Quante Voci su Parolin per una Frase Infelice…Fine Carriera a Milano? Forse…Americo Mascarucci.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul Segretario di Stato, e la ridda di voci che lo riguardano. Buona lettura e diffusione.

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Da giorni si sta assistendo ad un balletto di commenti intorno alle dichiarazioni del segretario di Stato Pietro Parolin sul “pontificato da rimodulare”, alla luce del ricovero di papa Leone e delle difficoltà di poter svolgere i prossimi imminenti viaggi apostolici. Ed ecco che su quelle parole si stanno leggendo le ipotesi più disparate.

C’è chi parla di un Parolin ormai in fase di smobilitazione essendo prossima la sua sostituzione; chi di eccesso di visibilità e protagonismo per non apparire come colui che ha appreso del ricovero del papa come tutti gli altri comuni mortali; chi richiama dissapori fra Prevost e Parolin per via del conclave, considerando che il Segretario di Stato non avrebbe gradito la mancata elezione a pontefice e avrebbe tentato, senza successo, di far naufragare l’elezione dell’americano.

E dulcis in fundo non mancano le teorie più complottiste, che leggono nelle dichiarazioni del porporato un avvertimento nei confronti del Santo Padre perché, sapendo perfettamente Parolin che Leone non sarebbe il vero papa sempre per via della trita e ritrita teoria della sede impedita di Benedetto XVI, avrebbe fatto capire chiaramente che presto sarà svelato al mondo il grande inganno dell’antipapa;

La verità è molto più semplice di ciò che si pensi, ovvero che Parolin si è lasciato sfuggire una parola di troppo di fronte ai giornalisti che lo stavano incalzando. Sarebbe bastato un no comment e tutto questo polverone si sarebbe evitato. Una frase tutto sommato innocente è invece diventata un caso mediatico.

E’ ovvio che un pontefice che subisce un’operazione potrebbe dover modificare la propria agenda in fase di convalescenza, soprattutto per ciò che riguarda i viaggi, ma da qui a parlare di pontificato da rimodulare ce ne passa considerando anche che Leone sembra essersi già ristabilito per il meglio.

Curioso come tutti coloro che affermano l’invalidità di Bergoglio, oggi siano in prima linea a difendere Parolin, ovvero un falso cardinale secondo la loro stessa tesi, visto che è stato creato da quello che definiscono l’antipapa Francesco (a meno che Benedetto non lo abbia riconsacrato in gran segreto magari nel cuore di una notte, con Parolin che si è intrufolato furtivamente nell’appartamento del papa emerito travestito da suora) e ripongano in lui le speranze di veder riconosciuta la sede impedita di Ratzinger (da lui e dal professor Diddi ovvero il promotore di giustizia nominato da Bergoglio quindi falso e invalido se fosse accertato che Francesco non era papa).

La verità è che Parolin nell’ultimo conclave ha tentato di giocarsi la partita, iniziando già da tempo a tessere la tela delle alleanze e presentandosi come candidato moderato, con l’obiettivo di rassicurare tanto i conservatori che i progressisti. Non a caso nei mesi precedenti alla morte di Bergoglio già si dava per scontata la sua elezione con tanto di presunto nome pontificale, Gregorio. Poi però la rete delle alleanze si è rotta, soprattutto perché gli anti bergogliani non si sono fidati di lui, considerando che oltre a non aver mai preso ufficialmente le distanze dal pontefice argentino sulle scelte più controverse, da Amoris Laetitia al sinodo amazzonico, porta sulle spalle il peso del motu proprio Traditionis Custodes di cui sarebbe stato il più convinto sostenitore, spingendo Francesco a stringere le maglie della tolleranza nei confronti dei tradizionalisti, contro le prudenze dell’allora prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede Ladaria Ferrer. Leone lo ha riconfermato nell’incarico di Segretario di stato, e questo al di là delle dietrologie, probabilmente è stato necessario per mantenere un equilibrio all’interno della Curia romana indipendentemente dal fatto che abbia o meno dirottato i suoi voti sull’attuale pontefice favorendone l’elezione.

Che Parolin abbia visto ridimensionato il proprio ruolo rispetto al pontificato precedente è sotto gli occhi di tutti, visto che Leone è sembrato gestire in prima persona le principali questioni di ordine internazionale lasciandolo sullo sfondo; ci sta che, di fronte al ricovero e all’intervento chirurgico del papa al Gemelli, Parolin abbia voluto riappropriarsi della scena e gestire la comunicazione. Ma è altrettanto sotto gli occhi di tutti come in assenza di informazioni di prima mano, riservate unicamente all’entourage prevostiano, si sia lasciato andare ad ipotesi e congetture, per non apparire totalmente all’oscuro delle decisioni del pontefice. Che questo porti la testa di Parolin a cadere molto presto è anch’essa ipotesi decisamente troppo azzardata. Il Segretario di stato è figura troppo importante e “di peso” per essere messa fuori gioco per una frase sbagliata, e se avvicendamento ci sarà, sarà certamente concordato con papa Leone nei tempi e nei modi dovuti (magari con la nomina alla cattedra di Sant’ Ambrogio a Milano che sarebbe una conclusione onorevole per un diplomatico che ha sfiorato l’elezione al papato).

La sua non sarà una defenestrazione per intenderci, non sarebbe nello stile di un papa che finora è sembrato muoversi con assoluta prudenza e ben diversamente da come ha fatto Bergoglio, evitando lacerazioni nella Chiesa e cercando di stemperare  le lotte fra fazioni. Per quanto dopo il conclave Parolin sia molto ridimensionato, resta una figura di primo piano che, dietrologie a parte, non può essere trattata come un Gambetti qualsiasi.

Americo Mascarucci 

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3 commenti su “Quante Voci su Parolin per una Frase Infelice…Fine Carriera a Milano? Forse…Americo Mascarucci.”

  1. Non Metuens Verbum

    Se il Papa vuole fare un viaggio pastorale in America Latina (gli Argentini saranno sbalorditi), lo Spirito Santo lo accompagni. Dal punto di vista medico, sottoporre un operato al polmone a lunghi viaggi e successivi spostamenti in aerei più o meno ben pressurizzati, è un grosso azzardo.

  2. Che i giornali debbano cercare una notizia, e talvolta costruirla anche attorno a una parola, è cosa nota. Tuttavia proprio la logica mi rende difficile pensare che una personalità dell’esperienza e della levatura diplomatica del cardinale Parolin abbia voluto attribuire alle proprie parole tutte quelle conseguenze che alcuni commentatori ne hanno ricavato. Sarebbe stato il primo a sapere che simili interpretazioni avrebbero finito per ritorcersi contro di lui, facendolo apparire invadente rispetto alle prerogative del Pontefice o addirittura desideroso di condizionarne il pontificato. Molto più semplice pensare a un’espressione forse poco felice, caricata successivamente di significati che non necessariamente possedeva.

    Non condivido neppure l’idea che Leone XIV abbia ridimensionato il ruolo diplomatico di Parolin rispetto al pontificato di Francesco. Basti ricordare una circostanza significativa: per la delicatissima missione riguardante la guerra tra Russia e Ucraina, Francesco scelse il cardinale Zuppi come proprio inviato, e non il Segretario di Stato, che per ufficio, esperienza e preparazione diplomatica sarebbe apparso la figura più naturale. Sarebbe quindi azzardato dedurre dall’attuale maggiore esposizione internazionale del Papa un particolare ridimensionamento di Parolin.

    Quanto poi al mancato pontificato del cardinale, penso che gli abbia probabilmente risparmiato sofferenze di ogni genere. Avrebbe avuto contro una parte del tradizionalismo più estremo, che lo considerava troppo legato a Francesco — un meccanismo che, in forme diverse, abbiamo visto riproporsi anche nei confronti di Leone XIV. Per quanto personalmente ho potuto constatare, l’immagine di un Parolin semplicemente identificabile con una determinata linea o fazione non corrisponde alla realtà. Dall’altra parte, non gli sarebbero probabilmente mancati gli attacchi degli ambienti più progressisti qualora, come ritengo verosimile, avesse cercato di tendere la mano anche al mondo tradizionale e di ricomporre alcune delle fratture degli ultimi anni.

    Ma forse il rischio di tutte queste ricostruzioni è proprio quello di leggere la vita della Chiesa esclusivamente attraverso alleanze, sconfitte, rivincite, candidature e rapporti di forza. Tutto questo appartiene certamente alla fragilità degli uomini e può avere il suo peso nella storia. La Chiesa, però, non vive soltanto di questi meccanismi.

    Dietro le nostre illazioni, le distorsioni, le ambizioni, le fragilità e persino i limiti di coloro che la governano, rimane il Signore. È Lui l’amoroso Padrone della Chiesa; ed è Lui che, servendosi misteriosamente anche delle povere vicende degli uomini, ne guida la storia e le sorti. È questa certezza di fede che dovrebbe impedire a noi cattolici di trasformare ogni parola pronunciata nei Sacri Palazzi nell’ennesimo capitolo di una guerra per il potere.

  3. Le nomine di Prevost sono, in genere, oscene. E in obbedienza alla cultura “woke”. O in obbedienza alle elite finanziarie sataniste. Punto.
    Sulla questione operazione non so che dire, anche se il decorso postoperatorio sembra veramente molto rapido.
    Bergolgio era eretico ed apostata, in base al codice di diritto canonico. Nessuno può contestare questa mia affermazione. I vescovi che hanno applicato AL e FS sono scomunicati latae sententiae, piaccia o meno a loro.
    Le dimissioni di Benedetto XVI sono quasi certamente invalide; con un ricorso al TAR in Italia sarebbero state annullate. Non prendiamo in giro l’intelligenza delle persone: munus non è ministerium, senza considerare tutto il resto. Sul fatto che le nomine amministrative non siano valide, invece, non mi esprimo, avendo letto pareri contrari in tal senso

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