G@z@, i Social Cancellano le Prove del GenΘcidiΘ. I Cristiani di Taybeh sotto Attacco di I$r@ele.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione di quanto si sta perpetrando in Medio oriente con la complicità fattiva di gran parte dell’Occidente, ein particolare del nostro governo. Buona lettura e diffusione.

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C’è questo articolo del Centro Studi Federici:

Il villaggio cristiano di Taybeh è da tempo sotto l’attacco di giovani coloni, protetti dall’esercito e, di conseguenza, dal governo. In questa stagione, ai coloni viene permesso di impedire alle famiglie cristiane del villaggio di raccogliere le olive (una pratica che colpisce tutta la Cisgiordania); sono stati persino aggrediti dei diplomatici europei che tentavano di visitare Taybeh. Il rabbino Dov Lior ha dichiarato che è legittimo appropriarsi dei beni palestinesi, in linea con la morale del Talmud nei confronti dei non ebrei. Segnaliamo a tal proposito un comunicato dei vertici delle “chiese cristiane” di Gerusalemme, dissociandoci naturalmente dallo spirito ecumenico del documento, che riconosce come chiese quelle che sono, in realtà, delle sette eretiche e scismatiche.
Coloni scatenati, dalle Chiese [“chiese”] di Terra Santa «pieno sostegno alla comunità di Taybeh»
Questa mattina, i patriarchi e capi delle Chiese cristiane in Terra Santa hanno diffuso un comunicato congiunto che reca la data di ieri – 19 ottobre 2026 – ed esprime condanna per gli attacchi messi in atto sabato 17 ottobre da un gruppo di coloni ebrei mascherati ai danni di coltivatori del villaggio cristiano di Taybeh, in Cisgiordania, e di un gruppo di cittadini stranieri giunti ad esprimere solidarietà agli abitanti del villaggio palestinese.
Il testo degli ecclesiastici definisce «ignobile» l’attacco e sottolinea che tra gli ospiti stranieri vi erano anche diplomatici e funzionari di Paesi europei (in particolare rappresentanti di Francia, Belgio e Polonia, riferiscono i media israeliani). Le loro auto sono state prese a sassate. Il governo israeliano ha lamentato il fatto che i diplomatici non avessero informato in anticipo dei loro spostamenti e che quindi l’esercito non era stato allertato per fornire adeguata protezione. Nella stessa serata del 17 ottobre il premier Benjamin Netanyahu ha diffuso un comunicato che parla di «presunto attacco a diplomatici europei» e, ipotizzando un nuovo episodio di campagna denigratoria contro Israele, invita ad attendere l’esito delle indagini di polizia prima di trarre conclusioni.
Per i capi delle Chiese «questo selvaggio attacco al villaggio cristiano di Taybeh e alla sua popolazione pacifica non è un episodio isolato. Nelle ultime settimane i villaggi palestinesi della Cisgiordania sono stati esposti, da parte dei coloni, a un terrore su vasta scala, che raggiunge il culmine in questo periodo della raccolta delle olive, quando le famiglie si recano nei loro terreni per raccogliere ciò di cui hanno bisogno per vivere e per rinnovare quel legame con le proprie terre che dura da generazioni».
In proposito, gli ecclesiastici contestano, senza nominarlo, il rabbino Dov Lior – personalità considerata contigua alla destra sionista più estrema – che nei giorni scorsi ha emesso un parere religioso che considera legittimo che degli ebrei raccolgano le olive da alberi di proprietà palestinese in Cisgiordania, perché gli attuali possessori rivendicano diritti che non hanno su una terra che gli ebrei, nei secoli passati, dovettero abbandonare contro la propria volontà. Un simile parere, per gli ecclesiastici cristiani di Terra Santa è «infondato, molto preoccupante, pericoloso, e assolutamente inaccettabile».
(…) «Purtroppo – prosegue la dichiarazione –, i fatti sul terreno mostrano che questi attacchi continuano a causa dell’impunità di cui godono coloro che li commettono. Riconosciamo l’azione intrapresa dalla polizia israeliana e gli arresti effettuati in seguito a questo attacco, ed esprimiamo la speranza che questa azione di contrasto prosegua in modo serio e coerente e non resti un provvedimento isolato».
Una volta ancora si chiede alle autorità competenti «di consegnare alla giustizia i responsabili», mentre si sollecita la comunità internazionale «a intensificare i propri sforzi per garantire la protezione della popolazione di Taybeh e della Cisgiordania, nonché di tutti coloro che visitano queste zone per esprimere la propria solidarietà». (…)

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Poi c’è questo post su Instagram. Cliccate sul collegamento per il video.
Ali Abu Aita è un bambino di pochi anni. Nel settembre 2025 un bombardamento israeliano colpisce la sua casa e uccide la mamma, il papà e tutti i fratellini. Lui è l’unico che sopravvive.

In un altro video una bambina piange e chiama la madre, uccisa in un attacco israeliano nel campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia. In un terzo si vedono i resti dell’auto su cui viaggiavano giornalisti e operatori umanitari che distribuivano aiuti.

I tre filmati sono conservati su Archive Genocide, un archivio online che raccoglie le prove del genocidio a Gaza dal 7 ottobre 2023 e le manda ai giudici internazionali che indagano sui crimini di Israele.

Lo gestisce IsraelExposed, un collettivo i cui membri restano anonimi per paura di ritorsioni da parte di Israele.

All’inizio di ottobre il collettivo annuncia di aver superato i 200mila documenti tra video, fotografie e testimonianze.

Li hanno girati giornalisti, medici, civili palestinesi, operatori umanitari e anche soldati israeliani.

Al quotidiano israeliano Haaretz il collettivo ha raccontato di aver cominciato a raccogliere prove quando Instagram, TikTok e le altre piattaforme cancellavano i video da Gaza e chiudevano gli account di chi li aveva pubblicati. Molti di quegli autori sono morti o sfollati e i loro filmati non si possono più recuperare.

“Abbiamo trovato davvero offensivo che queste prove venissero cancellate”, spiega il collettivo.

Chiunque abbia un video di possibili crimini a Gaza o in Cisgiordania può mandarlo attraverso il sito archivegenocide.com che rimanda a un canale Telegram, che conserva la qualità originale del file e i dati su quando e dove è stato girato. Ogni video viene verificato dal team di Archive Genocide prima di inserirlo nell’archivio.

Come si legge sul sito, i materiali verificati vengono poi inoltrati alla Corte penale internazionale, alla Hind Rajab Foundation, che porta in tribunale i soldati israeliani accusati di crimini a Gaza, e ai legali del Sudafrica che accusano Israele di genocidio davanti alla Corte internazionale di giustizia.

Leggi l’articolo di @rrrrafbi su InsideOver

#gazagenocide #archivegenocide

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E c’è anche questo post su Instagram:

Un ex parlamentare israeliano ha pubblicato sugli autobus pubblici alcuni manifesti elettorali recanti lo slogan: “Occupazione. Espulsione. Insediamento”.

Moshe Feiglin, presidente del partito Zehut, ha difeso lo slogan dopo che questo aveva suscitato critiche online.

Da sempre sostenitore dell’espulsione dei palestinesi dalla loro patria, Feiglin ha affermato su Instagram che la gente dovrebbe abituarsi alle sue politiche.

«Non cancelleremo nemmeno una virgola. Guardate bene questi cartelloni, perché non andranno da nessuna parte», ha detto.

«L’avete letto perfettamente, lettera per lettera: Occupazione. Espulsione. Insediamento», ha aggiunto.

Feiglin ha affermato che il suo partito «colonizzerà» ogni centimetro di quella che lui definisce la Terra d’Israele.

Il politico di linea dura ha costruito la sua carriera politica sull’opposizione a un accordo di pace con i palestinesi.

Si è espresso a favore della costruzione del Terzo Tempio sul sito della Moschea di Al-Aqsa, dell’annessione della Cisgiordania occupata e della Striscia di Gaza, nonché dell’espulsione dei palestinesi.

Feiglin ha fatto parte del parlamento israeliano, la Knesset, dal 2013 al 2015 come membro del partito Likud.

Ha lasciato il Likud e ha fondato Zehut nel 2015.

Il mese scorso ha firmato un accordo elettorale con Bezalel Smotrich per unire i loro partiti in un unico blocco, in vista delle elezioni del 27 ottobre.

Questa mossa potrebbe garantirgli un seggio in parlamento se l’alleanza dovesse conquistare i cinque o sei seggi previsti.

All’inizio di questa settimana, Feiglin ha dichiarato al Jerusalem Post di voler «vedere Gaza vuota».

«Occupazione, trasferimento di tutti, di tutti gli arabi. Non mi interessa. Non possono restare lì dopo quello che hanno fatto», ha affermato.

Ha aggiunto che l’intera popolazione di Gaza, compresi neonati e bambini, è «nemica», e non solo Hamas.

Feiglin ha già espresso commenti simili in passato.

L’anno scorso, durante un’intervista al Canale 14 israeliano, ha dichiarato che «ogni bambino, ogni neonato a Gaza è un nemico».

«Dobbiamo occupare Gaza e colonizzarla, e non resterà lì nemmeno un bambino di Gaza. Non c’è altra vittoria», ha affermato.

Feiglin aveva già invocato in precedenza la «distruzione totale di Gaza, prima di invaderla… Una distruzione come quella di Dresda e Hiroshima, senza armi nucleari», in un’intervista rilasciata ad Al Jazeera nell’ottobre 2023.

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