Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su alcune recenti nomine di papa Leone XIV. Buona lettura e condivisione.
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Il Santo Padre ha nominato Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro Sua Eccellenza Reverendissima Monsignore Vittorio Francesco Viola, O.F.M., finora Segretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
Questo il contenuto di una nota ufficiale della Santa Sede. Un francescano che va (Gambetti) e un altro che arriva (Viola), e per il cardinale bergogliano fresco di nomina a Chieti è arrivato un doppio schiaffo.
Il primo per essersi visto trasferire alla guida di un’ arcidiocesi di seconda fila (non una tradizionale e prestigiosa sede cardinalizia) e il secondo per aver visto al suo posto un francescano proveniente dall’ ordine dei Minori, ovvero l’ordine storicamente avverso ai Conventuali da cui proviene Gambetti.
Un’ostilità che nasce quando, dopo la morte di Francesco, i frati si scontrarono sul concetto di povertà e su come organizzare e strutturare l’Ordine. Pur avendo in custodia il Sacro convento di Assisi con la tomba di San Francesco, i Conventuali non possiedono nessuno dei luoghi “storici” dove Francesco ha vissuto, ad iniziare dalla Chiesa di san Damiano e dalla Porziuncola di Santa Maria degli Angeli.
A San Damiano è conservato il crocifisso che parlò a Francesco dicendogli “và e ripara la mia casa”, mentre la Porziuncola è il luogo dove si svolgono i due eventi più importanti del francescanesimo: il rito del perdono e il rito del transito. Ma è soprattutto sull’eredità del francescanesimo che i due gruppi si sono sempre scontrati: accademici e intellettuali i Conventuali, contemplativi e sobri i Minori.
I primi hanno fatto dello “Spirito di Assisi” un’ ideologia a metà strada fra cattolicesimo e sincretismo, contribuendo alla costruzione del San Francesco del mito, quello che tanto piace agli atei e ai protestanti, mentre i secondi sono rimasti sostanzialmente fedeli al San Francesco delle fonti primarie e al personaggio della storia, e non hanno mai amato particolarmente le riletture ideologiche ed ideologizzate evitando strumentalizzazioni politiche del patrono d’Italia.
Ecco perché lo schiaffo di Leone a Gambetti è doppio e ancora più difficile da mandare giù. Ad un “esilio” assai poco dorato, anche l’avvicendamento con il rappresentante della principale famiglia “antagonista”. Niente male per un cardinale che grazie a Bergoglio ha visto una fulminea carriera e che oggi, a sentire i bene informati, paga proprio lo scotto di comportamenti discutibili messi in atto grazie ad un eccesso di autorità frutto della granitica protezione bergogliana.
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