L’Impero Amazzonico, e i Pecorotti. Racconto Distopico di Benedetta De Vito.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo racconto distopico…Buona lettura e diffusione.

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Il Registratore supremo 3.0 rimandava a copertura globale della Città Eterna il suo ultimo mantra: L’imperatore amazzonico, col suo triregno del Dio unico (simbolo del gran tempio di Habuda) percorrerà le vie del centro per andarsi a comperare mutande e canottiere nel grande hub Commerciale di Porta seconda, dove lo attendono vocianti folle osannanti. File interminabili si sono già formate all’imbocco della via maestro Lutero e più avanti in piazza Fergoglio. Il venerabilissimo imperatore sarà accompagnato dalla sacerdotessa universale del culto della Pachamama, sorella Genoveffa dallo zainetto arcobaleno.

Il Gran Cerimoniere, un uomo tarchiato, panciuto e mal rasato, si afflosciò su un divanetto Iccheabis e guardò fuori dalla finestra dove il cupolone del tempio amazzonico, usato come orto, rimandava il suo cadaverico giallore. Era agosto pieno e la calura aveva disseccato ogni cosa. Si alzò di nuovo, controvoglia, chiamò il collega Pisocco (per sgridarlo) e  subito schiacciò un tasto imageplus. Il Cupolone ora era verde e rigoglioso, come doveva apparire ai pecorotti che credevano a tutte le fandonie che venivano loro ammannite senza pietà. L’ultima era, appunto, che comperarsi mutande e canottiere fosse, per l’imperatore, una degnissima azione e che meritasse, per questo, folle e media tutt’attorno. Che risate.

Tornò a sedersi e, posato il metacellullare inclusivo, che a nulla serviva, ma che portava le paroline magiche dell’incantesimo maligno, ripensò agli ultimi anni. Anni pieni di “eventi”. Nella Città Eterna, in un bel sabato mattina di primavera, era stata intronizzata signora Morte, di cui l’imperatore amazzonico era il servitore per conto del Luminoso, che oramai era padrone assoluto di tutto, grazie al metacellulare inclusivo. Che infatti aveva incluso il male assoluto nel mondo dei pecorotti senza che essi se ne accorgessero. Era bastato un bibbidibobbidibu, rise il Gran cerimoniere. E il bello è che gran parte del lavoro lo avevano fatto i pecorotti stessi! Risate fragorose. Con la paura degli occhi altrui, si erano adeguati a tutto quanto. E ora giravano con mutande e canottiere in bella vista, sopra ai vestiti. Ruggì dal piacere.

Entrò in quel momento il Pisocco, un gobbino dagli occhi spenti. “Mi voleva?”. “Certo – rispose il GC – non ha visto che sul Cupolone del tempio l’erbe erano secche e che i pecorotti avrebbero potuto vedere la verità? Deve stare attento, attento, capisce?!!”. “Ma quelli non vedono nulla, lo sa benissimo…”, si schernì il Pisocco che aveva sperimentato la cosa di persona, defecando in metropolitana senza che nessuno alzasse un dito di protesta. Mangiare, infatti, era proibito, una cosa sporca, ma fare i propri bisogni in pubblico non destava alcuna sorpresa, anzi era considerato ecologico e salutare. Sicché, perché preoccuparsi… Rise anche lui. Ma il GC, che ben sapeva di aver detto quel che il poveretto riferiva, batté un pugno sul tavolo. “Eh no, caro lei – disse – lei signorino verrà punito per disattenzione grave!”. “Ma come? Lei stesso mi ha sempre detto che i pecorotti vedono solo ciò che noi vogliamo che vedano e che non bisogna preoccuparsi di nulla e che…”

“Basta così, silenzio!”, replicò il GC e stava già chiamando la guardia amazzonica affinché portasse via quel, quel… si era persino dimenticato del cognome del colleghetto, che in quel momento veniva portato via per essere esposto al disonore supremo, cioè essere considerato un traditore e una spia, un veritiero, un no bugs (sarebbe bugie al plurale nella nuova lingua dell’Impero amazzonico).

Subito dopo il GC ricevette una telefonata d’encomio dal supremo garante delle bugs.

Lo lodò per la doppiezza del suo operare, che aveva preso in onore del suo inventore il nome di vergolionesimo…

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1 commento su “L’Impero Amazzonico, e i Pecorotti. Racconto Distopico di Benedetta De Vito.”

  1. Il ginepraio intricatissimo pare non avere vie di fuga.

    Eventuali soluzioni canoniche sono granitiche sulla carta, ma si scontrerebbero con il “sentire comune” di centinaia di milioni di educati dai media all’APU (accettazione pacifica universale) delle peggiori eresie.
    I compromessi più o meno decorosi atti a salvare la faccia forse eviterebbero scismi, ma delegittimerebbero la Chiesa nella successione apostolica.

    Questo se a trovare il bandolo della matassa fossero gli uomini in forza di cariche, titoli ed esami.

    Trattandosi della Chiesa è più probabile uno sviluppo molto meno terra terra, respirando Cielo. Ad esempio con il vederci come Dio ci vede…

    Un terremoto interiore che, pur scioccante e doloroso, sarebbe una grazia che Dio dà all’anima: vedersi come il Signore lo vede in un a tu per tu tra Dio e la coscienza.

    Innanzitutto un rendersi conto di che cosa sia il peccato, mai abolito nelle sue dimensioni essenziali: fare il male, non fare il bene. Essere in debito: cioè mancanti… un buco non colmabile con mezzi umani, non la macchia sul vestito da sbiancare con un candeggio azzeccato.

    Questo a tu per tu è un’esperienza che fa Dio vicino, una grazia per molti dolorosa, ma salvifica. Non per punire o atterrire, ma per donare il santo timore di Dio.
    Una specie di purgatorio, perchè i puri di cuore vedano Dio. Per tutti, a qualsiasi religione appartengano: anche chi non conosce Cristo capirà che viene da lì e da Lui. A chi più è stato dato più verrà chiesto… E’ giusto così.
    Non ci saranno scuse: non ci saranno lavori in corso, un’operazione al cuore, un aereo da pilotare, i buoi da comperare, l’esame da dare, il matrimonio, il parto, la finale dei cento metri, un rigore da tirare o da parare…

    Passato lo spavento (inevitabile), terminata questa esperienza breve, ma che sembrerà lunghissima (il tempo a contatto con Dio diventa eterno) torneremo alle nostre vite con qualcosa in più per orientarle.

    Fino a quell’esperienza facciamo come se nulla fosse? Ovviamente no: chi sa qualcosa fa meglio a prepararsi.
    I messaggi del Cielo, la Parola di Dio e i Sacramenti sono per disporre l’anima a Dio, non per fare a meno di Lui vivendo come se non esistesse, anche se in qualche caso ci si riempie la bocca di misericordia, quasi dicendo a Dio che se non ce ne fa è Lui a non essere vero!

    Questo offende gravemente Dio, visto che il primo comandamento dice che non dobbiamo avere altro Dio fuori di Lui. Non per disprezzare le creature, ma per amarle come Lui ci ama!

    Allora il ginepraio avrà un bandolo della matassa che scompagina i calcolucci e la polvere sotto al tappeto.

    Che la Madonna interceda per il bene della Chiesa.

I commenti sono chiusi.

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