Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, il nostro Matto offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un tema di cui si è discusso a lungo, e di cui si discuterà ancora nel futuro prossimo. Buona lettura e diffusione.
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A PROPOSITO DI MISERICORDIA PER UN NUOVA ANTICA COSCIENZA

Vincent van Gogh, Il buon samaritano
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«Santità, per farsi obbedire bastano poche regole. Io ne ho scelto una sola: la carità».
Filippo Neri
Come tutti i Grandi Cristiani, Filippo prediligeva la carità, o misericordia o compassione che dir si voglia, quale virtù in atto di per se stessa, disinteressata, scevra da indagini sul beneficiario.
Carità, o misericordia o compassione che Francesco di Sales simboleggiava con il miele:
«Attira più mosche una goccia di miele che un barile di aceto».
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Si propone qui di considerare (con insieme, siderare da sidus stella: come fissare una stella) la parabola del Buon Samaritano, lasciando cadere l’automatico e subdolo “ah sì, la conosco”. Non basta “conoscere” il Vangelo: occorre DECONCETTUALIZZARLO per IMMEDESIMARSI in esso, VIVERLO AL PRESENTE. Direi quasi MIMARLO. Il Vangelo, come la Vita, non è un testo intorno al quale perdersi in una miriade di elucubrazioni, bensì esige un’APPLICAZIONE. Soccorrere è un atto immediato che origina dal cuore, non occorre consultare la Somma Teologica o il Diritto canonico, che al tempo di Gesù nemmeno esistevano!
«[…] “E chi è il mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione (misericordia motus est). Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso”».
Quello che dovrebbe far riflettere, specialmente i giudeo-cristiani, meticolosi mescitori di aceto e troppo somiglianti a sacerdoti e leviti veterotestamentari, è che né il sacerdote né il levita, ovvero gli “addetti ai lavori” israeliti giudaici, vengono mossi a compassione del poveretto percosso e derubato, bensì un Samaritano, manco a dirlo ritenuto “impuro”, “eretico” “empio” e “maledetto” (può bastare!) dai primi due. Di più, non può essere escluso che anche un non religioso possa essere misericordioso e soccorrere un bisognoso senza star lì a spaccar il capello in quattro, magari con qualcuno che gli introna le orecchie con una decina di articoli di Diritto canonico.
Infatti, la misericordia – il cuore pietoso verso i miseri – del Samaritano, che pure segue un proprio culto, non si chiede (e non giudica) chi è il poveretto conciato male, né di quale culto è seguace o non è seguace: egli immediatamente si ferma e soccorre il malcapitato e lo fa curare a proprie spese. È la carne (CARO) che egli soccorre, e siccome «Verbum CARO factum est», il Buon Samaritano, concretamente e anche senza saperlo, soccorre Gesù nel ferito e derubato.
Dice il “Visitatore misterioso” allo starec Zosima, in Dostoevskij (I fratelli Karamazov):
«Finché non ti sarai fatto realmente fratello ad ognuno, non s’instaurerà la fratellanza».
Già: fratellanza. Parola che ad onta del suo significato, non manca di suscitare indagini spietate su … chi è il padre. Sennonché Gesù avverte:
«Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello (fratris tui), mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo? O, come potrai tu dire a tuo fratello (fratis tui): “Lascia che io ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre la trave è nell’occhio tuo? Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello (fratris tui)”».
Non risulta, ancora una volta, che Gesù ponga condizioni confessionali a colui cui dà il precetto (non c’era ancora l’organizzazione in religione positiva), né gli dice di assicurarsi circa che tipo sia colui che ha la pagliuzza nell’occhio. Perciò colui che ha la trave e colui che ha la pagliuzza sono (ovviamente con l’anatema sit! dei mescitori d’aceto) fratelli in ogni caso. E difatti, per accorgersi della trave che è nel proprio occhio non è necessario essere religiosi, semplicemente occorre essere onesti. Sì: l’Onestà, come tutte le Virtù, è implicitamente divina! Essere onesti è già essere con Dio, lo si sappia o no, lo si voglia o no, lo si ammetta o no.
Pertanto, la Misericordia, la Compassione, la Carità di cui il Cristo è l’eccelso Maestro che COMPIE, cioè PERFEZIONA la religione, la filosofia e la teologia con la loro congerie di begriffi che inficiano la gratuità della pura azione misericordiosa, non indagante circa le generalità civico-religiose tanto di chi soccorre quanto di chi è soccorso: Gesù guarisce subito il cieco, resuscita subito la bimba, non indaga prima né come la pensa il cieco né di che pasta è la famiglia della bimba. E così FA il Samaritano … Cristiano ante litteram! Gesù è il Principe dell’azione misericordiosa, che non è religiosa ma spirituale e universale.
Decimo Giunio Giovenale:
«La natura, dando lacrime al genere umano, attesta di averlo dotato anche di un cuore facile alla commozione. Questa è la parte migliore (nostri pars optima) della nostra coscienza».
Dal canto suo l’etica buddista promuove la pratica della maitri (sanscrito) o metta (pali): la “gentilezza amorevole”, o anche della karuna (pali): la “compassione e misericordia”. In giapponese abbiamo jin 仁: la “benevolenza e compassione”, una delle virtù del Bushido, comprendente il coltivare un senso di pace interiore e di armonia, da cui jingi 仁義 : “umanità e rettitudine”.
Vale la pena di osservare come il carattere 仁 sia composto dai pittogrammi 人 (uomo) e 二 (due): questa sua composizione indicando la relazione tra persone, insomma … la fratellanza.
Dice Minamoto Yoshiie, poeta guerriero nipponico del XII secolo:
«Credi nella divinità, conosci la vergogna, sii garbato e gentile verso il prossimo, stai sempre in guardia, non criticare gli altri, non partecipare alle scommesse, sii cosciente del tuo rango sociale e sappi che la vita è inseparabile dalla morte».
Oltretutto, non sarà un caso che proprio con una Samaritana, ritenuta – è bene ricordare – “impura”, “eretica” “empia” e “maledetta” dai sacerdoti e leviti (davvero persone deliziose!), Gesù intrattenga un colloquio profondo e dirimente per chi vuol intendere.
Alla Samaritana che dice:
«I nostri padri hanno adorato su questo monte (Garizim); voi invece dite che è a Gerusalemme (Sion) il luogo in cui bisogna adorare»,
Gesù risponde (è necessaria la massima attenzione!):
«Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre … Viene l’ora in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità».
Dice che VIENE L’ORA dell’adorazione IN SPIRITO E VERITÀ e quindi, a rigore, non necessitante di alcun tempio specifico, dacché lo Spirito e la Verità non possono essere rinchiusi in alcun edificio costruito da umani.
E qui torna utile ancora Filippo Neri:
«Non fate i maestri di spirito, e non pensate di convertire gli altri, ma pensate prima a regolare voi stessi».
Dice: PENSATE PRIMA A REGOLARE VOI STESSI. Ora, chi può affermare senza il minimo dubbio di essere già «in regola»? Chi può affermare «sono irreprensibile»? Chi può affermare «nel mio occhio non c’è alcuna trave»? Chi può puntare il dito fariseo verso «quelli là» che «non sono come me»?
I Grandi Cristiani sono stati e sono i Samaritani che hanno esercitato ed esercitano la carità grauita verso il prossimo, la pura carità che:
«tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta»,
altrimenti quelle qui sopra sono chiacchiere di «bronzi sonanti o cembali squillanti».
Quindi: per quanto minuziosamente proposta nei codici, la Giustizia senza la Carità che le precede è una chimera, rendendosi prima necessaria quella costante disposizione del cuore che in articoli trascorsi indicai come STATO INTERIORE DI NON BELLIGERANZA, in mancanza del quale il guerriero, con le parole o con le armi, si trasforma in un pericoloso esaltato: con le parole un ciarlatano, con le armi un sicario.
Salmo 36:
«Non adirarti contro gli empi,
non invidiare i malfattori.
Come fieno presto appassiranno,
cadranno come erba del prato.
Confida nel Signore e fai il bene;
abita la terra e vivi con fede.
Cerca la gioia del Signore,
esaudirà i desideri del tuo cuore.
Manifesta al Signore la tua via,
confida in lui: compirà la sua opera;
farà brillare come luce la tua giustizia,
come il meriggio il tuo diritto.
Stai in silenzio davanti al Signore e spera in lui;
non irritarti per chi ha successo,
per l’uomo che trama insidie.
Desisti dall’ira e deponi lo sdegno,
non irritarti: faresti del male,
poiché i malvagi saranno sterminati,
ma chi spera nel Signore possederà la terra».
Stupendo, essenziale, risolutivo il verso «Stai in silenzio davanti al Signore e spera in lui»: Quiesce in Domino et exspecta eum.
Dhammapada (“La giusta via”):
«Come la pioggia penetra attraverso
un tetto male impagliato
così le tempestose passioni
si insinuano in un cuore non domato.
Come la pioggia non può penetrare
attraverso un tetto ben impagliato
così le passioni non invadono
un cuore ben addestrato».
Non sembra un poetico salmo?
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Qui: https://youtu.be/4jt7p5ootPI la scena del film in cui Filippo, interpretato magistralmente da Gigi Proietti, surclassa l’Istituzione e la richiama (invano?) a quella che dovrebbe essere la sua missione e che invece, nei suoi paludamenti, si preoccupa di annotare quel che egli dice per vedere se si discosta dalla dottrina e, manco a dirlo, dal diritto canonico. Sennonché Filippo non si perde in una raffinata disquisizione teologico-canonica e se ne esce con una brevisissima frase che culmina in una parola: CARITÀ.
Qui https://youtu.be/fJ6jeSg2M4I lo splendido motivo musicale arricchito da fresche voci giovanili e da immagini dell’innocenza. Nel finale, il crescendo sempre più solenne e trionfale del ritornello è davvero straordinario e commovente.
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9 commenti su “A Proposito di Misericordia per una Nuova Antica Coscienza. Il Matto.”
Caro Matto,lei è il più savio di tutti quelli che con la lettera hanno ucciso lo spirito e allontanato dal DIO vivente.Grazie
🙏
Faccio del mio (pochissimo) meglio.
Un cordiale saluto.
Vah beh … Il matto è così , nomen Omen, e preghiamo per lui.
Ti ringrazio vivamente per quel “preghiamo per lui”!
Ti sarei grato se volessi entrare solo un pochino nel merito del mio articolo per dirmi cos’è che non ti convince e, se c’è, cosa invece ti convince.
Mi permetto di metterti in guardia: tu sei un Sano di mente … 😉
Caro Matto, rispondo sempre io e- come al solito- sembra che prediliga il contradditorio ( anche se così non è ).
Dai testi Sacri che ci sono pervenuti ( frutto di codici, di codici, di codici…) si possono pescare i diamanti come il carbone: a molti il carbone sembrò diamante e viceversa.
Il buon Samaritano… commovente. Trovi però “altre” frasi assai diverse, pronunciate- o fatte pronunciare- dal Maestro, come per es.: ” Andate e predicate soltanto ai figli di Israele, non predicate ai Gentili, non predicate ai Samaritani. “; pare che Egli si rivolga esclusivamente alle pecore disperse della casa di Israele, Israele che- a sua volta- dovrà temere una sorte ben peggiore di quella di Sodoma e Gomorra se non accetteranno la “sua parola”. Quanto alla universalità della predicazione, la si ritrova sì in Mc. 16, 15, ma è redazionale. ( Tutti i vv. di Marco, dal 9 alla fine del cap. 16 sono aggiunte tarde ).
Tu, mi sembra, parteggi per Giacomo sulla prevalenza delle azioni (buone) nei confronti delle fede. Sono dalla tua parte. Ma queste azioni vengono comandate dal cuore, non dai precetti scritti, e- in grandissima parte- dalle emozioni. (Qua si apre un’altra, amplissima, finestra).
Nell’attuale società, temo che sia già tanto se ci viene concesso di comportarci come il principe Catalan Belmonte ( buon samaritano “malgré lui” ) alle prese con l’impreveduto “malconcio”. ( Uno straordinario Alberto Sordi al servizio di un amarissimo Monicelli nell’episodio dei “Nuovi mostri” dove- come oggi- anche la Sanità è assai poco “samaritana” ).
Carissima,
se non ricordo male, già ti dissi che un colloquiare fraterno, sfiammato dalla presunzione di possedere il Vero, non può che essere utile ai colloquianti (preferisco “colloquio” a “dialogo”), e la mia follia apofatica, per quanto modesta, lo testimonia: di tutto quello che capita alla mia percezione intellettuale … non è vero niente! Non saprei dire cosa, ma c’è qualcosa che mi spinge ad andare oltre.
Non sei tu che prediligi il contraddittorio, poiché esso è nelle Scritture, ciò che dovrebbe rendere tutti prudenti nello sfornare sentenze a getto continuo.
D’accordo che le azioni buone scaturiscono da un “comando del cuore”, tuttavia, a mio parere, i precetti scritti sono un necessario pro-memoria per un indirizzo (risveglio!) del proprio sentire ed agire. Il bello è che molto facilmente ci si ferma a citare i precetti, mentre a metterli in pratica …
Per finire: essendo uno scriba(cchino) sono «simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Quindi non sempre le stesse cose: uffa che barba! 😊
Caro Matto,
non dubitavo che tu avessi compreso il senso del mio/dei miei interventi. Confermo però- per esperienza di una vita- che è cosa rara trovare qualcuno il cui amor proprio non soffra- almeno un poco- nel sentirsi rispondere in modo non totalmente ossequiente alle proprie affermazioni. Quindi, dei tanti tuoi tesori, il più prezioso risulta essere proprio la tua personalità ferma ma aperta al colloquio. La distribuzione generosa delle fonti della tua riflessione mi ricorda un aneddoto/parabola zen, dove un eremita, vistosi derubare delle sue povere cose da una banda di ladri, si rivolge, confidente, alla luna che essi non hanno potuto né saputo sottrargli e che perciò sono degni della massima compassione. Mi ricorda altresì un racconto/parabola del Novellino dove il re inglese Riccardo II, noto per la sua cortesia ( da corte, non da cortile ), sbalordisce una banda di ladroni regalando loro tutto ciò che avevano preso di nascosto… ” Cortesia, cortesia, cortesia vo’ chiamando e da niuna parte mi risponde…” (Folgòre da San Gimignano).
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Il mio Maestro, che non c’è più, mi diceva ormai tanti anni fa: “devi essere quadrato dentro e rotondo fuori”.
Ci ho messo qualche decina d’anni a realizzarne almeno un cicinino😄
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