Riarmo Europa, una Piazza di Vecchi Pariolini. Ma se Segui la Taccia dei Soldi Diventa Tutto più Chiaro…

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione sulla manifestazione di sabato a Piazza del Popolo a Roma. Buona lettura e diffusione.

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Il primo è questo commento pubblicato su Instagram:

Non penso che siamo molto lontani dal vero definendo la manifestazione di ieri a Roma come patetica, nell’intenzione e nella realizzazione.

Una piazza di vecchi, vecchi politici più che anagrafici; una piazza di privilegiati terrorizzati all’idea di perdere i propri privilegi, che non sa come sono stati conseguiti né, soprattutto, gli interessa; una piazza di suprematisti, suprematisti educati, per carità, che non parlano più di “razza bianca” ma di “civiltà europea”; una piazza di gente che ha per decenni ignorato le guerre condotte da noi e dai nostri alleati (al limite giustificandole col bene superiore, col male minore o con la Realpolitik e i rapporti di forza che finché hanno fatto gli interessi della piazza di Roma erano magari non una buona cosa ma l’unica giusta e adulta) e ora si prepara, o dice di volersi preparare, a farne un’altra, naturalmente difensiva perché i barbari sono di nuovo alle porte del giardino, naturalmente giusta (anche qui è una piazza moderna, la guerra è solo giusta, non più santa) e che immancabilmente porrà fine a ogni guerra futura quindi prima la combattiamo meglio è; una piazza, infine, convocata a manifestare da un’impressionante martellamento a reti, testate e personalità unificate a favore, non contro, l’ordine costituito, e che non è riuscita nemmeno a riempire una piazza nonostante i trionfali bollettini di ieri, con Repubblica che faceva la conta delle stazioni della metropolitana di Roma chiuse (due) per la troppa affluenza dell’incontenibile massa di manifestanti.

Francesco Dall’Aglio

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Questo è il comento di Mario Adinolfi:
Nessuno ha in casa una bandiera europea. Hai il tricolore o la sciarpa della squadra del cuore, non quel drappo blu.
Molti hanno la bandiera della pace e l’hanno portata oggi in piazza del Popolo e l’hanno affiancata alle bandiere blu fornite dall’organizzazione.
Poi è arrivato Carlo Calenda in piazza reduce da un video esplicativo con tanto di maglietta: bisogna armarsi perché così si dissuadono i cattivi, a partire dal “pazzo” (Trump) dal “dittatore” (Putin).
Poi qualcuno spiegherà a Calenda che 800 miliardi di riarmo europeo sono proprio la richiesta di Trump all’Ue, perché le armi ce le venderanno gli americani. Quanto a Putin voglio usare la più cretina metafora di sempre, l’ha detta Casini in un’intervista a Avvenire: “In un mondo di carnivori, bisogna smettere di essere erbivori”.
Pare di vederli i giovani virgulti europei, simili a vitellini intenti solo a brucare erba e ruminare, trasformarsi in divoratori di salsicce.
Poi arriva il branco dei leoni e a che è servito diventare ciò che non si è?
L’Europa può essere solo l’Europa della pace, erbivora se volete, perché se Putin ci attacca comunque non ci sarebbe partita.
E allora liberiamoci dalla russofobia, torniamo a pensare a un’Europa vera dall’Atlantico agli Urali, in piazza con la magliettina di Calenda affiancata alle ingenue bandiere della pace io non ci sono andato e ho fatto bene.
Keep Calm and ReArm Europe.

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Mi sembra interessante anche questo post pubblicato su Facebook da Alessandro Volpi :

Cosa c’è dietro il riarmo.

Si chiamano Etf, sono prodotti finanziari che replicano un indice e sono, in larga misura, creati dai grandi fondi. Negli ultimi mesi stanno avendo un gran successo gli Etf che hanno ad oggetto indici direttamente legati all’industria delle armi. Il meccanismo è semplice: il grande fondo – ad esempio BlackRock – costruisce un Etf che lega ad un indice creato dallo stesso fondo e, ora, la gran moda è quella di creare indici con i titoli delle principali società produttrici di armi, da quelle americane a quelle europee che, si prevede, beneficeranno del mega Piano Von der Leyen contro ogni invasione. Guarda caso questo tipo di Etf stanno raccogliendo in misura crescente il risparmio degli europei a cui vengono venduti dai loro gestori che hanno comprato gli stessi Etf dai grandi fondi. Il clima di guerra ha reso “necessario” il finanziamento del riarmo e su questa necessità sono stati costruiti strumenti che attraggono il risparmio collettivo rendendo tutti quanti finanziatori, più o meno consapevoli, della corsa agli armamenti. Peraltro, è bene chiarire, che si tratta di armamenti non certamente solo europei perché i principali clienti dei colossi delle armi del Vecchio Continente sono decisamente al di fuori dell’Europa, dai paesi arabi, a Israele a varie altre destinazioni molto lontane dai confini dell’Unione. In sintesi. il riarmo europeo arma la finanza e ben poco l’Unione europea, anche perché dei 457 miliardi di euro già spesi, ogni anno, dall’Unione più la Gran Bretagna oltre la metà si traduce in acquisti di armi prodotte negli Stati Uniti. Una postilla, il governo Meloni ha avanzato l’ipotesi di sgravi fiscali per le aziende che decidessero di convertirsi in produttrici di armi; in pratica il riarmo non lo pagheremo solo con maggiori interessi sul debito pubblico ma anche con i maggiori oneri a carico dei contribuente per coprire l’ennesimo favore a Stellantis. Del resto l’Europa è sotto assedio, bisognerà pure che gli italiani facciano i sacrifici necessari perché Elkann non si intristisca e perché i grandi beneficiari della bolla non si impoveriscano troppo.

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E anche questo dello stesso autore. Per capire forse meglio a che interesse rispondono i fautori politici e non del “riarmo”…

Per chi avesse ancora qualche dubbio in merito alla più immediata finalità del riarmo. La Commissione europea già mercoledì prossimo discuterà un vero e proprio Piano per “mobilitare” i 10 mila miliardi di euro che si trovano sui conti correnti degli europei. Si tratta di misure che consentano la totale, libera circolazione di tali risorse in direzione di qualsiasi titolo azionario o obbligazionario presente in Europa, nella logica di un unico mercato dei capitali. A ciò si aggiungono l’iscrizione dei risparmiatori a piattaforme di investimento, una possibile, ulteriore cartolarizzazione dei crediti bancari, la creazione di conti deposito, un allentamento dei requisiti di prudenziali delle banche e delle assicurazioni e una più complessiva defiscalizzazione. Naturalmente, sottolinea la Commissione, tutta questa facilitazione nella mobilitazione del risparmio, dovrà essere indirizzata a finanziare il riarmo per la “difesa dell’Europa”, quindi le società che producono armi. La parola guerra è diventata ormai lo strumento attraverso cui accelerare, in tempi record, la finanziarizzazione. Polizze, conti deposito, cartolarizzazioni, riduzioni fiscali tutto deve chiamare alle armi il risparmio diffuso e incanalarlo verso la nuova bolla con cui alimentare la “riconversione” bellica. Guarda caso in poche settimane la lenta Commissione europea ha annunciato un Piano da 800 miliardi di euro di maggior spesa dei singoli Stati in armi, ha rotto il tabù del Patto di stabilità per le armi, ha messo in moto la Banca europea degli investimenti per finanziare le armi, ha prodotto un documento, fatto votare al Parlamento, di supremazia europea, ha consentito la destinazione dei fondi di coesione al riarmo e, dulcis in fundo, sta chiamando alle armi il risparmio degli europei. In parallelo la Bce ha ridotto il tasso sui depositi al 2,5%. Non mi sembra che ci sia stata mai una mobilitazione analoga per la sanità pubblica, per la lotta alle disuguaglianze o per l’istruzione. In estrema sintesi, l’Europa pare aver trovato la propria vocazione. Nutro dei dubbi che il fin troppo citato Manifesto di Ventotene concepisse la necessità “di riprendere immediatamente in pieno il processo storico contro la disuguaglianza e i privilegi.

E anche questo:

Una breve notazione provocatoria. Sento parlare molto di Difesa europea che dovrebbe sostituire i singoli eserciti nazionali; mi sembra sia stato uno dei temi della manifestazione organizzata da Michele Serra. Mi domando due cose. Ma allora i partecipanti a tale manifestazione sono favorevoli all’uscita dalla Nato perché tale organismo ha proprio il compito di coordinare gli eserciti degli Stati membri. Gentiloni, Letta, Picierno, Schlein, Landini, Calenda, Renzi, Vecchioni, Barca, Guccini, Jovanotti e molti altri e altre potrebbero sottoscrivere un bel documento in cui sostengono che l’Italia debba uscire dalla Nato, senza dipendere dalle decisioni in merito di Trump. Ma se la difesa è europea, le truppe che Starmer e i volenterosi vorrebbero mandare in Ucraina dovrebbero essere fin da subito europee, senza scomodare la Nato e gli Stati Uniti che peraltro stanno trattando con Putin. Difesa europea senza Nato e subito in Ucraina a difendere la libertà, altrimenti – in coerenza con quanto dicono – accade come alla Conferenza di Monaco del 1938. Mi sembra questa la logica coerenza della proclamazione degli ideali della piazza di Repubblica (ah no, Piazza del popolo..) e, aggiungo, se la Difesa è europea dobbiamo finanziarla con il debito comune dell’Europa che deve servire a trovare le risorse per pagare le commesse ad industrie a questo punto solo europee, secondo una logica dell’autarchia bellicista. Tutte le citazioni letterarie, filosofiche, musicali alla fine, mi sembra, finiscano qui: Europa Uber alles. Temo ci aspettino tempi cupi.

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E infne questo commento pubblicato su Facebook:

Una massa di vecchi arnesi pariolini scesi in piazza per difendere il loro privilegio. Se la fanno sotto all’idea che Trump o Putin o non so chi altri minacci il loro status quo. Se la fanno sotto all’idea di non avere immigrati schiavi che portano loro la pizza o il sushi a casa mentre guardano Formigli o Floris con la bavetta cadente. Se la fanno sotto ad aprire gli occhi sul clamoroso fallimento di una generazione, la loro, che nel ‘68 e nel ‘77 ha fatto le barricate per sostituire i padri e i nonni nei posti di comando che oggi vengono trasferiti ai loro figli e nipoti. La scena più horror? La Elly e Zan affiancati con espressione ebete. Per un attimo ho ‘temuto’ di vedere un aereo di Putin volare su piazza del Popolo, poi mi sono svegliato dal kattivo incubo. Non sia mai, abbasso i dittatori, viva le Von Der Layen con gli antenati nazisti. Vero Calenda? Ma perché non l’hai organizzata a piazzale delle Muse? Ci stava tutto un aperol spritz a fine comizio, con vista Parioli, L’Olimpica, Roma Nord, lo stadio, Montemario, Fleming, l’universo mondo da cui non siete mai usciti. ❤️❤️

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5 commenti su “Riarmo Europa, una Piazza di Vecchi Pariolini. Ma se Segui la Taccia dei Soldi Diventa Tutto più Chiaro…”

  1. Caro Enrico,
    si direbbe il modello attualizzato del: “vecchio malvissuto” di manzoniana memoria.

  2. Caro Enrico,
    si direbbe il modello attualizzato del: “vecchio malvissuto” di manzoniana memoria.

  3. Non Metuens Verbum

    è scocciante che costoro siano miei vicini di casa, ma comunque sono solo 4 gatti (rispettando i gatti).

  4. Orso Garibozzi

    Parola contro. Come convincere Putin che vogliamo la pace e siamo buoni? Intanto mi pare la Wagner sia on Libia dove arriva petrolio per l’Italia e migranti per tutta Europa. Non ha più un baltico aperto… Ha la Finlandia che gli confina a nord vicino a san Pietroburgo ed solo porti aperti Murmansk con 1300 km (?) di nuova frontiera nemica. Gli arsenali Isa sono vuoti e quelli europei ancora di più. Putin spinge per politico suoi amici e Bruxelles lo mette in galera. Anche noi a maidan che abbiamo fatto. Il petrolio ed il gas non lo compriamo più e lui lo vendo a prezzo stracciato ossia con poco guadagno a india e cina. L ucraina vuole aderire alla nato vuole dire per lui un confine nemico a 300 km dalla capitale. Per molto meno gli usa erano pronti alla guerra nucleare nel 1960 a cuba. Direi che dopo tutto Putin, dal suo punto di vista, ha molte ragioni per essere incazzato e farcela vedere lunga lunga lunga e dura. Vedendo le cose dalla sua parte. E noi che cosa possiamo fare? Gli facciamo un offerta speciale per la pizza Napoletana , Paisà???

  5. Vecchioni (basterebbe la foto), il solito compagno ammuffito e imbottito di grana affetto dalla metastasi della superiorità antropologica.

I commenti sono chiusi.

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