Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione due elementi relativi al vaccino anti Covid e al sistema immunitario. Il primo è questo articolo pubblicato da Slay News, che ringraziamo per la cortesia:
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Studio su 2,3 milioni di persone: le iniezioni di mRNA causano “AIDS indotto da vaccino”
Un nuovo importante studio ha confermato che le iniezioni di mRNA contro il Covid causano lo sviluppo di “AIDS indotto dal vaccino” in coloro che le ricevono.
Lo studio, che ha coinvolto 2,3 milioni di pazienti, ha scoperto che le iniezioni di mRNA scatenano una condizione nota come sindrome da immunodeficienza acquisita da vaccino (VAIDS).
I ricercatori hanno scoperto che il VAIDS, o “AIDS indotto dal vaccino”, è causato dalle iniezioni di mRNA del Covid che distruggono il sistema immunitario umano attaccando la funzione della tiroide.
Il gruppo di ricercatori leader dietro lo studio lancia l’allarme con un’urgente allerta sugli effetti a lungo termine delle iniezioni di mRNA anti-Covid sulla salute della tiroide.
Lo studio-bomba ha sconvolto la comunità medica e scientifica dopo che i ricercatori hanno concluso che i vaccini a mRNA per il Covid hanno causato un aumento globale dei casi di VAIDS.
Lo studio è stato condotto dai rinomati esperti di neurologia e radiologia, i dottori Kai-Lun Cheng e Hsiang-Lin Lee , entrambi della Chung Shan Medical University di Taichung, Taiwan.
Lo studio rivoluzionario è stato pubblicato dalla Oxford University Press sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.
Durante lo studio, i ricercatori hanno utilizzato la piattaforma dati federata TriNetX , che aggrega cartelle cliniche elettroniche reali.
I ricercatori hanno analizzato ben 2.333.496 pazienti attraverso uno studio di coorte retrospettivo durato due anni.
Metà del gruppo era “vaccinata” contro il Covid, l’altra metà non lo era.
Lo studio ha scoperto che i “vaccini” anti-Covid influenzano l’incidenza della disfunzione tiroidea, tra cui tiroidite subacuta, ipertiroidismo e ipotiroidismo.
I risultati dello studio sono allo stesso tempo sorprendenti e inquietanti.
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Il secondo è questo commento di Arrendersi all’Evidenza, a cui va il nostro grazie:
Mi sono riletto un appunto condiviso all’inizio del 2022.
XXX – Che cosa hanno in comune un vaccinato e un non vaccinato che è risultato positivo al Covid?
Che hanno nel sangue la presenza di anticorpi neutralizzanti l’antigene, una proteina del virus.
I vaccinati (se non hanno preso anche il Covid, il che è possibile per il foglietto illustrativo, ma non per il mainstream) li hanno per aver prodotto la proteina tramite l’istruzione mRNA.
I non vaccinati che si sono contagiati, anche solo in modo asintomatico (o meglio: ritenuti contagiati da un tampone la cui affidabilità è sospetta) li hanno attraverso la loro risposta immunitaria naturale.
Dopo diuturne disquisizioni l’OMS non ha stabilito i livelli anticorpali che garantiscono una protezione.
Non c’è un test sierologico che permetta di dire che una persona è protetta dal contagio perché ha un certo titolo anticorpale.
XXX – Che cosa non hanno in comune i vaccinati e i non vaccinati?
Mentre chi si contagia con la variante virale circolante ha una risposta anticorpale aggiornata, i vaccinati hanno istruito il sistema immunitario con l’istruzione genica della sola variante alfa.
Gli anticorpi neutralizzanti ricercati in uno studio erano IgG per il recettore della proteina spike. Sono state dosate anche le IgM e le IgA. Per evitare “rumore di fondo” ed escludere situazioni sperimentali inadatte, nei vaccinati sono state cercate anche le IgG anti-N che potessero far pensare a precedenti infezioni.
I vaccinati giungono in poche settimane ad avere nel sangue un titolo anticorpale IgM e IgA (ma nel sangue e non sulle mucose esposte al virus) tre volte più elevato di quello di chi si contagia naturalmente.
Non è detto che sia un bene avere così tanti anticorpi: significa solo che la stimolazione promossa è forte e diffusa; ma la specificità neutralizzante dell’anticorpo è limitata in caso di infezione con nuove varianti.
Mentre il non vaccinato sviluppa anticorpi IgA più duraturi (i cui valori ematici risultano ancora elevati dopo 5 mesi dal contatto con l’antigene), il vaccinato con due dosi vede crollare rapidamente i propri anticorpi.
Le IgA del non vaccinato durano di più e soprattutto stanno anche dove devono (sulle mucose esposte al virus).
Le IgA del vaccinato durano meno e sono più numerose nel sangue, invece di esserlo sulle mucose.
Non deve sorprendere se poi un vaccinato con tante IgG si contagia.
Chi ha presentato gli studi di efficacia sul vaccino ha “dimenticato” di enfatizzare il ruolo decisivo delle IgA, puntando sulla massiccia (esagerata) produzione di IgG e IgM, peraltro poco duratura.
Ergo: non ho protezione e mi espongo a un virus con difese confuse e/o indebolite. La risposta provocata è capace di lesionare (infiammando) tessuti molto delicati (es. endoteli), con rischi innanzitutto all’apparato cardiocircolatorio e poi in generale di tipo immunitario.
XXX – Ulteriori booster sono sconsigliati.
I medici dovrebbero monitorare le date di vaccinazione e tenersele nella cartella clinica dei loro pazienti, come anche i vaccini antinfluenzali.
Si tratta di valutare l’insorgere di infezioni, problemi vascolari o cardiaci, fenomeni di autoimmunità etc etc. Si tratta dal guardarsi dal prescrivere farmaci che abbattono difese immunitarie già indebolite (attenzione alla tachipirina!) o che comportano rischi di immunosoppressione (come il midazolam agli intubati!).
Tre anni dopo… siamo qui.
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1 commento su “Studio su 2,3 Milioni di Persone. Il Siero a mRNA Può Provocare la Comparsa di AIDS Indotto. Slay News.”
Colgo l’occasione della preziosa e generosa ospitalità del Dr. Tosatti per ricordare altre due peculiarità della sperimentazione sperimentale praticata, legate al funzionamento del sistema immunitario.
La prima riguarda le Immunoglobuline G, le quali sono una popolazione di anticorpi con dei sottoinsiemi. Le IgG dei vaccinati presentano un fenomeno da non sottovalutare perchè si formano più IgG4.
Chiunque soffra delle comuni allergie sperimenta la risposta delle IgG4 ai pollini e ad altri allergeni (non sono né virus, né batteri): in questo caso le immunoglobuline attivate dall’allergene frenano la risposta infiammatoria del sistema immunitario.
Si è visto che dosi ripetute di mRNA vengono gestite dal sistema immunitario come un allergene e quindi spingono a produrre immunoglobuline cosiddette non infiammatorie.
Il problema è che mentre i pollini NON si replicano, i virus e i batteri lo fanno.
Se il sistema immunitario ragiona come se fosse in presenza di qualcosa che non si replica, sta sbagliando criterio!
Le IgG4 sono anticorpi con un effetto alternativo agli altri anticorpi e confondono gli altri anticorpi nel riconoscere e contrastare ciò che dovrebbero.
Lo switch anticorpale da IgG3 a IgG4 indebolisce il sistema immunitario verso le infezioni capaci di replicarsi.
Se l’infezione (virale o batterica) è leggera ci vorrà solo un po’ più di tempo del solito per guarire. Ma se fosse più pesante il problema di aver indotto una immuno-tolleranza, una logica inadatta, complica il decorso.
La seconda dipende dal fatto che NON è vero che la risposta immunitaria determinata dal vaccino mRNA sia simile a quelle dell’infezione naturale (a prescindere dall’origine più o meno bioingegnerizzata del virus SARS-CoV-2).
Il cosiddetto vaccino determina una immunogenicità molto più elevata rispetto all’infezione virale naturale (in termini di picco anticorpale e di durata, anche se meno specifico e dunque potenzialmente inefficace) .
L’aver rilevato dopo la vaccinazione la presenza di una risposta anticorpale qualitativamente simile a quella provocata dall’infezione del virus ha costituito il razionale per vantare l’efficacia del “vaccino”.
Però la si è fatta troppo facile: se immediatamente c’è un’analogia del comportamento del sistema immunitario raggiunto dal virus o dalla terapia sperimentale, purtroppo dopo si vedono le differenze meno gradevoli e addirittura controproducenti (nel caso del vaccino) sia rispetto all’evoluzione immediata, sia di quella più a lungo termine della funzionalità immunitaria e della normale attività cellulare.
Con l’mRNA si deteriorano l’omeostasi cellulare, il controllo sulle infezioni e persino la sorveglianza sullo sviluppo di tumori.
Una delle differenze più eclatanti rispetto alla risposta naturale all’infezione consiste nella sovraregolazione dell’interferone di tipo I. Conseguentemente si è osservato che mentre gli infettati naturalmente presentano alti livelli ematici di cellule staminali ematopoietiche e plasmablasti, questa caratteristica (positiva) è assente nei vaccinati.
Il vaccino mRNA sopprime la segnalazione mediata da IFN tipo I e conseguentemente altera in peggio la preziosa serie di effetti che ne deriverebbero.
Alla dubbia efficacia nell’evitare di infettarsi (e i produttori lo scrivono sul foglietto illustrativo) si affianca il fatto che tale efficacia svanisce rapidamente (con buona pace dei green pass privi di logica) mentre aumentano i rischi di ammalarsi di tutto il resto.
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