Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla posizione di un noto scrittore italiano, Vito Mancuso, in tema di gnosticismo. Buona lettura e diffusione.
§§§
Sembra che a Vito Mancuso dia molto fastidio essere definito gnostico al punto da sentirsi in dovere di intervenire per ribadire di esserlo. Ovvero tentando di smentire ciò che finisce invece per confermare.
Il teologo, allievo del cardinale Carlo Maria Martini e già sacerdote, risponde colpo su colpo a quanti a vario titolo mettono in discussione il suo libro “Gesù e Cristo” ma soprattutto il suo essere realmente “cristiano”. Lui si ostina a ripetere che il Gesù della storia non è il Cristo della teologia. Sostiene che il Gesù della storia voleva l’affermazione del Regno di Dio e non la liberazione dell’umanità dal peccato attraverso il sacrificio della croce.
Il Gesù della storia non voleva morire e anzi sulla croce ha implorato Dio di salvarlo. Non è stata mai sua intenzione sacrificare la propria vita per riscattare i peccati del mondo.
Tutto ciò che la Chiesa insegna dunque è il prodotto di elaborazioni teologiche successive e non degli insegnamenti del Gesù uomo. Mancuso ribadisce di non voler negare Cristo, ma anzi di voler rifondare il cristianesimo, ovviamente uscendo dal recinto di ciò che la Chiesa ha insegnato per secoli, ad iniziare dal sacrificio della croce.
Il Cristo di Mancuso non è dunque il Dio fatto uomo che proprio con la croce ha redento l’umanità, ma una realtà spirituale che guida l’uomo verso la vera spiritualità.
Mancuso rifiuta la croce come fondamento della fede e critica come il segno della croce sia diventato addirittura il simbolo del cristianesimo, a tal punto da far iniziare ogni celebrazione o rito proprio con quel gesto che non apparteneva al Gesù della storia, che sulla croce ci è finito contro la sua volontà, condannato a morte per le sue idee, scomode tanto per la casta religiosa ebraica dominante che per il potere romano. Il Cristo di Mancuso non è dunque un uomo che è nato, ha vissuto, è morto sulla croce ed è risorto dai morti, e non è identificabile con il solo Gesù.
Da ciò che si evince, Cristo sembrerebbe una sorta di “spirito guida” che può essere identificato con Gesù, come con Buddha o con qualsiasi altro maestro di spiritualità. Cristo sembra essere un’idea, oltre che la vetta massima della perfezione spirituale che ogni uomo è chiamato a raggiungere. Gesù, seguendo il ragionamento di Mancuso, guiderebbe l’uomo alla conoscenza del Cristo, ovvero alla completa spiritualità, ma non esisterebbe unicità fra il Gesù della storia e il Cristo che la teologia cristiana ha creato per giustificare il sacrificio della croce e dimostrare che Gesù non è morto da sconfitto. Mancuso sembra rivendicare il suo essere contro la teologia cattolica, contro quelle verità di fede e quei dogmi che per lui altro non sono che invenzioni umane che la Chiesa ha imposto ai fedeli come indiscutibili.
Per lui invece il dogmatismo è il contrario della ricerca interiore, della piena spiritualità, sostenendo che proprio il Gesù della storia è il principale oppositore dei dogmi imposti dalla religione ebraica del suo tempo. Gli stessi Vangeli non racconterebbero il vero Gesù, ma un Gesù riletto in chiave teologica con l’obiettivo di giustificare la costruzione del Cristo, in maniera peraltro maldestra a detta del teologo, dal momento che gli stessi Vangeli canonici, vedi Marco e Giovanni, cadrebbero in contraddizione. Un’ulteriore prova per Mancuso di come le verità di fede non possano reggere sulle contraddizioni. Non si capisce sinceramente perché, alla luce delle sue convinzioni rivendicate con orgoglio, il Mancuso si senta offeso dall’accusa di gnosticismo (aggiungiamo anche quella di neo modernista) nel momento in cui appare evidente il suo tentativo di demolire la teologia cattolica in favore di una spiritualità sincretista e new age che sembra deragliare dal mistero della fede, ovvero la morte e resurrezione di Gesù Cristo.
Tanto varrebbe arrendersi all’evidenza e riconoscere che dietro “Gesù e Cristo” c’è proprio un risveglio di gnosticismo, il tentativo di trasformare il cristianesimo in una filosofia di vita, in una corrente spiritualistica adattabile alla figura di Gesù come a quella di qualsiasi altro maestro spirituale. Una sorta di viaggio interiore alla scoperta della conoscenza, con il Gesù “nascosto” liberato dai dogmi della teologia che guida l’uomo verso la sapienza e quel Cristo che è il massimo livello della conoscenza spirituale. Il tentativo di Mancuso di voler archiviare la teologia cattolica rifiutando l’etichetta di gnostico, ci appare tanto una sorta di pretesto utile a giustificare un’operazione che lo stesso forse ritiene troppo azzardata.
Americo Mascarucci
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***
Stilum Curiae lo trovate anche qui:
https://www.instagram.com/sanpietrotos/
https://www.facebook.com/marco.tosatti/
https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822
www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21
***


1 commento su “Lo Gnosticismo di Vito Mancuso. Che lo Nega; e Negando, Conferma. Americo Mascarucci.”
“Una sorta di di viaggio interiore alla scoperta della conoscenza, con il Gesù “nascosto” liberato dai dogmi della teologia”.
Non sembra una “sorta” di viaggio interiore, si tratta davvero di un viaggio interiore.
“Il Regno dei Cieli è dentro di voi”: non basta?
E dove sarà mai la “perla preziosa”? Nei libri e nei documenti?
«In interiore homine habitat veritas» dice Agostino.