Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da L’Humanité, che ringraziamo per la cortesia. faceva notare qualche giorno fa su Instagram un collega che da Gaza arrivano meno foto, reel, e video. E spiegava la diminuzione con il fatto che Israele ha preso di mira, e prende di mira, i testimoni dei crimini che compie. Buona lettura e condivisione.
§§§
Sotto copertura di anonimato, un ex soldato dell’esercito israeliano ha raccontato al quotidiano «Le Monde» e all’ONG Breaking the Silence come l’esercito israeliano ricorra alla strategia dell’«incriminazione retrospettiva» per collegare le vittime di crimini di guerra ad Hamas. Dietro questo termine si intravedono i contorni di una vera e propria dottrina militare volta a controllare incessantemente la narrazione.
Israele è il Paese che lo scorso anno ha ucciso il maggior numero di giornalisti al mondo.
Gli esempi non mancano. Da quasi tre anni, l’esercito israeliano calpesta il diritto internazionale perpetrando un genocidio nella Striscia di Gaza, in risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Quando non sono scuole, università o ospedali a essere ridotti in macerie dalle bombe, l’esercito israeliano prende deliberatamente di mira giornalisti, operatori umanitari e soccorritori.
Ogni volta è la solita storia: gli edifici colpiti ospitano infrastrutture di Hamas e le persone prese di mira hanno un legame con l’organizzazione islamista. Dietro questa propaganda bellica sempre più evidente si nasconde in realtà una vera e propria dottrina militare di controllo dell’informazione. Per la prima volta, un soldato dell’esercito israeliano ha raccontato al quotidiano Le Monde e all’ONG Breaking the Silence i meccanismi di questa strategia di «incriminazione retrospettiva».
L’esempio del bombardamento dell’ospedale Nasser nell’agosto 2025
La sua testimonianza descrive un massacro avvenuto l’estate scorsa. Il 25 agosto 2025, l’esercito israeliano ha bombardato due volte l’ospedale Nasser a Khan Younès, a pochi minuti di distanza l’una dall’altra. Circa cinquanta persone rimangono ferite e altre 22 perdono la vita, tra cui cinque giornalisti, tra cui corrispondenti delle agenzie di stampa Reuters e Associated Press (AP).
Una telecamera posizionata all’esterno dell’edificio riprende il secondo bombardamento, proprio mentre giornalisti e soccorritori stanno prestando soccorso alle vittime. Queste immagini faranno il giro del mondo, mettendo in imbarazzo Tel Aviv, che deve trovare un modo per giustificare un simile massacro.
È qui che l’esercito metterà in atto una «riformulazione retrospettiva». In altre parole: collegare a tutti i costi queste vittime ad Hamas. «Dopo un attacco del genere, il portavoce dell’esercito israeliano cerca di collegare le persone uccise o ferite ad Hamas. È quello che cercano di fare fin dall’inizio, perché se fosse possibile affermare che le persone uccise erano terroristi di Hamas, appariremmo sotto una luce migliore agli occhi del mondo. Questo processo è chiamato «incriminazione retrospettiva»», ha raccontato il soldato israeliano ai nostri colleghi sotto copertura di anonimato.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***
Stilum Curiae lo trovate anche qui:
https://www.instagram.com/sanpietrotos/
https://www.facebook.com/marco.tosatti/
https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822
www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21
***

