Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla situazione geopolitica attuale. Buona lettura e condivisione.
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Matteo Castagna
Molto spesso sentiamo dire che il mainstream disinforma per manipolarci. Non l’ho mai creduto. Chi vuole, sa dove e come trovare le notizie vere. Il Sistema ci vuole, semmai, “analfabeti funzionali”. A differenza dell’analfabetismo assoluto (non saper né leggere né scrivere), un analfabeta funzionale riesce a leggere un testo, ma non è in grado di coglierne il significato profondo, di riassumerlo o di distinguere una notizia vera da una palese notizia falsa. E’ la condizione di una persona che, pur sapendo leggere, scrivere e fare calcoli basilari, non riesce a comprendere, valutare e usare le informazioni scritte nella vita di tutti i giorni.
Il 35% degli adulti italiani è considerato analfabeta funzionale. Si posiziona al Livello 1 o inferiore (il gradino più basso) nella scala OCSE per la comprensione dei testi scritti (literacy). Mi spiace per loro, ma dicono che io sappia solo studiare, parlare e scrivere. Cercherò di farlo nel modo più semplice possibile, per non dispiacere del tutto al restante 65%, che, comunque, è ampiamente maggioritario.
Il bombardamento continuo di notizie, spesso contrastanti, non agevola alcuno. La Russia, ad esempio, non va né mitizzata né sottovalutata. Non è l’onnipotente regista di ogni crisi mondiale, come talvolta viene dipinta, ma neppure un gigante prossimo al crollo, incapace di incidere sugli eventi.
Serve equilibrio, non tifo da stadio.
È una potenza con evidenti limiti economici e demografici, ma con una notevole capacità di usare intelligence, rischio e sorpresa per ottenere risultati superiori alle proprie risorse. La sua forza principale non consiste sempre nel creare consenso: spesso consiste nel produrre incertezza, sfruttare divisioni e costringere gli altri a reagire.
Per affrontare la Russia non bastano indignazioni da talk show, sanzioni automatiche o slogan sulla democrazia. Occorrono conoscenza storica, intelligence efficace e una strategia di lungo periodo. In altre parole, bisogna smettere di confondere la condanna con l’analisi: giudicare Mosca è facile; comprenderne le mosse è molto più utile.
Il rapporto tra Russia e Cina è uno dei nodi decisivi. Mosca e Pechino condividono l’obiettivo di ridurre l’egemonia americana e favorire un sistema internazionale multipolare. Collaborano sul piano energetico, diplomatico e militare, ma non sono alleate senza riserve, come fa sembrare certa retorica.
La Cina ha una forza economica molto superiore e rischia di trasformare la Russia in un partner subordinato: fornitrice di materie prime, energia e profondità strategica. Mosca ha bisogno di Pechino per resistere alle pressioni occidentali, ma deve evitare di diventarne dipendente.
Dietro le dichiarazioni di amicizia rimane quindi una relazione asimmetrica. I due Paesi cooperano perché hanno interessi comuni, non perché abbiano cancellato diffidenze e rivalità. Parlare di un blocco russo-cinese perfettamente compatto è rassicurante per chi ama dividere il mondo in due campi, ma è una semplificazione da tifoso o da analfabeta funzionale.
Dire che la Russia si senta accerchiata non significa giustificare tutto ciò che fa; allo stesso modo, liquidare ogni sua scelta come semplice follia imperialista impedisce di comprenderne la logica. E una strategia che non si comprende non si può neppure contrastare efficacemente.
Dal punto di vista della comunicazione occidentale, ogni mossa difensiva russa viene interpretata come aggressiva. Inutile girarci attorno: il mondo, nonostante cambiamenti e conflitti è dominato soprattutto da Stati Uniti e Cina. Mosca non può competere con queste due potenze sul piano economico, demografico o tecnologico. Eppure dispone di armi nucleari, risorse energetiche, territorio, capacità militari, diritto di veto nel Consiglio di sicurezza dell’ONU e una lunga tradizione diplomatica e d’intelligence.
La sua strategia consiste quindi nel compensare la debolezza economica con l’iniziativa politica. Quando non può dominare direttamente, Mosca cerca di diventare indispensabile: interviene nelle crisi, sostiene governi o movimenti armati, offre cooperazione militare, vende energia e si propone come interlocutore senza il quale nessun accordo può funzionare.
La Russia non deve necessariamente vincere ogni partita. Spesso le basta impedire agli altri di chiuderla senza di lei. È una strategia da potenza revisionista: non avendo abbastanza forza per costruire da sola un nuovo ordine mondiale, cerca di rendere instabile quello esistente.
Il Cremlino (ma anche Pechino) considera l’informazione una vera arma, ampiamente sottovalutata dall’Occidente liberale. Non basta sapere che cosa sta facendo il nemico: bisogna confonderlo, dividerlo, condizionare l’opinione pubblica e spingerlo a prendere decisioni sbagliate. Spionaggio tradizionale, operazioni informatiche, propaganda, disinformazione e finanziamento di reti d’influenza diventano così strumenti di una competizione permanente.
Mentre molti governi europei pensavano che la globalizzazione avesse sostituito i conflitti con gli affari, Mosca continuava a ragionare in termini di potenza. L’Occidente celebrava la fine della storia. La Russia studiava come rientrarci dalla porta principale. La Russia di Vladimir Putin non può essere compresa separando la politica estera dai servizi segreti. Intelligence e geopolitica sono parti della stessa macchina di potere: la prima raccoglie informazioni, influenza gli avversari e prepara il terreno. La seconda trasforma queste attività in vantaggi politici, militari e diplomatici.
Sarebbe stato opportuno, al crollo dell’Unione Sovietica, continuare sulla strada aperta da Boris Eltsin verso un avvicinamento all’Europa. Putin, nel suo primo mandato, si adoperò per stipulare questi trattati, che gradualmente avrebbero portato la Federazione Russa in Europa, con tutte le sue materie prime. Poi, l’ingranaggio fallì, soprattutto per le ambizioni imperialiste degli USA neocons e dem. Ora, anziché lasciar riempire appartamenti di lusso con cessi dorati, escort e polvere bianca, ingrassare il mercato nero della tratta dei minori e degli organi, sarebbe il caso di finirla con la guerra.
Trump ha parlato alla nuora (Putin) perché capisca la suocera (Zelensky) che, però, ha sorelle (UE) isteriche, che fanno pagare il conto ai figli (contribuenti europei) attraverso carte di credito che quest’ultimi non vogliono e non possono riempire. Ecco, dunque, spiegati i rapporti di forza, che i governi nazionali come Italia e Grecia non possono contrastare con la pizza e le olive. Ma Bruxelles potrebbe, se volesse. Attendiamo che entro due anni cambino le “geometrie” politiche – come dice Von der Leyen – in Spagna, Francia, Italia e Germania? Se la globalizzazione non implode prima…
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