Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Investigatore Biblico, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.
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“Dopo il mio libro sulla Bibbia, arriva a Bologna un grande convegno sulla Vulgata: una risposta alle mie domande?” di IB
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C’è un lavoro silenzioso nella Chiesa che raramente conquista le prime pagine, eppure custodisce una ricchezza immensa. È il lavoro degli studiosi della Sacra Scrittura, di coloro che dedicano anni della propria vita a una parola, a un verbo, a una sfumatura linguistica, perché sanno che dentro una parola biblica può essere custodito un mondo. Chi ama la Parola di Dio sa bene che non esistono dettagli insignificanti quando si tratta della Bibbia. Una scelta lessicale può illuminare un testo oppure impoverirlo; una traduzione può custodire un mistero oppure renderlo più difficile da cogliere. Per questo mi ha colpito profondamente un appuntamento che mi è stato segnalato in questi giorni dall’Associazione Biblica Italiana, della quale sono socio.
Il 27 maggio 2026, presso il Convento San Domenico di Bologna, il Dipartimento di Storia della Teologia della Pontificia Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna promuoverà una importante Giornata di Studio sulla Vulgata dedicata al tema: “Il lessico delle versioni geronimiane della Bibbia” trovate il programma qui (Giornata Studio del DST: “Il lessico delle versioni geronimiane della Bibbia” | Facoltà teologica dell’Emilia Romagna). Un appuntamento di altissimo livello accademico, con studiosi specializzati nella filologia biblica, nella critica testuale, nella storia delle tradizioni manoscritte, nel latino biblico, nella linguistica delle Scritture. Un convegno che non parla semplicemente di libri antichi, ma della trasmissione stessa della Parola di Dio nella vita della Chiesa.
Confesso che questo evento mi ha colpito anche per una ragione personale.
Il 12 febbraio 2026 è uscito il libro “La Bibbia come Dio comanda”, scritto insieme a Saverio Gaeta, nel quale ho posto interrogativi filologici riguardanti le traduzioni bibliche moderne, le scelte lessicali, il rapporto tra testo originale, Vulgata e traduzioni contemporanee.
Non erano interrogativi polemici. Erano domande nate dall’amore per la Sacra Scrittura.
Perché una scelta lessicale cambia? Quali criteri guidano una traduzione? Quanto pesa una parola nella comprensione teologica di un testo? Quando una variazione linguistica modifica la percezione cristologica di un versetto? Quale rapporto deve mantenersi tra il testo originale, la tradizione della Chiesa e il linguaggio contemporaneo?
Domande che avevo rivolto anche direttamente alla Conferenza Episcopale Italiana e, successivamente, al Cardinale Matteo Zuppi (“Eminenza Cardinale Zuppi, è possibile offrire una risposta alle questioni sollevate da La Bibbia come Dio comanda sulla CEI 2008?” di IB – Investigatore Biblico) , partendo da una convinzione molto semplice: la Parola di Dio non teme la luce. La verità non ha paura delle domande. Anzi, le accoglie.
Avevo scritto che il linguaggio biblico non è mai neutro. Che una parola può rafforzare oppure attenuare una verità teologica. Che la filologia biblica non è un esercizio accademico riservato a pochi specialisti, ma un servizio al Popolo di Dio.
E allora confesso anche un’altra cosa.
Quando ho letto il programma di questa Giornata di Studio sulla Vulgata organizzata proprio a Bologna, città della Pontificia Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, il pensiero è andato immediatamente a quelle domande.
Forse questo convegno rappresenta già una risposta positiva.
Una risposta bella.
Una risposta ecclesiale.
Una risposta che non arriva nella forma della polemica, ma nella forma più alta che la Chiesa possiede: lo studio serio, il confronto accademico, la ricerca rigorosa, l’amore per la Sacra Scrittura.
Perché vedere oggi studiosi di altissimo livello riuniti a riflettere sul lessico delle versioni geronimiane della Bibbia, sul rapporto tra ebraico, greco, latino biblico, testo masoretico, Vulgata e tradizione interpretativa, è un segnale bellissimo.
È il segno che la Chiesa continua a interrogarsi.
Continua a studiare.
Continua a custodire.
Continua a scavare.
E al centro di tutto torna lui: San Girolamo.
Un gigante.
Uno di quegli uomini che cambiano la storia della Chiesa non attraverso il potere, ma attraverso il servizio alla verità.
Per comprendere la grandezza di San Girolamo bisogna immaginare un uomo consumato dalla Parola. Un uomo che affronta il greco, l’ebraico, l’aramaico. Un uomo che lotta con il linguaggio perché sa che dietro una parola può nascondersi un mistero di fede. Un uomo che non cerca scorciatoie.
Dietro la Vulgata non c’è semplicemente una traduzione.
C’è una vita.
C’è una fedeltà.
C’è una ricerca che diventa preghiera.
“Ignorare le Scritture è ignorare Cristo.”
Quella frase di San Girolamo continua a scuotere la Chiesa ancora oggi.
Ed è straordinario vedere studiosi di altissimo profilo accademico continuare questo lavoro. Il programma della giornata bolognese parla da solo: studio del libro dei Numeri nelle versioni greche e latine, rapporto tra calendario romano e tradizione biblica, geografia politica e teologia nella traduzione geronimiana, rapporto tra Vulgata e testo masoretico nel libro di Daniele, lessico spirituale dell’Ecclesiaste, studio del sermo humilis tra latino arcaico e latino biblico.
Non divulgazione superficiale.
Non slogan.
Ma studio vero.
Studio alto.
Studio ecclesiale.
Studio al servizio della fede.
Viviamo tempi veloci. Tempi che chiedono risposte immediate. Tempi nei quali il rischio è perdere profondità.
Eventi come questo ricordano invece una verità fondamentale: la Chiesa non vive soltanto di emozioni spirituali. Vive anche della fatica dello studio. Del silenzio delle biblioteche. Dell’umiltà di chi passa anni su una parola perché sa che la Parola di Dio merita tutto.
Personalmente non potrò essere presente e me ne dispiace sinceramente.
Per questo rivolgo un invito ai lettori che abitano a Bologna o nelle zone vicine.
Se qualcuno potrà partecipare a questa preziosa Giornata di Studio sulla Vulgata, e vorrà poi inviarci un resoconto, qualche impressione, qualche appunto sui contenuti emersi, sarò felice di pubblicarlo sul nostro blog.
Perché credo che oggi riscoprire San Girolamo non sia nostalgia del passato.
Sia invece una necessità del presente.
E forse, davanti a questo convegno, posso anche permettermi un sorriso interiore.
Perché talvolta le domande poste con amore alla Chiesa non cadono nel vuoto.
Talvolta germogliano.
E quando germogliano attorno alla Sacra Scrittura, alla Vulgata e a San Girolamo, tutta la Chiesa ne esce più ricca.
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