Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’ennesimo obbrobrio a cui assistiamo nelle nostre chiese, nella nostra Chiesa…Buona lettura e diffusione.
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Oh, dai, ecco sìsìsìsì, ci mancava proprio: una Messa funebre con scatenamento finale di danzatori olistici, funamboli, trampolieri mascherati, clown dal naso rosso, una sarabanda in chiesa che, secondo un cronista del giornale locale, è stata “un momento conviviale dopo la messa, con corteo animato”.
Ma che cosa graziosa, che meraviglia! Sì, sì, è accaduto, eccome se è accaduto. A Vicenza, o meglio nella parrocchiale di Caldogno, per il funerale di un ballerino belga, il “bellissimo straniero” (è la definizione quantomeno imbarazzante del celebrante all’omelia) che aveva scelto per vivere un angolino di Nordest. Sì, la “liturgia” post-funzione (ma sempre in chiesa) è stata organizzata per filo e segno dal defunto, fin nei più piccoli dettagli. Come se fosse lui il padrone della chiesa, dove impunemente si può fare il comodo proprio, ballare, dimenarsi, scatenarsi, sculettare, ma olisticamente mi raccomando.
E mentre guardo e riguardo il video che testimonia l’ennesimo uso distorto di una chiesa che è santa casa del Signore e dove si dovrebbe entrare, con timore e tremore, in grande umiltà, e starsene a orare in ginocchio, mi torna in mente l’episodio del funerale di Formichella del film I nuovi mostri di Alberto Sordi. Tutto si svolge in un cimitero dove attori, attrici e altra umanità da palcoscenico sono riuniti a piangere la morte di un collega morto chiamato appunto Formichella. Dalle lacrime ai lazzi tra le tombe in un crescendo di goliardia fuori luogo è un fiat. Nuovi mostri, appunto, venivano chiamati e lo sono.
E chiudo qui e vado avanti nell’orrorificio quotidiano di un mondo che ha perduto bussole e orientamento e che cammina con i piedi all’aria e la testa in giù. Scopro che al mio adorato Benedetto XVI (so, come mi ricorda sempre il mio Marco toscano, che fu tra i teologi del Vaticano II, ma so anche che se ne pentì amaramente e che cercò in ogni modo di difendere la Messa Tridentina che amava…). Bene scopro che il premio alla memoria di Papa Ratzinger andrà a un teologo che lo aveva aspramente criticato per il motu proprio in difesa della Messa di sempre. Ma che cosa carina, che pensiero delicato da parte dei monsignori che decidono le assegnazioni e di Prevost che conferirà il premio in dicembre al signore tal dei tali, pieno di curricula, certo, ma ostile alla Messa in latino.
Insomma ci risiamo, gira che ti rigira, si va sempre a colpire quel bersaglio. Un calcione alla Fraternità San Pio X, via i sacerdoti fedeli al Cattolicesimo, e apriti sesamo a ogni possibile blasfemie in nome dell’accoglienza, dell’inclusione, dell’ecumenismo e di tutte le centomila bandiere arcobaleno avvelenate dal siero genico di Lucifero. Che noia. Io, una cosa la so: tornata a Roma andrò più possibile alla Messa tridentina.
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