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4 commenti su “Invertire la Rotta del Disastro dell’Attuale Liturgia? Quattro Proposte. Aurelio Porfiri.”
Ristabilire la priorità passa da uno snodo semplice ed inossidabile a ogni finzione: Dio è realmente presente.
O la prassi liturgica sperimenta e testimonia questa presenza o non ci sarà mai la priorità che spetta a Dio.
Non c’è nemmeno bisogno di fare troppe analisi sulle ragioni di un’indifferenza manifesta: c’è e tanto basta.
La mente inanella pensieri anche mentre preghiamo da soli od organizziamo le preghiere da vivere insieme. Questo stadio è normale, ma in chi vive la presenza di Dio lascia il posto al dono, al ricevere qualcosa che ci oltrepassa, che è sperimentabile e non opera nostra.
Ecco perchè la priorità della liturgia non andrebbe misurata sul bisogno che qualcuno ha di esprimersi e di riempire spazi secondo le categorie a propria misura, per essere affacciati su un’ulteriorità che oltrepassa.
Lo può comprendere chi ha ancora a tema la Grazia, chi attende l’incontro con Dio, chi coltiva una vita soprannaturale, spirituale, ed eterna, rivolto non alle creature, ma al Creatore, per curare e salvare l’anima.
C’è tanto silenzio nell’abitare questi spazi, che poi si fa canto e musica, preghiera accorata, supplica e lode, ringraziamento ed intercessione. Tutt’altro dall’agitarsi a bacchetta, sentendosi al centro, proponendo argomenti terreni ritenendo noiosi quelli che aprono il Cielo.
A monte ci sono seminari aridi, vocazioni annoiate, catechisti rubati all’animazione del villaggio turistico, piazzisti dell’agire parrocchiale a disagio con il rosario e molto più avvezzi a gestire la distribuzione dei numerini. Per loro ogni sacramento è buono per far scattare un applauso, mentre inginocchiarsi è visto come un gesto privo di senso: se siamo lì tra di noi, siamo tutti uguali.
“A monte ci sono seminari aridi, vocazioni annoiate, catechisti rubati all’animazione del villaggio turistico, piazzisti dell’agire parrocchiale a disagio con il rosario e molto più avvezzi a gestire la distribuzione dei numerini”.
Eppure all’origine del sacerdote c’è pur sempre una scelta radicale di vita, che non è cosa da poco, soprattutto oggi. Forse sono ingenua, ma mi domando come può una scelta del genere essere “annoiata”.
Ho l’impressione che la questione della solitudine dei sacerdoti sia un tema trascurato, che può spiegare il progressivo spegnersi della fiducia ed i tentativi maldestri di interazione con i fedeli utilizzando un linguaggio reputato, a torto o a ragione, l’unico comprensibile. Forse il ritrovarsi a celebrare la Messa solo per gli anziani induce ad imitare gli animatori dei villaggi turistici per attirare i ragazzi. Non credo però che funzioni: infatti, non si capisce perché i ragazzi dovrebbero preferire un’imitazione all’originale (appunto l’animatore del villaggio turistico) che, a differenza del sacerdote, da loro non si aspetta altro se non che si divertano. Il rischio è che si sentano addirittura “imbrogliati”.
Rispondo al commento di R.S. che, a sua volta, risponde all’articolo di Porfiri, il quale sottolinea il ruolo della grande musica sacra nella liturgia. Tema interessante, anche a proposito dei ragazzi, per i quali prima dei discorsi vengono le emozioni. Anche l’insegnamento della musica, in luogo dei giochini da villaggio vacanze, potrebbe dare un contributo di arricchimento a ragazzi dalle relazioni profondamente impoverite.
Concordo, la Sacralita’ dev’essere tangibile, visiva, non solo interiore. Quella interiore e’ importantissima , pero’ invisibile, mentre quella esteriore si manifestata in tutta la Sua solenne bellezza a completamento di quella interiore. Magnificare il Signore non e’ mai eccessivo.
Tutto ebbe inizio cinquantina anni fa con messa in italiano… presto accompagnata da queruli schitarratori cappelluti ed antiestetici altari aggiuntivi… poi fu solo infinito smottamento!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
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