- IL VOLTO PUBBLICO DI MORLION
| I FRANCESCANI, USATI COME COMPARSE, NEL FILM “FRANCESCO GIULLARE DI DIO” DI ROSSELLINI |
Il professor Tomaso Subini tratta questo tema da pagina 205 a pagina 228 del suo libro La doppia vita di “Francesco Giullare di Dio”. Giulio Andreotti, Félix Morlion e Roberto Rossellini, (Milano, Libraccio, 2011).
Nel 1948 (14 anni prima dell’apertura del Concilio Vaticano II, a metà Pontificato di Pio XII: 1939-‘58, che ancora non si era “aggiornato”), era forse normale far recitare dei giovani novizi francescani 1°) sul set cinematografico, che in sé non è luogo di … preghiera, studio e lavoro divino; 2°) per dipiù, in un film diretto da Roberto Rossellini (quattro volte “sposato”, nel 1948 non era considerato un modo di vita “normale”), che non viveva esattamente in “odore di Santità” e non era un esempio e un modello fulgido di virtù cristiane? sembrerebbe di no … l’«aggiornamento roncalliano» (1958-’63) non era ancora iniziato. In realtà, la vicenda è stata ed è ancor oggi squallida, ma lo squallore non penso che sia stato frutto d’imperizia; bensì, di “freddo calcolo morlionesco & andreottiano”, che diretti dalla Cia, si son serviti di Rossellini, per ridicolizzare il Francescanesimo e la Romanità cristiana, secondo il perverso disegno del Puritanesimo, della Massoneria e del Giudaismo talmudico, che sono i tre pilastri fondanti dagli Usa.
Tomaso Subini stesso, pur essendo un “laicista” non può fare a meno di notare la stonatura del fatto: i frati francescani (nel 1948) sul set cinematografico … ; purtroppo oggi (2026), dopo 60 anni di Vaticano II e di post-concilio (1965-2026), un fatto, una volta, eccezionalmente stonato, è diventato ora non l’eccezione (come fu nel 1948) ma la regola: nelle chiese, nella Liturgia, nelle Congregazioni romane, nelle Conferenze episcopali, nei Decreti vaticani, nella Repubblica, nel Parlamento, nelle scuole, nell’Esercito, nei Tribunali, nell’«arte», nella musica …
“Non est qui faciat bonum, non est usque ad unum” (Salmo XIII, 3)
Insomma, siam passati dal Panteismo al “Panbuffonismo”. |
| Il vero responsabile di tanta confusione fu non tanto Rossellini quanto soprattutto Morlion |
Innanzitutto, Subini (La doppia vita di “Francesco Giullare di Dio”. Giulio Andreotti, Félix Morlion e Roberto Rossellini, cit., p. 204-205) riporta la lettera che il Ministro Generale dell’Ordine francescano Minore (p. Pacifico Perantoni) scrisse nel 1949 per autorizzare non Rossellini, ma Morlion “a recarsi nei Conventi francescani dell’Umbria per combinare una pellicola cinematografica su san Francesco d’Assisi”.
Subini nota pure che “il documento ci fornisce alcune informazioni importanti. Anzitutto, ci spiega il ruolo avuto dal padre Domenicano, in prima fila da sùbito. Per p. Pierantoni l’unico responsabile dell’impresa cinematografica è Morlion: infatti, è a lui e non a Rossellini che viene concessa l’autorizzazione a combinare la pellicola” (T. Subini, p. 205).
Inoltre, una lettera scritta da Morlion al padre Ministro Custode dell’Ordine francescano (Agostino Castrillo), il 15 novembre 1949, (in APST, scaffale VIII, ripiano 4, titolo VIII, raccoglitore 7, foglio 2), ci fa capire che Rossellini avesse sottoscritto con l’Ordine francescano un accordo vincolante giuridicamente. Infine, Morlion scelse p. Antonio Lisandrini come “controllore” – da parte dell’Ordine francescano – delle riprese cinematografiche del film su san Francesco (T. Subini, p. 206).
Il medesimo Subini commenta: “Sappiamo che quando i religiosi francescani torneranno ai propri conventi se ne darà notizia a Monsignor Alfredo Ottaviani (all’epoca ancora Prefetto della Congregazione dei Seminari), che segue l’opera di Rossellini da lontano, con occhio vigile e che interverrà con risolutezza nel 1960, in qualità di Prefetto del Sant’Uffizio” (p. 207, nota n. 41), che era “la Suprema Congregazione” sino alla riforma della Curia romana fatta da Montini il 15 agosto 1967, definito dal cardinal Ottaviani, davanti a tutti i membri del sant’Uffizio che aveva riuniti in udienza: “Oggi è un giorno funesto e luttuoso per la Chiesa, non solo per il Sant’Uffizio” (Emilio Cavaterra, Il Prefetto del Sant’Uffizio. Le opere e i giorni del cardinale Ottaviani, Milano, Mursia, 1990, p. 165).
Nel 1950 p. Castrillo in una lettera del 4 febbraio inviata a Luigi Giacosi, l’organizzatore del film di Rossellini, espresse la ferma volontà di “preservare i giovani frati dalle insidie del mondo del cinema” (T. Subini, p. 208), esprimendo altresì “l’imbarazzo con cui l’Ordine francescano prendeva improvvisamente coscienza della situazione morale criticissima in cui si trovava Rossellini” (Agostino Castrillo lettera a Luigi Giacosi, in APST, scaffale VIII, ripiano 4, titolo VIII, raccoglitore 7, foglio 8).
Siccome, 1°) la durata della permanenza dei novizi francescani sul set rosselliniano avrebbe dovuto durare inizialmente un solo mese; mentre, invece andò protraendosi molto più a lungo, a causa del ritardo dovuto al carattere indolente di Rossellini; 2°) unitamente alle indiscrezioni della stampa, che iniziò a parlare della vita “pluri/matrimoniale” del regista, che non era conosciuta ancora dai francescani; allora, 3°) l’Ordine cercò di mettere fretta a Rossellini chiedendo di far ritornare presto i novizi alla base (T. Subini, p. 211); ma, poiché il film, per contratto legale firmato ingenuamente dai francescani, doveva essere portato a compimento; allora, non potendo i novizi tornare in convento, furono i docenti ad andare a Oriolo Romano (in provincia di Viterbo, nei pressi del Lago di Bracciano a 50 km da Roma), dove si giravano le riprese della pellicola, per dare lezioni di Teologia ai giovani frati. Sennonché, pochi giorni dopo, le “pressioni” del Vaticano sui giovani novizi, divennero veri e propri ordini dati all’Ordine francescano. Il 25 marzo p. Perantoni scrive esplicitamente a p. Castrillo (in APST, scaffale VIII, ripiano 4, titolo VIII, raccoglitore 7, foglio 17) di riportare i novizi in convento. Ciononostante, Rossellini molto maleducatamente, continuò a presentarsi sul set un giorno sì e tre no. Perciò, per uscire dall’impasse, Rossellini, tramite il collaboratore e segretario personale: un certo signor “Amato” (forse uno pseudonimo), fa scrivere dal proprio avvocato (Romualdo Verdozzi) con lo studio legale a Roma che era molto attivo tra gli anni Quaranta/Sessanta (cfr. Romualdo Verdozzi, lettera ad Agostino Castrillo, 3 aprile 1950, in APST, scaffale VIII, ripiano 4, titolo VIII, raccoglitore 7, foglio 21). Castrillo, dopo la lettera di Verdozzi, è costretto, obtorto collo, a soprassedere e ad attendere che Rossellini finalmente si spicci a finire il suo sceneggiato, che era diventato una … commedia e si era trasformato da una pellicola in una “tela di Penelope” …; purtroppo, il 20 maggio 1950, il film non era ancora terminato …, i giorni erano diventati 131, mentre gli accordi parlavano di 50 giorni al massimo (T. Subini, p. 216). Finalmente, dopo altri 13 giorni, il 3 giugno alle ore 14, si finisce di girare la pellicola del film, pur non essendo arrivato Ulisse a scacciare i Proci (con la “P” come Palermo) e i frati ripartono felici e contenti verso il loro convento alle ore 16.Morlion inizialmente aveva prospettato il lavoro dei novizi francescani sul set di Rossellini come “facile e breve” (T. Subini, p. 238); ora, se dopo tanto tempo impiegato o meglio sprecato, fosse uscito un film “apostolicamente fruttuoso” (Ivi), l’Ordine francescano avrebbe ingoiato il rospo, ma “l’impressione che l’Ordine ricaverà dalla visione del film terminato sarà tutt’altra” (Ivi)… Le vicende “mor/leoniane” (“Vicit Leo de Tribu Juda/Cia …”) ci hanno fatto scorgere che nonostante la scarsità di Rossellini, la Cia, attraverso il suo agente segreto, Felix Morlion, abbia abbondantemente infiltrato l’ambiente vaticano per produrre 1°) la Sovversione teologica con il Concilio Vaticano II (1962/’65) e il post-concilio (1966/2026); 2°) la Rivoluzione liturgica (dalla “messa beat morlioniana” a alla “nuova messa montiniana”, 1966/’69); accompagnate dalla 3°) Rivoluzione studentesca del Sessantotto, che è continuata e ha raggiunto lo zenit con 4°) la guerra irakena (1991/2003), slava (1991), siriana (2011), libica (2011); per arrivare 5°) alla guerra ucraino/russa (2014), fatta dalla Nato, con a capo gli Usa e dietro le quinte Israele, che 6°) sta annettendo totalmente la Palestina (2024/’26), distruggendo quasi completamente il Libano (2023) e la Siria (2024), per arrivare 7°) all’Iran (2026) e, quindi, ci si sta preparando in questi giorni (7 Ottobre 2026) ad aggredire la Russia – partendo da Kiev, da Kaliningrad, dall’Estonia, dalla Lituania e dalla Polonia – di modo che così, la Russia, sarà attaccata da due fronti: ucraino e persiano. |
1 (cfr. Tomaso Subini, La doppia vita di “Francesco Giullare di Dio”. Giulio Andreotti, Félix Morlion e Roberto Rossellini, Milano, Libraccio, 2011, p. *).
2 Tomaso Subini, La doppia vita di “Francesco Giullare di Dio”.
3 Giulio Andreotti, Félix Morlion e Roberto Rossellini (Milano, Libraccio, 2011). §§§Aiutate Stilum Curiae IBAN: IT79N0200805319000400690898 BIC/SWIFT: UNCRITM1E35 *** Stilum Curiae lo trovate anche qui: https://www.instagram.com/sanpietrotos/ https://vk.com/stilumcuriae https://www.facebook.com/marco.tosatti/ https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822 https://t.me/marcotosatti www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21 https://x.com/MarcoTosatti *** |
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