Per Chi Vuole Vedere, è Chiaro: ci Sono Due Chiese. una Cattolica, l’Altra…Matteo Castagna.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sullo stato attuale della Chiesa. Buona lettura e diffusione.

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di Matteo Castagna

Chi vuole vedere ha davanti a sé due Chiese: una cattolica, apostolica, romana, indefettibile ma ridotta nella sua dimensione visibile, dispersa nel mondo, ma fedele al mandato ricevuto da Dio e alle fonti della Rivelazione. Katechon oscurato, come predetto sarebbe successo. Una modernista, conciliare, di derivazione ereticale, occupante i Sacri Palazzi a Roma, almeno dal 1965. Due i riti di consacrazione episcopale, due le messe, due i codici di diritto canonico, due modi di pregare e due di credere, due i catechismi, due le filosofie, due le ecclesiologie, due le teologie, due le discipline.

Due, evidentemente, sono anche le solennità di Cristo Re. Chi, come il sottoscritto, ha fondato, quasi vent’anni fa, un gruppo che si chiama “Christus Rex” sente in particolar modo questa festività, che riassume un programma di Fede.

Don Ugo Carandino (I.M.B.C.) scrive sul suo profilo Facebook: “…vi è una differenza sostanziale tra la festa di Cristo Re del Messale di San Pio V e quella celebrata dal nuovo messale di Paolo VI. Pio XI nel 1925 aveva fissato nell’ultima domenica di ottobre la festa di Cristo Re, per rivendicare i diritti della regalità sociale di Nostro Signore, contro gli errori del laicismo.

Nel nuovo rito montiniano invece bisogna aspettare l’ultima domenica dell’anno liturgico per celebrare la festa di Cristo re dell’universo, intesa come regalità escatologica, cioè alla fine dei tempi, per non contraddire la deriva laicista, assecondata dai testi conciliari e lodata dagli occupanti della Sede Apostolica (la “laicità positiva” elogiata da Benedetto XVI nel 2008 in Francia e recentemente anche da Prevost, sempre in Francia)”.

Leggo ancora tante arrampicate sugli specchi. Tante divisioni rispetto alla Chiesa quale Istituzione voluta da Gesù Cristo, su Pietro, affinché fosse il Capo, quale monarca e la Sua Sposa fosse gerarchica, custodisse il depositum Fidei, tramandandolo ai Suoi successori, nel corso dei secoli. Il principio di non contraddizione e di identità non permettono più di confondere i cattolici con coloro che hanno scelto la strada dell’apostasia, dell’abbraccio mortifero col mondo ed il suo principe, pur mantenendo abiti e scranni nelle nostre diocesi e nelle nostre chiese, costruite da coloro che si santificavano con la “messa proibita” dai modernisti conciliari. Tutti. Da Montini in poi. Semper idem! Cambia solo lo stile, non la sostanza.

Perciò i cattolici fedeli alla Tradizione hanno assistito alla Messa di San Pio V per la solennità di Cristo Re, domenica scorsa, chiedendo il maggior numero di Grazie possibile per questa società malata di laicismo e perché la Chiesa possa tornare a regnare, dal Soglio che fu di San Pietro fino all’ultima chiesetta della più piccola diocesi del mondo. Siccome questo tema fa la differenza tra noi e i conciliari, siano essi progressisti o conservatori, credo possa valer la pena precisare le distanze.

Questo studio, evidentemente accorciato per esigenze editoriali, deriva dalla comparazione di 270 fonti e sarà pubblicato integralmente sul sito del Circolo Christus Rex www.agerecontra.it.

Il modello cattolico riconosce un’autorità civile distinta da quella ecclesiastica; non identifica ordinariamente il governo politico con il governo del clero. La formulazione si trova nell’ Enciclica “Immortale Dei” di Leone XIII, 1885, che costituisce Magistero infallibile dei Papi.

La distinzione dei poteri convive con la superiorità del fine spirituale. Va evitata sia la lettura dell’assorbimento dello Stato nella Chiesa, sia quella di una separazione liberale accettata, invece, da chi occupa i Sacri Palazzi, sin dal 1965, pur con sfumature diverse. Leone XIII difende il riconoscimento pubblico della vera religione, ma ammette la tolleranza di altri culti e rifiuta la conversione forzata.

Distinguere l’esclusività della verità religiosa cattolica e la condizione giuridica degli altri culti è un aspetto fondamentale, che la Chiesa sinodale non riconosce, nella pienezza dello spirito di Assisi 1986. Il modello comprende pretese giuridiche della Chiesa, non soltanto influenza morale privata, perché Cristo è Re di tutte le cose visibili e invisibili, il Suo Regno è dell’Altro Mondo, ma ciascuno è chiamato a preparare ogni giorno la sua salvezza eterna in Paradiso, attraverso le buone opere.

Quella di Cristo è una regalità non riducibile a un regime. E’ una dottrina sul fondamento, sul fine e sui limiti dell’autorità. Mentre la teocrazia, nel significato politico-istituzionale più corrente, descrive una determinata organizzazione del potere. Le due nozioni non sono concettualmente equivalenti.

Occorre tuttavia evitare una semplificazione apologetica. Nell’Immortale Dei, la Chiesa rivendica un proprio ordinamento giuridico, la propria indipendenza e la competenza sulle questioni religiose. inoltre, il riconoscimento civile della religione non viene considerato una scelta pubblicamente indifferente. La chiesa conciliare, seguendo il laicismo ed il liberalismo condannati da San Pio X e Leone XIII, accettano di essere una delle tante religioni, prive di diritti sulla società e sulle nazioni. Nel 1984 Casaroli, d’accordo con Wojtyla firmò la revisione del Concordato, rinunciando alla Religione di Stato ed accettando la sua laicità, ovvero la sua neutralità, ovvero il suo ateismo.

La distinzione della Regalità di Cristo riguarda due livelli. Sugli individui, la regalità implica il dovere di conformare coscienza e condotta alla legge divina. Sulle societa, implica che l’azione pubblica non acquisti, per il solo fatto di essere pubblica, un’esenzione dalla legge morale e dai doveri religiosi. Leggi contrarie al diritto naturale non sarebbero mai passate se il modernismo non avesse aperto le porte al laicismo ed al “diritto” di votare sulla vita o sulla morte degli embrioni, sul divorzio anche tra chi ha giurato di non separare ciò che Dio ha unito, sulla legalizzazione di coppie di fatto o, addirittura l’accettazione della sodomia.

Il secondo livello non equivale necessariamente a trasformare ogni decisione amministrativa in un comando ecclesiastico. Il punto discriminante è se il governo civile possieda una competenza propria: nella ricostruzione cattolica tradizionale, la risposta è affermativa per le materie propriamente temporali. La trattazione State and Church della Catholic Encyclopedia, utile come sistemazione prossima a tale norma, afferma che nelle materie puramente temporali la giurisdizione statale è suprema e, rispetto alla Chiesa, esclusiva. I due poteri sono distinti per competenze ma in armonia. Questa è la “Pax Christi in Regno Christi”, senza cui non ci può essere alcuna vera e duratura pace sulla Terra, poiché mancherebbe della Verità oggettiva e rivelata.

Per la costruzione storica di questa dottrina è pertinente il teologo Enrico Baruzzo, in “Costantino e la dottrina della regalita sociale di Cristo”, nell’Enciclopedia Costantiniana, 2013, come fonte storiografica, non come documento magisteriale. Le due società, quella Spirituale e quella Temporale sono in sé perfette: hanno indipendenza propria, fini diversi. “Perfetta” non significa moralmente impeccabile. Una “societas perfecta” è una società completa nel proprio ordine: possiede, in ragione del suo fine, i mezzi e l’autorità necessari a perseguirlo. Non significa che ogni suo membro sia virtuoso, che ogni suo provvedimento sia giusto o che essa possa provvedere da sola a qualsiasi bisogno umano.

Leone XIII definisce la Chiesa una società “nel suo genere e nel suo assetto giuridico perfetta”, dotata degli strumenti necessari al proprio esistere e operare. La perfezione e dunque giuridico-finalistica, non una qualifica morale dei comportamenti ecclesiastici. La costruzione tradizionale distingue il bene temporale, affidato alla societa civile, dalla beatitudine soprannaturale, cui conduce la Chiesa. Entrambe riguardano gli stessi esseri umani, ma sotto ragioni differenti. Nella sistemazione citata della Catholic Encyclopedia, proprio questa distinzione fonda sia la competenza temporale dello Stato sia la superiorità del fine ecclesiale.

Distinzione e coordinamento non sono separazione. Il modello si oppone a due soluzioni speculari: la riduzione della Chiesa a un organo dello Stato e l’eliminazione della consistenza propria dell’autorità civile. L’indipendenza ecclesiastica difesa nell’Immortale Dei non autorizza a concludere che qualsiasi materia politica appartenga immediatamente alla giurisdizione pontificia.

Il coordinamento diventa necessario quando una stessa realtà presenta aspetti diversi. Il matrimonio, per esempio, può essere considerato sotto il profilo religioso e sotto quello degli effetti civili; l’istruzione può coinvolgere insieme amministrazione pubblica, responsabilità familiare e insegnamento religioso. Sono esempi analitici di ciò che la tradizione chiama comunemente materie miste, non prove che ogni loro disciplina storica fosse necessaria o immutabile.

La “potestas indirecta” non significa che il Papa governi ordinariamente lo Stato attraverso funzionari ecclesiastici. Significa che una materia temporale può cadere sotto un giudizio ecclesiastico quando coinvolge il fine spirituale: non perché temporale, ma in quanto spiritualmente rilevante. Il carattere “indiretto” riguarda quindi il titolo dell’intervento, non necessariamente la debolezza dei suoi effetti politici. Un intervento ecclesiastico può essere molto incisivo pur essendo giustificato in nome della salvezza, della fede o della legge morale e non come esercizio ordinario della sovranità civile.

Qui emerge la tensione più importante ove la Chiesa ufficiale ha ceduto completamente al laicismo: la medesima tradizione che riconosce allo Stato una competenza propria attribuisce alla Chiesa il giudizio su quando una questione coinvolga lo spirituale. La Catholic Encyclopedia esplicita questa asimmetria: tale decisione non può essere lasciata semplicemente allo Stato. Invece l’immoralità dilaga perché i modernisti sono liberali, sincretisti, relativisti e soggettivisti, quindi ecumenici, collegiali, sinodali, democratici, alleati ed amici di tutti gli storici nemici di Cristo e della Chiesa.

Questo colpo da maestro di Satana avrà fine. Nel frattempo, costanza e perseveranza nella Tradizione immutabile sono gli imperativi guida dell’ora presente. Non posso non vedere l’omologazione della “Chiesa del Concilio” al cancro liberal, né la totale rottura col Magistero Perenne, che non porta alla tranquillità dell’Ordine, come diceva Sant’Agostino, e neppure alla semplice mancanza di guerre, per cui pregano, scandalosamente, i modernisti assieme a Maometto, Caifa e Lutero! Non posso essere in comunione con gli anticristi. Devo saper riconoscere il Buon Pastore dai buoni frutti, che vengono serviti con sacrificio nella Chiesa Cattolica perseguitata e misconosciuta, non nel buonismo ipocrita degli “aggiornati”…

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1 commento su “Per Chi Vuole Vedere, è Chiaro: ci Sono Due Chiese. una Cattolica, l’Altra…Matteo Castagna.”

  1. Caro Castagna, nel suo intervento vi sono affermazioni condivisibili sulla regalità sociale di Cristo e sulla distinzione tra potere spirituale e temporale. Ma proprio queste fanno emergere una contraddizione fondamentale.

    1. Le «due Chiese».
    Lei sostiene che dal 1965 esisterebbero una Chiesa cattolica «dispersa» e una Chiesa modernista che occupa Roma. Ma la Chiesa cattolica è visibile, apostolica e gerarchica.

    Il Vaticano II non ha abolito la categoria della societas: l’ha approfondita recuperando Scrittura e Padri — Popolo di Dio, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito, comunione sacramentale e società gerarchicamente costituita. Lumen gentium 8 tiene insieme precisamente realtà spirituale e struttura visibile.

    Si può dire che il buon grano sia disperso fra la zizzania; non che sia dispersa la Chiesa. E la parabola ammonisce anche chi pretende di separare anzitempo l’uno dall’altra (Mt 13,30). Chi può dunque attribuirsi l’autorità di dichiarare zizzania l’intera gerarchia visibile della Chiesa?

    Qui la teoria della Chiesa «dispersa» assume paradossalmente un sapore protestante: la vera Chiesa finisce per essere identificata con coloro che, secondo il proprio giudizio, conservano la vera fede, mentre Papa, Vescovi, Concili e liturgia possono essere dichiarati appartenenti alla falsa Chiesa. Il giudizio privato diventa così tribunale della Chiesa.

    2. Cristo Re e le «due Messe».
    È vero che Pio XI sottolineò fortemente la regalità sociale di Cristo, mentre la riforma liturgica accentua maggiormente quella escatologica. Si può discuterne; ma diversa accentuazione non significa diversa fede, né dimostra l’esistenza di due Chiese.

    Quanto alla liturgia, Sacrosanctum Concilium 22 non inventa affatto un principio conciliare: ribadisce un principio tradizionale, vigente ben prima del Vaticano II, secondo cui la regolazione della liturgia appartiene all’autorità della Chiesa e, in modo eminente, alla Sede Apostolica. Lo stesso san Pio V esercitò precisamente questa autorità sul Messale, come fecero dopo di lui altri Pontefici.

    3. Laicità.
    Neppure regge l’equazione «laicità = neutralità = ateismo». Il Vaticano II distingue Chiesa e comunità politica senza sottrarre la società alla legge morale né relegare la religione nel privato. Anche il Concordato del 1984 può essere criticato, ma la fine della religione cattolica quale «sola religione dello Stato» non equivale automaticamente all’ateismo dello Stato.

    Rimane quindi la contraddizione: si invoca Leone XIII per difendere una Chiesa visibile, gerarchica e dotata di giurisdizione; poi quella stessa Chiesa diventa “dispersa” quando la gerarchia visibile non corrisponde più al proprio giudizio sulla Tradizione.

    Perciò restano tre domande: dov’è oggi questa Chiesa cattolica visibile? Chi sono i suoi legittimi Pastori? Da chi ricevono la giurisdizione?

    Il buon grano può essere disperso fra la zizzania; la Chiesa no. E soprattutto Cristo non ha promesso l’indefettibilità al nostro discernimento privato, ma alla sua Chiesa.

    Ed ecco il paradosso: si parte proclamandosi difensori della Tradizione contro il modernismo e si arriva a un principio assai poco tradizionale: il proprio giudizio stabilisce quale Papa sia Papa, quale Chiesa sia Chiesa, quale liturgia sia cattolica e perfino chi sia grano e chi zizzania.

    A quel punto il problema non è più soltanto dove sia la vera Chiesa. Sorge una domanda ancora più imbarazzante: chi ha conferito a qualcuno una giurisdizione tanto universale?

    Perché tra il difendere la Tradizione e sedersi, senza mandato, sul tribunale della Chiesa c’è una differenza che nemmeno 270 fonti riescono a colmare.

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