Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione e aggiornamento su quanto sta accadendo in Medio Oriente. Buona lettura e diffusione.
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Il primo è questo post di Inside Overe. Cliccate sul collegamento per vedere il video.

Alla vigilia della festività musulmana dell’Eid al-Adha, e in “pieno cessate il fuoco”, nelle ultime 24 ore Israele ha ucciso più di 50 persone in Libano e almeno 5 civili a Gaza con una nuova ondata di bombardamenti.
Nella serata di martedì 26 maggio, mentre l’aviazione israeliana colpiva centinaia di obiettivi in tutto il Libano, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu scriveva su X: “Dall’operazione ‘Il ruggito del leone’ abbiamo eliminato circa 2.500 terroristi di Hezbollah. Solo durante il cessate il fuoco, sono stati eliminati 700 terroristi di Hezbollah. Le nostre forze stanno completando la distruzione delle infrastrutture terroristiche adiacenti alle nostre comunità”.
Le immagini che arrivano dal Libano mostrano bambini, donne e interi nuclei familiari colpiti in bombardamenti su aree residenziali.
Questi sono i terroristi per Netanyahu.
A Tiro sono state uccise 14 persone, tra cui 2 bambini e 2 donne. 8 corpi sono stati recuperati dalle macerie, altre quattro persone risultano ancora disperse. Tra queste anche Rania Malah, mentre sua madre Haney Randa Kreet è stata uccisa nell’attacco.
A Haboush altre 4 persone sono state uccise, inclusi 2 bambini. I feriti sono almeno dieci, tra cui donne e minori. Due paramedici sono stati uccisi mentre intervenivano per soccorrere i civili colpiti.
Il 26 maggio Israele ha inoltre bombardato un centro medico a Srifa, uccidendo il paramedico Ali Abbas Nadji. In meno di tre mesi sono stati uccisi oltre 130 paramedici in Libano.
L’esercito israeliano ha avviato operazioni di terra oltre la cosiddetta “Yellow Line”, la linea di sicurezza dichiarata da Israele nel sud del Libano, spingendosi ben oltre la zona cuscinetto annunciata nei mesi scorsi.
Dalla tregua di aprile, gli attacchi israeliani hanno ucciso più di 700 persone nel Paese, tra cui oltre 200 bambini e 130 operatori sanitari.
Dal 2 marzo 3.213 civili sono stati uccisi in Libano.
La reporter @courtneybonneauphotography, operativa in Libano, continua a sottolineare che Israele sta compiendo atti di genocidio nel sud del Libano.
#lebanonunderattack
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E poi c’è questo commento su Facebook di Francesco Agnoli, a cui va il nostro grazie:
ISRAELE NON é UNA DEMOCRAZIA
Ma Israele è una democrazia! Occupano tutte le terre altrui, bombardano Gaza, il Libano, perseguitano gli abitanti della Cisgiordania, torturano i prigionieri, bombardano le chiese, sputano sui cristiani (155 violenze di vario genere contro cristiani e chiese nel solo 2025), violano pressoché tutte le risoluzioni Onu, utilizzano armi proibite come il fosforo…
Eppure, tutti pronti a gridare: ma è una democrazia! A destra come a sinistra, visto che a parte qualche gridolino, di fatto, non accade mai nulla.
Ma- presa per buona la tesi secondo cui essere una democrazia giustifichi tutto, il che ovviamente non è – è vero che Israele è una democrazia?
No, non lo è; è piuttosto una etnocrazia.
Vediamo perché.
Andiamo alle origini. I fondatori di Israele non sono democratici nel senso che diamo noi alla parola, sono seguaci del socialismo e del nazionalismo. Sono cioè figli di una cultura che non ha nulla di democratico (siamo a fine Ottocento). Infatti, appena possono distruggono i villaggi palestinesi e spingono quanti più palestinesi possibile a scappare, tagliando orecchie, stuprando, uccidendo, affinché la paura dilaghi e spinga alla fuga. La forza cui ricorrono è quella delle armi: sono infatti, numericamente inferiori.
Dopo di che, come ricorda lo storico ebreo Ilan Pappè, una volta instaurato il loro potere con le armi, una volta divenuti maggioranza anche dal punto di vista demografico per l’esilio di circa 750 mila palestinesi, “lo Stato sottopose un quinto della sua popolazione a un regime militare, basato su draconiane norme d’emergenza del Mandato Britannico, che hanno negato ai Palestinesi qualsiasi basilare diritto umano o civile. Governatori militari locali rappresentavano l’autorità assoluta nella vita di questi cittadini: potevano escogitare per loro leggi speciali, distruggere le loro case e privarli dei mezzi di sostentamento; mandarli in prigione tutte le volte che volevano”.
Israele è dalle sue origini uno stato militarista con una predilezione fortissima per la propaganda, verso l’interno e verso l’esterno. Essere in stato permanente di guerra è già di per sé ostativo per il realizzarsi di una vera democrazia. Inoltre, la Legge Fondamentale “Stato-Nazione” (2018) definisce Israele come “la patria del popolo ebraico”: già in questa definizione ARABI e BEDUINI sono di fatto esclusi. Riguardo a questi ultimi, per esempio, “Israele non ha mai riconosciuto i diritti secolari rivendicati dai beduini, ed ha pertanto conferito alla maggior parte della terra da essi posseduta lo status di pubblico demanio, distribuendola tra le nuove comunità ebraiche che si installavano in questa regione inospitale. Attualmente i beduini sono costretti a rinnovare i loro contratti d’affitto della terra su base annuale” (i beduini del Negev vengono assaliti e privati delle loro case, come i palestinesi della Cisgiordania e sono cittadini di serie b:
https://www.timesofisrael.com/with-missiles-flying-again…/;
https://www.rainews.it/…/beduini-israele-hamas… ).
Certo, in Israele si vota, ma chi ha diritto di cittadinanza e quindi di voto?
Pressoché solamente gli ebrei. Hanno preso il sopravvento militarmente, hanno emarginato o costretto alla fuga gli autoctoni, e hanno invece concesso la cittadinanza a tutti gli ebrei di tutto il mondo, secondo la legge del ritorno. In base a questo principio il voto lo hanno gli ebrei occupanti; gli ebrei che provengono da tutti gli altri stati del mondo e che in Palestina non hanno mai vissuto; una quota minoritaria di arabi israeliani (arabi a cui viene concessa la cittadinanza ma che rimangono per lo più marginali e marginalizzati: pur essendo il 20%, possiedono sì e no il 3% della terra, non compaiono quasi nelle voci di spesa dei vari ministeri della Salute ecc., sono spesso sottoposti a limitazioni di movimento, non possono accedere a determinati lavori, perdono facilmente la cittadinanza …
https://www.jstor.org/stable/42739755?seq=9 ). In altre parole, anche fingendo che la democrazia sia il potere assoluto e senza limiti di chi ha il 50 per cento più uno, gli ebrei immigrati si sono assicurati di possedere per loro l’80% dei voti (e il 97% delle terre, tramite lo Stato che da solo controlla il 93% della superficie del paese), da utilizzare di fatto a tutela soltanto della propria etnia.
Per esempio, i 300 mila palestinesi che vivono a Gerusalemme est non hanno diritto di voto alle elezioni nazionali. Eppure, sono i veri indigeni.
Così i 2,5 milioni che vivono in Cisgiordania, sempre sotto rigido controllo militare israeliano: loro non possono votare nelle elezioni di Israele, mentre i coloni, che occupano terre contro la legge e con il consenso dell’IDF, sì. E i 2 milioni di abitanti di Gaza? Non hanno libertà di movimento né di controllare le proprie acque, i propri cieli, le proprie risorse naturali, e non hanno il diritto di voto (non lo avevano neppure quando Gaza era anche ufficialmente sotto controllo diretto di Tel Aviv, tra il 1967 e il 2005).
Pensiamo poi al voto dei residenti all’estero: mentre per la legge del ritorno, tutti coloro che dicono di essere ebrei possono diventare cittadini, anche se provengono, come di recente, dall’India, nessun diritto al ritorno, né al voto, è concesso invece ai palestinesi fuggiti a partire dal 1947 a causa della guerra.
Di fatto “tra gli oltre 13.556.000 di persone le cui vite sono direttamente influenzate dalla politica israeliana, solo 8.642.000 (circa il 64%) ha il diritto di prendere parte attivamente a quella democrazia”.
Chiameremmo democrazia la Polonia occupata dai nazisti, se a tutti i tedeschi che la occupano venisse concesso il diritto di voto, e negato ai polacchi?
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1 commento su “Perché I$r@ele è un’Etnocrazia, non una Democrazia. Francesco Agnoli. Libano, 50 Uccisi dalle Bombe.”
Se perfino il simpatizzante Mentana ha tentato di smorzare i sussulti entusiastici di Fiamma Nirenstein nei confronti delle imprese del governo disumano di Netaniahu, è la conferma che siamo di fronte ad una aggressione direttamente ispirata al libro di Giosuè e a quelli di Samuele…Non dimentichiamo la torta a Itamar Ben Gvir decorata con un nodo scorsoio come augurio a proseguire la strage sugli “impuri”.