- Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla situazione ecclesiale. Buona lettura e condivisione.
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di Matteo Castagna
“La responsabilità della Speranza e il lavoro dello spirito” è il titolo di un convegno, in programma oggi, che parte da una ricerca del Censis.
“Lo spirito” a cui facciamo riferimento è quello dell’uomo. È anche una riflessione su dove sta andando la “Chiesa in uscita”, per usare un’espressione cara a Bergoglio, e su quale tipo di pastorale possa portare avanti la Chiesa in uscita”, sostiene il ricercatore Giulio De Rita su Formiche.net.
A Roma, nella Basilica di San Giovanni in Laterano si parla di: “La responsabilità della Speranza e il lavoro dello spirito”. Ne discuteranno il cardinale vicario di Roma, Baldassare Reina, don Fabio Rosini, Massimo Cacciari, Giuseppe De Rita, p. Antonio Spadaro e vedrà come moderatore il prof. Andrea Riccardi.
Come dice Bergoglio – ripete Giulio De Rita del Censis – “se abbiamo una pecorella rimasta nell’ovile e 99 che si sono smarrite, è quelle che bisogna andare a cercare. Bisogna riprendere con maggiore vigore il nostro impegno per la crescita della società”.
Nel documento di accompagnamento, il Censis fa presente che il 71% degli italiani si dichiarano cattolici, ma solo il 15% praticanti, forse meno. Gli altri propendono per un rapporto “individuale” con la fede, la spiritualità. Questa grande “zona grigia”, per il Censis “sono volti, storie, ragazzi, padri e madri di famiglia, persone malate. Ci sta a cuore prenderci cura dei cristiani che non frequentano le nostre parrocchie, come Bergoglio ci ha chiesto sin dalla sua prima esortazione apostolica Evangelii Gaudium”.
L’approccio dunque è di apertura, ma si può ritenere che dovrebbe riguardare anche il restante 30%, del quale ad Ajaccio J.M. Bergoglio ha detto:
“È importante riconoscere una reciproca apertura tra questi due orizzonti: i credenti si aprono con sempre maggiore serenità alla possibilità di vivere la propria fede come lievito nella pasta del mondo; e i non credenti o quanti si sono allontanati dalla pratica religiosa non sono estranei alla ricerca della verità, della giustizia e della solidarietà. Spesso, pur non appartenendo ad alcuna religione, portano nel cuore una sete più grande, una domanda di senso che li conduce a interrogare il mistero della vita e a cercare valori fondamentali per il bene comune”.
Queste frasi sembrano del tutto estranee alla Tradizione ed alla Dottrina Perenne della Chiesa cattolica. Infatti, don Giacomo Biffi scriveva: «il Regno dei cieli è simile a un pastore che avendo cento pecore e avendone perdute novantanove, rimprovera l’ultima pecora per la sua scarsità di iniziativa, la caccia via e, chiuso l’ovile, se ne va all’osteria a discutere di pastorizia» [G.Biffi, Il quinto evangelo, Milano 1970, p.63]
La situazione della Chiesa appare quella registrata da Biffi e confermata dal Censis 25 anni dopo. La Chiesa nata dal Concilio Vaticano II è diventata così in uscita che la sua visibilità è, oggi, estremamente ridotta, probabilmente perché ha rinunciato ad essere “Chiesa in entrata”, attraverso un ecumenismo ed una libertà religiosa interpretati in maniera liberale e collegiale, da santificare il relativismo, annullare il Dogma, affievolire il peccato, inginocchiandosi davanti al mondo, aprire l’ovile perché le pecorelle sentono il bisogno di uscire a cercare il sacro, la Via, la Verità e la Vita. Peraltro, la pecora rimasta nella Chiesa, viene rimproverata perché fedele alla Tradizione, quindi non ha iniziativa, e viene cacciata in malo modo…
Può la vera Chiesa di Cristo rinunciare ad essere “Mater et Magistra”, a riconoscere la Sua santità nell’unicità dell’interpretazione effettiva delle Sacre Scritture, attraverso il Magistero ordinario e straordinario infallibile dei legittimi Sovrani Pontefici, all’interno di un’Istituzione voluta monarchica dal Suo fondatore, titolato a pascere i Suoi agnelli, mentre gli Apostoli e i loro successori avevano la missione fondamentale di battezzare tutte le genti, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, perché chi crede sarà salvo e chi non crede sarà condannato?
Il vero stile di una Chiesa sinodale, dunque non è l’insegnamento, ma il dialogo. Il principio e il metodo del dialogo non sono semplicemente una moda nella Chiesa di oggi, ma sono suoi elementi intrinsechi, come ha sottolineato Montini nella sua prima enciclica “Ecclesiam suam”: “La Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio.” Gianbattista Montini ha, dunque, espresso ciò che il Concilio Vaticano Secondo intendeva: la Chiesa deve essere in dialogo con tutti e quindi vivere sinodalmente.
Perciò per circa duemila anni, i Papi, i santi, i martiri, coloro che si sono convertiti grazie alla predicazione ed alla Grazia, non avevano capito niente? Eppure Gesù Cristo è stato molto chiaro. Nei Vangeli si trovano i seguenti riferimenti all’esclusività dell’appartenenza terrena e ultraterrena a Gesù Cristo e alla sua Chiesa creata sulla terra: “Chi non è con me è contro di me.” (Matteo 12:30)
“Chi non è contro di noi è per noi” (Marco 9:40). Ad essi si aggiunge: «Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori,è diventata testata d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati»» (Atti 4:11-12)
Inoltre, Gesù si dichiara come l’unico possibile mediatore di salvezza: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. (Giovanni 14,6).
Romani (10:9) afferma: “Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo.” Non c’è mai stata questa esaltazione del dialogo nella storia del cristianesimo. L’atto di carità spirituale è aiutare il miscredente ad entrare nella Chiesa.
Mentre esso è lo stile di una Chiesa veramente sinodale, così anche l’ecumenismo si regge e cade con il suo stile dialogico. Al riguardo, il Decreto sull’ecumenismo “Unitatis redintegratio” afferma che occorrono incontri misti “dove ognuno tratti da pari a pari… quelli che vi partecipano”, ed esprime la necessaria interrelazione che deve esistere in un dialogo veramente ecumenico nella formula: “par cum pari agat”[17]. Da un lato, ciò evidenzia che il dialogo ecumenico si svolge sulla base di un comune patrimonio cristiano ed è quindi un dialogo tra fratelli e sorelle battezzati che ascoltano insieme lo Spirito Santo. Dall’altro, è chiaro anche che il dialogo ecumenico non mette in alcun modo in discussione l’identità di fede dei partner di dialogo, ma piuttosto la presuppone e la apprezza profondamente.
Nella locandina predisposta dal Censis troviamo la scritta: “Essere pellegrini di speranza vuol dire assumersi la responsabilità di sperare insieme, nel cammino sinodale della chiesa come nella società. Lo spirito oggi è chiamato a trasformare una società individualista, competitiva, frustrata e deve farlo elaborando un pensiero concreto e rapido”.
Qui il discorso introduce elementi che possono afferire anche alle questioni globali e che sembrano dirci che il bivio odierno è se vogliamo correggere la via democratica o abbandonarla. È proprio quello che spiegò Bergoglio, nel 2015, lanciando l’opzione di Chiesa tutta sinodale, che vede nella condizione odierna del mondo e del cosiddetto Occidente in particolare: “una Chiesa sinodale come vessillo innalzato tra le nazioni, in un mondo che, pur invocando partecipazione, solidarietà e trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica, consegna spesso il destino di intere popolazioni nelle mani avide di ristretti gruppi di potere”.
«Ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma l’accumularsi di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mano di pochi, e questi sovente neppure proprietari, ma solo depositari e amministratori del capitale, di cui essi però dispongono a loro grado e piacimento. Questo potere diviene più che mai dispotico in quelli che, tenendo in pugno il denaro, la fanno da padroni; onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso, di cui vive l’organismo economico, e hanno in mano, per così dire, l’anima dell’economia, sicché nessuno, contro la loro volontà, potrebbe nemmeno respirare. Una tale concentrazione di potere, che è quasi la nota specifica (db) dell’economia contemporanea, è il frutto naturale di quella sfrenata libertà di concorrenza che lascia sopravvivere solo i più forti, cioè, spesso i più violenti nella lotta e i meno curanti della coscienza.
A sua volta poi la concentrazione stessa di ricchezze e di potenza genera tre specie di lotta per il predominio: dapprima si combatte per la prevalenza economica; poi si contrasta accanitamente per il predominio sul potere politico, per valersi delle sue forze e della sua influenza nelle competizioni economiche; infine si lotta tra gli stessi Stati. Conseguenze dello spirito individualistico nella vita economica sono quelle che vedete e deplorate; la libera concorrenza è stata distrutta; alla libertà del mercato è subentrata l’egemonia economica; alla bramosia del lucro è seguita la sfrenata cupidigia del predominio; e tutta l’economia è così divenuta orribilmente dura, inesorabile, crudele.
A ciò si aggiungono i danni che sgorgano dalla deplorevole confusione delle ingerenze e servizi propri dell’autorità pubblica con quelli della economia stessa: l’abbassarsi della dignità dello Stato, che si fa servo e docile strumento delle passioni e ambizione umane, mentre dovrebbe assidersi quale sovrano e arbitro delle cose, libero da ogni passione di partito e intento al solo bene comune e alla giustizia. Nelle relazioni internazionali, da una stessa fonte sgorgò una doppia corrente: il nazionalismo o anche l’imperialismo economico; e non meno funesto ed esecrabile, l’internazionalismo bancario o imperialismo internazionale del denaro, per cui la patria è dove si sta bene». Ciò scrisse mirabilmente Pio XI, nel maggio 1931, nell’enciclica «Quadragesimo Anno». Siamo sicuri che la Chiesa sinodale di Bergoglio operi davvero nel senso profetico, indicato da Papa Achille Ratti? In molte circostanze, non sembrerebbe così estranea all’ “imperialismo internazionale del denaro” tanto che è proprio Bergoglio il primo sponsor dei cosiddetti migranti, che, a suo dire, andrebbero accolti tutti perché “la patria è dove si sta bene”…
Il mondo accelera terribilmente i suoi tempi. Non è stato abbastanza notato che, al fine di raggiungere porti sicuri, l’arcivescovo greco ortodosso del patriarcato greco ortodosso di Costantinopoli, Elpidophoros, che guida l’arcidiocesi americana, si è presentato alla Casa Bianca, da Trump, con una croce incastonata di pietre preziose in mano e ha detto al Presidente di notare un’evidente somiglianza tra lui e l’imperatore Costantino, aggiungendo: “Questa Croce la guidi come un tempo guidò Costantino”.
Lei, invece, Jorge Mario Bergoglio, vorrebbe prepararci un minestrone dei credi, sciogliendo l’Autorità nella sinodalità, per una specie di sacerdozio universale ove regni l’utopia dell’ uguaglianza e si annullino le identità nella fratellanza. Ci fu chi, prima di lei, fin dal 1717 aveva in mente una società fondata sulle parole che lei ha indicato.
Da ultimo abbiamo sentito: “abbiamo bisogno di principi massonici quali la Solidarietà e la Fratellanza”. Queste sentite parole sono state pubblicamente pronunciate nel dicembre 2020 dall’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani ed ex presidente del Cile, Michelle Bachelet. Pare che vi troviate in perfetta sintonia. Forse è per questo che dalla sua Chiesa, c’è sempre più gente in uscita…
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13 commenti su “La Chiesa Sinodale è la Chiesa Cattolica? Matteo Castagna.”
Carissimo Matteo Castagna, vedo la sintesi perfetta di tutta la vicenda di un supposto cristianesimo, che non c’è mai stato (ci sono invece stati i cristianesimi!) in queste tue rivelatrici parole, che ne tradiscono l’intima falsità:
“Non c’è mai stata questa esaltazione del dialogo nella storia del cristianesimo. L’atto di carità spirituale è aiutare il miscredente ad entrare nella Chiesa.”
“Eppure Gesù Cristo è stato molto chiaro. Nei Vangeli si trovano i seguenti riferimenti all’esclusività dell’appartenenza terrena e ultraterrena a Gesù Cristo e alla sua Chiesa creata sulla terra: “Chi non è con me è contro di me.” (Matteo 12:30)”.
Non vedo questa tua chiarezza nei testi evangelici.
“Chi non è contro di noi è per noi” (Marco 9:40).
(“Qui enim non est adversum nos, pro nobis est”)
“Qui non est mecum, contra me est” (Mt 12,30)
“Qui non est mecum, adversum me est” (Lc 11,23)
“Ipse [= Gesù] autem respondens ait: Non sum missus nisi ad oves, quae perierunt domus Israel” (Mt15,24).
Gesù non voleva neppure esser visto da questa donna cananea, anzi nessuno di quei pagani di Tiro e Sidone voleva che lo vedesse e sapesse di questa sua scapatella nei loro territori. E perché mai?
Sembra non volesse niente dai pagani, anzi che neanche sapessero di lui: il testo di Marco è assai chiaro qui.
Bravo! La “vera” Chiesa non ha mai amato la relazione dialogica; solo gli autodafè, quando non riusciva a far accettare per estremo amore di salvezza eterna la sua dottrina di verità unica ed assoluta agli altri.
Infatti nei Vangeli la regola pagana aurea: “Non fare all’altro quello che non vorresti facesse a te”, è presentata solo in un supposto positivo d’amore. Solo in Atti troviamo citata anche quella classica in negativo.
L’amore non arriva su comando: ama il prossimo tuo come te stesso! Nessun potere ha alcun potere sull’amore.
Tutti gli abitanti dell’Universo in uno con la Terra sono di Dio (Salmo 24).
Sono di Dio, non dell’altro uomo di Dio!
Tu puoi, se vuoi, uscire in dialogo, altrimenti corri il rischio di diventare “tiepido”. Ed i tiepidi, il Dio li vomita, scrive il testo sacro. Io, come vedi, non impongo conversione alcuna, né me la sogno, m’inserisco nella relazione dialogica ad majorem Dei gloriam. Ed immagino un sorriso vicendevole, innanzitutto quello che non devo negare ad alcuno.
MARCO ”38 – Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». 39 Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. 40 Chi non è contro di noi è per noi. ” / LUCA – ” 14 Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate. 15 Ma alcuni dissero: «È in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». 16 Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. 17 Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. 18 Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl. 19 Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. 20 Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.
21 Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. 22 Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino. 23 Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. ” MATTEO ” 30 Chi non è con me, è contro di me e chi non raccoglie con me, disperde. 31 Perciò io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. 32 E a chiunque parli contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato, ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello ” E’ pur vero che sei un vero professionista nel cuci e scuci Biblico caro Rolando, pero’ riportali per intero i versetti, se e’ tuo intento chiarire la Scrittura, non decontestualizzarli. Provaci almeno, non e’ difficile.
Carissimo Giovanni, che dirti?
Ti rimando alle pure e nude parole dello scrittore evangelico, ai testi pervenutici.
Gv7,39: “…οὒπω γὰρ ἧν πνεῦμα”
= non c’era ancora un vento [= uno spirito].
P66 e altri codici aggiungono: “οὒπω γὰρ ἧν πνεῦμα αγιον”
= non c’era ancora un vento santo [santo=separato].
οὒπω = οὐ γαρπω: -“πω”, temporale e modale (Rocci) = “non ancora”, “in nessun modo”, “no certo”.
Es: οὒπω πέφυκε = non ancora nato.
Mi sembra poi che Atti ci documenti anche di qualcuno che non sapeva ancora niente dell’esistenza dello Spirito Santo!
E L’Antico Testamento ci documenta dello spirito (alias alito/respiro) “buono” e “cattivo” di YHWH cioè Kyrios per la LXX.
Perché mi vuoi convincere di peccato contro il “tuo” spirito?
Rispetto il tuo Credo. Il tuo infallibile contestualizzare.
Ma oso consigliarti: c’è ancora molto spazio, laggiù in fondo….! Ho scritto “spazio”, non “inferno”! Ciao.
Carissimo Giovanni, ti ricordo poi un altro passo che ha travolto molti contestualizzando: “Gv3,5-8”!
Esistono infinite contestualizzazioni! Ognuna con il proprio Signore!
E visto, carissimo Giovanni, che tu sai, forse, ben contestualizzare, perché non tenti una contestualizzazione di Is 45,7?
Contestualizzare cosa? La “documentazione” scritta?
Tramanda di tutto ed il contrario di tutto.
Contestualizzare è come un voler far “punto”: fermarci.
Sembra che tutto cambi!
Sembrare, essere: parole copulative. Solo parole: “verba praetereaque verba” (Catullo).
“In principio…”.
Desiderio. Speranza. Desiderio.
Carissimo Giovanni, pensa… che Gv 8, 3-11 ha il suo precedente nella parabola contenuta in 2 Samuele 12, 1-7 ed immediatamente prima in 2 Samuele 11.
(Natan a David “Attah hais”: “tu sei quell’uomo!)
Giudicare se stesso prima di giudicare l’altro.
Natan propone a David la parabola dell’uomo ricco e potente che ruba l’unica pecorella del povero. Davide giudica che quel ricco merita la morte. Tu sei quell’uomo ricco! Infatti Davide ruba ed ingravida Betsabea, moglie di Uria e poi ordisce un piano per toglierlo di mezzo.
Cosa c’è di male in quelle parole ? È pura retorica.
Domanda tanto superflua quanto pleonastica : certo che non lo è, la Chiesa Cattolica è ben altro, è al servizio di NSGC, non del mondo, del Primncipe di questo mondo, nemico di Cristo e dell’intera umanità. Il clero ribelle e traditore (infiltrato o corrotto) che si p impossessato della guida della barca di Pietro nel 1958, estromettendone il legittimo capo, papa Gregorio XVII, al secolo card. Giuseppe Siri,, lo ha fatto per demolirla dall’interno, lentamente ma progressivamente, secndo le istruzioni dei vertici della massoneria (ricordiamopci delle Istruzioni dell’Alta Vendita, della carboneria massomnica della prima metà dell’800), riconducibili ovviamente al diavolo in prrsona, il cui fine ultimo è la distruzione dell’opera del Redebtore, in modo da sostituiursi a Lui come sovrano indiscusso della terra., trasformata così in un’anticamedra dell’inferno stesso. Ai nostri giorni siamo ormai entrati nella fase del cosidetto “modus in fine velocior”, ciè della liquidazione definiticva di quel poco che restava diu cattolico dopo quasi 70 anni di dominio incontrastato del clero modernista., e icome commissario liquidatore è stato nominato Bergoglio, dopop aver fatto sloggiare il troppo mite e poco manovrabile Josepg Ratzinger. Ricordando San Pio X, che diceva “Il modernismo è la sintesi di tutte le eresie”, e “l’ecumenismo è l’anticamera dell’ateismp”. Anoi tocca resistere, resistere, e ancora resistera, fiduciosi nella vittortia finale di Cristo sull’eterno Suo nemico. Christus Vincit!
Stimatissimo CATHOLICUS, se, come scrivi,
“la Chiesa Cattolica è ben altro, è al servizio di NSGC, non del mondo, del Principe di questo mondo”, quid times? Non eripit mortalia qui regna dat coelestia! (Inno dei vesperi dell’Epifania). Chi è dentro non sarà mai in uscita!
Mai imiterà il Buon Pastore! Troppo ci tiene alla propria “salute”.
Capisco, capisco bene. Papa Siri. Eccome! Però… Ci sarebbe mai stato un “papa” Siri se… proprio dalla riforma tridentina non fosse stata appresa, diciamo, la forma burocratica costitutiva della stessa età moderna e successivi, inaspettati, imprevisti sviluppi evolutivi sempre in atto?
Caro CATHOLICUS, “Animo mio, se tu esamini gli scritti ispirati, che sono insieme parole di Dio e leggi di uomini cari a Dio” (Filone, Quod deterius 13), troverai scritto che “Abramo era vissuto in questo credo” (De Abrahamo, 70): ma “non persistette nell’errore [= di questo credo] che lo teneva avvinto alla realtà sensibile e gli faceva credere che il mondo era il primo Dio ed il più grande, ma elevandosi col pensiero prese nozione di un’altra natura”. (88).
“Tὸ δὲ οὐράνιον τῆς ψυχῆς: ma l’anima celeste farà ritorno all’etere più puro come ad un padre suo” (Quis heres 283).
“Tu andrai dai tuoi padri” e con questa precisa citazione di Gn 15,15 nel De Abrahamo, Filone scrive che tale parola di Dio non può che riferirsi agli “elementi” costitutivi del corpo fisico che si dissolve in polvere e non agli Antenati di Abramo che non furono tutti persone degne. (169).
E tale opinione, cioè che Dio è l’Universo stesso, il Tutto, Filone sottolinea ed adduce essere opinione condivisa dai Caldei e da molti altri.
Sfiora il problema dell’immortalità dell’anima in analogia con idee di Platone ma non solo non lo dogmatizza, neppure sembra tentare una risoluzione.
Ogni giorno anche Filone vedeva chiara la croce dei Romani conquistatori ed oppressori e molto diplomaticamente si guardava dall’attaccarli esplicitamente nei suoi scritti, ma non manca tuttavia di fare allusivi ed intelligenti paragoni ai Romani quali possenti bestie da soma che trascinano ogni giorno carri pieni di ricchezze rubate ai vinti e dalla cui stazza corporea è intelligenza scostarsi prudentemente, fingere rispetto, per non restarne schiacciati. Ma lo stesso Filone però è critico con i collaborazionisti Sadducei. E come Gesù, che nasce e muore mentre Filone è in vita, non conosce la dottrina del Peccato Originale.
Diversi Padri della Chiesa si sono ispirati a lui e venne perfino ritenuto lui stesso un Padre cristiano e cattolico. È lo scrittore che per primo nei sui scritti paragona lo Spirito di Dio alla colomba in volo.
Cattolico, certo, perché lui stesso si definisce “cittadino del mondo” secondo il “katoikountes” del salmo 24. La Suda, enciclopedia bizantina circa il 1000, ha: “Dio. Filone, cercando di interpretare il significato di “Dio” e “Signore”, guadagnò il concetto di Somma Trinità, ecc… ecc…” (R.Radice-D.T.Ruina p. 441, Filone di A.).
Certo “dietro ogni parola scritta c’è la mano dell’uomo e soltanto questa” (Nietzsche).
Verba volant, scripta manent.
Come queste: “E votò Giacobbe dicendo: Se sarà ELOHIM con me e custodirà me in questa via che io andante e darà a me cibo da mangiare e veste da indossare e ritornerò in pace a casa di mio padre, allora sarà YHWH per me come ELOHIM. E la pietra la questa che ungo stele sarà” (Gn28, 20-22).
Queste parole rivelano ciò che esattamente fa ogni vivente con il fantasma del proprio destino quando in Natura gli sembra di aver trovato una “convenienza” per sé.
Tertulliano commenterà questo passo biblico scrivendo: “NISI HOMINI DEUS PLACUERIT, DEUS NON ERIT”.
Solo una volta mi è capitato di vedere un prete cattolico inginocchiarsi a terra e piangere davvero: davanti all’immagine in TV dell’ultimo papa medioevale sul letto di morte di Castelgandolfo.
Non era Siri. Era Pio XII.
…chiedo venia, non ce l’ho fatra a leggere fino in fondo…. confesso di essere solo un povero cristiano “piccolo piccolo”, un “servo inutile” , evangelicamente parlando, felice però della mia piccolezza, per il resto affidandomi totalmente alla nostra Madre Celeste, la Beata Sempre Vergine Maria, la via più sicura e veloce per giungere a NSGC, come insegna San Luigi Maria Grignon de Monfort, al motto di “a Jesus per Marian”.
Caro CHATOLICUS, comprendo, comprendo…
“la via più sicura e veloce per giungere a NSGC, come insegna San Luigi Maria Grignon de Monfort, al motto di “a Jesus per Marian”.”
San Luigi Maria Grignon de Monfort ha scritto anche una bella formula di consacrazione personale a Maria…
Caro CATHOLICUS, mi balla ogni tanto questo bizzarro pensiero: dal il Concilio di Trento, in armonia con i tempi moderni nasce anche un nuovo Ordine, La Compagnia di Gesù, i Gesuiti ad opera di un ex militare!
La cometa che offusca ogni altra in campo cattolico, foriera di avventure impreviste ed inimmaginabili.
La frase conclusiva del lungo intervento tradisce, cioè tramanda un equivoco non da poco: se la chiesa di Francesco è una chiesa in uscita, come può darsi che sia “sua” anche quella non in uscita, ossia quella supposta di semper et idem?
Pertanto “dalla sua Chiesa” non c’è alcunché che non sia in permanente uscita.
Infatti cosa c’è di sbagliato in queste parole?:
“È importante riconoscere una reciproca apertura tra questi due orizzonti: i credenti si aprono con sempre maggiore serenità alla possibilità di vivere la propria fede come lievito nella pasta del mondo; e i non credenti o quanti si sono allontanati dalla pratica religiosa non sono estranei alla ricerca della verità, della giustizia e della solidarietà. Spesso, pur non appartenendo ad alcuna religione, portano nel cuore una sete più grande, una domanda di senso che li conduce a interrogare il mistero della vita e a cercare valori fondamentali per il bene comune”.
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