Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Antonio Romano, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un recente documento vaticano, e del suo firmatario, “Tucho” Feranandez. Buona lettura e diffusione.
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Il Sentimentalismo sinodale e “La vida como viene”
Il 22 ottobre è stato pubblicato il documento del Dicastero della Dottrina della Fede (DDF) Venite ad me e, anche se i temi sono quelli classici stucchevoli sinodali, questo testo non è pasticciato come gli ultimi firmati da Víctor Manuel Fernández, perché mantiene una certa coerenza interna e presuppone l’intervento di una mano più attenta.
Venite ad me, è tutto incentrato sull’urgenza dell’evangelizzazione tanto auspicata da “Papa Francesco”: «Di fronte alla situazione sopra descritta, appare del tutto naturale che per i credenti si tratti di ripartire da una grande stagione di annuncio del Vangelo, dando finalmente seguito a quanto chiedeva Papa Francesco in Evangelii gaudium a proposito dell’urgenza dell’intera Chiesa di dare vita ad una nuova tappa evangelizzatrice» (72).
Siamo sicuri che il desiderio di Bergoglio fosse quello di promuovere l’evangelizzazione?
Lamentandosi dei catechisti che si sentono “evangelizzatori”, ecco cosa diceva l’Argentino a Santa Marta nel 2016: “Io vado a evangelizzare, io ho portato in chiesa tanti… fare proselitismo è un vanto, evangelizzare non è fare proselitismo. Fare la passeggiata; ridurre il Vangelo a una funzione; fare proselitismo… tutti noi conosciamo gente allontanata dalla Chiesa, cosa dobbiamo dire loro?… l’ultima cosa che devi fare è dire qualcosa!”. A Tbilisi ha detto: «C’è un grosso peccato contro l’ecumenismo: il proselitismo. Mai si deve fare proselitismo con gli ortodossi!». Prendendo a pretesto un’espressione di Benedetto XVI, Bergoglio aborriva il proselitismo, dimenticando che veniva praticato nella Chiesa primitiva (At 6,5;13,43). Annuncio del kerigma e proselitismo sono strettamente collegati (At 2,37-41).
L’intenzione di Francesco è stata quella di soffocare in tutti i modi l’annuncio del Vangelo, chiudendo fiorenti seminari ricchi di vocazioni e rimuovendo vescovi validi come Joseph Leonard, Mario Olivieri, Héctor Aguer, Giovanni D’Ercole, Joseph Strickland e altri.
Ormai al Vaticano credono che siamo diventati tutti imbecilli, e cercano anche di convincerci che Leone XIV non poteva andare ad Assisi in elicottero, né in treno, né in auto, perché troppo rischioso per una persona operata da pochi giorni di adenocarcinoma polmonare, mentre invece può affrontare un viaggio di oltre 31 mila chilometri in aereo ed arrivare persino a Cusco, che si trova a 3.400 metri di altezza, una vera manna per un settantunenne appena operato ai polmoni!
Il documento del DDF è tutto impregnato di sentimentalismo sinodale: per il credente l’importante è farsi “illuminare” dall’“amore” e seguire le emozioni del “cuore” attratto irresistibilmente dal kerigma.
La parola cuore è ripetuta 57 volte e riporto solo qualche stralcio:
«come ricorda Papa Francesco all’inizio dell’Evangelii gaudium: «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù» (24); «Scoprire che la Chiesa può offrire un aiuto spirituale concreto di fronte a queste preoccupazioni, predispone il cuore a ricevere l’annuncio kerygmatico con rinnovato vigore» (69); «l’avvio di un cammino di conoscenza e di amore di Cristo, reso possibile dall’accoglienza dell’annuncio da parte di chi lo riceve con cuore libero e sincero» (76); «Deve essere un annuncio “performante”, capace di toccare realmente il cuore di coloro che lo ricevono e di spingere i loro passi incontro al cuore del Signore Gesù» (77); «Per questo, il linguaggio della fede non deve limitarsi a una fredda esposizione di concetti; deve certamente possedere quella chiarezza che facilita la comprensione, ma soprattutto deve caratterizzarsi come un appello del cuore» (80).
Susanna Tamaro avrebbe suggerito per il documento un titolo a lei caro: Va’ dove ti porta il cuore.
Per 47 volte viene ripetuta la parola amore:
«Coloro, poi, che si aprono alla luce della rivelazione dell’amore di Dio ricevono da Gesù una parola di perdono, una parola di liberazione, una parola di amore, una parola di libertà, una parola di vita, una parola di speranza (cf. Lc 4,18-19). Gesù sollecita in tutti coloro che gli vanno incontro e si aprono a Lui con cuore sincero un moto di rinnovato interesse e amore» (13); «la luce e la potenza di quell’amore sono sempre a disposizione di chiunque in ogni tempo e in ogni luogo» (11); «infine, l’avvio di un cammino di conoscenza e di amore di Cristo, reso possibile dall’accoglienza dell’annuncio da parte di chi lo riceve con cuore libero e sincero» (76). È superfluo aggiungere che vengono citati tutti gli slogan bergogliani.
Il primato assoluto spetta comunque al termine luce, che nel documento s’incontra 88 volte.
«La luce e la potenza di quell’amore sono sempre a disposizione di chiunque in ogni tempo e in ogni luogo. Chi accoglie questa rivelazione abbandona per sempre il regno delle tenebre, aprendosi finalmente alla luce della vita e ad una vita di luce» (11); «Egli vuole continuamente indirizzare il cuore e la mente di tutti alla luce vera dell’amore del Padre» (12); «Questo è, pertanto, il cuore dell’esperienza cristiana: l’incontro con il Signore Gesù, che ci mette in contatto con la luce vera dell’amore divino» (25); «L’esperienza della fede può così essere immaginata come l’incontro vitale e decisivo con quel “sole vero” che è Cristo, il quale libera dalle tenebre e riempie di luce l’esistenza umana. È un’esperienza di luce» (26); «Poiché la fede è ascolto e visione, essa si trasmette anche come parola e come luce» (27).
Ricordo che la bambolina mascotte del Giubileo si chiama Luce, ed è opera di un disegnatore che sostiene i gay pride e cura una linea di sex toys. Luce porta in mano un bastone, la cui forma non ha nulla a che vedere con un pellegrinaggio giubilare, e può significare sia un oggetto erotico che troviamo nei sexy shop, sia il bastone del dio Anubi, simile a quello usato da Bergoglio. Il 6 gennaio 2025 l’Antipapa ha detto: “Siamo capaci di dare speranza agli altri con la luce della nostra fede”. Il gadget ha significati esoterico-satanisti, perché la luce portata da Bergoglio – non mi stancherò di ripeterlo – è quella di Lucifero.
È vero che Fernández sembra specificare: «Questa luce vera ha il nome di Gesù, il Cristo» (9), tuttavia si ha il fondato sospetto che il ripetere la stessa parola in maniera compulsiva e ossessiva, non abbia altro scopo che rievocare e attualizzare il pensiero Bergogliano.
Qual è lo scopo di queste sdolcinature sinodali in un documento dove per decine di volte si ricordano le sacrosante parole di Papa Francesco? Viene spiegato nel testo stesso.
L’annuncio evangelico non è stato incarnato nella vita delle persone (52;66), «A ciò si aggiunge la necessità di ripensare il modo stesso di annunciare il Vangelo, privilegiando forme narrative rispetto alla semplice trasmissione di concetti astratti» (66); «la trasmissione della fede non resti confinata in linguaggi che possono essere etichettati come “scolastici”, “dogmatici” o “moralistici”» (80); «La centralità del kerygma richiede […] che non imponga la verità e che faccia appello alla libertà, che possieda qualche nota di gioia, stimolo, vitalità, ed un’armoniosa completezza che non riduca la predicazione a poche dottrine a volte più filosofiche che evangeliche» (83).
Finalmente una buona notizia: dopo il fallimento dei missionari che per duemila anni hanno annunciato il Vangelo con “concetti astratti”, “poche dottrine” e senza “gioia, stimolo, vitalità”, adesso avranno a disposizione un punto di riferimento sicuro, il Defensor Fidei card. Víctor Manuel Fernández!
E il magistero della Chiesa che fine ha fatto?
Il Magistero viene citato solo per essere ignorato e contraddetto. Quelle che Fernández chiama “Considerazioni sulla trasmissione della fede nel cambiamento d’epoca” invitano a diffidare della dottrina cattolica, e a non disperdersi nei suoi «tanti ambiti» (84); «Per questa ragione, la fede non si trasmette anzitutto come un insieme di contenuti dottrinali o di informazioni religiose, ma come una forma di vita ecclesiale nella quale il credente viene progressivamente introdotto» (29).
Attenzione all’inganno: la “vita ecclesiale” nominata da Fernández è quella sinodale e ingannevole promossa dalla falsa chiesa di Roma. El Tucho besame mucho invita a liberarsi dagli inutili fardelli dottrinali che finora hanno oppresso la libertà delle persone; l’importante è seguire la propria voce interiore e le proprie sensazioni emotive. Viene proposta una fede fai-da-te, un’esperienza soggettiva del cuore che suscita emozioni e ispira un amore libero da ogni Legge.
Il DDF annuncia un kerigma svuotato dalla conversione e dai Novissimi, in perfetta sintonia con una foto – ormai famosa – che ritrae un trans accanto a Fernández vestito con i paramenti sacerdotali e una stola che reca la scritta: «La vida como viene».
Il documento è stato praticamente ignorato dai vescovi, come effettivamente meritava. Verificato l’ennesimo flop della gestione Fernández, il giornalista di Religión Confidencial chiede al prefetto del DDF: “Si aspettava che il documento sulla Trasmissione della Fede avesse un impatto maggiore?”. Risposta: “Non proprio. Sono stato realista… È comprensibile che questo tema, così strettamente legato a quello del documento precedente (Dilexi te), non susciti particolari emozioni”.
Antonio Romano
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5 commenti su “Sentimentalismo Sinodale, “La Vida como Viene”. Tucho e Va dove ti Porta il Cuore. Antonio Romano”
Caro Romano, il problema del suo articolo non è la critica, ma il tentativo di far dire al documento ciò che non dice.
Scrivere che la fede non si trasmette «anzitutto» come un insieme di contenuti dottrinali non significa svalutare la dottrina: significa ricordare che all’origine della fede c’è Cristo, dal cui incontro nasce l’adesione alla verità rivelata.
Quanto a «cuore», «amore» e «luce», siamo davvero al paradosso: «Io sono la luce del mondo» (Gv 8,12), «Dio è amore» (1Gv 4,8). Passare dalla luce a Lucifero attraverso mascotte, Anubi e sex toys non è teologia: è un’associazione di idee che trasforma semplici suggestioni in argomenti teologici e che potrebbe persino indurre a pensare in qualcuno che lei abbia, su certi ambiti, una sorprendente dimestichezza.
Gli Atti, poi, testimoniano annuncio e conversione. Questo è evangelizzare; il proselitismo inteso come pressione o reclutamento improprio è altra cosa.
Ma il vero problema è quando lei parla di «falsa Chiesa di Roma», «Antipapa» e «luce di Lucifero». A quel punto il documento è soltanto un pretesto: la sentenza contro la Chiesa visibile è già stata pronunciata.
E allora risponda alla domanda che continua a eludere: se Roma è la falsa Chiesa, dov’è quella vera? Dov’è oggi la Chiesa cattolica visibile, apostolica e gerarchica? Dov’è il suo Papa e dove sono i suoi vescovi?
Cristo ha promesso: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Se invece la vera Chiesa fosse scomparsa e bisognasse ritrovarla seguendo blog, sospetti e deduzioni private, il problema non sarebbe più Francesco, Fernández o Roma: sarebbe Cristo che non avrebbe mantenuto la promessa.
Quindi meno «Antipapa» e più risposte. Perché una Chiesa che esiste soltanto nelle deduzioni del signor Romano somiglia molto più alla Chiesa fondata da Romano che a quella fondata da Cristo.
..il protestantesimo diventa indistinguibile dalla cultura circostante: una caccia senza fine di stimoli sotto la dittatura del piacere..
https://www.aldomariavalli.it/2025/11/30/lemozione-al-posto-del-dogma-laggiornamento-al-posto-della-tradizione-il-modernismo-colpisce-cosi-e-porta-allautodistruzione/
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le persone sono condizionate fin dalla nascita a credere che il piacere sia il bene supremo e che il disagio, il sacrificio, la disciplina o la sofferenza siano mali da evitare a tutti i costi. Quando questa mentalità infetta la religione, il risultato è catastrofico. L’emotività diventa non solo il sostituto della verità, ma il suo nemico..
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..La Chiesa cattolica ha sempre insistito sul fatto che la fede è, prima di tutto, un atto dell’intelletto. San Tommaso d’Aquino esprime la posizione perenne della Chiesa con cristallina chiarezza quando scrive che “la fede risiede nell’intelletto” (“Summa theologiae”, II-II, q. 2, a. 9)..
..come avverte il grande dottore mistico san Giovanni della Croce, “non bisogna fidarsi dei sentimenti”. Essi, infatti, sono spesso spiritualmente pericolosi. Il diavolo può imitare le consolazioni per ingannare gli incauti. Santa Teresa d’Avila istruisce le anime a diffidare delle lacrime, della dolcezza e dell’impeto delle eccitazioni interiori, poiché la vera prova del progresso spirituale è la crescita della virtù, non la fluttuazione del sentimento..
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..la religione emotiva ha un difetto fatale: non appaga mai. I sentimenti svaniscono. Le emozioni crollano.L’”esperienza della vetta” dura solo fino al mattino dopo, a volte solo fino al termine del canto. E così la gente esige una nuova euforia ogni domenica..Tutto deve aumentare d’intensità. Se l’impatto emotivo vacilla anche solo per una funzione, la gente se ne va borbottando: “Oggi lo Spirito non c’era”.
Tutto ciò colma il vuoto lasciato dall’assenza di una vera dottrina. Il protestantesimo – essendosi separato dal dogma, dalla vita sacramentale, dall’autorità magisteriale stabilita da Cristo – non ha altra scelta che fare appello alle emozioni di chi “cerca”. Senza una verità oggettiva, tutto ciò che rimane è la ricerca di un sentimento. In questo modo, il protestantesimo diventa indistinguibile dalla cultura circostante: una caccia senza fine di stimoli sotto la dittatura del piacere.
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..Sono cresciuto nel mondo del protestantesimo pentecostale e per anni sono rimasto cieco di fronte all’evidenza: tutto – letteralmente tutto – era costruito sulle emozioni. L’intero edificio religioso non poggiava sulla dottrina, non sulla verità, non sull’intelletto mosso dalla grazia, ma sulle instabili sabbie mobili dei sentimenti. Se “sentivi” qualcosa, allora “lo Spirito si muoveva”. Se non lo sentivi, allora lo Spirito non doveva essersi manifestato. La religione era ridotta a vibrazioni interiori e sbalzi d’umore.
La musica era il motore che guidava questa esperienza. Qualche canzone veloce, con un sottofondo di batteria, scatenava la congregazione in quella che poteva essere descritta solo come una semi-frenesia: questa era la “lode”. Poi arrivava l’inevitabile brano lento, sussurrato e sentimentale, pensato per attivare i dotti lacrimali e ammorbidire le difese: questa era l’”adorazione”. Solo dopo che la temperatura emotiva si era adeguatamente elevata, il predicatore saliva sul palco. Il suo compito? Costruire un altro crescendo emotivo, manipolare lo stato psicologico della folla fino a raggiungere l’apice della pressione. E al momento giusto, una dolce musica di sottofondo ricominciava, creando l’atmosfera perfetta per la “chiamata all’altare”. E devo forse sottolineare che non c’era l’altare?..
E’ ancora così !!!!
Dico la mia,
e in realtà gli insegnamenti di Fede da lei descritti,(sia di quella pentecostale, sia di quella dal morboso, vago morbidume cattolico oggi in auge) sembrano adeguarsi ai vecchi sistemi di trattamento del dott. Charcot, esimio medico positivista, “inventore” dell’isteria uterina che costui affettava di curare mentre la faceva aumentare a dismisura nel “circo” delle numerosissime pazienti- convinte dalla sua personalità carismatica- di diventare fondamentali testimoni dell’asse “croce e delizia” o “cuore e amore”, eliminata ogni distinzione tra agape, eros e filia.
“LA VIDA COMO VIENE”
Un motto di indubbio sapore zen ma per uso diabolico.