 2013 come una specie di “vocazione”: un dissenziente affettuoso, come se avessi un papà che amo e che mi fa anche arrabbiare.

Quando Papa Francesco è morto, il cuore era limpido e sereno.

 

MARTELLO E CHIODINI

Limpido e sereno.

E la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di attaccare al muro i due quadri che hanno riposato nel cassetto per 12 anni. Piazzare Von Galen è stato facile: quadretto piccolo, prese le misure, chiodino, martello e siamo a posto. Così volgo il pensiero al beato Von Galen ogni volta che scendo le scale, perché mi trovo il quadretto lì di fronte.

L’altro quadro, ben più grande, è qui pronto, e lo attaccherò oggi (a Dio piacendo) nella parete di fronte al quadro di Francesco. Contiene un testo in spagnolo che la Falasca descrisse su Avvenire il 31 marzo 2013.

***

[…] Come testimonia questa personale confessione di fede di padre Bergoglio, scritta nel 1969, in un momento “di grande intensità spirituale”, poco prima di essere ordinato sacerdote; e che, lasciandola in copia autografa a mio marito e me, ha detto di sottoscrivere oggi come allora:

«Voglio credere in Dio Padre, che mi ama come un figlio, e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo spirito nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così al regno di vita eterna. / Credo nella mia storia, che è stata trapassata dallo sguardo di amore di Dio e, nel giorno di primavera, 21 settembre, mi ha portato all’incontro per invitarmi a seguirlo. / Credo nel mio dolore, infecondo per l’egoismo, nel quale mi rifugio. / Credo nella meschinità della mia anima, che cerca di inghiottire senza dare… senza dare. / Credo che gli altri siano buoni, e che devo amarli senza timore, e senza tradirli mai per cercare una sicurezza per me. / Credo nella vita religiosa. / Credo di voler amare molto. / Credo nella morte quotidiana, bruciante, che fuggo, ma che mi sorride invitandomi ad accettarla. / Credo nella pazienza di Dio, accogliente, buona come una notte d’estate. / Credo che papà sia in cielo insieme al Signore. / Credo che anche padre Duarte [il sacerdote che lo confessò il 21 settembre, NdR] stia lì intercedendo per il mio sacerdozio. / Credo in Maria, mia madre, che mi ama e mai mi lascerà solo. E aspetto la sorpresa di ogni giorno nel quale si manifesterà l’amore, la forza, il tradimento e il peccato, che mi accompagneranno fino all’incontro definitivo con quel volto meraviglioso che non so come sia, che fuggo continuamente, ma che voglio conoscere e amare. Amen».

***

Ecco, il percorso di Papa Francesco è concluso. Restano chiodino e martello per completare. Non è concluso il percorso del mio bacio, che si abbinerà adesso alla preghiera di suffragio. E alla preghiera per il nuovo Papa.

Chi sarà? Per quel che vale, io spero che sia il cardinale Fernando Filoni.

I vertici europei ci stanno conducendo alla guerra, e temo quindi che la nostra Italia possa vivere momenti come questo in foto (qui è il bombardamento americano su Roma, e su San Lorenzo in particolare, 19 luglio 1943), dove il Papa resta l’unico Defensor Civitatis.

Il cardinale Filoni, che era nunzio in Iraq nel 2003, fu l’unico ambasciatore occidentale a restare sul posto durante i bombardamenti anglo-americani su Baghdad.

«Quando in nunziatura arrivava il boato di bombe e missili, dicevo: tranquilli, finché le sentiamo vuol dire che siamo vivi».

Preghiamo intensamente per la pace (a proposito, gruppo dei 9 che si sono impegnati per una decina + preghiera di San Giovanni Paolo II del 1991, tutto procede bene?). Preghiamo per il nuovo Papa. Preghiamo per i Papi defunti, Francesco in primis.

(Di Benedetto XVI abbiamo azzeccato il funerale per caso, eravamo giusto a Roma in pellegrinaggio il 5 gennaio 2023. Anche questa partecipazione alle esequie è una coincidenza che ricordo volentieri(8))

 

Giovanni Lazzaretti

giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

 

 

NOTE

[1] Rino Cammilleri, “Come sono finito all’inferno”, Maurizio Minchella editore, 1996.

[2] Taglio Laser n.353, 6 dicembre 2019, “Un grazie a San Giacomo della Marca”.

[3] San Giovanni Paolo II lo dichiara venerabile il 20 dicembre 2003. Benedetto XVI lo beatifica il 9 ottobre 2005.

[4] Taglio Laser n.48, 13 giugno 2016, “Davanti alla foto del Papa”.

[5] Mancava il tassello della “proprietà”. Ma la proprietà in quanto tale non è “spendibile” come principio non negoziabile. Non si può dire “la proprietà è sacra”, se non pronunciando una specie di bestemmia. Il principio non negoziabile è la “proprietà di chi ha bisogno di lavorare per vivere”. Non c’è nessuna sacralità per la proprietà ottenuta da interessi attivi/passivi.

[6] Taglio Laser n.237, 31 agosto 2018, “Catechismo sulla pena di morte”.

[7] Samizdat dal Paesello n.57, 26 dicembre 2023, “Un dolore acuto, ma prevedibile”.

[8] Taglio Laser n.423, 8 gennaio 2023, “Premio fedeltà. Anche un funerale può essere un regalo”.

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2 commenti su “Samizdat dal Paesello. Chiodini e Martello. In Morte di Papa Francesco. Giovanni Lazzaretti.”

  1. ‘il tradimento e il peccato, che mi accompagneranno fino all’incontro definitivo con quel volto meraviglioso che non so come sia, che fuggo continuamente’.
    Che monnezza! A parte le incongruenze stupide, la accozzaglia di frasi mal costruite e quasi puerili di un semianalfabeta funzionale questa è una preghiera abominevole, irricevivile e inesaudibile: il credo puerile di uno gnostico di serie C.
    Pregare per lui vorrebbe dire che la sua anima diabolica si è salvata e vagherebbe per errore nel purgatorio; si tratta di una ipotesi impossibile: Dio non sbaglia. Non distogliamo preghiere per una causa persa: il de cuius, grasso che cola, è dannato e sulla graticola se non peggio.
    Chiodi grossi e acuminati e martello li ha usati meglio lui che i soldati romani sul Calvario, inchiodando ripetutamente il Cristo per dodici anni, mentre tanti di questi ‘piccoli lazzari’ sono stati muti a guardare il sangue di Cristo ucciso in ogni anima perduta da questo falso papa.
    E ora per il reset sul loro P.C. appendono il suo quadretto ghignante, niente di più utile per gli hard disk intasati: un ‘format C’ non potrebbe fare meglio… dirò a mia moglie di metterlo in bagno, lei soffre di stipsi.

  2. certo che sperare che facciano Papa un cardinale solo perchè è rimasto sotto i bombardamenti…
    meglio non commentare

I commenti sono chiusi.

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