Chi è come Dio? L’Unica Cosa che la Chiesa non Tollera è la Messa di Sempre. Francesco D’Erasmo.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo, pubblicato da don Francesco D’Erasmo, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e condivisione.

§§§

Chi è come Dio?

Quis ut Deus?

Perché il Rito tradizionale della Chiesa Cattolica, che è stato celebrato ininterrottamente da tutti i cristiani, dagli apostoli fino al 1970, improvvisamente è diventato il segno di divisione, il segno di riconoscimento del nemico?

Questa domanda è ineludibile.

Come giustamente osservato da molti, ormai da anni nella Chiesa Cattolica ci sono numerosissime cose che la Chiesa ha sempre condannato come incompatibili con la fede cattolica, che adesso vengono considerate compatibili o addirittura degne di benedizione, talvolta perfino in documenti officiali emessi dalla suprema autorità (si pensi a “Amoris laetitia” e “Fiducia supplicans”. Inoltre ci sono innumerevoli situazioni di fatto, che tutt’ora contrastano in forma gravissima con le leggi ecclesiastiche e la dottrina ufficiale, e perfino con ordini diretti della Santa Sede recentissimamente emanati, e che vengono tollerate senza nessun tipo di reazione.

Mi risparmio l’elenco, perché si potrebbero riempire migliaia di pagine. Bastino le notizie dell’ultima settimana come esempio: il giovane, in costume da bagno, che riceve la Santa Comunione sulle mani, in spiaggia, da una donna, laddove funge da Sacro Ciborio una ciotola di materiale frangibile e vile, durante la Messa presieduta dal Papa; le danze sacrileghe nelle Messe dell’Assunta; le omelie che negano i dogmi nella stessa festa; il funerale di un massone celbrato da un vescovo …

Invece c’è una cosa sola, che non contrasta con nulla né della dottrina, né della forma di preghiera della Chiesa, né della morale, né delle norme ufficiali tuttora in vigore, e che invece viene regolarmente trattata con ostilità durissima da chiunque, dai cardinali al rettore dell’ultima cappella sconosicuta: il Rito Apostolico!

Questo momento della mia vita personale non è esattamente il momento in cui mi potrebbe rendere la vita più facile schierarmi vicino al nemico numero uno di tutti i potenti del mondo, nella Chiesa e fuori di essa.

Ma chi costruisce sulla sabbia del mondo, perde tutto, chi costruisce sulla roccia, la sua casa non crollerà.

Questo nemico pubblico numero uno, che teoricamente non lo è ma lo è di fatto, è rimasto solo.

Ma solo ripetere l’enunciato del fatto, fa rabbrividire: l’unica cosa non tollerata nella Chiesa Cattolica è la celebrazione del Rito Apostolico che la Chiesa, fino al 1970, ha celebrato sempre e dappertutto!

(Devo specificare perché dico “sempre”: è vero che non abbiamo documenti scritti precisi che indichino la forma completa dei riti celebrati dagli Apostoli e dai loro successori fino a San Gregorio Magno, ma non abbiamo nemmeno nessun fondamento per immaginare cambiamenti radicali avvenuti nel periodo di trasmissione dall’epoca degli apostoli alla Messa Gregoriana. Tutte le teorie sull’esistenza di tali cambiamenti sono basate su congetture di autori che si citano reciprocamente, senza produrre l’ombra di una fonte storica che sia una. La messa che Gregorio ha ricevuto dalle generazioni che lo hanno preceduto è stata da lui appunto trasmessa come la Messa Apostolica, e poi è stata riproposta da San Pio V, dopo quasi mille anni, e da lui resa  valida, lecita e obbligatoria “in perpetuo”, con tanto di scomunica “latae sententiae” e maledizione di quelli che la vorranno deturpare). (Nota 1)

Viene in mente quando san Francesco tornò al Sacro Convento dopo il pellegrinaggio in Terra Santa, e lo cacciarono perché era vestito come un mendicante.

Viene in mente il prologo di San Giovanni, che non a caso viene letto alla fine di ogni Santa Messa nel Rito Apostolico: “Venne tra i suoi, ma i suoi non Lo hanno accolto” (Gv 1, 11).

Esempi di questo diritto esclusivo alla persecuzione del Rito Apostolico nella Chiesa Cattolica dei tempi più recenti:

Vari vescovi diocesani hanno soppresso negli ultimi mesi la celebrazione regolare della Messa Apostolica, effettuata in piena conformità con tutte le norme della Chiesa. Fedeli sono obbligati a ricorrere al rito del 1970 per la celebrazione del Sacramento della Cresima, anche se appartenenti a comunità di Rito Apostolico in piena regolarità canonica. Sacerdoti in pellegrinaggio, nel pieno legittimo uso delle loro facoltà di Ordine, identificati e riconoscibili, impediti di celebrare la Santa Messa nei luoghi di passaggio, senza alcun altro motivo che il fatto di essere il Rito Apostolico.

Senza parlare del fattore più esemplare di tutti: un sacerdote pellegrino “Ad limina Apostolorum” che desideri celebrare la Messa Apostolica nelle Basiliche Patriarcali… provare per credere!

Questa situazione è davvero unica!

Faccio un esempio contrario: molti nuovi movimenti ecclesiali hanno vissuto o vivono in varie località del mondo difficoltà a praticare le loro attività più caratteristiche. Ma in altre località è quasi vero il contrario: solo chi appartiene a tali gruppi ha pieno diritto di cittadinanza. Anzi, spesso perfino i sacerdoti debbono sottomettersi alla pressione di quei gruppi, se no hanno problemi.

Altro esempio contrario: esistono altri riti antichi, forse non come quello latino, ma comunque in lingue già non più parlate: chi desidera celebrare tali riti nelle forme più arcaiche viene elogiato proprio da coloro che più violentemente si oppongono alla celebrazione della Messa Apostolica di rito latino.

La domanda allora è proprio obbligatoria: perché?

Perché proprio la Messa Apostolica di rito latino?

Perché questa posizione ideologica da parte di quelli che accusano di ideologia chi non la pensa come loro?

Cosa porta con sé la celebrazione del rito antico, che diventa inaccettabile per la stragrande maggioranza della attuale gerarchia della Chiesa Cattolica?

Lo ha detto papa Prevost nell’intervista alla porta di casa a Castel Gandolfo, parlando della Fraternità San Pio X: Papa Leone dice che il problema è la accettazione del Concilio Vaticano II  (è pubblica la mia radicale distanza da quello che essi affermano, tanto è pubblica che so che lo stesso don Pagliarani ha detto a un mio amico: “Ma lo vedi cosa scrive?” Quindi non si può dire che io scriva queste cose per difendere la FSSPX).

E questa sua posizione papa Leone l’ha ripetuta nell’ultima catechesi di mercoledì 26 agosto 2026, in modo più elaborato ed evidente.

Perfino molti vescovi e cardinali, che pur difendono la libertà della celebrazione del Rito Apostolico, confermano che il problema è quello: ultimamente il vescovo Cordileone ha detto che sarebbe bene concedere a tutti di celebrare il Rito Apostolico, facendo un giuramento di fedeltà al Concilio VaticanoII.

Ecco la questione.

Tale concilio non ha espresso alcuna nuova definizione vincolante per la fede cattolica. Se vi sono contenuti dogmatici vincolanti, questi lo sono perché già lo erano, e non perché la loro inclusione nei testi conciliari li abbia resi tali. Infatti, in modo semplificato, il concilio è definito pastorale, e non dogmatico. Questo è affermato dagli stessi estensori e promulgatori dei testi del medesimo concilio, quindi non si può arbitrariamente attribuirgli un valore superiore.

Inoltre la riforma liturgica attuata da Paolo VI non acquisisce da tale concilio alcun aumento di autorità, anzitutto perché il concilio ha autorità subordinata al papa, e non superiore, e solo se in comunione con lui rafforza l’autorità papale. E, secondo, perché la Nuova Messa è stata promulgata da Paolo VI dopo anni dalla conclusione dello stesso concilio.

Se un gruppo determinato fa una riunione oggi, e tra cinque anni un membro di quel gruppo, nell’uso della propria autorità, stabilisce una certa cosa, nessuno è così folle da attribuire la decisione di quel singolo a tutto il gruppo, quand’anche si potessero vedere delle continuità di vedute di alcun tipo.

Ma la cosa più importante e rilevante, è che un altro papa, già molti secoli prima, aveva protetto quella forma rituale liturgica della Messa, che confermava la forma di sempre e ovunque nella Chiesa Latina, da ogni intervento teso a modificarla o proibirla in alcun modo, specificando addirittura un concilio, e specificando di parlare per il futuro e sempre! (Nota 1)

E qui è il punto.

Questo è il vero motivo della guerra: quando un gruppo di persone vuole far credere che la maggioranza governi la Chiesa, la sola possibilità che questo principio abbia dei limiti diventa l’ostacolo più pericoloso.

La maggioranza infatti è manovrabile, come dimostrano le moderne forme di governo. Dio no.

Ecco perché il bersaglio numero due, dopo la Messa Apostolica, è Papa Benedetto XVI, con il suo Motu Proprio “Summorum Pontificum”.

Perché questo papa ha indicato con formidabile chiarezza teologica e dottrinale, oltre che con la pienezza della Sua Autorità di Successore di Pietro, che nessuno può rendere illecito ciò che è lecito per l’uso inveterato e universale della Chiesa.

Il vero problema che ha la gerarchia attuale della Chiesa è questo: non vuole riconoscere i limiti della propria autorità.

Infatti si argomenta che anche San Pio V proibì altre forme rituali.

Ma appunto: proibì le forme che non corrispondevano a quella ricevuta dalla Tradizione Apostolica.

Il paradigma, il riferimento, il soggetto dell’autorità non era l’arbitrio papale, o conciliare, o sinodale. Era la tradizione ricevuta, purificata da sovrapposizioni aggiunte dalle culture locali.

L’autorità papale fu usata da San Pio V a difesa dell’eredità ricevuta, per trasmetterla fedelmente.

Ora si pretende di usare l’autorità papale, o conciliare, o sinodale, per giustificare il cambiamento e l’adattamento del patrimonio ricevuto alla cultura contemporanea o locale.

Questo è l’esatto opposto di quello che ci dice la Parola di Dio, di cui tanto i fautori dello spirito del concilio si riempiono la bocca.

“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti” (Gv 15, 16).

E più esplicitamente ancora: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12, 2).

Paragonare questo testo famosissimo dell’Apostolo con quello di papa Leone fa venire un po’ i brividi. Ma oggi anche i cuochi amano i sapori contrastanti…

Il probleme è che nel mondo c’è un progetto per usare proprio l’autorità della Chiesa contro la volontà del suo Fondatore, e questo progetto coinvolge le persone più influenti di tutto il pianeta.

Se però i cristiani scoprono che l’autorità di Pietro è autorità vicaria, e non propria, e che è sottomessa a quella di Dio, allora questo limite rende impossiblie il progetto rivoluzionario.

Perciò un segno di questo limite non è tollerabile da parte di chi fa parte di quel progetto.

Per questo la differenza di trattamento: tolleranza con ogni abuso, intolleranza con ogni zelo per la Sacra Liturgia.

Gli abusi contribuiscono al progetto di un potere ecclesiale funzionario a una dittatura, perché comportano un allontanamento dell’uomo da Dio, e quindi un suo indeblimento.

Relativizzano l’autorità di Dio e assolutizzano l’autorità dell’uomo.

Lo zelo per il Santo Sacrificio e il Rito Apostolico invece mette in evidenza il limite dell’autorità terrena, anche dell’autorità religiosa, di fronte alla Sovranità di Dio.

Se si riconose che il papa, o il concilio, o anche l’intero corpo visibile della Chies, non sono la Voce dello Spirito Santo, quasi una reincarnazione del divino, in una visione gnostica secondo cui Dio sarebbe immanente alla Chiesa, e la chiesa visibile sarebbe una manifestazione di Dio nel presente, tutto il lavoro che la massoneria ha fatto negli ultimi secoli crolla.

Il potere della gerarchia non può più essere esercitato come potere divino, al quale l’uomo deve sottoporsi ciecamente e passivamente.

La Messa Apostolica è un po’ una immagine di quello che è la stessa Rivelazione: è segno di quello che gli Apostoli nel Nuovo Testamento hanno detto di avere ricevuto e trasmesso (1 Gv 1, 1-3).

Si tratta di una ricchezza affidata in amministrazione, non di un possesso di cui si può disporre a piacimento (Lc 19, 11-30).

L’amministratore non è un padrone assoluto, e tutti quelli che conoscono il padrone valutano la sua amministrazione in confronto con la volontà del padrone.

Il potere dell’amministratore è perciò stesso limitato.

La Rivelazione, la Messa Apostolica, i Sacramenti, i Comandamenti e la Morale, sono tesori affidati da Dio alla Sua Chiesa in amministrazione, e nessuno nella Chiesa ha autorità sopra di loro (Mt 21, 33-46).

Nessuno!

Né un papa, né i vescovi, né tutti i vescovi riuniti in concilio con il papa, e nemmeno il 100 per cento dei cattolici viventi sulla terra, nemmeno una plenaria sinodale!

Chi è come Dio?!

Nessuno può decidere che delle donne ricevano l’Ordine Sacro.

Nessuno può decidere che i sacerdoti possano sposarsi.

Nessuno può benedire una unione adulterina o contro natura.

Nessuno può chiamare uomo quello che Dio ha creato donna o viceversa.

Nessuno può proibire a un cattolico la forma di preghiera che la Chiesa Cattolica ha sempre usato.

Nessuno!

Perché la Chiesa appartiene a Gesù Cristo, e non il contrario.

E’ questo limite che la tirannide non tollera.

Chi pensa che essere rappresentante di Dio significa avere il potere di Dio, quando vede il proprio limite perde l’equilibrio, e diventa violento.

Mi viene da ridere pensando a dei parrocchiani miei che andarono a protestare dal vicario generale, chiedendo che fossi punito, perché recitavo il Pater Noster in latino, invece che dire in italiano la versione della nuova traduzione del Messale della CEI, che cambia le parole di Gesù.

Chi pensa di poter obbligare i fedeli a trattare senza rispetto il Santissimo Corpo Sangue Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, quando vede un fedele inginocchiato con la bocca aperta per ricevere la Santa Ostia diventa automaticamente un diavolo! L’amore, l’accoglienza, la gentilezza, la tolleranza, il rispetto delle diversità, l’ascolto, tutto questo finisce improvvisamente nell’indifferenza e nel disprezzo.

Chi pensa che la tolleranza sia tacere il “Filioque” nel credo per non offendere gli scismatici, riceve volentieri la benedizione da un eretico scismatico falso ministro sacro, e condanna la celebrazione della Messa Apostolica come atto divisivo e di insubordinazione.

Chi pensa di avere autorità sulla parola di Dio interpretata autenticamente dal magistero perenne della Chiesa in materia di pena di morte, può accogliere con amichevolezza senza imbarazzo i promotori dei massacri dei bambini nel ventre delle loro madri.

Chi pensa di essere più umile di Gesù dicendo che la verità la dobbiamo cercare, quando Gesù ha detto che è la Verità, nella propria autorevole umiltà può sottoscrivere un testo che umilia la cooperazione della Sempre Vergine Maria Madre di Dio all’Opera della Redenzione, senza sentirsi in dovere di mettere in discussione il personaggio che ha compilato tale testo, che contraddice la fede e la preghiera di generazioni di cristiani, di papi e di santi.

Chi è umile in questo modo, è tollerante con tutto quello che piace ai potenti, ma severo con chiunque si oppone.

Una volta si chiamava vigliaccheria.

Quando i primi cristiani entrarono in contatto con il potere imperiale romano nessuno ebbe paura di loro. Per l’imperatore erano solo una delle tante sette dei giudei. Se il regno giudaico era così fragile e irrilevante per i romani, tanto che Adriano distrusse Gerusalemme, perché avrebbero dovuto temere una setta di quella gente, per di più perseguitata dai loro stessi capi?

Eppure il timore divenne sempre maggiore, generando una violenza sempre più feroce.

Perché tanto timore?

Perfino i libri di storia marxisti rispondono facilmente a questa domanda.

Perché l’impero era forte grazie all’uso strumentale della religione,  e non c’è moto più potente nell’animo umano che quello religioso. L’impero aveva inglobato tutte le religioni e imposto a tutti il culto dell’imperatore, e così la pax romana era indistruttibile.

I cristiani, che spesso erano solo degli schiavi, nemmeno considerati persone, ma oggetti, avevano un unico grande problema, che li rendeva pericolosissimi: si lasciavano uccidere piuttosto che mettere un grano di incenso davanti alla statua dell’imperatore.

Questo li rendeva assolutamente indomabili. In sé, erano anche docili, ottimi cittadini. Ma erano una bomba a orologeria per l’impero.

Ecco perché il problema è diventato “il” concilio, e il simbolo della sua accettazione come atto infallibile, impossibile da mettere in discussione, che è la liturgia nuova promulgata in suo nome.

Se questo può essere messo in discussione in nome della Tradizione, ogni atto di autorità deve essere messo in rapporto alla Tradizione, ogni cristiano ha la capacità di riconoscere l’uso lecito e l’abuso di autorità.

Se la Tradizione è norma, il Dogma è immutabile, chiunque, anche un papa, ha dei limiti alla propria creatività.

Se è vero che nella Chiesa non può esserci opposizione tra il passato e il presente, la rivoluzione usando l’autorità della Chiesa non è più possibile.

Siccome però il culto della Chiesa Cattolica è la Messa, e il sacerdote è, seppure nel grado minimo, partecipe della gerarchia, il sacerdote, per non mettere in discussione la autorità assoluta di chi governa mentre attua il culto, deve attuare il culto in modo da affermare tale autorità come assoluta. Fosse anche nel maltrattare il culto. Ma lo fa secondo il nuovo culto, quindi secondo l’uso attuale dell’autorità.

Il papa di turno, o il concilio, o il sinodo della sinodalità è il riferimento assoluto.

Se invece esiste una Tradizione, esiste un riferimento che non è esposto all’arbitro di chi comanda adesso.

La Messa di Paolo VI diventa come il grano di incenso davanti alla statua dell’imperatore.

Automaticamente la Messa Apostolica diventa il rifiuto di tale culto.

Ecco perché è  chi rifiuta la possibilità di celebrare la Messa Antica, che trasforma la Messa in un’arma ideologica.

Non chi invece la celebra.

Ecco perché ci sono addirittura vescovi che si dicono contenti di avere poche vocazioni, piuttosto che accettare vocazioni legate alla tradizione.

Ecco perché si promuove addirittura la liturgia della parola come sostituzione della Santa Messa, inducendo i fedeli a credere che sia la stessa cosa.

Tutto, purché sia messo l’incenso davanti alla statua dell’imperatore.

Molti nemici di Maria Santissima e della Tradizione in questo momento esultano, insieme al loro capostipite, che però  li deride dal fondo dell’inferno, perché li aspetta per giocare con loro come bistecche al fuoco.

Ma il loro destino è segnato.

I figli del serpente saranno schiacciati dal piede di quella Donna annunziato da Dio nella Gènesi, la parte più umile dei devoti della Vergine Immacolata.

Ora la discendenza della Donna vestita di sole è umiliata, vilipesa, sputata, calunniata, è come Gesù, primogenito di Lei, sulla via della Croce.

Poi questa discendenza sarà crocifissa.

Ma la gloria vera è quella che viene dopo la morte, non quella di questo mondo che passa.

Il Signore permette questa purificazione affinché, nel dolore del Cuore Immacolato e trafitto di Maria santissima, immagine, modello, e Madre della Chiesa, siano svelati i pensieri dei cuori.

Adesso si stanno rivelando le due stirpi, le due città che già sant’Agostino identificava.

Chi ama se stesso, fino a pestare Dio, e chi ama Dio, fino alla perdita di se stesso.

Chi è come Dio?

Don Francesco d’Erasmo, sacerdote cattolico.

Fatima, Decollazione di San Giovanni Battista, 29 agosto 2026.

 

_______________________________

Nota 1:

Bolla Pontificia “Quo primum tempore” di San Pio V, papa:

“IV

… in avvenire e senza limiti di tempo, la Messa … non potrà essere cantata o recitata in altro modo da quello prescritto dall’ordinamento del Messale da Noi pubblicato; e ciò, anche se le summenzionate Chiese, comunque esenti, usufruissero di uno speciale indulto della Sede Apostolica, di una legittima consuetudine, di un privilegio fondato su dichiarazione giurata e confermato dall’Autorità Apostolica, e di qualsivoglia altra facoltà. 

VI

Invece, … con la presente Nostra Costituzione, da valere in perpetuo, … stabiliamo e comandiamo, sotto pena della Nostra indignazione, che a questo Nostro Messale, recentemente pubblicato, nulla mai possa venir aggiunto, detratto, cambiato. Dunque, ordiniamo a tutti e singoli i Patriarchi e Amministratori delle suddette Chiese, e a tutti gli ecclesiastici, rivestiti di qualsiasi dignità, grado e preminenza, non esclusi i Cardinali di Santa Romana Chiesa, facendone loro severo obbligo in virtú di santa obbedienza, che, in avvenire abbandonino del tutto e completamente rigettino tutti gli altri ordinamenti e riti, senza alcuna eccezione, contenuti negli altri Messali, per quanto antichi essi siano e finora soliti ad essere usati, e cantino e leggano la Messa secondo il rito, la forma e la norma, che Noi abbiamo prescritto nel presente Messale; e, pertanto, non abbiano l’audacia di aggiungere altre cerimonie o recitare altre preghiere che quelle contenute in questo Messale.

VII

Anzi, in virtú dell’Autorità Apostolica, Noi concediamo, a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l’Indulto perpetuo di poter seguire, in modo generale, in qualunque Chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui dunque avranno la piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente: cosí che Prelati, Amministratori, Canonici, Cappellani e tutti gli altri Sacerdoti secolari, qualunque sia il loro grado, o i Regolari, a qualunque Ordine appartengano, non siano tenuti a celebrare la Messa in maniera differente da quella che Noi abbiamo prescritta, né, d’altra parte, possano venir costretti e spinti da alcuno a cambiare questo Messale.

VIII

Similmente decretiamo e dichiariamo che le presenti Lettere in nessun tempo potranno venir revocate o diminuite, ma sempre stabili e valide dovranno perseverare nel loro vigore. E ciò, non ostanti: precedenti costituzioni e decreti Apostolici; costituzioni e decreti, tanto generali che particolari, pubblicati in Concilii sia Provinciali che Sinodali; qualunque statuto e consuetudine in contrario, nonché l’uso delle predette Chiese, fosse pur sostenuto da prescrizione lunghissima e immemorabile, ma non superiore ai duecento anni.

IX

Inoltre, vogliamo e, con la medesima Autorità, decretiamo che, avvenuta la promulgazione della presente Costituzione, e seguita l’edizione di questo Messale, tutti siano tenuti a conformarvisi nella celebrazione della Messa cantata e letta…

X

XII

Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento: facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione, volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l’audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno diciannove di luglio dell’anno millecinquecentosettanta, quinto del nostro pontificato.

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1 commento su “Chi è come Dio? L’Unica Cosa che la Chiesa non Tollera è la Messa di Sempre. Francesco D’Erasmo.”

  1. Per don Francesco, Leone XIV è il papa (vero papa).
    Quindi è tenuto ad essere “una cum”, anche, ovviamente,
    celebrando la messa
    Il suo lungo articolo si è già perduto nell’oceano di
    critiche verbali e tentativi cionceschi che lasciano il tempo che trovano.
    Meglio ripetere: LASCIANO IL TEMPO CHE TROVANO.

    E allora, che fare, invece di limitarsi a dire?
    Meglio ripetere: che FARE?

    Troppo facile starsene nel proprio orticello e
    lasciarsi andare al piagnisteo.

    Se non lo si fosse ancora capito: a san Pietro, dei piagnistei
    altissimamente se ne fregano.
    L’importante e che non sfocino in un FARE,
    altrimenti scatta la scomunica e la persecuzione …

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