Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo racconto nel giorno in cui si celebra la memoria di Saint Denis, patrono di Parigi. Buona lettura e diffusione.
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Il regno di Divinia, piccolo come era, arrampicato sul monte di Santelia, era tuttavia il più potente di tutto l’immenso mondo di Levante, perché tutti sapevano – i Rossi dell’Unione, il Regno di Rossastria, La Repubblica delle Stellette e tutti gli altri, uno per uno, in fila per due – che a governarlo era il Dio Uno e Trino, l’unico Vero Dio, attraverso uomini in carne e sangue che pure avevano l’anima a Lui cucita. L’odio, tutt’intorno covava perché a Divinia i fiumi scorrevano portando latte e miele, i fiori producevano farina, le farfalle al tocco guarivano da ogni malattia e i sacerdoti del Dio potente erano anche guerrieri nell’esercito del principe degli Arcangeli, imbattibile con la sua spada di fuoco. Generalessa era la mamma del Dio Bambino…
Dunque non passava giorno senza che i levantini, dove imperversavano rivoluzioni, epidemie e i topi erano di casa, non tramassero contro Divinia. Ogni mezzo era lecito: calunnia, blasfemia, violenza. Ma niente sembrava scuotere il piccolo Regno di Divinia che, con Fede inesauribile, procedeva nella corrente della Vera Vita, incurante delle menzogne orchestrate dal presidente della Repubblica delle Stellette, dagli insulti del Regno di Rossastria, dalle maledizioni dei Rossi dell’Unione. Così erano passati mesi e poi anni e poi anche secoli e millenni. Certo, Divinia aveva subito ferite e ammaccamenti, alcuni diviniani avevano tradito ed erano passati, armi e bagagli, dall’altra parte, ma nonostante ciò, lassù, nella vetta di Santelia il cielo era sempre azzurro, il sole d’oro e il vento un fiato gentile che tutto accarezzava. Si levava limpido sempre il canto di ringraziamento al Santo Creatore.
A Levante, dove si adorava un dio toro al quale venivano offerte vittime infanti, era un lavorio incessante per trovar modi per distruggere l’eterno antagonista. Formarono la lega A-divinia, piramidale. Al sommo vertice il dio toro e sotto tutti i tesserati che brigavano tra loro, dandosi medaglie, premi e riconoscimenti per mostrarsi importanti e autorevoli nell’intera comunità levantina. Fu durante una delle tantissime riunioni fiume dell’associazione che intervenne un ometto panciuto, col monocolo, tutto cervello e gran professore di magnetismo polare. Nel silenzio degli altri si udì solo la sua vocetta: “Dobbiamo penetrare noi dentro Divinia, solo così riusciremo nell’intento…” Fu un urrà di tutti e il piccolo professorone fu portato in trionfo sulle spalle dei suoi compagni e gli fu concesso il grembiulone rosso fuoco, grande onorificenza dell’associazione. Ci volle una sartina, chiamata a volo, per far l’orlo alla parannanza che al piccoletto andava più lunga e più larga di un bel pezzone. Tutti, seri e musoni, fecero fatica a trattenere il riso quando il professore era uscito che pareva un bimbo vestito con gli abiti in crescita…
Tuttavia il piano fu messo in pratica e con astuzie degne del dio toro un bel gruppetto di levantini riuscì a penetrare a Divinia. Gli stessi convinsero il Sacerdote Supremo di Divinia a recarsi nel Regno di Rossastria dove si celebravano i riti in onore del dio toro. Poi lo convinsero a formare un comitato in ricordo di un soldato emerito dell’esercito di Divinia, che come tutti i caduti divini, si trovava nel mondo della Vita Eterna e nelle mani dolci del Dio Trino. Il comitato si chiamava così “In onore di nostro Evaristo, soldato di Dio, morto a Divinia”. Fu stampato un cartellone e messo nella piazza principale di Divinia.
Quel giorno, un bambino di nome Nunziatino, si trovò a camminar con la sua mamma per le vie di Divinia e quando vide il cartellone, disse a sua mamma: “Oh mamma, guarda, scrivono che nostro Evaristo è morto! Ma io ho studiato nel mio libro scolastico che i soldati di Dio non muoiono affatto, perché il nostro Dio, Uno e Trino, ha sconfitto la morte e quindi essi vivono per sempre nel mondo della Vita Eterna! Mamma, è così vero?”.
La donna abbracciò il suo bambino, gli disse che sì era proprio così che sicuramente ci doveva essere un errore e che, vedrai, lo aggiusteranno. In quel momento vide, con orrore, che tre ratti zampettavano indisturbati tra i fiori di farina e che due sorci sguazzavano nel fiume del latte e del miele…
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