Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione della situazione geopolitica europea. Buona lettura e diffusione.
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Il primo è questo post di Francesca Donato su x (Twitter):

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Poi c’è questo postsu Facebook di Andrea Zhok:
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E infine c’è questo post, sempre su Facebook, di Mario Adinolfi:
Zelensky si vanta di aver usato “armi a lungo raggio particolarmente efficaci” per bombardare massicciamente la regione di Mosca oggi, giornata in cui i russi sono chiamati al voto per le elezioni politiche. Sono stati lanciati per la precisione 1.110 droni carichi di esplosivo ma soprattutto i missili da crociera Flamingo e i nuovi missili balistici Pelican. Il sindaco di Mosca ha dichiarato che “l’attacco senza precedenti è stato pianificato con l’obiettivo di interrompere le elezioni”. Obiettivo mancato, i moscoviti si stanno recando alle urne con una partecipazione senza precedenti.
Zelensky invece come è noto da tre anni e mezzo non fa tenere le elezioni presidenziali in cui verrebbe sommerso dal discredito del suo stesso popolo, che lo vuole cacciare. Noi però abbiamo deciso di armare questo autocrate che ha chiuso tutti i media non controllati dal governo e i partiti di opposizione, rimosso chiunque potesse fargli ombra e fatto fuggire i suoi più stretti collaboratori così corrotti da avere in casa non solo i cessi ma pure i bidet d’oro massiccio.
I missili da crociera Flamingo sono prodotti in Ucraina ricalcando la tecnologia britannica del missile FP-5, si chiamano infatti FP-5 Flamingo: hanno una gittata che arriva a tremila chilometri e trasportano nella testata più di una tonnellata di esplosivo (per capire le proporzioni, la strage di capaci che fece saltare in aria un’autostrada per uccidere Falcone fu realizzata con un quarto di quel potenziale). I missili balistici Pelican FP-7 sono invece direttamente di tecnologia americana e portano ciascuno settecento chili di esplosivo a destinazione. Contro le elezioni russe sono stati sferrati anche dei cyber attacchi e trenta voli che non sono potuti atterrare a Mosca per via dei bombardamenti in corso.
Nel frattempo tutti i cittadini russi che sono andati in ambasciata a Riga in Lettonia e a Tallinn in Estonia per esprimere il loro voto per il Parlamento sono stati schedati dalle forze di polizia inviate dai rispettivi governi, entrambi appartenenti all’Unione europea (e Kaja Kallas, l’Alto commissario per la politica estera dell’Ue dunque braccio destro di Ursula Von der Leyen, è estone).
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha protestato ufficialmente parlando di “atti intimidatori subiti dai nostri connazionali animati solo dal desiderio di partecipare alle elezioni”. Mi sembra tutto già gravissimo così.
Se poi noi siamo quelli che combattono Putin perché lui è un dittatore hitleriano mentre Ue, Nato e Zelensky sono i campioni della democrazia, allora francamente c’è qualcosa nella narrazione che davvero non va. A me sembra che stiamo facendo di tutto per provocare una reazione russa che giustifichi gli 800 miliardi di euro da spendere nel Rearm Europe e l’obbligo di sprecare anche noi italiani il 5% del pil in spese militari, costituendo così la più grande rapina alle casse della fiscalità generale della storia umana, con relativa mangiatoia sul modello di quella allestita tramite sms privati (subito distrutti) tra la presidente della Commissione Ue e l’amministratore della Pfizer per ordinare 2 miliardi di dosi di vaccino Covid a 18 euro a fiala.
Non riesco a capire come il popolo italiano e i popoli europei non si sollevino per una ribellione concreta contro il sostegno a una guerra che per le nostre famiglie e imprese ha rappresentato una catastrofe. Beati i tedeschi che oggi nelle urne, democraticamente come i russi, potranno mandare un segnale dalla Pomerania e persino da Berlino contro il cancelliere Merz, un altro che non gode più del consenso del suo popolo e se fossimo davvero quel che dichiariamo al mondo di essere, al massimo domani mattina dovrebbe dimettersi. Proverà a resistere, ma spero davvero che l’onda si alzi e ne venga travolto.
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