Cisgiordania. Ora i Coloni Attaccano le Proprietà della Chiesa. Patriarcato: “Varcata una Linea Rossa”.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione due elementi utili a valutare la situazione che si vive quotidianamente nella Cisgiordania occupata dall’esercito israeliano a cui l’ONU ha intimato molte volte senza successo di ritirarsi, e in cui le violenze dei coloni sono continue. Buona lettura e condivisione.

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Questo articolo pubblicato da Asia News, che ringraziamo per la cortesia. 

Cisgiordania, attacchi dei coloni su terreni della Chiesa: la denuncia del Patriarcato Latino

Il Patriarcato contro le “invasioni” a Tayasir: la protezione dei beni della Chiesa è “linea rossa”. Dopo una segnalazione formale alle autorità civili e militari di Israele sono state avviate azioni contro responsabili. Pizzaballa chiede sostegno a popolazione, mentre aumentano le violenze. Tel Aviv intanto nomina un inviato speciale per il mondo cristiano per sanare i rapporti.

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Gerusalemme (AsiaNews) – Il Patriarcato Latino di Gerusalemme esprime “totale rifiuto” nei confronti delle “invasioni” dei coloni israeliani nei terreni di sua proprietà nelle zone di Tayasir e Hamam al-Maleh, nella Valle del Giordano, in Cisgiordania. In un comunicato stampa rende noto di aver incontrato “sul campo” le autorità civili e militari, per discutere dei gravi episodi e presentare una “denuncia ufficiale e documentata”, includendo i dettagli degli attacchi, che secondo le immagini circolate online includono la distruzione di una scuola frequentata da 70 bambini. Il Patriarcato sottolinea che “la protezione dei beni della Chiesa è una linea rossa”, rimarcando l’impegno a proteggerne la sacralità e l’identità ecclesiale, così come la popolazione palestinese colpita.

A seguito di tale denuncia, le autorità israeliane – rende ancora noto il Patriarcato Latino di Gerusalemme – “hanno avviato le azioni necessarie, tra cui il perseguimento dei responsabili e il sequestro dei macchinari pesanti utilizzati per la distruzione e il danneggiamento del terreno”. La Chiesa in Terra Santa chiede la riparazione dei danni causati, la prevenzione di futuri attacchi, e la garanzia di protezione delle sue proprietà. Le autorità israeliane avrebbero provveduto “all’immediata rimozione delle occupazioni abusive”.

La vicenda si inserisce nel contesto di aumento delle violenze dei coloni in Cisgiordania dall’inizio della guerra con l’Iran. Di recente gli abusi degli estremisti hanno preso di mira anche le strutture scolastiche: è accaduto, per esempio, nel villaggio di al-Mughayyir, dove due palestinesi sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco – Aws Al-Naasan, 14 anni, e Jihad Abu Naim, 32 anni. A Umm al-Khair, a sud di Hebron, una strada principale è stata delimitata da filo spinato per impedire l’accesso alla scuola locale ai bambini, che da cinque giorni stanno protestando in maniera pacifica per il loro diritto all’istruzione.

Il governo israeliano sta tentando allo stesso tempo di ricucire i rapporti sempre più tesi tra lo Stato ebraico e la comunità cristiana di Terra Santa. Le relazioni si sono inasprite dopo il divieto imposto allo stesso patriarca – così come ad altri esponenti cristiani – di celebrare le funzioni nella Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme la scorsa Domenica delle Palme, motivato dalle restrizioni in vigore a causa dello stato di guerra. E in seguito all’episodio della statua di Gesù vandalizzata con un martello nei giorni scorsi – ora ripristinata dai caschi blu italiani dell’Unifil – nel Sud del Libano, da parte di un soldato israeliano delle Forze di difesa israeliane (Idf), ora rimosso dall’incarico.

Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha nominato il diplomatico George Deek alla carica di inviato speciale presso il mondo cristiano. Il ministero l’ha dipinta come una decisione “volta ad approfondire i legami di Israele con le comunità cristiane di tutto il mondo”. Deek, già rappresentante di Israele in Azerbaigian, è il primo ambasciatore cristiano del Paese, membro della comunità cristiana araba di Jaffa. Sa’ar esprime fiducia nel fatto che Deek contribuisca a rinsaldare i rapporti con il mondo cristiano, in quanto “lo Stato di Israele attribuisce grande importanza alle sue relazioni” con esso.

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E sempre sulla Cisgiordania abbiamo visto per caso questo post su Twitter:

 

colono assassino cisgiordania

Le mele marce

Immagina di essere a pranzo con i tuoi familiari. Immagina uno sconosciuto entrare in casa con una pala e colpire tutto ciò che trova davanti: persone, mobili, animali domestici.

Immagina quell’uomo, dopo aver ferito gravemente un tuo familiare, uscire di casa, estrarre una pistola e sparare e uccidere il tuo vicino da una distanza di 30 metri ripreso da una telecamera di sicurezza.

Immagina le autorità giudiziarie arrestare il criminale per un solo giorno per poi disporre gli arresti domiciliari.

Accade in Cisgiordania.

Le vittime sono palestinesi, l’assassino è un colono israeliano e, scrive Haaretz, “aver disposto gli arresti domiciliari in attesa di un processo è insolito in quanto il 93,6% dei casi di indagine per reati violenti contro palestinesi si è concluso senza incriminazione”.

Il 93,6% ! Chiunque si aggrappi alla comoda narrazione secondo la quale i coloni violenti sono le mele marce di uno Stato democratico, ha scelto di non guardare la realtà.

Dietro ogni violenza c’è un atto politico pianificato dai governi e avallato dalla quasi totalità della società civile.

È uno dei tanti strumenti per cacciare i nativi palestinesi e insediare le comunità israeliane.

È un processo che si sviluppa in tre fasi:

• Nella prima fase, il colono viene armato, dotato di uniformi, protetto dai militari e dall’autorità giudiziaria che gli garantisce l’impunità; • Nella seconda fase, i coloni armati, irrompono nelle case e nei terreni palestinesi intimando ai proprietari di andare via. Se i palestinesi resistono, incendiano il terreno, in modo da renderlo inutilizzabile, e lo occupano con le roulotte. Se i proprietari si ostinano a resistere, si passa alla violenza fisica che spezza ogni residuo di resistenza;

• Poi arriva la terza fase: la regolarizzazione. Lo Stato (occupante) fa arrivare al colono (abusivo) acqua, elettricità, strade e finanziamenti.

Questa è pianificazione politica portata impunemente avanti da ottant’anni.

Crimini di guerra che coinvolgono militari, autorità statali, comunali, giudiziarie.

Banche, società quotate in borsa, aziende di costruzioni e quant’altro.

Il cesto di mele è tutto marcio.

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1 commento su “Cisgiordania. Ora i Coloni Attaccano le Proprietà della Chiesa. Patriarcato: “Varcata una Linea Rossa”.”

  1. A qualcuno conviene parlare di minacce atomiche, polemizzando sul diritto di uno a dotarsi dell’ordigno che un altro ha già, senza permesso e senza dichiararlo, anche se tutti lo sanno.

    Così si arriva a polemizzare ai massimi livelli, adontandosi se le parole dell’uno e dell’altro risultano irrispettose del predicare la pace.

    Intanto però non delle mele marce, ma il male in marcia, violenta la quotidianità con sicumera e arroganza, senza l’atomica, perché bastano gli sputi, le spinte, i calci, le mazzuole e un’arma da fuoco, come in una periferia qualsiasi.

    Si’ , la periferia esistenziale dell’umanità, dove don Rodrigo e i Bravi fanno quel che gli pare, garantiti dall’Innominato e dalle grida di governo.

    La pace che predica Cristo dice conversione a Lui, che è la verità e l’unico che salva. Invece chi si accontenta di accordi di facciata, dove tutti restano quel che sono, senza convertirsi, va bene per i processi sulle compravendite immobiliari a Londra e forse nemmeno per quelli.

    Tutti fratelli coltelli per una finta pace e l’ipocrisia che al colono di turno assicura che non sia messa in discussione la sua continua protervia, ma al massimo la sua esagerazione di un’ ora.

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