Riflessioni sull’(e)nciclica Magnifica Humanitas. Antonio Romano.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Antonio Romano, a cui va il nostro grazie sincero, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’enciclica Magnifica Humanitas. Buona lettura e condivisione.

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 Riflessioni sull’(e)nciclica Magnifica humanitas

 

In una situazione di buio totale delle coscienze, che spazia da Trump a Netanyahu, da Putin a Zelensky, senza escludere i paesi europei che hanno deciso di dichiarare guerra alla Russia, è ovvio che l’IA rappresenti un pericolo letale per l’umanità, ma questa deduzione logica, nota anche a Bill Gates, non è alla portata di Leone XIV, il quale durante la presentazione di Magnifica humanitas (abbr. MH) del 25 maggio ha detto: «l’intelligenza artificiale esige ora di essere “disarmata”, liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, esclusione e morte». L’enciclica è stata sponsorizzata dall’azienda di intelligenza artificiale Anthropic, e durante l’occasione già citata, il co-fondatore Chris Olah ha affermato di aver «scelto questo lavoro spinto dal desiderio di contribuire al benessere dell’umanità». La Cina ha accolto con entusiasmo gli appelli pacifisti di Prevost e Olah, infatti ha costruito robot umanoidi pronti ad essere impiegati sul campo di battaglia. Nella stessa conferenza Leone XIV diceva: «Magnifica humanitas è nata dall’ascoltare come fece Leone XIII. Ho ascoltato scienziati e ingegneri… leader politici e funzionari… genitori e insegnanti». Purtroppo Prevost ascolta diverse persone, ma non Dio, e i frutti sono evidenti, al punto che scrive: «Per questo, come credente tra i credenti, invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanità che illumina anche il tempo dell’IA» (233).

 

Per capire il valore teologico e pastorale di MH, basti pensare che “Papa Francesco” viene citato diciotto volte, e per venti volte viene ricordata Fratelli tutti, in nome della quale l’IA sarebbe capace di promuovere la “convivenza fraterna”: «Alla luce di queste due icone, lo Spirito Santo oggi ci interpella circa il rapporto con la tecnica e con la rivoluzione digitale in corso. Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare […] Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna» (9).  Allo stesso modo di Fratelli tutti, e in pieno stile massonico, Leone auspica una «fraternità universale» (44).

 

Prevost è riuscito anche a scrivere che «In Laudato si’ Francesco offre la prima grande elaborazione sistematica della crisi ambientale in una Enciclica sociale» (43). Nel mio libro Un massone sulla Cattedra di Pietro, ho citato gli scienziati “veri” che hanno smontato le fantasie climatiche di Bergoglio ancora tanto di moda, con la piena soddisfazione di Ursula von der Leyen e dell’ONU. Tutti i temi trattati nell’enciclica, dalla sinodalità all’immigrazione, dalla fratellanza universale ai diritti dei poveri, dall’ecumenismo all’attenzione ai più deboli, dall’inganno di confondere il peccato da condannare con la fragilità da accettare, dall’utopia dell’“ascolto” a quella del “dialogo” per costruire la giustizia e la fraternità, trovano ispirazione nello spirito profetico di “Papa Francesco” (158), e lo spirito guida di Prevost viene più volte evocato e incensato per il suo ineffabile magistero. Leone conosce a memoria gli slogan di Bergoglio, e li ripete a pappagallo. Con la mitezza che lo contraddistingueva, nella sua prima esortazione apostolica Evangelii gaudium, per tre volte Bergoglio ha scritto che il cristiano non ha nemici (24, 208, 271), e lo stesso ha affermato in Fratelli tutti (147). Dimenticando che Gesù è morto in croce perché aveva dei nemici, e ha ricordato ai suoi discepoli che sarebbero stati perseguitati e uccisi dai nemici (Mt 10), Prevost ripeteva lo stesso slogan nel videomessaggio del 12 settembre 2025, all’Angelus del 28 dicembre, in MH (222) e a Rimini il 22 agosto. Lo stesso discorso vale per il mantra ascoltarci: «radunati qui per ascoltarci gli uni gli altri», «ascoltarci con più profondità», «tutti dobbiamo reciprocamente ascoltarci», «Che grande segno di speranza il fatto che, con le nostre differenze, possiamo ascoltarci gli uni gli altri», «mettersi in ascolto reciproco», nell’enciclica il verbo ascoltare è presente diciassette volte.

 

Chi ha rinnegato la Verità, in questo documento la cita sessantadue volte, e chi ha tradito il vangelo e la parola di Dio, li ricorda facendo sfoggio di fedeltà. I temi principali di MH sono fondati sulla melassa utopica del camminare insieme, sinodalmente, in dialogo con il mondo, per trasformare dall’interno le strutture della convivenza e aprire cammini di più grande umanità (34). Tutta l’enciclica è una sublimazione della «magnificenza» dell’uomo, fino al punto che nell’Introduzione troviamo questa eresia: «Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza». Questa deificazione dell’uomo promossa da Leone ha lo scopo di aprire la strada all’avvento dell’Anticristo, come già annunciato al n. 675 del Catechismo: «Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il “Mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne». Questo numero del Catechismo ha la sua fonte nei «profeti di sventura» biasimati da Giovanni XXIII, ovvero i pastorelli di Fatima; infatti viene citata una parte del segreto ancora nascosto, che Giovanni Paolo II e il card. Ratzinger conoscevano bene. Anche nella profezia di Vladimir Soloviev l’Anticristo sarà pacifista, ecologista, ecumenista, politicamente corretto, e Leone – aggiungo io – ne rappresenta il precursore.

 

Sulle orme del suo predecessore Leone falsifica la parola di Dio presentando la ricostruzione di Gerusalemme come opera «del lavoro condiviso […] facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità» (10), mentre invece era stata il frutto del pentimento dei peccati e della conversione del popolo (Ne 9). La Nuova Gerusalemme che scende dal cielo (Ap 21), citata nello stesso paragrafo, non ha niente a che vedere con la sinodalità, perché è un evento escatologico che riguarda esclusivamente i vittoriosi (Ap 21,7). Chi fa nuove tutte le cose è Dio (Ap 21,5), e non l’umanità che pratica la sinodalità. Citando Agostino, Leone sogna un’umanità magnifica, dimenticando quello che il santo scrive ne La città di Dio: «l’uomo aveva in Dio la felicità, con tanta maggiore empietà abbandonò Dio e si rese degno del male eterno perché distrusse in sé quel bene che poteva essere eterno. Da qui deriva tutta intera la massa dannata del genere umano, poiché colui che per primo commise la colpa fu punito in tutta la discendenza che in lui aveva avuto il rampollo» (XXI, 12). Sarebbe necessario avvertire Leone XIV che il peccato originale non è stato abolito, e tra questa magnifica umanità ci sono i figli del Maligno, codardi e infedeli, depravati e omicidi, fornicatori e maghi, idolatri e mentitori destinati alla seconda morte (Mt 13,38; Ap 21,8); ma niente, il documento esalta la totale alienazione di Prevost dalla realtà, e LaVerità titolava: Sacrosanta enciclica però l’umanità è disperata (29 maggio). Dato che MH è l’estensione di Dignitas infinita, il documento voluto da Bergoglio nel 2019 e pubblicato dal DDF nel 2024, pregherei qualche cardinale rimasto cattolico di fare questa domanda a Leone XIV: se la «dignità infinita, inalienabilmente fondata nel suo stesso essere, spetta a ciascuna persona umana, al di là di ogni circostanza e in qualunque stato o situazione si trovi… al di là dell’origine, del colore o della religione», e per questo è «magnifica», a cosa serve il sacramento del battesimo (cf Mc 16,16; Gv 3,18)?

 

Al n. 25 viene reiterata un’eresia molto cara a Prevost: la Chiesa non deve difendere la verità, bensì condividerla. Il “condividere” di Leone non significa annunciare la verità, bensì ciò che ha detto nell’omelia del 26 ottobre: “nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme”. Al n. 129 si cita un’espressione di Giovanni Paolo II sulla IA che non ha mai pronunciato, perché il Papa si riferiva al «progresso». Leone menziona l’ONU come una tra le organizzazioni internazionali «strumenti essenziali per promuovere una civiltà dell’amore». Anche in questo caso sarebbe necessario informare chi occupa la Cattedra di Pietro, che ONU, OMS e affiliati, sono organizzazioni gnostico-massoniche impegnate a distruggere il cristianesimo. Leone si rivolge anche a una «comunità mondiale» che non esiste, e a favore delle donne auspica «il riconoscimento dei diritti delle minoranze» (57). Tra le varie frottole viene citato il «valore quasi profetico […] come denuncia della disumanizzazione» dell’opera di Picasso Guernica, mentre sappiamo bene che è un quadro riciclato, un falso storico creato dal pittore spagnolo per fare soldi.

 

L’avvilente enciclica costituisce la promozione senza riserve della sinodalità, mascherata più volte con il concetto di sussidiarietà, dove i laici sono chiamati a sostituire il governo affidato ai pastori della Chiesa, che Prevost considera un invadente e soffocante apparato paternalistico: «In questa prospettiva, la sussidiarietà diventa un criterio di governo e di vita pastorale, che riconosce e sostiene la responsabilità dei fedeli e dei corpi intermedi ecclesiali, valorizzando carismi e competenze ed evitando ogni paternalismo che soffoca la libertà evangelica» (87). In piena sintonia con l’ideologia LGBT e in contraddizione con il Magistero precedente, al n. 79 si parla di «discriminazioni di genere». Retorico, anacronistico e ampolloso, Leone avverte anche la necessità di chiedere perdono per il ritardo con cui la Chiesa ha condannato la schiavitù (172), e per tutte le volte che ha usato la violenza nell’annunciare il vangelo (25). La torre di Babele viene ricordata tredici volte, e MH ne riproduce una perfetta immagine: tante parole utili solo a confondere le idee.

 

Per accontentare un po’ tutti, al n. 192 Prevost scrive che la guerra giusta è superata (cita Fratelli tutti, 258), e contemporaneamente ricorda il n. 2309 del Catechismo che giustifica la guerra per legittima difesa. Tuttavia, durante il volo aereo verso Madrid Leone ha rinnegato il Catechismo: “Credo che sia già stato detto con molta chiarezza: in Iran gli elementi di una guerra giusta non si trovano. La teoria della guerra giusta proviene dai secoli passati, quando non si immaginavano le armi e la capacità di distruzione di cui dispone oggi l’uomo”. Secondo quale principio la legittima difesa di uno Stato non è ammessa a causa del tipo di armi usate? Per capire l’assurdità delle parole di Prevost, basti ricordare quello che Paolo VI disse all’ONU nel 1965: «Finché l’uomo rimane l’essere debole e volubile e anche cattivo, quale spesso si dimostra, le armi della difesa saranno necessarie, purtroppo».

 

Dopo l’esaltazione dell’uomo celebrata in tutta l’enciclica, abbiamo però una vera chicca, che non è dovuta a sintomi di schizofrenia, perché è semplicemente il risultato logico di chi ha smarrito la Verità. Nel Messaggio del 1° settembre sulla Cura del Creato, tutta l’attenzione di Robert Francis Prevost è incentrata sulla corruzione del cuore umano: «la violenza, l’ingiustizia e il degrado ecologico […] si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo» (cita GS, 10). Leone XIV sembra desolato, perché tutto il discorso è fondato sulla misera condizione dell’umanità decaduta: «In realtà, è il cuore umano il luogo in cui si svolgono le lotte più profonde e in cui si rivela la nostra condizione decaduta […] Quando il cuore è traviato, le relazioni ne soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine […] Il che ci invita a riconoscere che, in qualche maniera, ciò che è spezzato attorno a noi lo è anche dentro di noi»; «Questo è il cammino di un’autentica conversione ecologica».

 

In un precedente articolo pubblicato a luglio, ho già descritto l’arte di Prevost nel rinnegare la Verità, e l’enciclica conferma quanto già scritto. Chi attualmente occupa la Cattedra di Pietro patisce la tipica confusione che affligge coloro che hanno abbandonato Dio.

 

Vi coprirò di obbrobrio perenne e di confusione perenne,

che non sarà mai dimenticata.

(Ger 23,40)

 

Ultime notizie:

 

Martedì 8 settembre il ricercatore di Anthropic Jacob Coxon si è dimesso perché ritiene che la sua azienda non “stia agendo responsabilmente”, e nel giro del prossimo decennio l’IA “potrebbe spazzare via l’umanità per evitare di essere spenta”. Il 9 settembre Evan Hubinger, capo del team Alignment Stress-Testing di Anthropic ha confermato la terrificante ipotesi.

Antonio Romano

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1 commento su “ Riflessioni sull’(e)nciclica Magnifica Humanitas. Antonio Romano.”

  1. “Nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme”.
    Anche un (forse) papa può dire qualcosa di interessante.

    Mi riferisco alla lettera dell’affermazione e non all’interpretazione che ne dà il (forse) papa quale adepto della bergogliana “chiesa in cammino”, che mentre ricerca la verità né mina i fondamenti.

    Si pensi, per esempio, alle “verità morte” di cui il (forse) vescovo Savino ha fatto piazza pulita durante la (forse) messa pro-lgpt. Savino: lo sdoganatore della liceità del’atto carnale fra omosessuali.

    La lettera dell’affermazione, invece, non fa una piega: nessuno possiede la verità intera, ciò che richiede un umile atteggiamento interiore, poiché neanche sapendo citare a memoria tutta la Scrittura, tutto il Catechismo e tutto il Diritto canonico, e costruendoci sopra i propri ragionamenti, si può presumere di possedere la verità intera, cioè la Verità-in-Sé.

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