Conoscere i rischi di “Chat Control 2.0” per Controllare chi ci Vorrebbe Controllare. Matteo Castagna.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul controllo delle chat private approvato dal parlamento Europeo, di cui Stilum Curiae si è occupato qui. Buona lettura e condivisione.

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di Matteo Castagna

Il Parlamento europeo ha approvato la proroga fino al 3 aprile 2028 del regime temporaneo che consente ai fornitori di alcuni servizi di comunicazione elettronica di proseguire, su base volontaria, le attività di rilevazione, segnalazione e rimozione di materiale relativo agli abusi sessuali sui minori online. Sin qui, potremmo dire, che è un’iniziativa dal fine lodevole.

Il provvedimento, che si chiama “Chat Control 1.0” è provvisorio e prevede l’esplicita esclusione dall’ambito di applicazione delle comunicazioni protette mediante crittografia “end-to-end”. In tali casi, infatti, il contenuto dei messaggi rimane accessibile esclusivamente al mittente e al destinatario e non può essere oggetto delle attività di scansione previste dalla deroga approvata.

Federprivacy riporta la notizia sul suo sito istituzionale, con fonte il Parlamento europeo, integrandola con un’altra, che, se approvata, potrebbe istituzionalizzare il “Grande Fratello” europeo. La proposta di regolamento permanente, ovvero il “Chat Control 2.0”, segue un distinto iter legislativo, che sta seguendo un importante dibattito affinché il bilanciamento tra tutela dei minori, sicurezza delle comunicazioni e protezione dei dati personali rimanga uno dei temi più rilevanti dell’agenda digitale europea.

Non è mai stato mio stile mettere il carro davanti ai buoi, né utilizzare la comunicazione per creare falsi allarmismi o trasformare in notizie certe le elucubrazioni mentali. Il web, come accade sempre, contiene già video e posizioni cadute nel complottismo da bar, dai quali pare che tutti saremmo, presto, in un soviet di controllo orwelliano.

Il “Chat Control 2.0”, che potrebbe entrare in vigore nel 2028, prevederebbe valutazioni obbligatorie del rischio, ordini di rilevazione e la scansione dei messaggi. I negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione proseguono da dicembre 2025, senza che sia stato trovato un accordo. Il quinto round, il 29 giugno, si è chiuso in un nulla di deciso sulla scansione obbligatoria, mentre i negoziatori non torneranno a riunirsi prima di settembre.

Euronews ci racconta che i dati di Europol registrano oltre venti milioni di segnalazioni di presunti abusi nel 2024. Le autorità per la protezione dei dati e le organizzazioni per i diritti civili replicano che analizzare i messaggi, prima che vengano cifrati, minerebbe la cifratura stessa e aumenterebbe il rischio di accuse infondate su larga scala. Infatti, Signal ha dichiarato che preferirebbe lasciare l’Ue piuttosto che adeguarsi.

Ed è proprio un ingegnere per la sicurezza di Signal, Andrea Amani, che scrive sul sito specializzato nella tecnologia digitale “B2BLABS”: La moratoria sul riconoscimento facciale nei luoghi pubblici è scaduta il 31 dicembre 2025, e al suo posto è arrivato lo schema di decreto di attuazione dell’ “AI Act”, con un articolo 10 che apre alla raccolta dei volti di chi accede a piazze, stazioni e cortei. L’adozione definitiva del decreto legislativo ha come termine il 10 ottobre 2026, e fino ad allora la tutela di ieri è scaduta e la regola di domani è ancora una bozza.

“Lo stesso schema è passato nel 2001 con l’antiterrorismo, nel 2021 con il green pass e adesso nel biometrico. Un esperimento australiano, tagliato a metà dalla dichiarazione di emergenza sanitaria internazionale, ha misurato quanto in fretta cambiano le preferenze delle persone quando qualcuno pronuncia la parola emergenza.

Mettendo in fila quelle date – conclude l’Ing. Amani – ho capito che il merito conta meno della procedura. A chi costruisce questi impianti basta che tu molli la presa per il tempo di un voto: poi torni lucido, e il cancello è già montato”.

The Human Rights Watch ha esaminato 130 su 144 leggi in differenti Stati, trovando in tutte almeno una disposizione che apre ad abusi. “Un attentato in un paese ha riscritto il diritto penale del pianeta in dieci anni”. Di fatto, “la scadenza è diventata il tagliando, quello in cui ti montano un motore più grosso.

Il 14 luglio il Garante ha dato parere favorevole con rilievi pesanti sulla raccolta preventiva dei volti, e il 30 luglio la Commissione europea ha ricordato che il riconoscimento facciale negli spazi accessibili al pubblico resta vietato. Il voto in commissione alla Camera è stato rinviato, mentre in Ungheria la polizia usa il riconoscimento facciale nei cortei, dal 15 aprile 2025.

Raccontarla come una marcia inarrestabile sarebbe propaganda al contrario, perché diverse misure sono state fermate sul serio. La Corte Suprema israeliana ha dichiarato illegittimo l’uso dello “Shin Bet” per tracciare i contagiati. Il certificato Covid europeo è scaduto senza rinnovo, e la Corte costituzionale tedesca ha bocciato nel 2023 l’analisi automatizzata dei dati di polizia.

Possiamo, altrettanto, dire che sono gli esperti di settore ad avere dei forti dubbi sul “Chat Control 2.0”: si teme una sorveglianza di massa permanente e indiscriminata dei messaggi privati a discrezione dei fornitori (“controllo volontario della chat”), una censura inefficace tramite il blocco della rete, la verifica obbligatoria dell’età con conseguente fine della comunicazione anonima, la censura degli app store e l’esclusione dei minori dal mondo digitale.

Ciò che si sta discutendo come possibile compromesso consentirebbe ai giganti tecnologici americani di continuare a scansionare in massa i messaggi privati di 450 milioni di innocenti europei, alla ricerca di immagini note, senza un ragionevole sospetto di reato e senza mandato. Quindi diverremmo potenziali pedofili per non aver commesso il fatto, in mano ad operatori di aziende private (Meta, Signal, Telegram ecc.) che sarebbero i primi selezionatori (sempre corretti e imparziali?) dei messaggi da fornire agli organi inquirenti…

Gli algoritmi, basandosi su parole, non tengono conto del contesto e dell’assenza di intento (ad esempio, motivi di indignazione, tentativi di umorismo, sovrastima dell’età, sexting tra adolescenti).

Secondo l’ex commissario europeo Johansson, il 75% di tutte le chat segnalate (300.000 chat segnalate nell’UE ogni anno) non sono perseguibili, sommergendo le forze dell’ordine di falsi positivi e distogliendo risorse, già sotto organico, da indagini genuine contro produttori e abusatori.

Nella relazione di attuazione COM(2025)740 finale, la Commissione europea ha ammesso che non esiste un nesso comprovato tra la scansione dei messaggi privati e le condanne effettive o i minori salvati. “La polizia federale svizzera riferisce che circa l’80% di segnalazioni automatiche è priva di fondamento. In Irlanda, solo il 20 per cento di quelle ricevute nel 2020 è stato confermato, e l’allora commissaria agli Affari interni ha dichiarato non azionabile il 75% delle chat segnalate in Europa, circa 300.000 all’anno.

Rimane inquietante il dato del CSAM Deterrence Center, confermato dalla Polizia Postale, per cui a maggior parte del materiale pedopornografico e dei relativi scambi non avviene nel “dark web”, ma si concentra sul web in chiaro (surface web) e sulle app di messaggistica di massa. Mentre il dark web funge da “cassaforte” o centrale per i criminali più tecnologici, la circolazione quotidiana e il volume maggiore di questo materiale sfruttano purtroppo le infrastrutture del web che tutti usiamo ogni giorno.

Ciò non toglie che la stragrande maggioranza degli europei sia del tutto estranea a questa orrenda galassia e la sua privacy non debba essere a disposizione di società private per usi sconosciuti o divenire la “Spectre” della Magistratura. Per questo è fondamentale mantenere vivo il dibattito e ferma l’attenzione su ciò che sarà discusso e votato nelle sedi europee, andando direttamente alle fonti ufficiali online.

Erich Fromm, nel suo famoso libro Fuga dalla libertà, lo psicanalista spiega come l’uomo moderno a volte rifiuti la libertà perché crea troppa ansia e solitudine. George Orwell in 1984, sostiene che il controllo totale funziona perché il partito plasma la mente dei cittadini fino a far loro amare il proprio padrone. Étienne de La Boétie, nel suo Discorso sulla servitù volontaria, già nel Cinquecento si chiedeva perché milioni di persone si sottomettono a un tiranno, quando basterebbe dire di no.

A distanza di oltre 500 anni si potrebbe rispondere: perché il potere è davvero assoluto quando l’uomo smette di pensare con la propria testa. Parallelamente al controllo, che già c’è tramite ogni oggetto abbia un chip o coi satelliti in orbita, è noto che chi detiene il potere malvagio teme l’uomo che pensa più dell’uomo che protesta, perché quando il Sistema ti fa credere di essere il bene, quindi pensare diventa una colpa e obbedire diventa una virtù.

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